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Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso
dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"
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cronache da 1800 al 1809
cronache da 1810 al 1818
cronache da 1819 al 1827
cronache da 1839 al 1846
cronache da 1847 al 1849
cronache da 1850 al 1855
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15, 16 e 17 agosto 1828
15 agosto. Fu corsa la solita Carriera alla lunga, e riportò il
premio la cavalla stornella marcata di numero 4 del nobile signor
Giovan Battista Ottieri della Ciaja di Siena raccomandata al nobile
signor Angiolo Bargagli. I cavalli erano in numero di 9. La carriera
riescì assai garosa. La mossa riescì assai confusa, essendo scappati
a credenza(fuor di proposito)due cavalli. Il tutto fu eseguito sotto
la direzione dei signori Giovanni Cosatti, e dr.Francesco Bandiera.
16 detto. Fu ripetuta altra Carriera alla lunga col premio al vincitore
di lire ottanta fatta correre dalla Contrada della Lupa, e
riportò la vittoria il cavallo del signor Francesco Conti di Montrappoli
marcato di numero 8. La carriera riuscì bella, ed i cavalli segnati
erano in numero di otto.
17 agosto. Vinse il Palio, rimesso in detto giorno per comodo della
festa, la Contrada del Leocorno col cavallo bajo di Giovanni
Batazzi correndoci Campanino.
Questa Corsa fu onorata dalla presenza dei nostri Sovrani e della
Granduchessa vedova arrivati in Siena la mattina del 14 del predetto
mese.
Nell'occasione di essa si viddero (sic) sventolare nella Piazza in primo
luogo le duplici bandiere delle 17 Contrade, e quindi le comparse di
dette diciassette Contrade vestite alla spagnola, ed in seguito
preceduto dalla nostra banda un carro denotante la Pubblica
Allegrezza posta in mezzo alla Felicità, e alla Abbondanza
con dei puttini rappresentanti il Riso, lo Scherzo, ed il
Piacere, e più gruppi di genj, uno di essi suonanti varj
strumenti, ed altri in atto di intrecciare varie danze, e chiudevano la
marcia i dieci atleti sopra i cavalli di rimonta, seguitati dai dieci
destrieri destinati al corso.
Fatto che ebbero le dette comparse il giro della Piazza, fu data la
mossa, e la carriera riescì alquanto garosa, nella quale furono prime
quattro Contrade, cioè Valdimontone, Drago, Oca, e
finalmente per più di una intera girata il Leocorno che vinse il
Palio.
Il tutto eseguito sotto la direzione degli illustrissimi signori
deputati cav. Adriano Gori Savini e dr.Francesco Bandiera.
Sebbene lo spettacolo tutto insieme riuscisse brillante assai, la corsa
però fu molto mediocre, poiché, cominciando dalla mossa sotto la
direzione dei medesimi Giudici del precedente luglio, questa non fu
mossa, ma una scappata, prima che i cavalli si presentassero al
canape. Nella prima mossa tutti erano in massa, voltò primo il Montone,
ma cadde al Casato, e gl'andò dietro la Lupa.
Entrò prima l'Onda, e prima si mantenne sino all'ultima girata,
perché cadde a S.Martino malamente.
Il Leo trapassò, e vinse.
Alla fine della corsa non si vidde, che le dette due Contrade, et in
distanza la Tartuca. Altro non si vidde.
L'Onda fece una brutta cascata a S.Martino.
Le Contrade che corsero furono: Lupa = Pantera = Istrice
= Drago = Tartuca = Nicchio = Montone =
Onda = Leocorno = Oca.
16 agosto 1829
16 agosto. Vinse il Palio la Contrada del Valdimontone
correndoci Francesco Santini detto Saragiolo nel cavallo morello del
nobile signor Giovan Battista della Ciaja.
La corsa fu garosa, poiché dal canape scappò prima l'Aquila,
quale caduta, furono prime in seguito la Giraffa, la Selva,
ed il cavallo scosso del Leocorno, quale restato indietro
all'ultima girata a S.Martino entrò il primo il Valdimontone,
che era stato trattenuto dal fantino del Leocorno nella seconda
girata, e vinse il Palio, arrivando seconda la Giraffa, e terza
la Selva.
