- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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16 e 18 agosto 1839

Vinse il Palio la Contrada della Torre correndoci Francesco Santini detto il Gobbo [Saragiolo] nel cavallo bajo scuro di Antonio Rogani.
La carriera riescì poco garosa perché poco dopo la mossa alla quale si erano accostati per quattro volte scappò prima la Torre e tale sempre si mantenne non avendo avuto che il contrasto della Lupa [fantino Partino Minore] all'ultima girata.
La Chiocciola [fantino Beppaccio], e la Tartuca [fantino Prete] poco dopo data la mossa si azzuffarono.
Le Contrade che corsero furono: Unicorno, Torre, Nicchio, Bruco, Lupa, Selva, Pantera, Onda, Tartuca, e Chiocciola.
La Festa fu onorata dalla presenza di sua Altezza reale che unitamente alla reale consorte, figlio maggiore, ed alla Granduchessa vedova arrivarono a Siena parte la sera del 13 agosto, e parte la sera del 14.
Comparvero le dieci Contrade in Piazza con abito di panno di colore analogo fatto in quell'anno dalla Comune con obbligo alla Comune di mantenergli per 20 anni, e furono sventolate le duplici bandiere delle 10 Contrade suddette accompagnate dal suono delle due bande istrumentali della Comune, e dei dilettanti.
Nel 15 agosto fu eseguita la solita Corsa alla lunga e nel 17 detto altra Corsa fatta eseguire dalla Contrada del Nicchio.
Nel 18 a proposizione del signor conte Mario Nerucci Deputato alli spettacoli fu per la prima volta fatto correre per mezzo di questua nel (sic) Piazza Grande con cavalli senza fantino, un Palio, assegnati nella mattina stessa della Corsa alle 10 Contrade che nella domenica precedente erano state estratte a sorte in casa del signor conte Nerucci, cioè, Torre, Civetta, Lupa, Tartuca, Drago, Bruco, Giraffa, Valdimontone, Pantera, e Chiocciola, e restò vittorioso il cavallo della Pantera, qual Contrada, ebbe scudi 5 essendo stato dato altri scudi dieci a Pietro Bianchi padrone del cavallo.
La sera del 19 festa di ballo a Corte, e la sera del 20 festa di ballo al Casino dei Nobili. Il Sovrano colla reale consorte e sorella partì da Siena il di 21 e il 22 partì il resto della real famiglia.

17 agosto 1841

Dopo il lasso di 122 anni si vidde (sic) di nuovo un Palio di 17 cavalli consegnati alle 17 Contrade della città, fatto correre per mezzo di questua col premio di £ 60 al padrone del cavallo vincitore = di £ 30 al fantino =, e di £ 20 alla chiesa della Contrada egualmente vincitrice. E di più col premio di £ 30 al padrone del cavallo, che venne a vincita di Palio secondo, e di £ 10 al fantino.
I cavalli furono assegnati alle Contrade la mattina stessa del 17, ed alle ore 9,30 fu fatta la solita prova.
La Festa fu decorata dalle 34 bandiere delle 17 Contrade ossia in doppio numero scambiate, dalle comparse delle medesime con gli abiti della Comunità civica, seguite dai respettivi fantini, e da due bande, cioè civica, e quella dei dilettanti accademici con l'alta uniforme rossa, e questa godé del privilegio della preminenza.
Data la mossa scappò primo il Nicchio [fantino Pierino Rosso] a qualche distanza, che vinse il Palio seguitato dall'Aquila [fantino Bonino]. La Lupa [fantino Campanino] e l'Onda [fantino Spazzino], che sembravano poter passare il Nicchio, alla seconda girata caddero, e le altre Contrade poco, o nulla figurarono, e diverse di esse caddero.
Il fantino del Nicchio, sebbene si trattasse di corsa straordinaria, ebbe la permissione di poter questuare, e seguitò per due giorni. Il cavallo vincitore fu lo stesso del dì 16 agosto.

3 luglio 1842

Vinse il Palio il Bruco nel suddetto giorno rimesso per essere festivo correndoci Bonino il figlio, nel cavallo morello di Antonio Riccucci fabbro a Grotti.
Data la mossa scappò prima a gran distanza l'Oca [fantino Campanino] seguita dalla Torre [fantino Gobbo Saragiolo] che nel finire della prima girata cadde, ed allora restò secondo il Bruco con appresso la Tartuca [fantino Pierino Rosso] e quindi la Civetta [fantino Partino Maggiore], ma al principio dell'ultima girata entrò primo il Bruco, e vinse il Palio. Restata seconda l'Oca terza la Tartuca,e quarta la Civetta, le altre Contrade non figurarono.
Le Contrade che corsero erano: Istrice, Bruco, Chiocciola, Aquila, Nicchio, Onda, Civetta, Selva, Torre, Oca.
Nel giorno della dazione dei cavalli alla prima prova il cavallo dell'Onda urtò a S.Martino in uno spigolo di una bottega e morì sul momento, talché fu ordinato che d'ora in avanti i cavalli si dassero (sic) nella mattina senza far prove fino al dopo pranzo per meglio prepararsi a correre.
E gli ondaioli ne pagarono il valore in monete 20 al Turillazzi padrone del cavallo.

