Palio di Siena



Mangiagatte, il Gobbo Chiarini e i loro compagni avevano applicato a se stessi l’opera di misericordia corporale “Dar da mangiare agli affamati”. Gigi Bestia invece nel maggio 1784 applicò a se stesso l’opera di misericordia “Vestire gli ignudi”, andando a rubare un paio di calzoni e per questo fu processato, come risulta dal seguente verbale: “In seguito di Referto di Giuseppe Brachetti fu introdotta causa contro:
Luigi N. detto Bestiolina di Siena non carcerato per furto d’un paio di calzoni.
Adì 15 Maggio. Fu esaminato detto imputato che si venne in cognizione chiamarsi Luigi Anastasi e fu mandato in carcere segreto.
Adì 20 detto. Fu inquisito detto Anastasi, e fu ammesso alla risposta dell’Inquisitore e mandato in carcere pubblica, ed il processo fu passato al Banco Civile per le difese”.

Dalle frasi “Luigi N. detto Bestiolina… che si venne in cognizione chiamarsi Luigi Anastasi”, prendiamo spunto per una breve digressione sui soprannomi dei fantini.
Sappiamo bene che ai nostri giorni, alla vigilia di ogni Palio in cui ci sono esordienti, c’è nei contradaioli la curiosità di conoscere il soprannome che sarà assegnato ai nuovi arrivati.
Spesso sono soprannomi che fanno riferimento al territorio o alle tradizioni della Contrada o ad auspicate doti di combattività. Sono comunque, tranne poche eccezioni, soprannomi inventati per l’occasione, scelti fra varie opzioni, partoriti con una specie di fecondazione artificiale, non nati spontaneamente.
Una volta non era così. I soprannomi dei fantini pervenuti a noi dai vecchi manoscritti erano soprannomi che identificavano la persona non altrimenti riconoscibile dalla gente, che ne ignorava il nome e il cognome. Erano inventati da tutti e da nessuno, soprannomi che non si aggiungevano al nome, ma lo sostituivano. Crediamo di non peccare di vanagloria affermando che, prima delle nostre ricerche di archivio, i nomi e cognomi di molti fantini, soprattutto del Settecento, erano ignoti e talvolta tramandati non correttamente a riprova che tutti erano conosciuti per il soprannome e non per nome e cognome.
Molti soprannomi facevano riferimento alle caratteristiche fisiche: Gobbo, Moro, Groppasecca, Storto, Brutto, Sordo, ecc. Altre volte avevano origine dal mestiere: Pettinaio, Cappellaio, Mugnaino, Fornaio, Ministro oppure dal luogo di provenienza: Romano, Napoletano, Maremmano, Lucca, Manciano.
Capita anche di trovare, trasformati in soprannomi, alcuni cognomi di famiglie esistenti nello stesso periodo, quali Biggeri, Gistri, Fenzi, Stralanchi, Cigna.
Abbiamo anche non pochi esempi dell’usanza, peraltro non tramontata, di soprannomi trasmessi di padre in figlio. Beniamino, Pesce, Ferrino, Cilla lo avevano ereditato dal babbo, mentre Ciocio lo trasmise al figlio Ferdinando, che sappiamo da una cronaca essere stato un focoso ondaiolo, pur essendo residente a Sarteano.
Di altri ancora come Nacche, Girocche, Bachicche, Tagatta l’origine non è facilmente decifrabile. Sono probabilmente storpiature di nomi comuni o di nomi propri difficili da rintracciare.
Nelle pagine seguenti il lettore troverà una miriade di soprannomi riferiti non solo ai fantini, ma anche ai coimputati, ai testimoni, alle vittime e a quanti altri sono entrati nelle vicende descritte. Alcuni sembrano usciti dalle favole degli orchi e dei briganti. Il terzetto incolpato dell’uccisione dell’ebreo Abramo Coen era composto da Gallinaccio, Brogio Matto e Gigi Bestia.
L’uso del soprannome, tanto diffuso da apparire quasi una regola, rivela la tendenza del popolo a relegare nei registri dell’anagrafe i nomi e cognomi di per sé inespressivi, insignificanti e oltre tutto replicabili e a sostituirli con soprannomi capaci di connotare il personaggio, ritagliati su misura e inconfondibili. Chissà quanti Francesco Santini sono vissuti e ancora vivono dalle nostre parti, ma di Gobbo Saragiolo ce n’è stato e ce ne sarà sempre uno solo.


Per “defraudata gabella di carne” quasi un secolo prima e precisamente il 2 novembre 1785 era stato imputato e condannato Gigi Bestia, complice di un tal Domenico Vasai.
“Da Lorenzo Fortuna Famiglio, e Guardia sostituto alle Porte di questa città, fu data querela contro Domenico Vasaj di questa città non carcerato per defraudata Gabella di carne.
Si venne a cognitione esser complice in detta trasgressione Luigi N. detto Gigi Bestia non carcerato di professione Strascino”.



Tratto da FANTINI BRAVA GENTE di E.Giannelli, M.Picciafuochi, A.Ferrini e O.Papei - Betti Editore, Siena 2014