- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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16 agosto 1847

Vinse il Nicchio col cavallo morello di Giuseppe Ciaramelli correndosi Folaghino di anni 14. La Giraffa e la Chiocciola caddero al canape, e questa non fù più capace di corerre. Dalla buona mossa fù primo l'Istrice, che a S.Martino fù passato dal Leocorno: entrò poi prima la Torre che fù passata alla Fonte dal Nicchio, che si mantenne sempre primo, e vinse il palio ad onta delle nerbate ricevute dalla Torre, che a vincita di palio gli era così vicina, che credensi la vincitrice. Dimostrò pretenzione, e vi corsero dei pugni: ma il Drappello fù giustamente consegnato al Nicchio, che portò alla sua Chiesa in mezzo alla milizia a scanzo di qualunque inconveniente: Il Montone cadde a S.Martino nella prima girata, e l'Oca nerbò la Pantera.

16 agosto 1847

Cominciava circa alle ore cinque pomeridiane il solito corso delle carrozze, le quali erano in pochissima quantità come pure assai scarsa era la popolazione accorsa a godere dello spettacolo, e ciò accadeva in questo anno perché gli sconvolgimenti politici in Italia, non che i tumulti popolari suscitati nella nostra stessa città pochi giorni in dietro non solo avevano reso quasi nullo il concorso dei vicini paesi alle nostre feste, ma erano stati pur cagione che dalla medesima non pochi dei cittadini si erano allontanati.
Stava alquanto a riempire il vuoto lasciato dalle predette carrozze la presenza di numerosa soldatesca sì a piedi che a cavallo la quale, accresciuta in questo anno dall'imperiale e regio Governo all'oggetto di prevenire ulteriori sconvolgimenti, serviva pure all'altro scopo rendere la festa più decorosa ed imponente vedendola tutta in bell'ordine disposta nella circonferenza del sempre maestoso anfiteatro.
Si dava intanto il segnale del principio della Festa, e un duplice squadrone di Cavalleria apriva la marcia al consueto corteggio, che entrava nella Piazza per la solita via del Casato coll'ordine seguente. I tamburi delle dieci Contrade che prendevano parte alla corsa, le bandiere promiscuate delle sette che non correvano, la banda dei signori dilettanti, le bandiere delle dieci Contrade suddette, che in questo anno erano:
Oca, Pantera, Istrice, Torre, Nicchio, Giraffa, Tartuca, Chiocciola, Unicorno, e Montone;
i cavalli corridori con gualdrappa ai respettivi colori, i dieci fantini sopra altri cavalli come è di consueto, il carro con il Palio e le bandiere delle sette Contrade che non corrono, e la banda comunitativa. Chiudeva in fine il corteggio detto altro doppio plutone di Cacciatori a cavallo il quale dopo avere fatto il suo giro di perlustrazione si unì al resto della Cavalleria schierata presso il Palazzo Comunale per dare luogo alla corsa.
Collocati così tutti gli spettatori ai posti respettivi cominciarono i fantini soliti sui proprii cavalli ad avvicinarsi alle mosse, per le quali erano giudici i signori nobile Gio. Batta della Ciaja, ed Assunto Grassellini.
Movendosi quelli dal Casato andavano avanti con ordine sufficiente e sarebbesi forse data una mossa pronta e regolare se il fantino della Giraffa [fantino Storto], spronando al corso innansi il tempo il cavallo, urtato non avesse con violenza nel canape ed in pena della sua imprudenza caduto non fosse a terra come era naturale. Seguendo l'esempio di quello, il fantino della Chiocciola [fantino Piccolo Campanino] parimente lasciò il suo cavallo ed incontrò la sorte medesima. Se non che essendo questi un piccolo giovinetto di anni 14 forse per la caduta rimase inabilitato a rimontare sul cavallo, motivo per cui nacque contrasto fra i giudici ed il Capitano della Chiocciola, il quale non intendeva che il suo cavallo su cui aveva delle speranze rimanesse senza fantino. Salì su quello altro uomo del popolo, a cui però giustamente non fu permesso di restarvi, essendo cosa irregolare, e si concludeva in fine di lasciare andare il cavallo sciolto, come in fatti venne praticato.
