- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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16 agosto 1810

Fu corso il Palio di 40 tolleri, il quale vinse la Contrada dell'Oca, per motivo del solito giro e partiti dei fantini.
Dato il segno ai fantini per andare al canape, vi andarono tumultuosamente per abarattarsi i posti i fantini tra loro, e ne furono rimandati a dietro e di bel nuovo furono fatti accostare al canape, volendo imbrogliare la mossa e far baruffa, ma quando meno se l'aspettarono fu data la mossa, e gli ultimi due non erano arrivati al canape, il canape era già in terra, e i cavalli non partivano. Ne sortì prima l'Oca fantino Niccolò Chiarini, e ne stiede primo per mezza girata, e che fu passata dalla Pantera, fantino Brandino Maggiore, e in seguito la Chiocciola, fantino il fratello di Brandino, che verso la Fonte prese per la briglia il Montone, che per fantino v'era il Figlio di Piaggina, e il Bruco fantino Piaggina. La Chiocciola nel prendere la briglia del cavallo del Montone gli si strappò la briglia del cavallo del Montone, e si sbrogliò dalla Chiocciola, la quale cadde poco più su della Cappella, e la sua caduta fu cagione, che vi caddero il Bruco, e la Torre, e il fantino della Torre Piaggina, prese il cavallo del Bruco e vi montò sopra e si messe a correre, e in questo tempo di cadute, e di contrasti la Pantera e l'Oca si vantaggiarono, e si contrastarono il Palio, Pantera stiede prima sino alla terza girata; e l'Oca per la salita del Casato passò la Pantera, la quale vinse il Palio, che già lo doveva vincere senza correrci una nerbata, tra le due dette Contrade, Pantera e Oca; se non erano i soliti giri e partiti sarebbe stata una bella carriera. Il cavallo del Montone alla seconda girata aveva quasi arrivato la Pantera, e per non avere la briglia il cavallo del Montone, il fantino non lo potiede dominare e reggerlo; cadde in faccia al Corpo di Guardia, e ne fece una brutta caduta, e si son veduti correre 5 cavalli scossi cioè Chiocciola, Bruco, Torre, e Selva, e i due primi, Oca, e Pantera, e l'altri due non si videro, né pure l'Istrice, che Groppa Secca fantino smontò dal cavallo alla mossa. La mossa la diede il solito merre signore Francesco Chigi.

2 luglio 1811

Vinse il Palio la Contrada della Torre correndovi un pigionale (era detto pigionale il contadino che lavorava a giornata e pagava l'affitto della casa in cui abitava) del signor Cesare Nannini detto Pettiere nel vecchio cavallo sauro di Ricci Bernardino.
La carriera riuscì divertente per essere andate molte Contrade in S.Martino. Dal canape scappò prima l'Onda, la quale dopo mezza girata fu passata dall'Oca, che si mantenne prima fino alla svolta di S.Martino alla terza girata, essendo stata condotta nella strada di detto nome dalla Giraffa, la quale essendo andata essa pure alla prima girata in detta strada rientrò nel corso la prima, e non voltò. Oltre la Giraffa andarono in S.Martino alla prima girata anche la Tartuca, e l'Aquila. L'Istrice fermò alla mossa il cavallo della Lupa, e nerbandosi entrarono esse pure in S.Martino. Andata l'Oca nella detta strada di San Martino, entrò prima inaspettatamente la Torre, e vinse il Palio.
Essendo nato dubbio se questa Contrada avesse fatte veramente tre girate, e pretendendo la vittoria la Contrada dell'Onda, il cui cavallo era secondo, restò sospesa la consegna del Palio fino alla mattina seguente, nella quale seguì la decisione del signor maire (termine francese per sindaco) a favore della Torre; ma nonostante la sera stessa della corsa tanto gli abitanti della Torre, che quelli dell'Onda andarono a Provenzano a cantare il Te Deum.

