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Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso
dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"
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cronache da 1800 al 1809
cronache da 1810 al 1818
cronache da 1828 al 1838
cronache da 1839 al 1846
cronache da 1847 al 1849
cronache da 1850 al 1855
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30 marzo 1819
Vinse il Palio la Contrada della Civetta
correndo Niccolò Chiarini detto Niccoli in un cavallo morello dello
stesso Chiarini.
La carriera non fu molto garosa, ma dal canape scapparono quasi tutti
assieme. La Chiocciola [fantino Belgrado] fu prima per
mezza girata, poi passò primo il Drago [fantino Botto],
che cadde nella seconda girata alla svolta di S.Martino, allora entrò
prima la Civetta, che fu sempre seguitata dalla Torre
[fantino Ciccina], ma gli altri cavalli fecero, come suol dirsi,
la fila dell'oche.
La detta carriera venne onorata dalla presenza di Sua Maestà Cesarea
l'imperatore Francesco Secondo, dell'augusta sua sposa, dell'arciduchessa
Carolina figlia dell'imperatore, di sua altezza imperiale e reale il
gran duca Ferdinando III nostro sovrano, e di sua maestà Maria Luisa di
Austria duchessa di Parma, i quali tutti erano arrivati nel giorno
precedente dalla parte di Firenze.
La festa fu decorata, oltre le solite Comparse alla greca disposte a
plutoni con in mezzo li alfieri delle dieci Contrade che sventolavano
la respettiva bandiera tra un plutone e l'altro, da numero dieci bighe
tirate da due cavalli ciascuna decentemente bardati, e con gran
pennacchi dei respettivi colori delle Contrade. La prima biga a
comparire in Piazza fu quella della Contrada della Chiocciola
rappresentante la Vittoria, che portava il solito drappellone
del Palio in cui erano miniati la Lupa coi Gemelli lattanti,lo
stemma imperiale e, reale, e sotto le armi dei quattro deputati priori
del Magistrato civico. Dopo veniva la biga della Tartuca
rappresentante l'Arbia, e quindi le altre otto bighe delle altre
otto Contrade a due a due. Comparve finalmente un magnifico carro
rappresentante il Trionfo della Pace, in cima del quale si vedeva
la statua della Fama con la tromba, e lateralmente i venerati
busti di sua maestà l'imperatore, e di sua altezza imperiale e reale il
gran duca, e nella gradinata le figure analoghe alla rappresentanza
vestite con tutta proprietà e decenza. Al comparire di questo carro si
udirono universali plausi del popolo concorso in folla a vedere questo
spettacolo che riuscì di pubblica soddisfazione, e di gradimento ancora
dell'imperiali e reali personaggi, per quanto si poté indagare da più
persone che stettero dappresso. Il nobile signor cavalier Antonio
Piccolomini Bellanti fu quegli che specialmente sorvegliò e diresse gli
artefici che eseguirono i lavori delle bighe, e del carro, come pure
al vestiario, e riscosse giustamente le congratulazioni del pubblico,
e delle autorità superiori, e di altri illustri soggetti che si erano
qua portati per godere lo spettacolo.
La sera del 29, e del 30 fuvvi illuminazione per le strade del
Corso; la sera del 29 sua maestà l'Imperatore non sortì dall'imperiale
e reale palazzo, ma la sera del 30 tutti l'imperiali e reali personaggi
onorarono il palazzo di sua eccellenza il signor consigliere cavalier
priore Giulio Bianchi de'Bandinelli Paparoni luogo tenente generale e
governatore della Città e Stato di Siena, dove si trattennero per più
ore ad una brillante conversazione di molte dame e cavalieri, e
funzionarj pubblici dei primari tanto esteri che della città, e ad una
commedia che fu recitata nel teatro di detto Palazzo Bianchi da diversi
dilettanti. Terminata la detta commedia passarono all'imperiale e regio
Teatro dell'Accademia dei Rinnuovati.