Lo spettacolo fu onorato dalla presenza di sua altezza imperiale e
reale il granduca Leopoldo arrivato in Siena la sera del 14 agosto, e
trattenutosi fino alla sera del 18.
Nella predetta festa comparvero le raddoppiate bandiere di tutte le 17
Contrade e le comparse delle 10 che correvano cioè Selva,
Aquila, Lupa, Civetta, Leo, Torre,
Valdimontone, Giraffa, Bruco, e Chiocciola,
ed oltre la banda solita comunale comparve per la prima volta una nuova
banda di dilettanti coll'uniforme rossa di scarlatto, ed in fine venne
un magnifico carro rappresentante l'Etruria riconoscente per il bene che
prepara il Sovrano alle nostre Maremme coi nuovi lavori intrapresi, nel
qual carro viene espressa nella parte superiore l'Etruria
Personificata, e nella parte inferiore i tre principali fiumi della
Toscana, Arno, cioè, Arbia, e Ombrone.
Il tutto eseguito sotto la direzione dell'illustrissimi signori cav.
Adriano Gori Savini e cav. Celio Perini Brancadori Deputati agli
spettacoli.
15 e 16 agosto 1831
15 agosto. Non fu eseguita la solita Carriera alla lunga in
detto giorno mediante una continua pioggia, che fu rimesso nel giorno
17, che riportò il premio la cavalla baja dorata inglese marcata di
numero 7 del signor Silvestro Gasperini di Firenze raccomandata al
nobile signor cav. Francesco Bandini Piccolomini. I cavalli erano in
numero di sette. La carriera riescì assai garosa. La mossa parimente
bella, e tutto eseguito sotto la direzione degli illustrissimi signori
marchese Girolamo Ballati Nerli, e Luigi Romualdi Deputati agli
spettacoli.
16 agosto. Vinse il Palio la Contrada della Torre correndoci
Carlo Brandani detto Brutto nel cavallo bajo di Giovanni
Batazzi.
La carriera fu poco garosa perché, scappata dalla mossa prima la
Torre, tale sempre si mantenne, e vi fu solo un poco di contrasto
alla prima girata con la Tartuca, che fu subito trattenuta dalla
Lupa, e quindi a forza di nerbate fu tenuta sempre indietro,
dopo di che entrò secondo il Bruco, e terza la Civetta,
che tali si mantennero fino a vincita di Palio, le altre Contrade nulla
figurarono.
La predetta corsa fu onorata dalla presenza del regio sovrano
Leopoldo II unitamente alle due minori figlie, alla sorella Maria Luisa,
ed alla granduchessa, vedova Maria Ferdinanda.
In detta festa oltre le due bande strumentali comparve un carro
denotante il Trionfo di Cesare scortato da alcune divinità campestri,
qual carro fermatosi sotto il Casino ove erano le predette regie
persone, fu cantata dai rustici abitatori della compagnia di detta dea
una canzone. Il detto carro era preceduto da dieci compagnie di
garzoncelli, e donzelle vestiti con i colori analoghi delle respettive
Contrade, che festeggiando danzavano.
Il tutto eseguito sotto la direzione dell'illustrissimi signori Marchese
Girolamo Ballati Nerli, e Luigi Romualdi Deputati agli spettacoli.
Le Contrade che corsero furono le seguenti: Chiocciola = Drago
= Montone = Leocorno = Torre = Bruco =
Civetta = Lupa = Giraffa = Tartuca.
15 e 16 agosto 1832
15 agosto. Fu eseguita la solita Carriera alla lunga che riescì
bruttissima, essendo soli tre i cavalli segnati per la detta carriera.
Vincitore fu il cavallo inglese del signor conte Anatole de Demidoff,
di gran lunga superiore agli altri due, perché non ostante che cadesse
due volte, vinse la bandiera.
16 agosto. Vinse il Palio la Contrada dell'Oca correndoci
Francesco Santini detto Il Gobbo nel cavallo morello di Paolo Coppi.
Il Palio fu uno dei più scelerati, che siansi mai veduti per cagione
d'una più, che scelleratissima mossa dal famoso, presontuosissimo,
ignorantissimo signor Adriano Pieri.
