- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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30 marzo 1819

Vinse il Palio la Contrada della Civetta correndo Niccolò Chiarini detto Niccoli in un cavallo morello dello stesso Chiarini.
La carriera non fu molto garosa, ma dal canape scapparono quasi tutti assieme. La Chiocciola [fantino Belgrado] fu prima per mezza girata, poi passò primo il Drago [fantino Botto], che cadde nella seconda girata alla svolta di S.Martino, allora entrò prima la Civetta, che fu sempre seguitata dalla Torre [fantino Ciccina], ma gli altri cavalli fecero, come suol dirsi, la fila dell'oche.
La detta carriera venne onorata dalla presenza di Sua Maestà Cesarea l'imperatore Francesco Secondo, dell'augusta sua sposa, dell'arciduchessa Carolina figlia dell'imperatore, di sua altezza imperiale e reale il gran duca Ferdinando III nostro sovrano, e di sua maestà Maria Luisa di Austria duchessa di Parma, i quali tutti erano arrivati nel giorno precedente dalla parte di Firenze.
La festa fu decorata, oltre le solite Comparse alla greca disposte a plutoni con in mezzo li alfieri delle dieci Contrade che sventolavano la respettiva bandiera tra un plutone e l'altro, da numero dieci bighe tirate da due cavalli ciascuna decentemente bardati, e con gran pennacchi dei respettivi colori delle Contrade. La prima biga a comparire in Piazza fu quella della Contrada della Chiocciola rappresentante la Vittoria, che portava il solito drappellone del Palio in cui erano miniati la Lupa coi Gemelli lattanti,lo stemma imperiale e, reale, e sotto le armi dei quattro deputati priori del Magistrato civico. Dopo veniva la biga della Tartuca rappresentante l'Arbia, e quindi le altre otto bighe delle altre otto Contrade a due a due. Comparve finalmente un magnifico carro rappresentante il Trionfo della Pace, in cima del quale si vedeva la statua della Fama con la tromba, e lateralmente i venerati busti di sua maestà l'imperatore, e di sua altezza imperiale e reale il gran duca, e nella gradinata le figure analoghe alla rappresentanza vestite con tutta proprietà e decenza. Al comparire di questo carro si udirono universali plausi del popolo concorso in folla a vedere questo spettacolo che riuscì di pubblica soddisfazione, e di gradimento ancora dell'imperiali e reali personaggi, per quanto si poté indagare da più persone che stettero dappresso. Il nobile signor cavalier Antonio Piccolomini Bellanti fu quegli che specialmente sorvegliò e diresse gli artefici che eseguirono i lavori delle bighe, e del carro, come pure al vestiario, e riscosse giustamente le congratulazioni del pubblico, e delle autorità superiori, e di altri illustri soggetti che si erano qua portati per godere lo spettacolo.
La sera del 29, e del 30 fuvvi illuminazione per le strade del Corso; la sera del 29 sua maestà l'Imperatore non sortì dall'imperiale e reale palazzo, ma la sera del 30 tutti l'imperiali e reali personaggi onorarono il palazzo di sua eccellenza il signor consigliere cavalier priore Giulio Bianchi de'Bandinelli Paparoni luogo tenente generale e governatore della Città e Stato di Siena, dove si trattennero per più ore ad una brillante conversazione di molte dame e cavalieri, e funzionarj pubblici dei primari tanto esteri che della città, e ad una commedia che fu recitata nel teatro di detto Palazzo Bianchi da diversi dilettanti. Terminata la detta commedia passarono all'imperiale e regio Teatro dell'Accademia dei Rinnuovati.
Si degnarono parimente di visitare, durante la loro dimora, diversi pubblici stabilimenti, e il Pubblico Palazzo; e lo stesso fu fatto da sua altezza il principe Antonio di Sassonia, da sua altezza imperiale e reale Maria Teresa di lui consorte, e da una figlia del principe Massimiliano la mattina del primo aprile.
Nel dì 31 marzo dopo pranzo circa le ore 4 le loro maestà cesaree con la figlia, ed il gran duca partirono alla volta di S.Quirico dove alloggiarono la sera nel palazzo dei signori marchesi Chigi, e la duchessa di Parma partì alla volta di Fojano in Valdichiana passando per Asciano. Il gran duca ritornò da S.Quirico circa le ore cinque pomeridiane, e la mattina del due dopo le ore 6 partì alla volta della capitale, essendo partiti precedentemente i principi di Sassonia alla volta di Roma, dove nel ridetto giorno del due aprile farà il solenne ingresso sua maestà l'Imperatore.