18 agosto 1842

Fu fatto correre dal pubblico un Palio di tutte 17 le Contrade che era stato destinato corrersi il 17, e furono assegnati alle Contrade i cavalli la mattina stessa del 18 e fatta la prova l'ora solita.
Lo spettacolo fu decorato dalle comparse delle 17 Contrade, e con un carro denotante la Vittoria, ma la carriera riuscì pessima perché fu sempre primo l'Istrice [fantino Saltatore] e non vennero a vincita di Palio che il suddetto, la Chiocciola [fantino Bonino], l'Unicorno [fantino Ghiozzo], i fantini delle altre Contrade per la maggior parte caddero, e sei andarono subito in S.Martino, e gli altri scesero quasi subito da cavallo, onde non restarono in corso che le suddette ed il cavallo scosso del Nicchio [fantino Pierino Rosso] che fece dietro all'Istrice quasi tutte le girate ed al Casato all'ultima girata fu fermato.
Il premio al cavallo vincitore fu di £ 60 e di £ 30 al fantino e di £ 20 alla Contrada vittoriosa e fu dato un secondo premio di £ 15 al fantino della Chiocciola che fu secondo, e di £ 20 al padrone del cavallo della medesima che fu contrastato dal fantino dell'Unicorno pretendendo che la Chiocciola avesse fatto due sole girate conforme moltissime persone attestavano non avendola mai veduta correre, ed essendo molto verisimile (sic) che si fosse fermata, e non osservata fra la confusione di tanti cavalli.
Le suddette due feste furo (sic) in questo anno onorate dalla presenza del real Sovrano con la real consorte, e real sorella, arrivati a Siena fino dalla notte precedente il 14 agosto.

18 agosto 1842

Vinse l'Istrice col cavallo morello maltinto di Leonardo Barbetti, correndoci il Marrazzini. Fù sempre primo a gran distanza l'Istrice. Non si viddero in corso che il suddetto, il cavallo scosso del Nicchio, la Chiocciola, ed il Leocorno. Le altre Contrade o caddero, o si fermarono. La Chiocciola arrivò prima, ma fù detto che non avesse fatto che due girate; ma siccome ciò non fù abbastanza provato, così ebbe il secondo premio, che forse sarebbe spettato al Leocorno.


2 luglio 1844

La mattina di S.Pietro alle 8 antimeridiane furono dati i cavalli alle Contrade che correvano cioè Civetta, Chiocciola, Drago, Montone, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva e Torre.
Alla prova della mattina del primo luglio Brandino detto Ghiozzo che era sulla cavalla sfrenata della Pantera che a niuno era riescito (sic) piegarla, circa S.Martino sentendosi portar via gli diede una stratta (oggi si direbbe strattone) e messa in terra, nella caduta il Ghiozzo si ruppe il braccio destro; non vi accaddero altre disgrazie.
Andate alle mosse le Contrade circa alle 23 scapparono di gran fuga il Nicchio [fantino Bicchierino], Oca [fantino Pierino Rosso] e Selva [fantino Partino Maggiore] e battuto il petto del cavallo al canape rovesciarono in terra, ed il cavallo del Nicchio passò di sotto il canape; ripreso e risalito di nuovo si presentarono e caduto il canape principiò la corsa quale riuscì delle più garose.
Scappato prima il Drago [fantino Saltatore] fu subito passato dall'Onda dove correva il giovane Bonino ed alla piegata di S.Martino formavano un gruppo l'Onda, l'Oca, Chiocciola [fantino Campanino], Drago, Montone [fantino Spavento] e la Selva. L'Onda tratteneva con nerbo l'Oca che contrastava a mezzo cavallo e teneva ancor dietro le altre Contrade che passar volevano dall'altra parte. Alla seconda girata a S.Martino cadde l'Oca per virtù dell'Onda e Chiocciola, e all'Onda datogli giù il cavallo e rimessogli si avvantaggiò la Chiocciola che subentrò prima per lampo a S.Martino e per la terza volta si vide primiera l'Onda. Alla Costarella entrò primo il Nicchio scappato ultimo senza nessun contrasto il quale non poté farsi neppure dall'Onda perché il cavallo malato era del tutto fiaccato dal continuo contrasto e non più passato vinse il Nicchio, di miglior cavallo delle altre, di 3 cavalli staccati 2.a l'Onda e 3.a era entrata la Torre [fantino Gobbo Saragiolo] che pur essa con valore contrastò il passo.
I nicchiaioli contenti per la riportata vittoria fecero in lode del garzoncello fantino Pietro Tarquini detto Bicchierino due sonetti che vennero da loro distribuiti per la città in occasione del consueto giro ai protettori, abitanti e geniali, e fece buone mance da ogni sorta di persone.