Dopo non breve trattenimento si dava intanto la mossa regolarmente ed il primo che fuggiva dal canape era il fantino dell'Istrice [Bonino Figlio] a cui veniva da presso quello della Torre [Gobbo Saragiolo] e del Nicchio e della Giraffa e tutti gli altri, compreso il cavallo libero della Chiocciola suddetta. Si mantenne prima l'Istrice per quasi due intiere girate, mente sul finire della seconda veniva passata dalla Torre, la quale poco fu prima essendo quasi subito raggiunta e superata dal Nicchio, il quale mantenendosi il primo fino al termine della corsa ebbe la vittoria avendo da presso la Torre,la Giraffa, l'Istrice, meno la Pantera [fantino Raffaello Peppetti] che già era caduta.
Il fantino del Nicchio era un certo Antonio Guaschi di Fucecchio detto Folaghino, giovanetto di anni 15 che molto bene sostenne l'impegno preso essendosi anche molto battuto col fantino della Torre che energicamente li contrastò il passaggio.
Mentre però chiara appariva la vittoria per parte della medesima contrada sorsero all'improvviso quei della Torre a contrastarla, e con prepotenza forze (sic) alimentata dal loro fantino (il Gobbo Saragiuolo) domandavano che loro fosse consegnato il Palio. Nacque presso il palco dei giudici vivo alterco fra i torrajoli e quei del Nicchio, si venne anche alle mani, senza però che nascessero tristi conseguenze per alcuno, ed intanto da tutti i punti della Piazza si riducevano i diversi corpi della milizia avanti il palco summentovato per difendere la giustizia e impedire qualunque aggressione potesse tentarsi dagli ammutinati. In grazia però dell'attività dei signori uffiziali della truppa, dell'illustrissimo signor gonfaloniere cav. Emilio Clementini ed altre persone influenti, tutto calmossi e l'equivoco od il pretesto che aveva dato luogo al disordine consistente nel credere che la vincita fosse al Casino dei Nobili e non alla Costarella suddetta. Per cui dai medesimi (nobili signori Ottavio Spennazzi, Deifebo Brancadori, ed Angelo Gagnoni) fu consegnato il Palio alla contrada del Nicchio.
Ma per evitare ogni ulteriore sconcerto fu stabilito di fare scortare il medesimo dalla maggior parte della truppa fino alla chiesa della Contrada stessa, il che fu fatto con gran soddisfazione del pubblico, offrendosi al medesimo uno spettacolo del tutto nuovo e piacevole, poiché il vedere il Palio unitamente alla bandiera della contrada vittoriosa in mezzo ad un numeroso corpo di milizia sì a piedi che a cavallo, preceduto dai tamburi battenti e guidata dai respettivi uffiziali in gran tenuta costituiva un colpo d'occhio interessante e gradito.
Cosi terminò questa festa che ad onta dei timori preconcepiti a causa delle attuali circostanze politiche, pure non presentò alcun inconveniente che potesse avere connessione con esse, ed il disordine accaduto dopo la vincita non presentava altro che una delle solite scene di rivalità fra l'una Contrada e l'altra, e nulla più.
Qui peraltro è da aggiungersi, come nel giorno seguente di nuovo si attaccarono i torrajoli con quei dell'Oca, che avevano nel giorno innansi (sic) dato mano ai nicchiaioli nella disputa del Palio, e qualcuno da ambe le parti rimase più o meno gravemente ferito. Ma nella sera medesima mediante l'intervento di molti signori nobili, cittadini, ed ecclesiastici, si venne ad un pacifico accordo, per cui null'altro accadde di sinistro e tutto ebbe un prospero fine.
N.B. Solo è da compiangersi la perdita di un tale Mazzini, che essendo nella carrozza dei giudici in qualità di servo, cadde in terra e per il colpo ricevuto morì nello spedale il giorno appresso. Ciò però accadde fuori della Piazza.