Si degnarono parimente di visitare, durante la loro dimora, diversi
pubblici stabilimenti, e il Pubblico Palazzo; e lo stesso fu fatto da
sua altezza il principe Antonio di Sassonia, da sua altezza imperiale
e reale Maria Teresa di lui consorte, e da una figlia del principe
Massimiliano la mattina del primo aprile.
Nel dì 31 marzo dopo pranzo circa le ore 4 le loro maestà cesaree con
la figlia, ed il gran duca partirono alla volta di S.Quirico dove
alloggiarono la sera nel palazzo dei signori marchesi Chigi, e la
duchessa di Parma partì alla volta di Fojano in Valdichiana passando
per Asciano. Il gran duca ritornò da S.Quirico circa le ore cinque
pomeridiane, e la mattina del due dopo le ore 6 partì alla volta della
capitale, essendo partiti precedentemente i principi di Sassonia alla
volta di Roma, dove nel ridetto giorno del due aprile farà il solenne
ingresso sua maestà l'Imperatore.
17 agosto 1819
Vinse il Palio la Contrada dell'Istrice
correndo Francesco Morelli detto Ferrino Maggiore nel cavallo morello
di Giacomo Magnelli.
Partirono quasi tutti assieme dal canape, benché la Lupa
scappasse la prima; la carriera fu interessante fino alla svolta del
Casato alla seconda girata, ma quivi caddero la Giraffa, e la
Civetta, e la Lupa fu passata dall'Istrice che
divenne primo, e si mantenne tale fino alla vincita.
Il Palio fu corso alla presenza di sua altezza imperiale e reale il
gran duca Ferdinando III, e dell'augusta sua figlia l'Arciduchessa
Maria Luisa.
Non ebbero luogo le comparse alla greca, ma le Contrade entrarono in
Piazza col seguente ordine, cioè: drappellone, trombe, e tamburi, due
bandiere, e poi due cocchi a quattro ruote e due cavalli con l'auriga,
ed una eroina per ciaschedun cocchio con vestiario analogo e decente,
e così successivamente le altre. I cavalli di rimonta con gualdrappa e
coperta della respettiva contrada condotti da un palafreniere vestito
di bianco. I cavalli destinati per la carriera col fantino sopra. Il
carro trionfale rappresentante l'Arbia esultante con entro dieci figure
almeno con vestiario analogo, che distribuivano molte copie di un
sonetto composto dal signore Tommaso Sgricci poeta estemporaneo di
relazione del signor cavalier Antonio Piccolomini Bellanti, ed
alloggiato in di lui casa. Chiudeva la marcia la nostra pubblica banda
strumentale, e un corpo di soldati a cavallo.
Il Palio fu trasferito al 17 perché il dì 16 fu impedito da una dirotta
pioggia che durò fino a ore cinque e mezzo pomeridiane.
Le Contrade che corsero furono Leo, Giraffa, Istrice,
Aquila, Bruco, Drago, Civetta, Onda,
Lupa, Torre.
Essendosi portata la Contrada vincitrice a fare la sbandierata al Regio
Palazzo, il Sovrano regalò di propria mano cinque zecchini al Capitano,
e altri tre zecchini al fantino.
Nel dì 15 agosto detto, giorno di domenica, e della festività
dell'Assunzione al Cielo di Maria Santissima speciale Avvocata della
città fuvvi il solito Palio alla lunga, e riportò il premio il cavallo
del signor Luigi Maggi di Roma raccomandato all'illustrissimo signor
Pio Augusto Stasi di Siena. I cavalli segnati nella nota erano nove,
ma soli otto andarono alla mossa, essendo mancato quello del signor
Niccola Maestri di Bologna.
