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Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso
dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"
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cronache da 1800 al 1809
cronache da 1810 al 1818
cronache da 1819 al 1827
cronache da 1828 al 1838
cronache da 1839 al 1846
cronache da 1847 al 1849
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2 luglio 1850
Sebbene in quest'anno non si facessero feste pubbliche popolari in altre
città di Toscana sì per vedute economiche come ancora per altre cagioni
politiche, pure fu permessa l'esecuzione in Siena del solito Palio e per
non togliere alla città questo mezzo di risorsa per il concorso dei
popoli circonvicini e per non disgustare la popolazione.
Perciò alle ore quattro pomeridiane del giorno detto vedevasi già
preparare la Piazza del Campo alla festa che doveva aver luogo e già
disponevasi dentro di essa la numerosa truppa che era necessaria alle
attuali circostanze e che consisteva in un rispettabile corpo di
truppe austriache a piedi, situato in parata nell'interno della medesima
presso ai colonnini che dal Casato giungono fino in faccia alla
Costarella, in gran quantità di Regi Cacciatori Toscani parte a cavallo
e parte a piedi in un piccolo corpo di Regi Veterani, ed in tutta la
nuova giandarmeria, milizie tutte che nei diversi punti della Piazza
venivano collocate. Si apriva quindi verso le ore cinque il corso delle
carrozze, ma scarsissimo era il numero delle medesime.
Finché poi alle ore sei si dava il segnale del principio dello spettacolo
col solito mortaletto ed intanto un doppio plutone dei suddetti
Cacciatori a cavallo percorreva in perlustrazione tutto il giro della
Piazza e quindi avea luogo l'ingresso delle Contrade addette alla corsa
colle respettive comparse ed erano in quest'anno le seguenti:
Lupa, Drago, Civetta, Onda, Oca,
Aquila, , Pantera, Bruco,
Montone.
I giudici per la mossa erano il nobil signor Giovan Battista della Ciaja
ed il signor Didaco Becattini, e per la vincita i nobili signori cav.
Carlo Bianchi, Ottavio Spennazzi, e Bartolomeo Cospi.
Cominciate pertanto ad entrare in Piazza le Contrade per la solita via
del Casato, venne la seconda di esse (ch'era l'Aquila)
inurbanamente ricevuta con fischi e clamori per parte di non pochi
nemici dell'ordine pubblico, ma come che in generale ciò non piacesse,
ebbe perciò breve durata una tale impropria dimostrazione.
Al contrario poi quando per ultimo entrò la contrada dell'Oca,
che spiegata (sic) bandiera tricolore italiana, furono strepitosi gli
applausi, si quettarono (sic) sulla medesima da diversi punti dei fiori
e ciò non ebbe fine che al terminare dell'intero giro della Piazza, non
senza dispiacere dei buoni poiché un tal procedere, oltre a non offrire
vantaggio alcuno alla causa per cui si acclamava la bandiera
dell'Oca, può invece, rinnovandosi, aggravare le nostre
condizioni, compromettere assai l'ordine pubblico, facendo nascere fra
il popolo spiacevoli collisioni e può insomma portare a gravissime
conseguenze.
Ciò fatto si prepararono i fantini ad avvicinarsi alla mossa salendo
nei respettivi cavalli, come infatti fecero e giunti che furono al
canape fu questo calato immediatamente e senza inconvenienti.
La prima a scappare dalla mossa fu l'Oca [fantino Saltatore]
seguita dappresso dall'Onda [fantino Bonino Figlio] dal
Montone [fantino Palloncino] e da tutte le altre ma prima
che giungessero a San Martino fu trapassata dal Montone mentre
l'Aquila [fantino Piccolo Campanino] direttamente correndo
entrava in San Martino per non più ritornare. Non poco si mantenne primo
il Montone ma nel corso della seconda girata fu ripassato
dall'Onda che per altro a San Martino suddetto cadde dando campo
al Montone di rientrare avanti. Se non che raggiunto poi
dall'Oca nuovamente è trapassato. Si vide questa prima per buon
spazio di tempo ma poi rimase indietro passata dal Montone dalla
Chiocciola [fantino Folaghino] e dalla Pantera
[fantino Partino Minore] ed infine andò a cadere per la scesa di
San Martino con grave danno del fantino che in essa correva. Finalmente
la Chiocciola superando tutte le altre Contrade si mantenne
prima fino all'ultimo ed ottenne per conseguenza la vittoria avendo per
fantino un tal giovane denominato Folaghino.