16 agosto 1813

Vinse il Palio la Tartuca correndovi Niccolò Chiarini nel cavallo bajo scuro di Pompilio Lippi.
Furono scelti a bella posta dieci cavalli tutte carogne per avere più facilmente l'uguaglianza, e la carriera riescì bella.
Dalla mossa data in tempo opportuno uscirono prime l'Onda e la Lupa, la quale essendo andata in S.Martino restò prima l'Onda per più di una girata; quindi passò avanti la Pantera per pochissimo tratto, e poi il Valdimontone, che dopo mezza girata fu passato dalla Tartuca, la quale vinse il Palio.
L'Aquila ove correva Piaggina che aveva il miglior cavallo, appena scappata dal canape fu tenuta dal Nicchio, e dal Drago.
Il Nicchio, e il Drago azzuffatisi si gettarono giù da cavallo, e si percossero in terra, e il Drago seguitò a correre tenendo per mano il cavallo scosso dell'Aquila. Tutti i fantini erano contro Piaggina perché il due luglio ultimo avendo vinto il Palio non avea voluto dar niente ad alcuno.
A questa Corsa accorsero moltissimi forestieri anche per l'oggetto di sentire l'opera al Teatro Grande ove cantava David il Figlio che fece fanatismo. Lo spettacolo riescì più decoroso del solito. Furono fatti dalla mairie( termine francese per Comune) numero dieci vestiti di saja (tessuto leggero di lana o di seta) di vari colori a ciascuna delle dieci Contrade, all'uso greco con manto, cimiero, ed asta in mano, essendo gli abiti dei capitani, e degli alfieri assai più belli, e dei colori precisi della Contrada. Il drappellone era fatto a guisa di bandiera, non già nella solita forma, e fu portato a girare per la Piazza in un carro ove erano appese le bandiere delle dieci Contrade che non correvano. Ciascuna Contrada di quelle che correvano avevano dieci uomini col detto vestiario alla greca oltre il capitano e l'alfiere.

17 agosto 1814

La Corsa di Piazza dell'agosto 1814, trasferita al giorno 17 a motivo della fortissima pioggia caduta il dì 16, fu tale, che sorpassa qualunque altra, che dall'istituzione di questo Spettacolo siasi giammai veduta.
Questa corsa ha riunito in sé tutti i possibili accidenti, che sogliono rendere vaga questa Festa ad eccezione di più magnifica decorazione, ma per quello che riguarda la gara et il contrasto nella Carriera, li spettatori hanno possuto osservare tutto quello, che concorre per dichiararsi questa Festa non comune, e che non può aversi in altra città.
Chiunque imprendesse a voler descrivere minutamente, e con tutta la possibile esattezza tutto quello, che accadde nel conflitto dei fantini dal momento della scappata sino alla fine, con combinazioni tante e tanto variabili, sono certo, che non potrà mai eseguirlo con quella verità, che sarebbe necessaria. Io dunque mi restringerò a parlare dei fatti più luminosi, e che basteranno a dare ai posteri quella chiara idea, che si richiede di questa bella Carriera.
Dirò, dunque, che la mossa, sebbene un poco immatura pure fu molto ragionevole, ciò lo prova, la generale, e unita scappata di tutte, e dieci le Contrade. Il primo fu il Nicchio, l'ultimo l'Istrice.Il Nicchio si mantenne primo sino alla seconda voltata di S.Martino.
Doppo la scappata, e poco doppo il Palco dei Giudici la Chiocciola prese la Tartuca, che con certa sicurezza contava sul Palio, e ve la tenne ferma tanto, che i primi cavalli già ripassavano intraprendendo il secondo giro. Qui è da sapersi, che tra le Contrade della Chiocciola e della Tartuca vi era nata guerra aperta, et appunto il fantino della Tartuca fu preso sotto gli occhi di quelli stessi, che erano più appassionati, e che avevano fatto bellissime promesse di regali al fantino in caso di vincita.
Le nerbate, che seguirono fra i due fantini, che si erano presi, furono innumerabili, come innumerabili furono quelle degl'altri tutti sino alla prima voltata, essendo tutti insieme; doppo di che cominciarono a svilupparsi.
Ritornando al Nicchio, primo sino alla seconda girata, vedendo questi che la Torre lo andava a passare, pensò di tenerlo come infatti lo tenne sino alla seconda voltata del Casato.
Intanto l'Oca, superiore di forze, tentò di entrare in mezzo per dividere questi due fantini, poiché quello della Torre gli apparteneva. Il Nicchio trovandosi sciolto dalla Torre si gettò addosso all'Oca, contando di gittar per terra il fantino, ma ciò non essendoli riuscito, cercò d'afferrarlo per la vita, e così ebbe luogo di fare un'operazione non mai più veduta, e quasi impossibile ad eseguirsi, e questa si fu di saltare in groppa al cavallo dell'Oca, abbracciando con una mano il fantino, e con l'altra impedendoli di guidare il cavallo, lasciandosi scappare di sotto il proprio, et in questa posizione seguitarono dalla casa Cerretani, sino alla Pianata dei Signori. Doppo di che il Nicchio smontò. L'Oca seguitò a correre, ma troppo distante era rimasta, pure a vincita di Palio arrivò terza.
La Torre restata [sic] libera vinse il Palio. L'Istrice arrivò secondo, sebbene avesse una cattiva scappata, e non ostante, che avesse trovato intoppo nei fantini della Chiocciola, e Tartuca, nel cominciare della seconda girata, che continuavano a nerbarsi.
Non furono però questi i soli accidenti. La Giraffa, che aveva il miglior cavallo cadde nel voltare al Casato nella seconda girata, diversamente averebbe vinto. La Selva all'ultima voltata di S.Martino, volendo tentare di rubare lo steccone alla Torre forzò molto il cavallo in modo, che non potendo più reggerlo, fu costretto a battere alla cantonata di S.Martino, facendo una brutta caduta.
Ecco dunque la Torre vittoriosa senza, che il cavallo avesse reputazione.
Da tutto il narrato facilmente potrà comprendersi, che l'esordio di questa descrizione non è stato in alcun modo esagerato, e che questa corsa e per la gara, e per gli accidenti è stata singolarissima.