La mattina circa le ore undici fuvvi servizio di chiesa; ed il reale
Sovrano che si trovava a Siena intervenne alla Metropolitana con
l'augusta sua figlia l'arciduchessa Maria Luisa, col seguito dei
ciamberlani, dame di corte, magistrature, funzionari pubblici facenti
funzioni. La messa fu cantata da monsignor arcivescovo Ridolfo Brignole,
e vi assisterono, oltre il nostro cardinale arcivescovo Anton Felice
Zondadari, i vescovi di Montalcino, e di Grosseto Giacinto Pippi e
Fabrizio Selvi. Dopo la messa fu compartita all'affollato popolo la
benedizione papale dal lodato nostro Arcivescovo, e quindi il Sovrano
con la figlia ritornò al regio palazzo col seguito che sopra.
2 luglio 1821
Vinse il Palio l'Aquila correndoci Ciccina
d'Empoli nel cavallo bajo di Stanislao Pagliai.
Pessima, ansi pessimissima corsa fu la presente, non essendosi sin qui
veduta la peggiore a motivo della cattiva scelta dei cavalli, cattiva
mossa, e complotti dei fantini.
La mossa fu data al terzo preparativo. Scappò prima l'Acquila. I
due cavalli, che potevano combatterla, e che erano anche superiori se ne
andiedero in S.Martino onde restò sola l'Acquila, poiché gli
altri sette, chi non corse, e tre, che corsero, erano ben distanti dal
primo, non ostante può dirsi, che facesse le tre girate, poco più che di
galoppo.
Brutta carriera, perché subito a S.Martino non voltarono Lupa,
e Drago, che erano per passare l'Aquila, e la Torre,
che era quarta, cadde, onde restò prima a gran distanza l'Aquila,
che tale sempre si mantenne. La Pantera fu sempre seconda,
l'Onda terza e la Selva, che aveva il miglior cavallo,
non fece niente di figura.
Le Contrade che corsero furono: Torre, Pantera, Giraffa,
Selva, Onda, Lupa, Drago, Leocorno,
Valdimontone, ed Aquila.
15 e 16 agosto 1821
15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga e riportò il
premio la cavalla inglese del signor Gaetano Bordoni di Bologna. I
cavalli erano in numero di otto. La corsa riescì poco bella per non
essere stata garosa.
16 agosto. Vinse il Palio la Contrada della Pantera correndoci
Ferrino Maggiore nel cavallo stornello del Felli mugnaio.
La carriera fu alquanto garosa. Alla prima girata andarono subito a
S.Martino il Nicchio, la Tartuca, che erano le prime,
ed entrò allora la prima l'Aquila che tale si mantenne fino a
quasi tutta la seconda girata, quando fu passata dalla Pantera
che vinse il Palio col contrasto del Bruco.
Le Contrade che corsero furono: Tartuca, Nicchio,
Civetta, Lupa, Giraffa, Onda, Istrice,
Aquila, Bruco e Pantera.
Questa Corsa fu onorata dalla presenza dei nostri nobili sovrani
Ferdinando III e Maria Ferdinanda di Sassonia, e dalla di lui figlia
Maria Luisa arrivati a Siena fino dal 7 agosto e dall'altra figlia
Maria Teresa, e il di lei sposo Carlo Amedeo principe di Carignano
arrivati il giorno susseguente.
La Corsa fu decorata colla rappresentanza del Trionfò d'Imeneo nelle
Nozze degli dei e delle dee allusiva alle recenti nozze dei detti
nostri sovrani. Aprì la comparsa una copiosa banda di strumenti a
fiato, dietro la quale vennero le doppie bandiere delle 17 Contrade,
avendo a tale effetto le 7 escluse dalla corsa ricevuto un zecchino per
ciascheduna dalla Comune, e dietro le dette 34 bandiere comparve una
schiera di pastori, e pastorelle dell'Arbia danzanti con rusticali
istrumenti, indi comparvero due carri fatti a foggia di due orchestre
contenenti cantori, e sonatori per le lodi del grande imeneo, e dietro
ai suddetti il gran carro rappresentante il suddetto Trionfo di
Imeneo, ed in ultimo vennero i 10 fantini sopra i respettivi
destrieri. Grande fu il concorso dei forestieri. I detti nobili Sovrani
si trattennero in Siena fino al 23 agosto, ad eccezione dei Principi
di Carignano, che erano partiti due giorni avanti.