Il voler descrivere tal mossa: si sappia soltanto, che niun fantino era
al suo posto. L'Aquila aveva il settimo posto, e si mise in terzo
posto a oggetto di tenere la Selva, che tenne anche prima, che
sonasse la tromba e recò un gran pregiudizzio a quella disgrazziata
Contrada, che sono più di sessanta anni, che non ha vinto Palio, e
questa volta era sicura di vincere. Tutto fu maneggiato, perché vincesse
il Gobbo, che correva nell'Oca, che, per colmo di birbanteria,
si era tutto insaponato, perché, se mai fosse stato preso, non potessero
tenerlo, atteso lo scivolo. Il fantino poi, che prese la Selva
comprato dall'ocajoli, e dal Gobbo, e la prese al canape contro il
regolamento, cioè prima d'arrivare alla Fonte, era l'ajuto del boja di
Firenze. Il Montone prese il Nicchio, e caddero ambedue.
L'Oca vinse, tutto però per mezzo d'intrighi.
Il fantino però dell'Aquila fu condannato a otto giorni di
carcere ed all'esilio perpetuo dal Vicariato Sanese.
18 agosto 1833
Vinse il Palio la Contrada della Lupa col
cavallo morello di Lorenzo Jacopi oste restato scosso per essere caduto
alla prima girata a S.Martino il fantino Giovanni Brandani detto
Pipistrello unitamente alla Giraffa ed al Leocorno.
Caduta la Lupa entrò primo il Bruco che tale si mantenne
fino all'ultima girata nella quale fu passato da due cavalli scossi,
della Giraffa, e della Lupa il primo dei quali la (sic)
vincita del Palio fu passato dai due cavalli scossi che il secondo
vinse il Palio. I cavalli furono assegnati alle Contrade la mattina
della festa dell'Assunta ma le prove non furono fatte che al giorno
dopo pranzo. Il nerbo ai fantini non fu dato che presso la mossa.
Le Contrade che corsero furono = Istrice, Bruco,
Chiocciola, Valdimontone, Giraffa, Leocorno,
Lupa, Pantera, Tartuca e Torre.
La detta Festa fu decorata oltre il solito, primieramente vi comparve
il carro che portava il Palio ove erano appese le bandiere delle 7
Contrade che non correvano, indi vennero i dieci fantini e cavalli
delle dieci Contrade destinate per la corsa, quindi una banda
istrumentale seguita dalle duplici bandiere delle 17 Contrade, e poscia
ne venivano le comparse delle 10 Contrade che correvano erano vestiti
con soliti abiti della Comune forniti di tutto il numero di 102 si
vidde (sic) in seguito venire altra banda, e quindi una comparsa di 60
cavalieri vestiti di velluto che precedevano un carro rappresentante
l'incontro dell'imperatore d'Austria Federigo III con Eleonora
principessa di Portogallo sua sposa seguito in Siena nell'anno 1481 in
occasione che si portavano a Roma ad incoronarsi.
La detta corsa fu onorata dalla presenza di sua altezza imperiale e
reale Leopoldo II unitamente alla di lui novella sposa Maria Antonia
real principessa di Napoli, ed all'arciduchessa Mam lui sorella (sic),
che arrivò la prima a Siena la sera del di 13 agosto, mentre i detti
reali sposi fecero ingresso solenne in Siena la sera del di 14 scortati
da numerose torcie (sic) delle 17 Contrade, e accompagnati da due bande,
e da raddoppiate bandiere con più da diversi fanciulletti, alcuni dei
quali vestiti da geni, ed altri da giardinieri in n° di 4 per ciascuna
Contrada. Nella mattina della festività dell'Assunzione di Maria Vergine
si fece il solito servizio di chiesa alla Metropolitana, coll'intervento
dei nostri reali personaggi, e di tre vescovi suffraganei, oltre il
nostro Arcivescovo, e nel dopo pranzo vi fu la solita Carriera dei
barberi, ed altra Corsa di cavalli sciolti, fu data nel giorno 16 dalla
Contrada del Valdimontone, e nella sera di detto giorno fu data
dagl'Accademici Rozzi una festa di ballo nelle loro stanze. La sera poi
del 17 dalla nobil Conversazione del Casino fu data altra festa di
ballo, e nel 18 ebbe luogo la Corsa alla tonda sopra descritta.