17 agosto 1814

Vinse la Torre col cavallo bajo scuro di Lao Pagliaj correndoci Ciccina. Dalla mossa fu primo il Nicchio, e la Tartuca fù subbito tenuta ferma per una girata dalla Chiocciola. Il Nicchio nella seconda girata fù raggiunto dalla Torre e dall'Oca ed avendo prima contrastato colla Torre si azzuffò poscia coll'Oca. Indi il Nicchio lasciata la Torre contrastò l'Oca, e gli riescì di saltare nel di Lei cavallo, e così si vidde il cavallo dell'Oca fare con due Fantini più di mezza girata, ed intanto la Torre sbrogliata vinse il palio. L'Istrice fù secondo, la Giraffa cadde al casato e la Selva a S.Martino.

2 luglio 1817

Vinse il Palio la Tartuca correndo Niccolò Chiarini nel cavallo bajo scuro del Pagliaj macellaro.
I Giudici delle mosse erano i signori Niccolò de' Gori e cav. rettore Bandinello Cerretani, il quale avendo voluto fare delle innovazioni, non ebbero queste quel buon effetto che egli credeva. Nonostante che avesse fatta dispensare (distribuire) la nota dei posti che i cavalli dovevano tenere andando al canape, pure qualche fantino non volle conservare il suo posto, e perciò detto signor Cerretani, che volle assistere da se solo alla mossa, fece ritornare indietro i cavalli, al che gli spettatori fecero un qualche plauso.
Ritornati i cavalli al canape per la seconda volta come tante pecore, e tenendo ciascuna Contrada il loro posto, il signor Cerretani fece andare la tromba, e forse inavvedutamente non fece calare il canape nel tempo stesso; motivo per cui seguì un monticino con grave disgusto degli spettatori, i quali disapprovarono il fatto del signor Cerretani, e specialmente i Capitani delle Contrade, i quali avrebbero anche sussurrato se veramente ne avessero avuto volontà, ma il popolo sanese è forse troppo buono.
Comunque fosse, rottasi la zanna del verrocchio calò il canape. Scappò primo l'Istrice, seconda la Chiocciola, e terza l'Onda, e gli altri venivano dietro a gran distanza: ma dopo fatta una mezza girata furono fatti fermare dal lacchè (valletto del comune) e dai soldati perché fu detto non essere stata buona mossa. Se le Contrade avessero protestato, non so come l'avrebbero pensata i Giudici della vincita, perché realmente la tromba suonò, e tanto serve perché la mossa sia buona.
Frattanto si perdè un quarto d'ora buono per riaccomodare il verrocchio, e nacque un forte bisbiglio nel popolo, il quale però si contenne nel suo dovere e tornati i cavalli al canape la terza volta, e questo calato col suono della tromba, scappò prima la Chiocciola, e seconda la Tartuca, la quale a S.Martino alla prima girata entrò prima, e si mantenne sempre tale, e perciò il Palio non fu bello.
Le comparse erano all'uso antico con gli abiti proprj.