2 luglio 1845

Dopo avere avuto luogo il consueto corso delle carrozze, entrarono in Piazza le Contrade coll'ordine assegnato loro, e fecero il solito giro attorno ad essa; osservandosene alcune, e specialmente l'Istrice, ed il Bruco, far mostra di graziose ed eleganti comparse, vestite alla militare, e con i colori che di ciascuna erano proprj.
Dato quindi il segno della corsa con il mortaletto, si presentarono i dieci fantini al canape con bell'ordine, e così si mantennero finché dai signori giudici nobile signor Bernardino Sergardi, e Remigio Bellugi, fu essa data con precisione, e maestria, talché certamente meritarono questi giustissima lode.
Partiti tutti insieme dal canape si vide andare innanzi la Tartuca [fantino Campanino], che essendo tosto raggiunta dalla Selva [fantino Gobbo Saragiolo] e dalla Lupa [Bonino Figlio] dové molto contrastare con ambedue, contrasto che le costò caro poiché quasi può dirsi essere stato quello che decise l'esito della corsa in favore d'altra contrada. Infatti giunti così alla piegata di S.Martino il fantino dell'Unicorno profittando della confusione in cui si trovavano i tre primi suddetti girando al di fuori molto a largo spinse il suo cavallo avanti a tutti e molto si avvantaggiò. Continuando così per tutta la prima girata, e gran parte della seconda, sembrò in un momento che nascesse la probabilità di veder raggiungersi il primo, specialmente dalla Selva il di cui cavallo era guidato dal nominato Gobbo detto Saragiuolo, o Saragiolo. Ma giunto questi alla voltata del Casato, o sia che egli non fosse in grado di evitare il pericolo per essere assai malmenato dalle percosse avute ovvero fosse spinto verso il colonnino dal fantino della Lupa, il fatto è che urtando in esso con violenza nel tempo appunto che tentava di farsi avanti a tutta possa, cadde all'indietro sul terreno, ed il cavallo della Pantera [fantino Bonino], che veniva di poi lo calpestava, facendoli nella testa una grave ferita, che però non ebbe triste conseguenza. Cessata in tal guisa la speranza che il cavallo dell'Unicorno potesse essere raggiunto da alcuno, si mantenne infatti sempre innanzi a gran distanza dagl'altri, e com'era naturale giunto il primo alla meta riportò la vittoria, lasciando immediatamente dietro a sé la Lupa, la Tartuca, e quindi tutti gli altri.
Da ciò dunque si rileva che la corsa fu pochissimo contrastata, che (tranne la caduta della Selva) non presentò aneddoti rimarchevoli, che infine solamente è da considerarsi rara la perspicacia e la destrezza del fantino dell'Unicorno, essendo egli un giovanetto di soli 14 anni chiamato per soprannome Sagrino, il quale però molto fu coadiuvato dalla bravura del cavallo, che assai più pratico della Piazza e superiore era di forza a tutti gli altri.