Il 24 Giugno 1848 è stato
pubblicato il seguente Avviso

Il sottoscritto Gonfaloniere di questa Civica comunità rende pubblicamente noto, che il seggio Municipale inerendo al voto fatto unanimemente nella seduta del dì 18 stante dagli illustrissimi signori Capitani rappresentanti le respettive 17 Contrade di questa Città ha consentita la sospensione del Palio alla tonta (sic) che avrebbe dovuto avere luogo nella prossima festa del 2 luglio futuro ed ha permesso che la somma di £ 420 solita pagarsi in premio al vincitore in detto Palio venga versata nella Cassa di questo comitato per sovvenire i Militi che si trovano nel campo di Lombardia per la difesa della nostra indipendenza.
Cittadini! Le attuali circostanze reclamano uno slancio di patriottismo. Conviene fare conto di tutti i mezzi per sovvenire ai bisogni di una guerra nazionale, e il pensiero della pubblica gioja non debbe precedere giammai la vittoria.

Siena. Dal Palazzo Comunitativo
li 24 Giugno 1848
Il Confaloniere
cav. Emilio Piccolomini Clementini

Il I luglio 1848 è stato
pubblicato il seguente Avviso


A rassicurare i dubbiosi sul fatto della provvisoria sospensione del consueto Palio del 2 di luglio prossimo e in conferma di ciò, che fu stabilito col precedente partito del dì 23 Giugno decorso questa Civica Magistratura ha deliberato:
Che il Palio suddetto verrà rimesso alla prima favorevole occasione, che si presenti,
e Che al vincitore sarà corrisposto il solito premio di £ 420 comprese le £ 170 offerte dei signori Capitani delle 17 Contrade.
L'aggiornamento delle pubbliche feste è prova d'animo colto e gentile; e le cause imperiose che agitano le sorti della nostra bella Penisola, c'impongono anche maggiori sacrifizi.

Siena. Dal Palazzo Comunitativo
Li 1°luglio 1848
Il Gonfaloniere
cav. Emilio Piccolomini Clementini

Vedasi avanti la Relazione del Palio del 15 agosto 1848 alla Tonda rimesso in tal giorno.

Relazione del Palio alla Tonda
del 15 agosto 1848 omessa
trascriversi nel suo vero luogo.