17 agosto 1819

Vinse il Palio la Contrada dell'Istrice correndo Francesco Morelli detto Ferrino Maggiore nel cavallo morello di Giacomo Magnelli.
Partirono quasi tutti assieme dal canape, benché la Lupa scappasse la prima; la carriera fu interessante fino alla svolta del Casato alla seconda girata, ma quivi caddero la Giraffa, e la Civetta, e la Lupa fu passata dall'Istrice che divenne primo, e si mantenne tale fino alla vincita.
Il Palio fu corso alla presenza di sua altezza imperiale e reale il gran duca Ferdinando III, e dell'augusta sua figlia l'Arciduchessa Maria Luisa.
Non ebbero luogo le comparse alla greca, ma le Contrade entrarono in Piazza col seguente ordine, cioè: drappellone, trombe, e tamburi, due bandiere, e poi due cocchi a quattro ruote e due cavalli con l'auriga, ed una eroina per ciaschedun cocchio con vestiario analogo e decente, e così successivamente le altre. I cavalli di rimonta con gualdrappa e coperta della respettiva contrada condotti da un palafreniere vestito di bianco. I cavalli destinati per la carriera col fantino sopra. Il carro trionfale rappresentante l'Arbia esultante con entro dieci figure almeno con vestiario analogo, che distribuivano molte copie di un sonetto composto dal signore Tommaso Sgricci poeta estemporaneo di relazione del signor cavalier Antonio Piccolomini Bellanti, ed alloggiato in di lui casa. Chiudeva la marcia la nostra pubblica banda strumentale, e un corpo di soldati a cavallo.
Il Palio fu trasferito al 17 perché il dì 16 fu impedito da una dirotta pioggia che durò fino a ore cinque e mezzo pomeridiane.
Le Contrade che corsero furono Leo, Giraffa, Istrice, Aquila, Bruco, Drago, Civetta, Onda, Lupa, Torre.
Essendosi portata la Contrada vincitrice a fare la sbandierata al Regio Palazzo, il Sovrano regalò di propria mano cinque zecchini al Capitano, e altri tre zecchini al fantino.
Nel dì 15 agosto detto, giorno di domenica, e della festività dell'Assunzione al Cielo di Maria Santissima speciale Avvocata della città fuvvi il solito Palio alla lunga, e riportò il premio il cavallo del signor Luigi Maggi di Roma raccomandato all'illustrissimo signor Pio Augusto Stasi di Siena. I cavalli segnati nella nota erano nove, ma soli otto andarono alla mossa, essendo mancato quello del signor Niccola Maestri di Bologna.
La mattina circa le ore undici fuvvi servizio di chiesa; ed il reale Sovrano che si trovava a Siena intervenne alla Metropolitana con l'augusta sua figlia l'arciduchessa Maria Luisa, col seguito dei ciamberlani, dame di corte, magistrature, funzionari pubblici facenti funzioni. La messa fu cantata da monsignor arcivescovo Ridolfo Brignole, e vi assisterono, oltre il nostro cardinale arcivescovo Anton Felice Zondadari, i vescovi di Montalcino, e di Grosseto Giacinto Pippi e Fabrizio Selvi. Dopo la messa fu compartita all'affollato popolo la benedizione papale dal lodato nostro Arcivescovo, e quindi il Sovrano con la figlia ritornò al regio palazzo col seguito che sopra.

2 luglio 1821

Vinse il Palio l'Aquila correndoci Ciccina d'Empoli nel cavallo bajo di Stanislao Pagliai.
Pessima, ansi pessimissima corsa fu la presente, non essendosi sin qui veduta la peggiore a motivo della cattiva scelta dei cavalli, cattiva mossa, e complotti dei fantini.
La mossa fu data al terzo preparativo. Scappò prima l'Acquila. I due cavalli, che potevano combatterla, e che erano anche superiori se ne andiedero in S.Martino onde restò sola l'Acquila, poiché gli altri sette, chi non corse, e tre, che corsero, erano ben distanti dal primo, non ostante può dirsi, che facesse le tre girate, poco più che di galoppo.
Brutta carriera, perché subito a S.Martino non voltarono Lupa, e Drago, che erano per passare l'Aquila, e la Torre, che era quarta, cadde, onde restò prima a gran distanza l'Aquila, che tale sempre si mantenne. La Pantera fu sempre seconda, l'Onda terza e la Selva, che aveva il miglior cavallo, non fece niente di figura.
Le Contrade che corsero furono: Torre, Pantera, Giraffa, Selva, Onda, Lupa, Drago, Leocorno, Valdimontone, ed Aquila.

