Piace ai contradaioli il Cencio di Eugenia Vanni, presentato nel Cortile del Podestà dal sindaco Maurizio Cenni e da Marco Pierini. Un Drappellone – si legge nella nota del Comune di Siena – “estremamente elegante e raffinato, in cui la Madonna, quasi una fanciulla, ha i tratti tipici dei volti femminili del nostro Trecento. Un ovale delicato, il sorriso appena abbozzato, quel tanto da illuminare la parte alta del drappo di seta dove il colore azzurro degli occhi della Vergine è ripreso per sfumare in una tenue tavolozza celeste-verde e fondersi, amabilmente, con l'oro e l'argento, che dominano insieme al bianco e nero della Balzana”. “La giovane artista senese – aggiunge la nota - ha saputo cogliere appieno il significato del 700° anniversario del Costituto senese al quale è dedicato il Palio: la traduzione in volgare delle norme e leggi che regolavano la vita pubblica nella Siena del 1309. Un unicum nella storia medioevale sia per la modernità dei contenuti che per la volontà di far conoscere e diffondere i diritti e i doveri dei cittadini, tutti, compresi quelli che non conoscevano il latino. “Art. 1 - si legge sul lato sinistro del drappo - il Comune di Siena concorre a garantire nell'ambito delle proprie competenze l'affermazione dei diritti delle persone quali la libertà, l'uguaglianza e la pari dignità ed opera per rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e culturale che ne impediscono il pieno esercizio, sostiene il valore della vita nelle sue molteplici espressioni (…)”. Eugenia Vanni non solo ha riportato i valori salienti dello Statuto del Comune di Siena, ma ha ampliato i concetti trasferendoli, direttamente, all'interno del Palazzo Comunale, raffigurato in pianta subito sotto l'immagine della Madonna. Sull'altro lato, in verticale, i simboli delle Contrade, quasi in negativo, senza i colori dell'araldica, come a non voler far emergere il cromatismo classico, ma l'essenza pura di una tradizione che nel tempo ha trovato tanti punti di contatto e condivisione con le scelte istituzionali che nei secoli hanno contraddistinto la città di Siena”. “Originale – conclude la nota - anche la parte inferiore con la riproposizione dell'ingranaggio che tende il canape, dipinto parallelamente al bestiario contradaiolo, un'abile simulazione della mossa richiamata da pennellate color tufo, ma anche dai momenti che, immediatamente, la precedono: la sbandierata finale prima della corsa”.
“Eugenia Vanni – ha commentato il sindaco di Siena, Maurizio Cenni - cerca in questo Cencio di dar conto di significati e segni, le regole ed i meccanismi della festa che ne sono parte vitale e importante, la pista, il canape, l'asta del Palio, la stella e le regole basilari della civile convivenza. Con eleganza e inventiva”.
”Appena l'ho veduto – ha aggiunto il primo cittadino - ho riflettuto sul lavoro concettuale preparatorio che si intuisce e sono rimasto stupito perché ho trovato nella realizzazione freschezza e al tempo stesso cura, l'idea e la sua trasposizione sulla seta come una sorta di magia che si sprigiona dalla mente e dalla mano dell'artista”. “Davvero – ha concluso Cenni - un drappellone che sarà caro a noi senesi, stasera a tutti, sicuramente, poi ad un solo popolo, come sempre”.
Ad accompagnare la presentazione del Drappellone, quella del Masgalano, realizzato da Aldo Agnini e offerto dall'Associazione Costone Ricreatorio Pio II. “Un Masgalano – si legge nelle nota del Comune - molto particolare, con una meridiana che misura il passare del tempo, quello del Palio. Ore XVIII sfila il Corteo Storico. Ore XIX ingresso del Masgalano. Ore XX la corsa. La scultura, infatti, che ha la forma di Piazza del Campo, da cui svetta la ripida piaggia del Costone, è segnata, in rilievo, dalle ore che scandiscono la Carriera, e il protagonista, il cavallo, come uno stilo, proietta l'ombra del sole. I metalli, fusi dall'artigiano Antonio Benocci, e usati dall'artista, sono l'argento, lucidato a specchio, e il rame, satinato, per creare un affascinante gioco di luci.
In rilievo la figura di monsignor Nazareno Orlandi, con i suoi ragazzi, impareggiabile educatore e fondatore del Costone”.
“Due opere – ha concluso Cenni - che analizzano la storia della città, come si può ben vedere, a così tanti secoli di distanza e che hanno in comune quel tratto di innovazione che ha salvaguardato la città dal farsi irretire dal suo stesso peso, due opere che adesso vengono consegnate alla città perché rifletta, ricordi e continui ad essere aperta, trasparente e solidale impegnandosi nell'investimento costante verso le future generazioni, anche quando tutto sembra spingere solo alla passione. Ma essa, ricordiamolo sempre, si può sprigionare autentica e responsabile solo perché è frutto della nostra storia, delle nostre tradizioni, non invenzione o cedimento alle mode dei tempi ma radice vera”.


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