Fu consegnato il Palio alla Contrada vincitrice senza contrasto e ciò
era ben naturale in quanto che la vincita era così chiara da non
ammettere dubbi ed incertezze tali da invitare i male intenzionati a
mettere in campo delle false preteste come più volte è accaduto.
Così terminò questo spettacolo il quale per se stesso, tranne
l'inconvenienti accaduti nel giro delle comparse, riuscì di soddisfazione
non tanto per la varietà e la gara che offrì la corsa medesima, quanto
ancora per non essere accaduti sconcerti di qualche entità come era
probabile che potessero sopravvenire. Giova per altro qui avvertire che,
se il tutto andò in regola e non si verificò quello che da molti
giustamente si temeva, ciò si deve più alle fortuite combinazioni che
alla volontà degli uomini poiché e la scomparsa dell'Aquila che
andò in San Martino, come si disse, e la caduta dell'Oca che
disanimò quel partito che come frenetico ne invocava la vittoria e la
vincita fatta da una Contrada di partito moderato ed infine la presenza
della numerosa soldatescha (sic) che un freno era pronta a porre a
qualunque esorbitanza, furono circostanze tali da influire validamente
al buon esito predetto e prevenire dei tumulti a cui purtroppo da un
poco in qua il nostro popolo, già un tempo sì gentile e cortese, oggi
per nostra mala ventura è portato.
16 agosto 1850
Dopo una lunga incertezza derivante dagli sconcerti, accaduti nella
corsa del passato luglio venne finalmente accordato dal Governo di
eseguirlo anche in questo giorno suddetto, prendendosi bensì dei
rigorosi provvedimenti onde quelli non potessero essere ripetuti. Infatti
si ordinava a molti individui dei più clamorosi, di assentarsi per più
giorni dalla città, ad altri veniva proibito di portarsi in Piazza nel
giorno del Palio, ed altri pochi infine furono assicurati nelle
carceri. Inoltre si sa pure che nelle altre città del Granducato fu
impedito a molti di portarsi alle nostre feste, per timore che qua
venissero con poco rette intenzioni. Tutto questo portò buonissimi
resultati, come vedremo in appresso.
Dopo essere stata eseguita nel giorno 15 la consueta Corsa alla lunga
con tutta la quiete possibile, si venne al momento di dar principio
all'altra Carriera alla tonda, e ciò accadde nel modo seguente.
Alle ore cinque pomeridiane, si vedeva già tutta la Piazza messa in
bell'ordine di festa, e guarnita da molta truppa toscana (Veliti e
Veterani) e dalla gendarmeria, mentre le truppe austriache, di cui erano
in Siena quattro compagnie, stavano nei respettivi quartieri per esser
pronte a qualunque evento. Intanto trascurando di parlare del corso
delle carrozze, perché può dirsi che non avesse effetto, si dava il
segnale di principio della festa col solito mortaletto. Un plutone di
Cacciatori a cavallo faceva per la Piazza un doppio giro di
perlustrazione all'oggetto di render libero il corso, e quindi aveva
luogo l'ingresso delle Contrade e loro comparse con l'ordine
seguente.