15 e 16 agosto 1821

15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga e riportò il premio la cavalla inglese del signor Gaetano Bordoni di Bologna. I cavalli erano in numero di otto. La corsa riescì poco bella per non essere stata garosa.

16 agosto. Vinse il Palio la Contrada della Pantera correndoci Ferrino Maggiore nel cavallo stornello del Felli mugnaio.
La carriera fu alquanto garosa. Alla prima girata andarono subito a S.Martino il Nicchio, la Tartuca, che erano le prime, ed entrò allora la prima l'Aquila che tale si mantenne fino a quasi tutta la seconda girata, quando fu passata dalla Pantera che vinse il Palio col contrasto del Bruco.
Le Contrade che corsero furono: Tartuca, Nicchio, Civetta, Lupa, Giraffa, Onda, Istrice, Aquila, Bruco e Pantera.
Questa Corsa fu onorata dalla presenza dei nostri nobili sovrani Ferdinando III e Maria Ferdinanda di Sassonia, e dalla di lui figlia Maria Luisa arrivati a Siena fino dal 7 agosto e dall'altra figlia Maria Teresa, e il di lei sposo Carlo Amedeo principe di Carignano arrivati il giorno susseguente.
La Corsa fu decorata colla rappresentanza del Trionfò d'Imeneo nelle Nozze degli dei e delle dee allusiva alle recenti nozze dei detti nostri sovrani. Aprì la comparsa una copiosa banda di strumenti a fiato, dietro la quale vennero le doppie bandiere delle 17 Contrade, avendo a tale effetto le 7 escluse dalla corsa ricevuto un zecchino per ciascheduna dalla Comune, e dietro le dette 34 bandiere comparve una schiera di pastori, e pastorelle dell'Arbia danzanti con rusticali istrumenti, indi comparvero due carri fatti a foggia di due orchestre contenenti cantori, e sonatori per le lodi del grande imeneo, e dietro ai suddetti il gran carro rappresentante il suddetto Trionfo di Imeneo, ed in ultimo vennero i 10 fantini sopra i respettivi destrieri. Grande fu il concorso dei forestieri. I detti nobili Sovrani si trattennero in Siena fino al 23 agosto, ad eccezione dei Principi di Carignano, che erano partiti due giorni avanti.

15 e 18 agosto 1822

15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga e riportò il premio la cavalla inglese del signor Gaetano Bordoni di Bologna. I cavalli erano in numero di sei. La carriera riescì poco bella per non essere stata garosa.

18 agosto. Vinse il Palio la Contrada della Torre correndoci Giovan Battista Lurini detto il Mugnaino col cavallo bajo scuro di Stanislao Pagliai per l'ottava volta vincitore.
Bellissima fu la Festa della Corsa di piazza trasportata al 18 del mese e bellissimo il colpo d'occhio, che fu di vera ammirazione non solo ai paesani, ma, anche più particolarmente ai forestieri.
La mossa fu buona, atteso essere stato rimesso il sistema antico.
Cadde a S.Martino nella prima girata il Leo per asinaggine del fantino, che per voler prendere la Torre andava a briglia sciolta, per lo che non poté parare il cavallo, e andiede a battere nel botteghino di legno, che fa cantonata alla strada di S.Martino.
Questo colpo cagionò molta agitazione agl'astanti, e specialmente a tutti della regia Corte, credendo che questo fantino fosse morto, ma per la Dio grazia nulla soffrì.
L'Onda alle prove batté nel colonnino del Casato, per cui il cavallo non fu più atto alla corsa, onde il fantino si presentò al canape, e sonata la tromba smontò, e lasciò il cavallo.
La corsa fu ben contrastata tra la Torre, la Pantera, et il Montone, di modo alla vincita non si seppe dal pubblico decidere, né dai Giudici, che avesse guadagnato, o la Torre, o il Montone, ma la decisione dei sovrani prevalse a favore della Torre, quantunque i più fossero di contrario sentimento. Così che la Torre ebbe il Palio.