Il giorno poi del 19 fu la festa data sulla Lizza rappresentante una
fiera cinese eseguita come appresso: presso la statua dell'Ercole al
principio della Lizza era stato eretto il palco per la regia corte, ed
all'intorno del prato della Lizza vi erano i padiglioni delle 17
Contrade, e internamente da una parte vi era un palco per l'estrazione
delle 30 doti da conferirsi a sorte dalla Comune, e dall'altra in faccia
al precedente altro palco pel gioco della tombola, e due palchetti per
le bande istrumentali, e quattro botteghe di mercanzie, e nel luogo
detto il Tegame nella parte superiore due botteghe che una per la
trattoria e l'altra pel caffè ed accanto a queste altro palchetto per
la banda. La detta festa fu aperta dalle 17 Contrade alle ore otto della
mattina e durò fino all'aurora del giorno susseguente, nel corso di
questa festa furono inalzati (sic) due globi areostatici (sic), vi fu
la cuccagna, l'altalena, e furono fatti dei giochi di forza, e nella
serata furono incendiate due macchine di fuochi artifiziati, e ciascuna
Contrada cenò sotto la sua tenda mentre nel mezzo del prato della Lizza
fu dato principio ad un ballo campestre. Le Reali persone si degnarono
di venire tre volte a detta festa, nella stessa sera fu data da sua
eccellenza il signor governatore Chigi una festa di ballo nel suo
palazzo: la Nazione ebraica pur volle festeggiare la presenza in Siena
del nostro Sovrano con illuminazione della Asinagoga (sic), nella sera
del 20 avendo fatto l'ingresso alla medesima dalla parte di S.Mattino.
Finalmente la sera del di 21 vi fu la festa di ballo a corte, e nel di
22 i reali coniugi alle ore quattro pomeridiane lasciarono Siena,
essendone precedentemente partita l'arciduchessa Maria Luisa.
2 luglio 1835
Vinse la Pantera col cavallo morello di Lorenzo Iacopi
correndoci Campanino. Dalla mossa escì primo il Montone, che a S.Martino
fù passato dalla Giraffa, e questa poi fù passata dalla Pantera nella
seconda girata, e vinse il palio. La Civetta, la Selva, e l'Aquila si
azzuffarono, e caddero subbito nella pianata, e la Lupa nell'ultima girata
dopo aver contrastato col Leocorno. Stecco che da niuna Contrada era stato
accettato per Fantino, montò nel cavallo scosso della Civetta, e sebbene
fosse indietro di una girata, si mise a contrastare colla Pantera, che era
prima, e poi cadde; onde fù carcerato, ed inibito di correre in Piazza.
2 luglio 1835
Vinse la Pantera correndovi Campanino nel cavallo
morello di Lorenzo Jacopi.
Brutta mossa data dal signor Selvi.
Pessima carriera parte derivata dall'intrighi, e parte per l'ignoranza
dei fantini.
Un caso singolare accadde, che uno scartato fantino, montò in tempo di
carriera in uno dei cavalli caduti, e si intruppò con quelli che
legittimamente correvano. Cagionò delli sconcerti, finalmente andò in
S.Martino, e fece una brutta caduta, spintovi dalle molte [nerbate]
che ricevette, tanto esso, che l'uomo, e cadendo andò a battere la testa
a S.Martino, e fu creduto dovesse morire, ma
portato allo Spedale, riacquistò la salute, e dallo Spedale fu condotto
alla carcere.
Il detto fantino ebbe per pena quindici giorni di carcere a pane, ed
acqua, proibizione di comparire in Siena dal 24 giugno, sino al 28
agosto, indi dalli sbirri condotto fuori del Vicariato.
16 agosto 1836
Vinse il Palio la contrada del Bruco correndoci
il Gobbo nel cavallo del Soldatini.
Il Nicchio scappò primo dalla mossa, ma a S.Martino fu passato
dalla Selva che essendo stata prima una girata fu arrivata dal
Bruco che entrò primo e non fu più passato, e vinse il Palio
essendo seconda la Selva, terzo il Nicchio e quarta la
Civetta. Il Leocorno cadde al canape, ma fu pronto a
rimontare, e corse.
La corsa fu onorata dalla presenza del granduca Leopoldo 2° colla sua
consorte, e coll'arciduchessa Maria Luisa arrivati a Siena il di 13
corrente.