Preceduti dal detto distaccamento di cavalleria entrarono i dieci
tamburi delle Contrade ammesse alla corsa in una sola fila, e di poi
gli alfieri di quelle sette che non correvano spiegando le respettive
bandiere. Seguiva la banda dell'imperiale e reale gendarmeria, che oggi
con altro nome dicesi fanfara perché composta di soli strumenti a
fiato. Venivano poi gli alfieri, e comparse delle dieci Contrade ammesse
alla corsa, ch'erano le seguenti; cioè
Chiocciola, Istrice, Aquila, Selva,
Drago, Onda, Civetta, Valdimontone,
Lupa, Pantera.
Quindi si vedeva la banda comunitativa, i dieci cavalli destinati alla
corsa, i fantini tutti insieme, e sopra altro cavallo con gualdrappa,
e finalmente il carro adorno delle 17 bandiere, con il così detto
drappellone da rilasciare al vincitore. Chiudeva il convoglio altro
distaccamento di imperiali e regi Cacciatori a cavallo.
Terminato il giro delle comparse e collocato ognuno ai posti destinati,
si dava il segnale consueto, ed i fantini si appressavano alla mossa,
di cui giudici erano il nobil signore Giovan Battista della Ciaja ed il
signore Didaco Becattini. Ma correndo troppo pronto il cavallo
dell'Onda, guidato da un giovanetto di 13 anni [Bachicche],
urtò con forza nel canape e rovesciò a terra, ed il canape stesso per
l'urto violento ricevuto (come fu detto) calò a terra esso pure. Alcuni
fantini tra i quali quello dell'Aquila [Palloncino], della
Lupa [Pierino], e della Pantera [Partino
Minore], partirono allora e fecero due intiere girate, pensando
che la mossa si fosse legittimamente data, mentre i più rimasero al suo
posto. Fermatisi poi quelli furono di nuovo chiamati tutti al canape. E
la mossa si diede regolarmente.
Primo a fuggire fu il predetto fantino dell'Onda il quale era
seguito dal Montone [fantino Bicchierino], e da tutti gli
altri: egli si mantenne primo per due intiere girate, ma all'incominciare
della terza girata, venne passato dalla Contrada della Chiocciola,
e sebbene per un momento sembrasse l'Onda volersi di nuovo
guadagnare il primato, pure non le riuscì, come parimente non fu
possibile al Drago [fantino Gobbo Saragiolo] che fece il
medesimo sforzo, motivo per cui finì la corsa con la vittoria della
Chiocciola, che aveva per fantino quello medesimo, che aveva
vinto in essa il 2 di luglio scorso, cioè il giovine detto Folaghino;
il Drago arrivò secondo, e l'Onda infine rimase la
terza.
Fu senza contrasto alcuno consegnato il Palio alla contrada vincitrice,
essendo giudici della vincita i signori cav. Carlo Bianchi, nobile
Giovan Battista Pannilini, e nobile Ottavio Spennazzi.
Ecco dunque che tranne l'inconveniente della mossa (cosa puramente
casuale) non accadde il più piccolo sconcerto, che avesse relazione
con le attuali circostanze dei tempi, ed anzi procedé tutto con miglior
ordine possibile ad onta di non piccola quantità di spettatori accorsi,
ciò che prova all'evidenza l'utilità delle misure preventive adottate
dall'autorità governativa e dalla polizia.
16 agosto 1852
Vinse la Contrada del Val di Montone correndovi per fantino
Bianchi Antonio detto il Gobbo Fensi (sic ma Gobbo Fenzi) del Val
d'Arno nella cavalla di Luigi Grandi di Siena.
Le Contrade ammesse alla corsa erano: Nicchio = Torre =
Val di Montone = Aquila = Selva = Pantera =
Oca = Drago = Istrice = Civetta =
I Deputati alle mosse erano il signor conte Orazio De Vecchi Deputato,
e Priore della Sezione VIII, Assunto Grassellini e conte Giovan Battista
Ottieri della Ciaja, i Giudici della vincita erano i signor nobil
Ottavio Spennazzi, Bernardino Sergardi, e dotto Augusto Ficalbi.
Il Gonfaloniere cav. Angelo Piccolo mini Pannilini.