15 e 18 agosto 1822
15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga e riportò il
premio la cavalla inglese del signor Gaetano Bordoni di Bologna. I
cavalli erano in numero di sei. La carriera riescì poco bella per non
essere stata garosa.
18 agosto. Vinse il Palio la Contrada della Torre correndoci
Giovan Battista Lurini detto il Mugnaino col cavallo bajo scuro di
Stanislao Pagliai per l'ottava volta vincitore.
Bellissima fu la Festa della Corsa di piazza trasportata al 18 del mese
e bellissimo il colpo d'occhio, che fu di vera ammirazione non solo ai
paesani, ma, anche più particolarmente ai forestieri.
La mossa fu buona, atteso essere stato rimesso il sistema antico.
Cadde a S.Martino nella prima girata il Leo per asinaggine del
fantino, che per voler prendere la Torre andava a briglia
sciolta, per lo che non poté parare il cavallo, e andiede a battere
nel botteghino di legno, che fa cantonata alla strada di S.Martino.
Questo colpo cagionò molta agitazione agl'astanti, e specialmente a
tutti della regia Corte, credendo che questo fantino fosse morto, ma
per la Dio grazia nulla soffrì.
L'Onda alle prove batté nel colonnino del Casato, per cui il
cavallo non fu più atto alla corsa, onde il fantino si presentò al
canape, e sonata la tromba smontò, e lasciò il cavallo.
La corsa fu ben contrastata tra la Torre, la Pantera, et
il Montone, di modo alla vincita non si seppe dal pubblico
decidere, né dai Giudici, che avesse guadagnato, o la Torre, o
il Montone, ma la decisione dei sovrani prevalse a favore della
Torre, quantunque i più fossero di contrario sentimento. Così
che la Torre ebbe il Palio.
18 agosto 1822
Si remise il Palio al detto giorno per essere festivo, e li cavalli
furono dati il 15 a ore 7 antimeridiane.
La corsa fu garosa, essendo stati primi a vicenda Valdimontone,
Torre, e Pantera. Alla terza girata arrivò primo al
solito termine il Valdimontone, che si azzuffava con la Pantera,
ed essendo stato tirato il mortaletto prima che fossero arrivati al
Casino dei Nobili, ove era in quel giorno il termine della corsa, le
predette rallentarono il corso, ed allora la Torre, che era la
terza entrò prima, e vinse il Palio, che credeva averlo vinto il
Valdimontone. La mossa fu bellissima. Il Leocorno con
buon cavallo fece alla prima girata a S.Martino una precipitosa caduta,
ed il cavallo dell'Onda, che era parimente buono, avendo urtato
alla prova in un colonnino della voltata del Casato, molto soffrì, e
non poté correre il Palio.
La detta Corsa fu onorata dalla presenza del granduca Ferdinando III,
sua consorte, e figlia, arrivati a Siena fino dalla sera del 10 agosto,
e dall'arciduca Leopoldo arrivato la mattina del 15 detto. La loro
dimora fu fino al 19 agosto.
La festa suddetta fu decorata con due bande di strumenti a fiato,
essendone venuta una da Massa, con le duplici bandiere delle 17
Contrade, comparse vestite alla greca, e con un carro grandioso in
fine rappresentante l'Apoteosi di alcuni celebri fantini sull'Olimpo
omerico con diverse divinità, che gettavano al popolo delle poetiche
composizioni, dopo del qual carro venivano i dieci atleti sopra i
respettivi destrieri.
Le Contrade che corsero furono Selva, Chiocciola, Onda,
Leocorno, Montone, Giraffa, Drago, Pantera,
Oca, Torre.
15 e 17 agosto 1823
15 agosto. Per quanto nella nota stampata fossero dodici i
cavalli, ne andarono alla mossa undici, essendo mancato il cavallo
numero 4 perché non veduto altrimenti. Il vincitore fu il cavallo del
nobile signor cav. Batistini di Pistoja raccomandato al nobile signor
Antonio Renieri de Rocchi.
