- PALIO -

Titolo originale: Palio
Anno: 1931
Pellicola: Bianco e nero
Regia: Alessandro Blasetti
Sceneggiatura: Luigi Bonelli

Palio


Molti senesi storsero la bocca, il 15 agosto 1931, quando il Corteo storico fece il suo ingresso dal Casato.
Era proprio necessario vestire le comparse il giorno dell’Assunta?
Anche l’intensa luminosità delle tre e mezza di pomeriggio mostrava l’ampiezza dello strappo alle regole. Ai lati della pista ingombranti macchine da presa filmavano il lento incedere dei figuranti. Si stava girando il primo lungometraggio sonoro sul Palio.
E’ il caso di fare un passo indietro. "Le trattative per una cinematografia del Palio risalgono a qualche tempo indietro. Hanno avuto due fasi; in quest’ultima ripresa l’iniziativa partì da autorità locali. V’intervenne Luigi Bonelli che ne parlò alla Cines. Questa casa ha mandato i suoi esperti a vedere il Palio e questi signori ne sono rimasti ammiratissimi”.
Così, in modo sbrigativo, La Nazione, il 14 luglio 1931, riassumeva la vicenda che stava suscitando un vivace dibattito nell’opinione pubblica cittadina. Lo stesso quotidiano, pochi giorni prima, aveva, infatti, paventato addirittura l’effettuazione di una Carriera straordinaria per facilitare le riprese.
La notizia, presto smentita, invitò molti lettori a scrivere al giornale. Una parte consistente evidenziò il timore di possibili distorsioni causate dalla troupe al normale svolgimento della manifestazione e il pericolo rappresentato da un’intromissione prevedibilmente incompetente.
Ma forse, più di tutto, irritò il fatto che le Contrade non fossero state interpellate.
Infatti, sopra la testa delle contrade senesi, si erano incontrate due volontà superiori: il potere nazionale e quello locale.
Il regime Fascista aveva precocemente riconosciuto lo "straordinario potenziale comunicativo del cinema", la sua capacità di persuasione e ne aveva agevolato lo sviluppo cercando di trovare un equilibrio tra considerazioni ideologiche e commerciali per permettere ai film italiani di competere con la produzione di Hollywood.
Il cinema italiano doveva esaltare una terra sobria, viva e pulsante, lontana da un mondo cosmopolita e materialista.
In questa ottica il Palio di Siena simboleggiava la forza delle tradizioni nazionali. In più, il regime aveva riconosciuto il valore economico del turismo e ambiva a fare della manifestazione senese uno dei principali richiami turistici italiani.
Il progetto ricevette dalle autorità e dagli enti senesi "le più ampie facilitazioni", compreso il concorso finanziario dell’Ente Autonomo di Cura e Soggiorno.
La disponibilità del potere locale alla promozione della festa è facilmente spiegabile. In una città non troppo ricca, il turismo, insieme all’artigianato, rappresentava una risorsa economica di importanza fondamentale.
La realizzazione del film fu dovuta all’intraprendenza di un versatile intellettuale senese, Luigi Bonelli , autore di un copione inviato all’ufficio soggetti della Casa cinematografica Cines, la più importante del Paese. Il soggetto piacque al trentunenne regista romano Alessandro Blasetti e la Cines, munita delle apparecchiature tecniche di produzione americana necessarie per la registrazione del sonoro, accettò di produrre il film che, come abbiamo visto, rientrava tra i soggetti graditi al regime.
Blasetti, che aveva già mostrato la sua capacità di narrare vicende in cui si esaltava il valore di una sana esistenza che integra passato e presente, firmò anche la sceneggiatura insieme allo stesso Bonelli e a Gian Bistolfi.
Gli autori, per facilitarne la comprensione al pubblico non senese, legarono in un unico filo narrativo la festa e la vicenda sentimentale tra il fantino Zarre e la contradaiola Fiora. Gli autori si presero alcune libertà di non poco conto nei confronti della storica festa avvalorando un’inesistente rivalità tra Civetta e Lupa e traslocando, per motivi scenografici, il rione della contrada di Vallerozzi a ridosso del Duomo. Tra le pieghe della storia, in modo non invadente, gli autori inserirono anche alcuni messaggi cari al regime come, ad esempio, il trionfo dei sentimenti sul materialismo.
Gli esterni del film, intitolato semplicemente Palio, furono girati a Siena nell’estate 1931. Gran parte degli interni fu invece ricostruita nei teatri di posa romani della Cines con la partecipazione di comparse senesi.
Il contributo delle autorità consentì anche di superare alcuni rilevanti problemi tecnici. Innanzitutto, la modesta luminosità del tardo pomeriggio impediva alle pellicole di riprendere efficacemente il corteo storico e la corsa. La sequenza della carriera comportava molti problemi, poiché “invincibili difficoltà” impedivano di riprendere la corsa ‘dall’interno’ con macchine da presa legate sotto la pancia dei cavalli, come era stato pensato durante la stesura del progetto.

Testo ripreso da: www.valdimontone.it/pochimaboni a cura di Gabriele Maccianti

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