Le comparse indossarono il vestiario di gala, e facevano un magnifico,
e sorprendente colpo d'occhio per l'ordine alternativo delle 34 bandiere,
duci, paggi. Le bande del Comune, e dei Filarmonici, truppa a piedi in
difetto di cavalleria, il carro, i barbereschi, i fantini ecc.
Terminato il giro, le comparse vennero disposte in ordinanza alla
pianata, e i fantini furono introdotti nel Cortile del Pretorio(noto
come Entrone), onde eseguire la perquisizione, e consegna dei
nerbi, e lo sparo del mortaletto chiamava loro a presentarsi al canape,
ma sortiti dal Cortile furono afferrati al Casato da altrettanti
gendarmi a cavallo, pretendendo di disporli con regolarità per la mossa,
ma un tal sistema non incontrò il pubblico gradimento, nonché appena
lasciati dai gendarmi mossero la carriera in disordine, ed il giudice
della mossa fu costretto calare il canape quando i fantini erano a molta
distanza per non far seguire un macello, ed una rovina dei fantini, e
cavalli.
Dalla mossa partirono i primi Civetta [fantino Cilla],
Pantera [fantino Palloncino], Montone, quindi
Drago [fantino Partino Minore], Oca [fantino
Gobbo Saragiolo], ed Aquila [fantino Saltatore],
dipoi Selva [fantino Stralanchi], Istrice
[fantino Pilontra], Nicchio [fantino Campanino], e
Torre [fantino Piccolo Campanino], alla Fonte Gaja il
Montone si trovò primo, seguito dalla Pantera,
Civetta, la Torre cadde alla prima girata a San Martino,
il Nicchio smontò da cavallo, il Drago, e Istrice
perquotevano (sic) il fantino dell'Oca; l'Aquila
contrastava colla Selva; il Montone si manteneva sempre
primo, inseguito a poca distanza dalla Pantera, per cui riportò
la vittoria.
Mediante un numeroso concorso di forestieri, e dalle popolazioni delle
vicine campagne si calcolava in Piazza un intervento di popolo di circa
30 mila persone.
Una forza straordinaria di milizia tanto di linea, che di gendarmeria
contribuì al mantenimento dell'ordine, ed alla pubblica quiete che
regnò durante le pubbliche feste del 14. 15. e 16. di agosto.
Nella sera furono disposte varie pignattelle alla Lizza, e per la strada
a S.Lorenzo per comodo dei forestieri e per maggiore garanzia della
sicurezza personale.
Alle ore 6,30 era tutto disposto per la Carriera, i fantini non furono
perquisiti, perché smontarono dai soprallassi alla Cappella e subito
montarono nei cavalli destinati alla carriera, e così in contravvenzione
dell'art. 9 della notificazione del 30 giugno 1853; nonostante le
seguenti dichiarazioni, e prescrizioni.
Le Contrade erano Oca, Torre, Bruco, Aquila,
Montone, Nicchio, Unicorno, Chiocciola,
Tartuca, Istrice.
I Giudici della mossa erano
I signori Orazio De Vecchi
Assunto Grassellini
I Giudici alla vincita
erano i signori Giovan Battista Brancadori
Giovanni Pannilini
Sia permesso avvertire che la mattina del 3 luglio i Giudici della
mossa convocarono i fantini, e i Capitani, onde farle espressamente
intendere
1° Che i fantini a cavallo nei soprallassi, ed accompagnati dal
respettivo Capitano dovevano portarsi nel Cortile del Pretorio per
subire la consueta visita, quindi montare nel cavallo destinato alla
corsa.
2° che uno o più fantini al momento di esser chiamato a presentarsi al
canapo si permettessero fare una qualche scappata, il canapo non
sarebbe calato, e per conseguenza si esporrebbero al pericolo di
appettare, e capificcare.
3° che come non fossero venuti alla mossa ordinati, e con calma il
canapo non sarebbe calato.