17 agosto. Vinse il Palio corso in questo giorno per essere festivo la
Contrada dell'Istrice col cavallo stornello del mugnaio Felli,
avendo per fantino Brandino Mezzano mugnaio chiamato Luigi [detto
Cicciolesso].
I cavalli furono dati alle respettive Contrade la mattina del 14 agosto
a buonissima ora.
La detta corsa non fu punto contrastata, perché il detto cavallo fino
alla voltata di S.Martino nella prima girata entrò primo, e si mantenne
tale a gran distanza fino alla vincita; i primi a scappare dalla mossa
furono la Civetta, e il Nicchio, la prima andò in S.Martino,
e l'altra cadde. L'Aquila si mantenne sempre seconda.
La mossa fu data dal signor cav. Adriano Pieri, e riuscì di pubblica
soddisfazione.
Le Contrade che corsero furono = Istrice = Nicchio =
Civetta = Aquila = Lupa = Tartuca =
Pantera = Valdimontone = Giraffa = Bruco.
Il cavallo del Valdimontone [fantino Bonino] per avere
il vizio di deviare dal corso, ed andare addosso alla gente, fu ordinato
dal Governo, che non facesse più prove, e che nel giorno del Palio
andasse solamente al canape, e che suonata la tromba, il fantino
subito scendesse da cavallo, e conducesse il medesimo nel mezzo di
Piazza.
La detta Corsa fu onorata dalla presenza del granduca Ferdinando III,
sua consorte e reale famiglia, arrivati a Siena il 13 agosto. La loro
dimora fu fino al 25 detto.
La detta festa fu decorata con le duplici bandiere delle 17 Contrade,
e dopo le quali marciavano a plutoni 80 uomini vestiti alla greca,
indi i componenti la banda istrumentale vestiti parimenti alla greca,
ed in ultimo un semplice carro colle bandiere delle sette Contrade, che
non correvano, quale precedeva i dieci atleti.
27 settembre 1824
Vinse l'Oca col cavallo morello del M.R.Sig. Cur. Gigli
correndoci Brandino Luigi. Dalla mossa escì primo l'Istrice che nella
seconda girata andò a S.Martino, ed allora furono prime alternativamente
la Tartuca, l'Oca, e la Pantera, quale essendo entrata prima a S.Martino
nell'ultima girata fù raggiunta e trattenuta vicino alla vincita dall'Oca,
che restò vittoriosa di non più di mezza testa del cavallo, e la Tartuca
così d'appresso, che queste trè pretendevano il palio, che i giudici
consegnarono all'Oca.
27 settembre 1824
Essendo morto fino dal 18 giugno del detto anno
sua maestà imperiale e reale Ferdinando III non furono eseguite le due
corse nei soliti giorni nella Piazza Grande di Siena, ma dietro la
istanza dei Capitani fu accordato dal Governo di potersi rimettere agli
ultimi del settembre la Corsa del 2 luglio, che doveva eseguirsi il 26
di detto settembre ma fu eseguita il giorno 27 attesa la gran pioggia
caduta il giorno antecedente, che impedì e ricluse di poter fare le
consuete prove.
Restò vittoriosa la Contrada dell'Oca correndoci Luigi Brandini
chiamato Cicciolesso nel cavallo morello del
Masoni macellaro.
La corsa fu bellissima. Scappò dal canape la prima l'Istrice
[fantino Caino], e questa andata alla seconda girata in S.Martino,
entrarono allora prime alternativamente Oca, Pantera, e
Tartuca, che dopo un lungo contrasto rimase vittoriosa la detta
Contrada dell'Oca per la sola mezza testa del cavallo.
La mossa pure data dal nobile signor cav. Adriano Pieri riuscì di
pubblica soddisfazione.
