Un caso di tentata evasione della gabella accompagnata da insulti ai gabellieri si era verificato quando alla Porta S.Viene si era presentato col suo barroccio Angelo Franci detto Pirro, padre del ben più noto Pirrino.
Il 26 Ottobre 1867 “le due Guardie Daziarie Vanni e Pacciani destinate in vigilanza alla porta S.Viene nelle ore pomeridiane di detto giorno terminato il loro servizio referivano al sottoscritto quanto appresso:
Circa alle ore tre avendo Esse Guardie fatto un riscontro al Barrocciajo di un certo Angelo Franci Vetturale e abitante in via dei Pispini presso S.Spirito, sul quale teneva una rete di ferro, e una quantità di fave secche di cui ne aveva pagato il Dazio come dalla spedizione di n. 202.
Ma conosciuto che le fave in particolare erano in quantità maggiore di quella sdazziata, la Guardia Vanni invitava con tutta calma lo stesso Franci a pesare le fave onde stabilire la precisa quantità, infatti essendo resultate litri diciotto in aumento al già pagato Dazio, è stato richiesto al Franci medesimo dal Cassiere in servizio il duplo penale oltre il dazio dovuto. A tale richiesta ha risposto di non volere pagare nulla di più della semplice Gabella, e rivolgendosi alle stesse Guardie si è espresso ne’ termini seguenti; essere egli di Loro più galantuomo, né ladro né grassatore come Esse, pronunziando inoltre contumelie e invettive contro chi si trovava nel servizio, e dirigendo più d'ogni altro tali parole alla Guardia Vanni lo minacciava di un colpo di accetta di che si era armato il detto Franci perché impedivagli di partire se non prima pagato quanto giustamente gli era stato imposto. Il rammentato vetturale Franci è conosciuto da tutti gl'impiegati delle Porte per un uomo querulo arrogante e prepotente per cui, il sottoscritto nel render conto di ciò alla S.V. Ill.ma fa rispettosa preghiera affinché non solamente vengano prese sul conto del medesimo Franci efficaci provvedimenti in proposito onde nel tratto successivo non si abbiano a verificarsi forse dei fatti più dispiacenti di quello attuale e venga in pari tempo sottoposto all'intero pagamento delle penali che non ha effettuato”. Questa ben motivata requisitoria trovò pieno accoglimento presso la Corte, che emise il seguente verdetto:
"Il Tribunale dichiara Angiolo Franci reo convinto di resistenza e ingiurie contro la Forza Pubblica, e condanna Angiolo Franci alla pena di sei mesi di carcere, alla indennità e ai diritti dovuti al Dazio consumo, e alle spese degli atti e alla causa presente”.



Tratto da FANTINI BRAVA GENTE di E.Giannelli, M.Picciafuochi, A.Ferrini e O.Papei - Betti Editore, Siena 2014


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