Trovandosi la nostra città interessata come tutte le altre d'Italia interessata negli straordinarii sconvolgimenti politici e risentendo noi pure gli effetti disgustosi della guerra vicina, il voto della maggior parte dei cittadini sarebbe stato quello della sospenzione (sic) d'ogni genere di festa, e del Palio medesimo come avvenne nel decorso due luglio e come erasi pure praticato in tutte le altre città della Toscana. Ma essendosi ostinata la classe infima del popolo a non adattarsi a questa privazione, né essendo valse persuasioni dei buoni cittadini che ne rappresentavano l'incongruenza di un tempo in cui molte famiglie gemevano desolate o per la morte o per la prigionia dei loro e quasi tutte più o meno trovandosi distratte negli interessi per supplire alle spese di guerra e per altri non lievi disastri: Fu perciò stabilito a scanso di ulteriori inconvenienti che avesse luogo il Palio medesimo nel giorno 15 suddetto risparmiando così almen quello alla lunga, solito corrersi in quella giornata.
Le Contrade che prendevano parte alla Corsa erano le seguenti: Bruco, Onda, Selva, Torre, Civetta, Istrice, Drago, Lupa, Aquila, e Chiocciola.
Giunta frattanto l'ora assegnata per lo spettacolo non comparve nella Piazza alcun legno, e perciò il consueto corso delle carrozze non ebbe luogo.
Si fecero allora entrare le Contrade in bell'ordine secondo il solito poiché essendo precedute da un numeroso drappello di Guardia civica a piedi si avanzavano prima gli alfieri colle bandiere delle sette Contrade che non correvano, quindi le altre dieci con bandiere e tamburi ed uffiziali respettivi, i dieci fantini e cavalli corridori, la banda civica, ed in fine il carro solito con le bandiere di tutte le Contrade ed il Palio. Finito il giro si avanzava di nuovo il suddetto corpo di Guardia civica a perlustrare e fare sgombrare il corso, ed in tanto si dava il consueto segnale per annunziare che i fantini si dirigevano al canape.
Giunti ad esso e data la mossa senza alcun ritardo né inconveniente dai signori Giovan Battista della Ciaja e Assunto Grassellini si vide andar prima di tutte l'Onda che ripassata tosto dalla Selva [fantino Bonino Figlio] rimase indietro insieme col Bruco [fantino Partino Minore], Drago [fantino Storto], ed altre. Frattanto essendo a quella, cioè alla Selva toccato in sorte un eccellentissimo cavallo si mantenne sempre molto avanti a tutte le altre, se non che sulla metà della terza girata, cioè a San Martino essendo stata raggiunta dal cavallo dell' cavalcato dal Gobbo detto Saragiuolo, rimase addietro, e il Palio per conseguenza fu vinto dalla detta Contrada dell'Onda con gran sorpresa di tutti, poiché durante le due prime girate si trovava ad una considerevole distanza dalla prima.
I Giudici della vincita erano i signori conte Carlo de Vecchi, dott.Mario Bargagli, ed Antonio Spennazzi.
Fu consegnato il premio alla Contrada vincitrice, e così ebbe fine la corsa senza inconvenienti di sorte alcuna, ove si eccettui la pochissima affluenza di popolo, e specialmente dalla provincia ed altre città dello Stato a differenza di ciò che poteva avvenire negli anni decorsi, e ciò attese le circostanze critiche preannunciate.
Finalmente il servizio militare fu per intiero disimpegnato dalla Guardia civica, essendo tutta la truppa di guarnigione già assente fin dal marzo passato per essersi portata in Lombardia a combattere per l'indipendenza italiana.