Le Contrade che corsero furono = Leocorno = Pantera =
Bruco = Tartuca = Giraffa = Civetta =
Nicchio = Drago = Istrice = Oca.
15 e 16 agosto 1825
15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga, e riportò il
premio il cavallo del nobile signor Flaminio Parra di Pisa. I cavalli
erano in numero di nove. La carriera riescì poco divertente per non
essere stata garosa.
16 agosto. Vinse il Palio la Contrada dell'Onda correndo Niccolò
Chiarini nel cavallo morello maltinto del Masoni macellaro.
La carriera non fu accompagnata da alcuna gara, perché dopo la mossa
quasi subito fu prima l'Onda a gran distanza, e tale si mantenne
sempre seguita dall'Oca, e dal Leocorno. L'altre Contrade
nulla figurarono perché alla prima girata l'Aquila trattenne la
Chiocciola, ed azzuffatesi si gettarono giù da cavallo, e gli
altri si fermarono, accadde ancora un altro inconveniente che fu tirato
per sbaglio alla seconda girata il secondo mortaletto, si fermarono
tutti, ad eccezione della Contrada vincitrice, le altre due Contrade
Oca, e Leo ripresero la carriera, ma troppo era distante
a vincita di Palio l'Onda.
Le Contrade che corsero furono le seguenti = Leocorno = Onda
= Selva = Chiocciola = Oca = Civetta =
Drago = Aquila = Torre.
La Festa, a cui era concorso un numero grande di forestieri fu decorata
nella foggia che appresso. I primi a comparire furono i tamburi delle
dieci Contrade, che correvano, seguiti da trentaquattro duplici
sventolate bandiere delle 17 Contrade, indi il suono della banda
preceduta da uno scherzoso drappello di varj genj danzante parte di
esso con ghirlande di fiori in mano, e parte con nacchere, e successivamente
un carro rappresentante Nettunno (sic) che sotto l'aspetto del Sovrano,
percosse col tridente uno scoglio, e ne fece scaturire un cavallo. Il
detto carro fu seguito da una numerosa schiera festeggiante vestita
alla greca, indi veniva altra banda, che accompagnava altro piccolo
carro, ove erano appese le sette bandiere delle Contrade che non
correvano, il quale per un equivoco occorso fu tirato da quattro
facchini, in luogo dei cavalli, e finalmente i dieci fantini a
cavallo. Il tutto eseguito sotto la direzione degli illustrissimi
signori cav. Giovan Battista Alberti, e Luigi Sani priori Deputati
agli spettacoli.
La detta Festa fu onorata dalla presenza di sua altezza il nostro nuovo
sovrano Leopoldo II arrivato a Siena con la sua real consorte, e con
l'augusta figlia fino dalla sera del 13 agosto.
Nel 18 agosto la nobile Conversazione del Casino diede a contemplazione
dei detti augusti personaggi una festa di ballo; ed altra simile ne fu
data da sua Altezza imperiale e reale nella sera del 20 detto al Regio
Palazzo.
Li suddetti imperiali e reali personaggi dopo avere visitato diversi
stabilimenti di questa città partirono per Firenze il giorno 21 agosto
a ore quattro pomeridiane.
2 luglio 1826
Il 2 luglio vinse il Palio la Contrada del Bruco, correndoci
Piaggina uomo più che settuagenario nel cavallo stornello di Matteo
Brandani.
La mossa fu assai agra. Il
Bruco saltò il canape, ed il fantino
cascò, per cui vi fu un lungo trattenimento, non ostante la corsa fu
molto ragionevole. L'Aquila scappò la prima, e felicemente se ne
andò in S.Martino. Entrò primo il Leo, e cadde al Casato. La
Chiocciola che era dietro cadde sopra, ed allora passò avanti il
Nicchio, che sopravanzò tutti gli altri più di sei cavalli
staccati. Ma avendolo il di lui fantino un poco sfiatato, diede luogo
al Leo [ma Bruco], che era terzo a raggiungerlo mentre
dalla voltata di S.Martino passò l'Onda, ed in un momento
raggiunse il Nicchio, ed avendo fatto una bella voltata al
Casato sorpassò il Nicchio, e vinse il Palio. Secondo arrivò
il Nicchio, e terza l'Onda. Indietro molto erano la
Civetta, e la Pantera, sempre si nerbarono.
