Nel 1842, durante la tradizionale fiera annuale che si teneva ad Abbadia S.Salvatore, il ventunenne negoziante Giovanni Merlotti, capitano del Montone, incontrò un giovane che lo impressionò per la sua abilità di cavallerizzo e lo invitò a correre il Palio nella sua contrada. A seguito di tale promessa, Antonio di Angelo Lenzini, di professione barrocciaio, giunse a Siena, pur essendo vincolato da un precetto di sorveglianza, in quanto pregiudicato per furti e risse.
L'11 agosto 1842, girovagando per le strade di Siena, fu notato da un carabiniere che, trovatolo senza i requisiti necessari per un suo soggiorno, lo trasse in arresto per vagabondaggio. Il giorno successivo fu tradotto in Tribunale. La difesa sostenne che l’invito di un Capitano di Contrada a venire a Siena per correre il Palio, confermato dal Merlotti, era di per sé motivo valido ad escludere l’imputazione di vagabondaggio.
La tesi difensiva non fu però accolta dalla Corte che condannò l’imputato a 15 giorni di carcere. Il Lenzini però, da testardo montanaro, non si perse d'animo e non volle mai rinunciare all'opportunità di correre il Palio. Dopo 11 anni dal suo allontanamento dalla nostra Città, ormai quarantatreenne, esordì come fantino della Giraffa con il soprannome di Toto e corse in seguito altri quattro Palii.



Tratto da FANTINI BRAVA GENTE di E.Giannelli, M.Picciafuochi, A.Ferrini e O.Papei - Betti Editore, Siena 2014


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