A dì 16 agosto 1849

Giunta l'ora definitiva al principio della festa si portava il popolo in gran quantità nella Piazza suddetta unitamente a molta truppa, sì a piedi che a cavallo (essendo in questo momento la città nostra presieduta da una rispettabile guarnigione), scarsissimo però era il numero delle carrozze che secondo il consueto dovevano concorrere a formare il corso e rendendolo brillante.
Aveva quindi luogo l'ingresso delle Contrade e loro comparse nel modo seguente. Precedeva il corteggio un distaccamento di truppa a cavallo, a cui tenevano dietro i dieci tamburi delle Contrade ammesse alla corsa, e gli alfieri dipoi colle bandiere delle altre sette che non correvano. Veniva poscia la prima banda musicale che apparteneva alla milizia di guarnigione del 1° Reggimento la quale era seguita da tutte le comparse con i rappresentanti respettivi delle Contrade che correvano, che in questo giorno erano le seguenti, cioè:
Oca, Nicchio, Giraffa, Unicorno, Tartuca, Pantera, Montone, Onda, Torre, e Bruco.
A queste tenevano dietro gli alfieri con le respettive bandiere tutte raddoppiate. Venivano poi i dieci cavalli corridori con i loro fantini sopra altri cavalli, la banda comunitativa, il carro colle bandiere delle 17 Contrade e il drappellone da darsi al vincitore, e finalmente chiudeva il convoglio altro distaccamento di Cavalleria.
Dato quindi il segnale del ritiro col solito mortaletto e fatto l'ultimo giro di perlustrazione dal detto corpo di truppa a cavallo, i fantini s'incamminavano verso la mossa, per la quale erano deputati come giudici i signori Giovan Battista della Ciaja ed Antonio Brocci.
Giunti infatti essi al canape con sufficiente ordine fu data la mossa immediatamente, ed i primi a scappare furono i cavalli dell'Oca [fantino Campanino], Bruco [fantino Gobbo Fenzi], Onda a cui tenevano dietro tutti gli altri meno quello del Nicchio [fantino Folaghino], che si trattenne alquanto di più non so per qual combinazione. Frattanto arrivati i primi a San Martino si videro andare a dritto l'Oca e la Pantera [fantino Campanino], senza però ricomparire, e fu allora che entrò prima la Contrada dell'Onda, la quale rimase vincitrice avendo per fantino il Gobbo detto Saragiuolo.
Terminata la corsa fu consegnato il Palio alla detta contrada senza questione alcuna dai giudici della vincita, che questa volta erano i signori Bernardino Sergardi, Augusto Venturi Gallerani, ed Avv.Federigo Martinozzi.
Così terminò lo spettacolo senza alcun inconveniente, ed anzi con soddisfazione generale, mentre un abbondante numero di spettatori (sebbene non avesse potuto assistervi l'Imperiale e Reale Corte, come si sperava, per impreviste circostanze) (a) e gran quantità di militari di ogni arme che vi assistevano lo resero oltremodo brillante ed ordinato.
(a) Le circostanze che impedirono alla Corte di portarsi a Siena, come era già destinato, e per cui era stata preparata altra più munifica festa, furono la morte di sua maestà Carlo Alberto ex re di Piemonte, e la malattia dell'arciduchessa Maria Cristina, figlia di sua altezza il granduca Leopoldo II, nostro amatissimo sovrano.