18 agosto 1822

Si remise il Palio al detto giorno per essere festivo, e li cavalli furono dati il 15 a ore 7 antimeridiane.
La corsa fu garosa, essendo stati primi a vicenda Valdimontone, Torre, e Pantera. Alla terza girata arrivò primo al solito termine il Valdimontone, che si azzuffava con la Pantera, ed essendo stato tirato il mortaletto prima che fossero arrivati al Casino dei Nobili, ove era in quel giorno il termine della corsa, le predette rallentarono il corso, ed allora la Torre, che era la terza entrò prima, e vinse il Palio, che credeva averlo vinto il Valdimontone. La mossa fu bellissima. Il Leocorno con buon cavallo fece alla prima girata a S.Martino una precipitosa caduta, ed il cavallo dell'Onda, che era parimente buono, avendo urtato alla prova in un colonnino della voltata del Casato, molto soffrì, e non poté correre il Palio.
La detta Corsa fu onorata dalla presenza del granduca Ferdinando III, sua consorte, e figlia, arrivati a Siena fino dalla sera del 10 agosto, e dall'arciduca Leopoldo arrivato la mattina del 15 detto. La loro dimora fu fino al 19 agosto.
La festa suddetta fu decorata con due bande di strumenti a fiato, essendone venuta una da Massa, con le duplici bandiere delle 17 Contrade, comparse vestite alla greca, e con un carro grandioso in fine rappresentante l'Apoteosi di alcuni celebri fantini sull'Olimpo omerico con diverse divinità, che gettavano al popolo delle poetiche composizioni, dopo del qual carro venivano i dieci atleti sopra i respettivi destrieri.
Le Contrade che corsero furono Selva, Chiocciola, Onda, Leocorno, Montone, Giraffa, Drago, Pantera, Oca, Torre.

15 e 17 agosto 1823

15 agosto. Per quanto nella nota stampata fossero dodici i cavalli, ne andarono alla mossa undici, essendo mancato il cavallo numero 4 perché non veduto altrimenti. Il vincitore fu il cavallo del nobile signor cav. Batistini di Pistoja raccomandato al nobile signor Antonio Renieri de Rocchi.

17 agosto. Vinse il Palio corso in questo giorno per essere festivo la Contrada dell'Istrice col cavallo stornello del mugnaio Felli, avendo per fantino Brandino Mezzano mugnaio chiamato Luigi [detto Cicciolesso].
I cavalli furono dati alle respettive Contrade la mattina del 14 agosto a buonissima ora.
La detta corsa non fu punto contrastata, perché il detto cavallo fino alla voltata di S.Martino nella prima girata entrò primo, e si mantenne tale a gran distanza fino alla vincita; i primi a scappare dalla mossa furono la Civetta, e il Nicchio, la prima andò in S.Martino, e l'altra cadde. L'Aquila si mantenne sempre seconda.
La mossa fu data dal signor cav. Adriano Pieri, e riuscì di pubblica soddisfazione.
Le Contrade che corsero furono = Istrice = Nicchio = Civetta = Aquila = Lupa = Tartuca = Pantera = Valdimontone = Giraffa = Bruco.
Il cavallo del Valdimontone [fantino Bonino] per avere il vizio di deviare dal corso, ed andare addosso alla gente, fu ordinato dal Governo, che non facesse più prove, e che nel giorno del Palio andasse solamente al canape, e che suonata la tromba, il fantino subito scendesse da cavallo, e conducesse il medesimo nel mezzo di Piazza.
La detta Corsa fu onorata dalla presenza del granduca Ferdinando III, sua consorte e reale famiglia, arrivati a Siena il 13 agosto. La loro dimora fu fino al 25 detto.
La detta festa fu decorata con le duplici bandiere delle 17 Contrade, e dopo le quali marciavano a plutoni 80 uomini vestiti alla greca, indi i componenti la banda istrumentale vestiti parimenti alla greca, ed in ultimo un semplice carro colle bandiere delle sette Contrade, che non correvano, quale precedeva i dieci atleti.

27 settembre 1824

Vinse l'Oca col cavallo morello del M.R.Sig. Cur. Gigli correndoci Brandino Luigi. Dalla mossa escì primo l'Istrice che nella seconda girata andò a S.Martino, ed allora furono prime alternativamente la Tartuca, l'Oca, e la Pantera, quale essendo entrata prima a S.Martino nell'ultima girata fù raggiunta e trattenuta vicino alla vincita dall'Oca, che restò vittoriosa di non più di mezza testa del cavallo, e la Tartuca così d'appresso, che queste trè pretendevano il palio, che i giudici consegnarono all'Oca.

