All’inizio del secolo passato i Sanitari di turno al Pronto Soccorso del nostro Ospedale furono chiamati più volte a medicare ferite e contusioni riportate o prodotte da fantini del Palio nel corso di risse avvenute spesso in mezzo di strada.
Uno dei più solerti a procurare lavoro ai medici del Pronto Soccorso fu Bubbolo.
L’11 gennaio 1913 ai Quattro Cantoni si scontrarono due coppie di fratelli: da una parte Aldo e Renato Mantovani e dall’altra Florido e Giuliano Cianetti, fratelli di Bruno detto Moscone, fantino come Bubbolo, ma non altrettanto fortunato.
“La Vedetta Senese” dell’11/12 gennaio 1913, sotto il titolo “La grave rissa di ieri sera ai Quattro Cantoni ” pubblicò un lungo articolo, di cui riportiamo la parte più significativa.
“Ieri sera, circa le ore 19,30 i due fratelli Florido e Giuliano Cianetti transitavano per Via di Città per recarsi alla loro abitazione posta in Via Stalloreggi 23, quando presso i Quattro Cantoni s’incontrarono coi due fratelli Renato e Aldo Mantovani, quest’ultimo conosciutissimo sotto il nomignolo di Bubbolo e provetto fantino che ha riportato vittoria diverse volte nelle corse del Palio. I quattro, e specialmente Renato e Giuliano, ancora contusi della lotta della sera precedente, si guardarono in cagnesco, poi Bubbolo lasciato il fratello si diresse verso il Cianetti Zeffiro:- Giusto te - gli disse - ti cercavo per fare i conti -.
- E io cercavo te - rispose niente affatto turbato il Cianetti.
Non ci fu bisogno d’altre parole. Fra i due giovanotti incominciò subito un violento pugilato del quale naturalmente i fratelli fuori gara non poterono rimanere a lungo spettatori, cosicché il combattimento divenne in breve generale.
I quattro in mezzo di strada, impugnate le chiavi di casa, picchiavano senza pietà.
Per circa quindici minuti i quattro contendenti continuarono quella bella musica, scambiandosi i più tremendi pugni, finché Bubbolo, colpito con un magistrale colpo sulla testa, perse l’equilibrio e precipitò a terra, ruzzolando addosso al carro di spesa-viveri della fanteria che in quel momento passava.
I bravi militari subito s’intromisero, rialzando il caduto e accompagnandolo verso l’ospedale. Il poveretto perdeva sangue da numerose ferite al capo ed era seguito dal fratello Renato, esso pure discretamente... marcato.
Dall’altra parte nel campo opposto non si poteva certo cantar vittoria. I due Cianetti grondavano essi pure sangue dalle ferite riportate. Essi si avviarono alla propria prossima abitazione, mentre la folla si diradava”.
Trascorsi pochi mesi Bubbolo fu di nuovo coinvolto in una rissa, ancora descritta da “La Vedetta Senese” nell’edizione del 19/20 agosto 1913.
“Ieri sera, verso le ore 19, in via di città una comitiva di giovani abitanti nella Nobil Contrada del Nicchio incontrarono il fantino Aldo Mantovani, il notissimo Bubbolo, di anni 24, abitante in via Castelvecchio, il quale si dirigeva verso la propria abitazione.
I nicchiaioli rimproverarono il Mantovani, il quale nel recente Palio difendeva i colori del Drago, di aver nerbato durante la corsa il fantino del Nicchio.
Ben presto dalle parole si passò ai fatti. Bubbolo che aveva di fronte numerosi avversari, dopo essersi sulla prima difeso con le mani, estrasse di tasca un coltello e con esso vibrò dei colpi contro i suoi assalitori, ferendone due.
Fortunatamente, per il pronto intervento di alcuni passanti, la rissa venne sedata, prima che si verificassero incidenti più gravi. Il feritore si dette alla fuga, mentre i due feriti si recarono a farsi medicare all’ospedale.
Certo Borgianni Nello, di anni 26, facchino, abitante in via dei Pispini, presentava una ferita da taglio al braccio sinistro che venne giudicata guaribile in oltre 20 giorni, salvo complicazioni; l’altro, tal Susini Ezio di anni 23, falegname, abitante nella ridetta via al numero 27, aveva riportato una lieve ferita da taglio alla schiena, guaribile in otto giorni con riserva”.
Dopo la pubblicazione di questo articolo i nicchiaioli, ritenendo che lo stesso mettesse in cattiva luce la loro Contrada, andarono a protestare presso la redazione del giornale, il quale nella edizione successiva si affrettò ad annunciare che, comunque si fossero svolti i fatti “non aveva avuto alcuna intenzione di recare offesa agli abitanti del simpatico rione del Nicchio”.


Fu una corsa di cavalli, alla quale avevano partecipato i fantini di Piazza Bubbolo e Nello Magnelli, a causare una rissa così descritta da “La Vedetta Senese” del 24/25 agosto 1914.
“Ieri sera alla Grotta, presso Costalpino, ebbe luogo, in ricorrenza della celebrazione di Maria S.S. d’Agosto, la consueta festa che tutti gli anni si celebra la terza domenica d’Agosto.
Tutto procedette senza incidenti, sennonché quando si fu giunti alla corsa di cavalli con fantino per la quale era stato stabilito un premio di lire 20 al vincitore e che costituiva il clou della serata, insorse un grave incidente fra i fantini Aldo Mantovani detto Bubbolo vincitore nei colori della Tartuca del recente Palio, e Magnelli Nello di anni 21, abitante in Castelvecchio, entrambi vetturini.
Il Magnelli ne uscì con la testa rotta tanto che venne a farsi medicare al nostro Ospedale ove il dr. Gironi ebbe a riscontrargli una ferita lacero contusa al cuoio capelluto, e alla regione parieto-frontale e una ferita da taglio alla mano destra giudicata guaribile in 10 giorni con riserva”.
L’immagine di Bubbolo, che le vicende sopra descritte farebbero supporre, quella di un uomo robusto e poderoso, è smentita dalle caratteristiche fisiche riportate nei registri della leva militare: la sua statura era di appena un metro e cinquantacinque e il suo torace misurava ottantaquattro centimetri. Nonostante ciò, come si è visto, non era certo tipo da farsi mangiare il naso dalle mosche.


Alla categoria dei vetturini che non facevano a pieno il loro dovere si iscrisse anche Bubbolo che già abbiamo trovato come protagonista di svariate risse. Ne dà notizia la lettera indirizzata da un suo collega al Sindaco di Siena.
“Li 17 Giugno 1915
Il sottoscritto Vigni Dante, di Leopoldo nato 1882 il 30 Ottobre domiciliato a Siena, portante la vettura n°32 (da piazza) si rivolge alla S.V.Ill.ma perché il detto trovasi richiamato in piano di Guerra, ed avendo saputo che il mio uomo da me segnato al patentino, si è abusato di detta patente senza passare obolo a mia moglie e mio figlio, perciò voglia essere tanto cortese di richiamare detto uomo Aldo Mantovani, a cessare fino al mio ritorno di muovere con mia patente.
Manderò da Ella Illustre Signore, mia moglie onde venire a sistemazione e dare la patente ad un uomo che presenterà mia moglie.
Mi scusi tanto e mi perdoni di tanto abuso, e frattanto gridando Evviva il Re e la Guerra, mi creda Dev.mo
Vigni Dante”



Tratto da FANTINI BRAVA GENTE di E.Giannelli, M.Picciafuochi, A.Ferrini e O.Papei - Betti Editore, Siena 2014


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