21 Ottobre 1849
carriera appettante a quella
sospesa del 2 luglio 1948

Due furono i motivi per cui la Civica magistratura deliberava doversi fare questa festa, ed erano i seguenti:
1° Quello di festeggiare il ritorno di sua altezza il granduca Leopoldo Secondo e sua real famiglia in Siena, dopo la forzata assenza dalla Toscana in conseguenza dei politici sconvolgimenti accaduti nei mesi decorsi.
2° L'altro di celebrare l'inaugurazione della nuova strada ferrata da Siena ad Empoli, circostanza che faceva incominciare per la città nostra una nuova epoca di prosperità.
E siccome la prima causa accennata era per noi la principale, convien dapprima notare l'ingresso della prefata famiglia imperiale e reale in Siena, il che accadde nel giorno 13 del corrente mese. Alle due pomeridiane dunque giungevano alla porta Camullia gli augusti personaggi, cioè il Granduca, la Granduchessa e loro figli, ed ivi erano ricevuti dalle autorità tutte civili e militari dalle diciassette Contrade e da immensa quantità di popolo d'ogni condizione accorso a rendere omaggio alla reduce reale famiglia. Entravano in Siena preceduti dalle bandiere spiegate delle dette Contrade, dalla banda civica, ed in mezzo agli applausi di tutta l'affollata popolazione. Le finestre della strada per ove passava il corteggio erano tutte adorne di arazzi e bandiere e le campane tutte della città suonavano a festa. Chiudeva in fine il corteggio stesso, un drappello di FF.Cacciatori a cavallo.
Giunta l'Altezza sua al Real Palazzo si affacciò più volte alla ringhiera unitamente a tutti gli altri e qui più che altrove risonavano vivi gli applausi, e fu unanime e sincera la dimostrazione di affetto che il popolo dedicò al buon Principe di cui da tanto tempo desiderava il ritorno.
Nel giorno appresso (14) alle ore undici e mezzo antimeridiane ebbe luogo per mano dell'illustrissimo reverendissimo monsignor arcivescovo Mancini la benedizione della strada ferrata nel luogo detto Montarioso e dopo in compagnia della real famiglia ed un seguito di circa a 600 persone eseguì egli medesimo la corsa fino ad Empoli, da cui nel giorno stesso tornarono tutti col medesimo treno senz'alcun inconveniente.
Bellissima e nuova affatto riescì per noi questa festa, e se la pioggia quasi continua non l'avesse alquanto disturbata sarebbe stata certamente straordinaria ed oltre modo magnifica.
Venendo poi a parlare della Corsa tonda su indicata, fu questa stabilita per il di 21 corrente ed infatti nel giorno stesso alle ore tre pomeridiane già vedevasi la Piazza del Campo tutta piena di popolo guarnita da numerosa truppa toscana ed austriaca e per la maggior parte d'infanteria ed intanto si apriva la festa con il consueto corso di carrozze; il numero di queste bensì era assai limitato, e se non vi fossero comparse le carrozze imperiale e reale Corte, si poteva dire quasi nullo. Moltissimi furono e assai ripetuti gli applausi fatti dal popolo alla real famiglia non solo durante le girate da essa fatte nel corso, quanto ancora allorquando comparse al solito posto assegnatole nella ringhiera del Casino.
Dato quindi l'avviso per il principio della festa entrava in Piazza il consueto corteggio coll'ordine seguente. 1° Un distaccamento di regi Cacciatori a cavallo. 2° I dieci tamburi delle Contrade ammesse alla corsa. 3° Gli alfieri delle sette Contrade escluse ecc. 4° La banda militare addetta al reggimento Toscano di guarnigione. 5° I rappresentanti le dieci Contrade ammesse alla corsa con i respettivi alfieri e comparse. 6° La banda comunitativa. 7° I cavalli corridori con i respettivi parafrenieri (sic). 8° I fantini delle Contrade ammesse sopra altri cavalli. 9° Finalmente il carro con le bandiere delle 17 Contrade e il drappellone da darsi al vincitore. Terminato il giro delle Contrade ed altro formante il corteggio, i regi Cacciatori suddetti eseguirono il secondo giro di perlustrazione nella piazza, e dato il segno col solito mortaletto i fantini si disposero a presentarsi alla mossa.
Le Contrade che prendevano parte alla corsa erano le seguenti:
Chiocciola, Oca, Tartuca, Aquila, Pantera, Istrice, Drago, Civetta, Unicorno, e Onda.
I Giudici per le mosse i signori nobile Giovan Battista della Ciaja, ed Antonio Brocci. Per la vincita i nobili signori Alessandro Sergardi, Giovanni Placidi ed Orazio de'Vecchi.
Giunti frattanto i fantini al canape venne data senza ritardo la mossa e la prima a scappare era l'Onda [fantino Stralanchi] che per altro fu ben tosto passata dalla Tartuca [fantino Bonino Filio] la quale si mantenne prima per qualche tempo e finché non venne raggiunta e oltrepassata dalla Civetta [fantino Piccolo Campanino] questa continuò ad esser prima per una intiera girata ma sulla voltata appunto di San Martino cadde ne altro si seppe di lei. Allora passò avanti nuovamente la Tartuca ma sopraggiunta ben tosto dall'Oca fu superata e contrastando ambedue queste Contrade per quasi tutta l'ultima girata rimase in fine vittoriosa l'Oca avendo per fantino il Gobbo detto Saragiolo. Il Palio fu consegnato senza il più piccolo contrasto.
Così terminò questa festa sebbene in una stagione poco favorevole e contrariata alquanto dalla minaccia di pioggia pure riuscì piuttosto brillante e per la varietà di contrasto della corsa e per la presenza della real famiglia, e per la quantità del popolo accorso, non che per esser decorata da milizia d'ogni specie ed in numero straordinario essendovi presente come dissi oltre alla truppa toscana gran parte ancora di quella imperiale e reale austriaca, che da due mesi in circa forma il presidio misto della nostra città. Finalmente convien fare osservare come il fatto ebbe effetto senza il più piccolo inconveniente.

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