2 luglio 1846

Cominciava la Festa secondo il consueto con il corso delle carrozze, le quali però erano in pochissimo numero. Precedute le Contrade da uno squadrone di Cacciatori a cavallo, entravano in bella ordinanza dalla via del Casato nella Piazza, ed in quest'anno erano le seguenti, cioè:
Istrice, Drago, Torre, Oca, Montone, Civetta, Pantera, Chiocciola, Giraffa, Onda.
Ad eccezione di poche, facevano esse nel maggior numero gradita comparsa, per la decenza, e montatura dei respettivi uffiziali, i quali in abito moderno militare, e colorito a seconda di ciò che conveniva, procedevano con quell'ordine migliore, che a render grata la Festa concorre.
Veniva quindi una numerosa banda musicale, che per amichevole convenzione fatta fra le due bande (civica e dei dilettanti) riunitesi insieme in quest'occasione, e coll'aggiunta di alcuni cittadini, e nobili amatori di musica, costituiva un bel complesso di suonatori, essendo formata da circa ottanta individui. Perciò questa straordinaria filarmonica riunione non poco accrebbe di lustro, ed ornamento alla Festa medesima, e molta fu la soddisfazione, che nel pubblico eccitò, come chiaramente lo dimostrarono gli applausi continui in cui veniva ricevuta da esso.
Chiudeva in fine il corteggio il consueto carro in cui vedevansi le bandiere delle sette Contrade escluse dalla corsa, ed il palio da darsi al vincitore, che dopo essere stato consegnato ai signori Giudici della vittoria, e terminato il giro della gran Piazza, tutti presero i loro posti, aspettando con ansietà l'esito della corsa, a cui già si preparavano i fantini montati nei respettivi cavalli.
Si dava intanto il segnale consueto, che ne annunzia il principio col solito mortaletto, facevano i regi Cacciatori suddetti il loro ultimo giro attorno il Circo, i cavalli corridori si avvicinavano al canape con sufficiente ordine, e quiete, ed erano insomma di già presso alle mosse a cui presiedevano come giudici il nobile signor Carlo Grisaldi Taja, ed il signor Ansano Lunghetti.
Calato il canapo scapparono tutti insieme i cavalli, essendo però quello dell'Onda [fantino Campanino] avanti agli altri fino presso la Fonte dove fu superato destramente dall'Oca [fantino Storto], la quale si mantenne prima quasi fino all'ultimo della carriera. Giunti alla piegata di San Martino si trovavano del pari presso che tutti insieme, ed intanto il Montone [Gobbo detto Saragiolo] tentava ogni mezzo per avanzarsi con il suo bravissimo cavallo ma combattuto energicamente dal fantino dell'Onda non poté ciò effettuare. Durò questa lotta accanita per tutto il tratto successivo della corsa, mentre anche gli altri che tutti rimasero fra loro vicini tranne il Drago [Bonino Figlio] caduto a San Martino, pur si battevano, e davan mostra di destrezza nel contrastarsi il passaggio.
Già eran presso alla meta prefissa, e nulla pareva, che oppor si potesse alla vittoria dell'Oca, quando quasi sul punto stesso della vincita, si trovò ella ai lati l'Istrice [fantino Bicchierino] e la Civetta, e questa anzi avanzando di poco, ed all'impensata del suo cavallo, vinse il Palio con gran sorpresa di tutti, essendo il fantino vincitore un tale soprannominato Sagrino.
Fin qui tutto aveva proceduto in buonissima regola, e gradito spettacolo avevano offerto le più e diverse gare accadute senza pericolo di alcuno, mentre uno strano accidente sorse per poco a turbare la quiete, e gioia generale. Alcuni fanatici partigiani dell'Oca falsamente persuasi della vittoria, o piuttosto amanti dei disordini, e dei tumulti, assalirono per così dire il palco dei Giudici per la parte posteriore che guarda la Costarella, e prepotentemente chiedevano la bandiera trovando però viva, e giusta opposizione nei signori giudici nobile signor Alessandro Sergardi, e nobile signor Ottavio Spennazzi, se ne impadronirono a forza, e dopo aver maltrattati i medesimi non che molte altre ragguardevoli persone ivi presenti, lo involarono ad onta, che si gridasse loro da tutti non gli appartenere.
In mezzo a tale emergenza mostrandosi i giudici bastantemente fermi ed attaccati alla giustizia si pronunziarono assolutamente per la Civetta, e nonostante che il Palio, ed il fantino fossero portati in trionfo, e per la Contrada dell'Oca, alla Chiesa di Provenzano, e per la città, furono però obbligati i rappresentanti della medesima a renderlo alla Contrada vincitrice, come infatti fecero nella mattina seguente, senza ulteriori difficoltà, umiliazione ben meritata, ed a cui applaudì tutta la sanese popolazione.
Così ebbe termine lo spettacolo, il quale fu oltremodo gradito, e per la varietà degli aneddoti occorsi, e per il regolare andamento con cui fu condotto. Che se accadde il disordine su enunciato, ciò per altro si limitò alla cognizione per il momento di quelle sole persone, che si trovavano sul palco dei Giudici, mentre la moltitudine, che si trovava sulla Piazza di poco se ne accorse, tranne per la resoluzione manifesta di non dar subito il Palio come di consuetudine.

2 luglio 1846

Vinse la Civetta col cavallo del Guicciardini di Prato correndoci Sagrino. Da una buona mossa sebbene inaspettata fù prima la Chiocciola, che fù poi passata dall'Oca. L'Onda si nerbò col Montone, e l'Istrice colla Pantera. Il Drago cadde a S.Martino nella terza girata. La Civetta intanto avanzandosi arrivò l'Oca e la passò a vincita di palio della sola testa del Cavallo; onde è che l'Oca sostenendo di aver vinto il palio prese il Drappello, che dovette consegnare alla Civetta nella mattina del giorno seguente.

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