Lo spettacolo fu decorato col solito carro delle sette Contrade che non
corsero, comparse di tutte 17 le Contrade dieci delle quali che
correvano precedevano 7 che non correvano, si sventolavano le duplici
bandiere delle 17 Contrade comparsero due bande istrumentali, poi tutti
e dieci i tamburi delle Contrade che correvano, e comparvero tutti
insieme i dieci fantini a cavallo.
Le Contrade che corsero furono: Oca, Nicchio, Giraffa,
Unicorno, Onda, Bruco, Drago, Civetta,
Selva, e Chiocciola.
Non essendo stata buona la mossa del Palio alla lunga corso nel giorno
antecedente fu il medesimo corso di nuovo la mattina del 16 a
mezzogiorno essendo restato vincitore il cavallo topato del signor
Raimondo Fomei di Grosseto. La sera del 17 fu una festa di ballo a
corte, e la mattina del 18 i Reali Personaggi partirono da Siena.
2 luglio 1837
Vinse il Palio l'Aquila correndovi Campanino
nel cavallo di Giovanni Piazzesi.
Non può mai descriversi abbastanza l'iniquità della mossa data dal
signor Giovanni Parigini unitamente al signor cancelliere Francesco
Bandiera. Basti il dire, che mossa non vi fu, ed i fantini se la presero
da per sé, senza aspettare né tromba, né canape, e basti poi il sapersi,
che poco mancò che non accadesse un'insurrezzione popolare, e se il
Parigini scampò la vita, ciò lo deve all'uffiziali della truppa
militare, che lo ricondussero a casa. Termino, e tralascio d'inoltrarmi
di parlare dei molti, e gravissimi sconcerti cagionati da detta mossa.
Si parli della corsa.
La corsa riuscì soddisfacentissima, e contrastata, e ne seguì ancora,
che l' poté agguantare la superiore a cavallo,
ed a fantino, che fu ben tenuto sino a che non caddero uno sopra
l'altro, e così l'Aquila vinse il Palio. La Torre fu
seconda, terza la Civetta, quarta l'Istrice.
2 luglio 1837
Vinse l'Aquila col cavallo bajo scuro di Giovanni
Piazzesi correndoci Campanino. Non essendo stata buona la prima mossa, fù
questa nuovamente data, dalla quale escì prima la Lupa, che a S.Martino fù
passata dall'Aquila, che non fù più raggiunta. A vincita di palio fù
seconda la Civetta. La Selva che aveva buon cavallo per essere escita
tardi dalla mossa fù trattenuta dall'Onda. Al Drago fù sostituito per
figura altro Cavallo, perchè il suo si era rovinato alle prove. Per il
dubbio che fosse stata buona la prima mossa non fù dato il palio
all'Aquila che nel giorno seguente. (vedi processo)
16 agosto 1837
Vinse il Bruco col cavallo morello di Giuseppe Carapelli
correndoci Saragiolo. Non fù buona la prima mossa, perchè non fù per tempo
dato il nerbo a tutti i Fantini; onde quelli che non l'avevano ancora
ricevuto, stettero fermi. Erano esciti dalla prima il Montone, il
Leocorno, e la Lupa, che cadde a S.Martino, tal che andò alla seconda
mossa lo scosso di lei cavallo. Dalla seconda escì prima la Tartuca, che
tale si mantenne per più di una girata, dopo la quale fù passata dal
Bruco, che vinse il palio. La Tartuca fù seconda. Il cavallo scosso era
fra i primi, ma fù trattenuto.
2 luglio 1838
Vinse il Bruco col cavallo bajo castagno di Ermenegildo
Barbetti correndoci lo Storto. Dalla mossa escì primo il Nicchio che a
S.Martino fù passato dalla Chiocciola, e quindi furono prime
alternativamente, ed alla terza girata entrò primo il Bruco, che era
terzo, e non fù più raggiunto. Il Nicchio che si avanzava nella terza
girata prima di arrivare a S.Martino cadde inciampando nel cavallo scosso
della Tartuca il di cui Fantino era stato tenuto appena data la mossa
dalla Civetta e poi dalla Pantera, la quale sebbene fosse una girata
indietro, gli diede a correre servendo agli altri d'imbarazzo; perciò gli
venne proibito di non più correre in Piazza.
CONTINUA