Il fantino del Drago giovine piccolo e novizzio alla seconda
girata afferrò la Tartuca, e la gettò a terra, e cadde anche
esso.
Vi erano molte congiure per far vincere o il Nicchio, o la
Chiocciola. Tutte riuscirono inutili, mentre il fantino del
Bruco scansò tutti i congiurati con arte, sebbene vecchio.
2 luglio 1827
Il 2 luglio vinse il Palio la Contrada del Leocorno col
cavallo bajo scuro di Giuseppe Manetti correndoci il Grazi [sic ma
Grazzi] barrocciajo di Asinalunga detto Stecco.
La mossa al solito fu poco buona, e giusta. Si dette poi la combinazione,
che il fantino della Tartuca, detto il Gobbo, si staccò dagli
altri, che erano in grado di ordinarsi quasi al principio della casa
Cerretani, et a gran galoppo andiede al canape, ed in conseguenza dové
precipitare. Ma rimontato poi a cavallo, e ritornato alla linea degli
altri, alla meglio fu data la mossa.
La corsa fu bellissima, perché contrastata. Più Contrade furono prime.
Il Gobbo cadde alla prima voltata di S.Martino, avendo ricevuto una
buona spinta dal Drago.
Entrò primo l'Istrice, ma attraverzato da un uomo fece una
bruttissima caduta, e pericolosa. Allora l'Oca entrò prima, ed
all'ultima girata, essendo tutti un monte le prime quattro Contrade di
sotto notate (Leocorno, Lupa, Oca, Montone), finalmente il Leo
guadagnò di tutto il collo del cavallo il desiderato premio. È da
notarsi, che la Tartuca aveva contro tutte le altre nove
Contrade, onde non poteva mai vincere sebbene avesse il miglior cavallo,
per cui il fantino restò nel concio.
Quello che traverzò fu il macellaro Mannajoni. La Lupa che
reputava il suo cavallo una carogna, avrebbe guadagnato, se non fosse
stata un poco molestata dal Montone.
Vi fu poi un disgraziato, e brutto incidente: l'Istrice, caduta
la Tartuca, ed avansata l'Oca aveva avuto le forze
d'entrare a mezza scesa di S.Martino il primo. Un macellaro chiamato
il Mannajone andiede addosso al cavallo fu causa, che il cavallo, e
fantino rovesciarono, ed il povero fantino si precipitò ed allora
l'Oca avansò seguita sempre dalla Lupa, Montone,
e Leo. Il macellaro fu carcerato, e indennizzò il fantino.
La corsa fu bella, ed accompagnata dalla gara fino all'ultimo. Dalla
mossa scappò primo l'Istrice, che subito cadde a S.Martino,
come accadde alla Tartuca, che era fra i primi, indi entrò prima
l'Oca, che quasi sempre tale si mantenne avendo un continuo
contrasto col Valdimontone, e con la Lupa, e qualche poco
anche colla Torre, ma il Leocorno, che era stato quasi
sempre fra gli ultimi, cominciò ad avanzar dall'ultima girata dopo la
voltata di S.Martino, in guisa che entrò primo presso la vincita, e
vinse meritatamente il Palio.
La Tartuca aveva tentato di andare di carriera alla mossa non
aspettando gli altri, non avendo trovato calato il canape dovette fare
una brutta caduta.
- Il tutto eseguito sotto la direzione dell'illustrissimi signori
Giovanni Cosatti e Antonio Mellini priori Deputati agli spettacoli. -
Le Contrade che corsero furono: Lupa = Oca = Istrice
= Giraffa = Torre = Tartuca = Selva =
Leo = Drago = Montone.
CONTINUA