4° che quel fantino che turbasse l'ordine regolare, in atto di
presentazione al canapo, dopo la carriera verrà tradotto alle Carceri,
e verrà sospeso dalla corsa dell'agosto, ed anche in futuro a seconda
della gravità dell'insubordinazione.
Terminato il giro delle comparse, della banda, carro, e dopo ciascuno
collocato al posto designato vennero chiamati i fantini a ricevere i
nerbi, e qUindi disposti per il canapo.
Si mantennero uniti a poca distanza dal canapo, quando scappati
Aquila [fantino Saltatore], Nicchio [fantino
Piccolo Campanino], Montone [fantino Gobbo Fenzi], e
trovato il canapo teso capificcarono. Il fantino dell'Aquila,
avendo riportata una forte contusione rimase privo di sensi, e subito
apprestateli soccorso, mediante una emissione di sangue non fu in grado
di risalire a cavallo, gli altri due rimontati a cavallo, furono
rimandati indietro.
Allora che fu creduto opportuno calò il canapo al quale il cavallo
dell'Aquila fu presentato, e lasciato libero senza fantino.
Scappò prima l'Oca [fantino Campanino], seconda la
Torre [fantino Gobbo Saragiolo], terza la Tartuca
[fantino Cilla], alla voltata di San Martino cadde la
Chiocciola [fantino Gano di Catera], entrò a San Martino
la Contrada del Bruco [fantino Partino Minore], alla
Cappella entrò seconda la Tartuca alla seconda girata, e passata
a San Martino entrò prima la Torre che fu raggiunta dall'Oca
al Casato, e di poi seguitò prima la Torre fino alla vincita del
Palio, lasciando seconda l'Oca e terza Tartuca.
Le altre Contrade siccome aventi cavalli di minor forza restarono
indietro contrastando fra loro, perquotendosi (sic) col nerbo, ma non
mostrarono casi speciali di far loro menzione separatamente.
Vi si trovava una forza di sopra 160 militari di linea, e circa 60
regi gendarmi i quali sorvegliarono al buon ordine, senza immischiarsi
negli affari di Contrada.
Terminata la carriera non seguì alcun sconcerto a danno della pubblica
quiete. Tutto procedé con calma, quiete e tranquillità.
2 luglio 1855
Vinse la Contrada della Chiocciola correndovi per fantino
Pietro Locchi detto Paolaccino nel cavallo di Santi Franci della razza
Clementini di Cotorniano.
Nella mattina alle 10 1/2 col mezzo della strada ferrata giunsero in
Siena le loro Altezze reali Ferdinando gran principe di Toscana ed il
principe Francesco di Paola conte di Trapani consorte dell'arciduchessa
Maria Isabella figlia di sua Altezza imperiale e reale il nostro
amatissimo Sovrano, i quali assisterono alla Corsa prendendo posto
nella ringhiera del Casino dei Nobili; per cui la vincita della carriera
è stata in quel punto avendo a tale effetto la Comunità fatto erigere
il solito palchino per i signori Giudici.
Le Contrade ammesse alla Corsa erano: Tartuca = Oca =
Torre = Nicchio = Unicorno = Val di Montone
= Chiocciola = Drago = Bruco, e Selva.
La comparsa era decorata dalle due bande, dei Filarmonici e di quella
della Comunità la prima diretta dal maestro Brizzi, e l'altra dal
maestro Ticci.
Alle ore 6 1/4 le comparse entrarono in Piazza essendo già libero il
corso, mediante un vistoso numero di truppa di linea in deficienza di
gendarmeria, e con l'ordine prescritto dal relativo regolamento, e
terminato il giro delle comparse, e dopo collocati tutti al posto
assegnato, venne dato il segno collo sparo del mortaletto incendiato
presso la gavina (a sinistra di fonte Gaia), onde i fantini si
disponessero a presentarsi al canapo.
