Di un atto osceno assai deplorevole perché commesso contro la purezza di un fanciullo si macchiò Fulmine, come riferisce “La Vedetta Senese” del 9/10 agosto 1911.
“L’arresto di un fantino per un atto osceno.
Ieri, circa il mezzogiorno una distinta signora, consorte di un farmacista della nostra città, se ne stava seduta all’ombra su di uno dei sedili del pubblico passeggio della Lizza, sorvegliando un suo figlioletto di sette anni che stava divertendosi a pochi passi di distanza.
Vi fu un momento, in cui la signora perdette di vista il suo bambino, ma quasi subito questi ritornò mostrando alla mamma un libretto di cartone, in cui era scritto in penna POSE OSCENE.
A questa indicazione corrispondevano perfetti i disegni e le fotografie raccolte nell’interno del volume.
La signora domandò al figlio come si fosse procurato quel libretto, e il piccino disse di averlo avuto da un uomo che stava seduto in una panchina presso un giardinetto vicino.
La brava signora non esitò un momento a farsi accompagnare dal figlio in presenza di quell’individuo, e la avuta la conferma del dono osceno, gli scagliò violentemente in faccia il libretto, accompagnando il gesto con parole di severo rimprovero.
L’uomo, sebbene colpito alla faccia, non reagì, e rosso per la vergogna, dopo aver raccolto il libretto, si allontanò.
La signora, tornata a casa raccontò tutto al marito, e questi si recò subito a denunziare il fatto, fornendo anche i connotati dell’immorale individuo.
Difatti gli Agenti di Pubblica Sicurezza, dietro le indicazioni avute, fermarono ieri sera circa le ore 23 il fantino Sampieri Guido, di Monteroni d’Arbia, di anni 28, detto Fulmine, il quale passeggiava in Via Cavour e che interrogato, confessò agli agenti di essere egli l’autore del dono scandaloso e mostrò loro il famoso libretto che allora aveva indosso.
Per ciò fu arrestato e tradotto alle carceri; questa mattina è stato denunziato all’autorità giudiziaria”.
Il soggiorno a S.Spirito di Fulmine, forse anche perché era incensurato, fu brevissimo e non gli impedì di uscire dall’Entrone la sera del 13 come fantino della Selva. Disputò anche la 3ª e la 4ª prova nella Chiocciola, ma non corse il Palio.
Il processo si svolse il 13 novembre successivo e si concluse con la condanna a 5 mesi di carcere e 50 lire di multa per oltraggio al pudore.



Tratto da FANTINI BRAVA GENTE di E.Giannelli, M.Picciafuochi, A.Ferrini e O.Papei - Betti Editore, Siena 2014


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