27 settembre 1824

Essendo morto fino dal 18 giugno del detto anno sua maestà imperiale e reale Ferdinando III non furono eseguite le due corse nei soliti giorni nella Piazza Grande di Siena, ma dietro la istanza dei Capitani fu accordato dal Governo di potersi rimettere agli ultimi del settembre la Corsa del 2 luglio, che doveva eseguirsi il 26 di detto settembre ma fu eseguita il giorno 27 attesa la gran pioggia caduta il giorno antecedente, che impedì e ricluse di poter fare le consuete prove.
Restò vittoriosa la Contrada dell'Oca correndoci Luigi Brandini chiamato Cicciolesso nel cavallo morello del Masoni macellaro.
La corsa fu bellissima. Scappò dal canape la prima l'Istrice [fantino Caino], e questa andata alla seconda girata in S.Martino, entrarono allora prime alternativamente Oca, Pantera, e Tartuca, che dopo un lungo contrasto rimase vittoriosa la detta Contrada dell'Oca per la sola mezza testa del cavallo.
La mossa pure data dal nobile signor cav. Adriano Pieri riuscì di pubblica soddisfazione.
Le Contrade che corsero furono = Leocorno = Pantera = Bruco = Tartuca = Giraffa = Civetta = Nicchio = Drago = Istrice = Oca.

15 e 16 agosto 1825

15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga, e riportò il premio il cavallo del nobile signor Flaminio Parra di Pisa. I cavalli erano in numero di nove. La carriera riescì poco divertente per non essere stata garosa.

16 agosto. Vinse il Palio la Contrada dell'Onda correndo Niccolò Chiarini nel cavallo morello maltinto del Masoni macellaro.
La carriera non fu accompagnata da alcuna gara, perché dopo la mossa quasi subito fu prima l'Onda a gran distanza, e tale si mantenne sempre seguita dall'Oca, e dal Leocorno. L'altre Contrade nulla figurarono perché alla prima girata l'Aquila trattenne la Chiocciola, ed azzuffatesi si gettarono giù da cavallo, e gli altri si fermarono, accadde ancora un altro inconveniente che fu tirato per sbaglio alla seconda girata il secondo mortaletto, si fermarono tutti, ad eccezione della Contrada vincitrice, le altre due Contrade Oca, e Leo ripresero la carriera, ma troppo era distante a vincita di Palio l'Onda.
Le Contrade che corsero furono le seguenti = Leocorno = Onda = Selva = Chiocciola = Oca = Civetta = Drago = Aquila = Torre.
La Festa, a cui era concorso un numero grande di forestieri fu decorata nella foggia che appresso. I primi a comparire furono i tamburi delle dieci Contrade, che correvano, seguiti da trentaquattro duplici sventolate bandiere delle 17 Contrade, indi il suono della banda preceduta da uno scherzoso drappello di varj genj danzante parte di esso con ghirlande di fiori in mano, e parte con nacchere, e successivamente un carro rappresentante Nettunno (sic) che sotto l'aspetto del Sovrano, percosse col tridente uno scoglio, e ne fece scaturire un cavallo. Il detto carro fu seguito da una numerosa schiera festeggiante vestita alla greca, indi veniva altra banda, che accompagnava altro piccolo carro, ove erano appese le sette bandiere delle Contrade che non correvano, il quale per un equivoco occorso fu tirato da quattro facchini, in luogo dei cavalli, e finalmente i dieci fantini a cavallo. Il tutto eseguito sotto la direzione degli illustrissimi signori cav. Giovan Battista Alberti, e Luigi Sani priori Deputati agli spettacoli.
La detta Festa fu onorata dalla presenza di sua altezza il nostro nuovo sovrano Leopoldo II arrivato a Siena con la sua real consorte, e con l'augusta figlia fino dalla sera del 13 agosto.
Nel 18 agosto la nobile Conversazione del Casino diede a contemplazione dei detti augusti personaggi una festa di ballo; ed altra simile ne fu data da sua Altezza imperiale e reale nella sera del 20 detto al Regio Palazzo.
Li suddetti imperiali e reali personaggi dopo avere visitato diversi stabilimenti di questa città partirono per Firenze il giorno 21 agosto a ore quattro pomeridiane.