Adempita la chiama dei fantini per ordine della tratta segreta, ed
appena giunti al terzo colonnino voltando al Casato venne contro ogni
loro aspettativa calato il canapo (mossa assai giovane) partì primo il
Drago [fantino Giovacchino Migliorini], che alla Fonte
fu raggiunto dalla Chiocciola, a San Martino passò il Nicchio
[fantino Monterosi], alla Pianata fu inseguito dalla
Chiocciola, la quale prima si mantenne fino a vincita di
Palio. Alla seconda girata il Gobbo Saragiolo che correva nella
Selva, andò in San Martino.
Gravi nerbate furono scambiate fra i fantini, ma non si ebbero infortunj
di cadute di alcuni di essi, per cui si può dirsi che la carriera
riescisse sufficientemente combattuta e gareggiata.
La Deputazione dei pubblici spettacoli si componeva dei
nobil signor conte Bernardo Tolomei
cav. Lorenzo Grottanelli de Santi.
I Giudici della mossa erano
conte Giovan Battista Ottieri della Ciaja
Assunto Grassellini.
I Giudici della vincita vennero eletti i
nobil signor Giovan Battista Brancadori Perini
Alberto Alberti
Alessandro Arditi Sciarelli.
Tutti i Deputati, e Giudici indossarono una divisa a tracolla bianca,
e nera, onde per tali venissero riconosciuti, e rispettasti, e così
tutto terminò con perfetta calma, e tranquillità.
Nella sera con un treno straordinario le loro Altezze partirono alle
ore 10 per Firenze.
Con Delib. Mag. del 13 luglio 1855 è stato stabilito che la scelta dei
cavalli in occasione della loro dazione alle Contrade sia, ed esser
debba di esclusiva competenza dei Giudici mossieri e che i Capitani
delle Contrade respettivamente ammesse alle Corse elevino il deposito
prescritto dal regolamento dalle £ 40 alle £ 50 all'oggetto che
l'aumento delle £ 10 serva a garantire la Comunità della spesa di
visite del veterinario, giacché se avviene che qualche cavallo per
malattia reale non possa essere presentato alle prove la spesa della
visita rimarrà a carico della Comunità, ma se d'altronde il cavallo
viene giudicato idoneo a correre alle prove, la spesa debba rimanere a
carico della Contrada da prelevarsi dalle suddette £ 10.
16 agosto 1855
A dì 9 agosto 1855.
Tutto era stato disposto per l'esecuzione delle Patrie Feste del 15 e 16
agosto, quando il pensiero si rivolse sopra la lacrimevole situazione
nella quale si trovavano quasi che tutte le popolazioni della Toscana
colle altre attaccate dal flagello del morbo asiatico = Il Cholera
= per cui adunata per urgenza la Magistratura alle ore una di questo
stesso giorno, e considerando l'afflizione delle popolazioni toscane
da non permetterli di prender parte ai pubblici spettacoli, deliberò la
sospensione delle Carriere alla lunga ed alla tonda che avrebbero dovuto
effettuarsi nel 15 e 16 di detto mese, come pure rimase sospesa l'annua
fiera fuori della Porta Camollia del 10 e 11 agosto, come dalla
notificazione del Gonfaloniere in data del dì 8 detto, e soltanto
rimase ferma la funzione votiva dell'offerta del Cero nel 14 di detto
mese alla chiesa Metropolitana, ed alla qual funzione concorse un numero
straordinarissimo di devoti a presentare il torchietto di cera alla
chiesa predetta.
Mercé la intercessione della gran Madre di Dio Maria Santissima
Advocata Senensium questa città rimase immune da un tal
flagello, non essendosi verificati che alcuni casi di dolori cholerici,
giudicati per cholera, e nonostante la Comunità creò una commissione
sanitaria, e molti provvedimenti furono attivati, onde allontanare
l'invasione del morbo.
Una tal sospensione di Feste venne annunziata al pubblico per mezzo di
notificazione dal Gonfaloniere di Siena in data del 10 del mese stesso.