2 luglio 1826

Il 2 luglio vinse il Palio la Contrada del Bruco, correndoci Piaggina uomo più che settuagenario nel cavallo stornello di Matteo Brandani.
La mossa fu assai agra. Il
Bruco saltò il canape, ed il fantino cascò, per cui vi fu un lungo trattenimento, non ostante la corsa fu molto ragionevole. L'Aquila scappò la prima, e felicemente se ne andò in S.Martino. Entrò primo il Leo, e cadde al Casato. La Chiocciola che era dietro cadde sopra, ed allora passò avanti il Nicchio, che sopravanzò tutti gli altri più di sei cavalli staccati. Ma avendolo il di lui fantino un poco sfiatato, diede luogo al Leo [ma Bruco], che era terzo a raggiungerlo mentre dalla voltata di S.Martino passò l'Onda, ed in un momento raggiunse il Nicchio, ed avendo fatto una bella voltata al Casato sorpassò il Nicchio, e vinse il Palio. Secondo arrivò il Nicchio, e terza l'Onda. Indietro molto erano la Civetta, e la Pantera, sempre si nerbarono.
Il fantino del Drago giovine piccolo e novizzio alla seconda girata afferrò la Tartuca, e la gettò a terra, e cadde anche esso.
Vi erano molte congiure per far vincere o il Nicchio, o la Chiocciola. Tutte riuscirono inutili, mentre il fantino del Bruco scansò tutti i congiurati con arte, sebbene vecchio.

2 luglio 1827

Il 2 luglio vinse il Palio la Contrada del Leocorno col cavallo bajo scuro di Giuseppe Manetti correndoci il Grazi [sic ma Grazzi] barrocciajo di Asinalunga detto Stecco.
La mossa al solito fu poco buona, e giusta. Si dette poi la combinazione, che il fantino della Tartuca, detto il Gobbo, si staccò dagli altri, che erano in grado di ordinarsi quasi al principio della casa Cerretani, et a gran galoppo andiede al canape, ed in conseguenza dové precipitare. Ma rimontato poi a cavallo, e ritornato alla linea degli altri, alla meglio fu data la mossa. La corsa fu bellissima, perché contrastata. Più Contrade furono prime.
Il Gobbo cadde alla prima voltata di S.Martino, avendo ricevuto una buona spinta dal Drago. Entrò primo l'Istrice, ma attraverzato da un uomo fece una bruttissima caduta, e pericolosa. Allora l'Oca entrò prima, ed all'ultima girata, essendo tutti un monte le prime quattro Contrade di sotto notate (Leocorno, Lupa, Oca, Montone), finalmente il Leo guadagnò di tutto il collo del cavallo il desiderato premio. È da notarsi, che la Tartuca aveva contro tutte le altre nove Contrade, onde non poteva mai vincere sebbene avesse il miglior cavallo, per cui il fantino restò nel concio.
Quello che traverzò fu il macellaro Mannajoni. La Lupa che reputava il suo cavallo una carogna, avrebbe guadagnato, se non fosse stata un poco molestata dal Montone.
Vi fu poi un disgraziato, e brutto incidente: l'Istrice, caduta la Tartuca, ed avansata l'Oca aveva avuto le forze d'entrare a mezza scesa di S.Martino il primo. Un macellaro chiamato il Mannajone andiede addosso al cavallo fu causa, che il cavallo, e fantino rovesciarono, ed il povero fantino si precipitò ed allora l'Oca avansò seguita sempre dalla Lupa, Montone, e Leo. Il macellaro fu carcerato, e indennizzò il fantino.

La corsa fu bella, ed accompagnata dalla gara fino all'ultimo. Dalla mossa scappò primo l'Istrice, che subito cadde a S.Martino, come accadde alla Tartuca, che era fra i primi, indi entrò prima l'Oca, che quasi sempre tale si mantenne avendo un continuo contrasto col Valdimontone, e con la Lupa, e qualche poco anche colla Torre, ma il Leocorno, che era stato quasi sempre fra gli ultimi, cominciò ad avanzar dall'ultima girata dopo la voltata di S.Martino, in guisa che entrò primo presso la vincita, e vinse meritatamente il Palio.
La Tartuca aveva tentato di andare di carriera alla mossa non aspettando gli altri, non avendo trovato calato il canape dovette fare una brutta caduta.
- Il tutto eseguito sotto la direzione dell'illustrissimi signori Giovanni Cosatti e Antonio Mellini priori Deputati agli spettacoli. - Le Contrade che corsero furono: Lupa = Oca = Istrice = Giraffa = Torre = Tartuca = Selva = Leo = Drago = Montone.

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