17 agosto 1817

Il Palio alla tonda fu trasportato dal 16 al 17 perché il dì 16 cadendo in giorno di sabato il pro impresario del Teatro dei Rinnuovati fece istanza per il detto trasporto, a cui aderì il regio governo.
Vinse il Palio la Contrada della Lupa col fantino Filippo Rossi detto Vecchia.
La prima volta che i fantini si presentarono al canape, quello dell'Aquila detto Scricciolo pretese di accostarsi di carriera, motivo per cui capoficcò (cadde a capo all'ingiù) assieme col fantino della Torre detto Botto che lo seguitava parimenti di carriera. Onde furono tutti rimandati indietro, ed accostatisi nuovamente al canape fu data una bellissima mossa dal signor cavalier Adriano Pieri, a segno che scapparono tutti assieme, e alla svoltata di S.Martino entrò primo il Bruco che fu seguitato dall'Onda, la quale alla terza girata fu passata dalla Lupa, che poi passò il Bruco. Il Palio fu bello, e molto contrastato, e vi seguirono molte nerbate.
È da notarsi che il fantino Vecchia in ventidue anni che corre in Piazza non avea vinto alcun Palio.
Le Comparse furono alla greca, inclusivamente gli alfieri ai quali non fu permesso vestire di bianco.
In tal giorno essendo in Siena un battaglione di truppa austriaca, la banda strumentale di esso eseguì diverse suonate nel mezzo della pubblica Piazza tra il Casino, e il palco dei Giudici.
Il fantino dell'Aquila detto Scricciolo essendo stato avvertito dal signor cavalier Antonio Palmieri altro deputato alle mosse a star buono, e venire al canape con la dovuta regolarità, il medesimo lo insultò con parole ingiuriose, e perciò ne fu fatto rapporto al signor Auditore del governo dal quale fu ordinato l'arresto del fantino, il quale stette in carcere per tre giorni a pane e acqua.

16 agosto 1818

Vinse il Palio la Contrada del Leocorno correndo Piaggina nel cavallo bajo scuro del macellaro Pagliaj detto Laino.
La corsa riuscì mediocre essendovi stato un continuo contrasto fino all'ultimo momento fra il Leocorno, ed il Nicchio; che si passavano, e ripassavano a vicenda. La terza a molta distanza fu la Chiocciola e le altre Contrade nulla figurarono.
La detta Corsa fu onorata dalla presenza di S. A. I. e R. Ferdinando III nostro granduca, che dopo quattro anni che era tornato in Toscana venne per la prima volta a Siena con gran treno (gran seguito) unitamente alla sua augusta figlia Maria Luisa, ed al principe ereditario Leopoldo suo figlio con l'arciduchessa Maria Anna di Sassonia di lui sposa.
L'arrivo del Granduca con la figlia seguì la mattina del 10 agosto a ore sei e mezzo, e il principe Leopoldo con la sposa arrivarono la sera del suddetto giorno a ore undici e mezzo.
La mattina del 12 fuvvi circolo a corte della nobiltà, magistratura, uffizialità, e professori dell'Università, ed altri funzionarj, alla sera tutte le Contrade con torcia accesa, e bandiere spiegate accompagnarono i reali personaggi all'imperiale Teatro dei Rinnuovati.
La mattina del tredici vi fu gran Te Deum alla chiesa Metropolitana con l'intervento dei ciambellani, dame di corte, nobiltà, magistratura, e la sera festa di ballo al Casino dei Nobili.
La mattina del 14 tutte le Contrade andarono con bandiera spiegata a fare omaggio a Sua Altezza Reale e Imperiale e regia famiglia al Palazzo Imperiale, e fu a ciascuna di esse distribuita una somma di scudi quindici fiorentini per mezzo di sua eccellenza il signor Giulio Bianchi governatore della Città e Stato di Siena.
Nel dopo pranzo fuvvi la solita offerta del cero fatta dal pubblico, rappresentava in questo anno S. Ansano Battista di Siena in atto di atterrare gl'idoli; e nella sera accademia letteraria, e di canto eseguita dagli alunni, e convittori del Seminario di S.Giorgio nella sala dell'eccellentissimo signor cardinale arcivescovo Anton Felice Zondadari.
Il dì 15 i sovrani si portarono nella mattina alla Metropolitana, ed assisterono alla S.Messa cantata da monsignor Rodolfo Brignole vescovo di Astura; nel dopo pranzo si degnarono d'intervenire al corso con numero cinque mute di gala a sei cavalli, dopo di che fu eseguita la solita carriera di cavalli liberi alla lunga, e nella sera fuvvi festa di ballo, con precedente cantata analoga alla circostanza, nel nuovo teatro dei Rozzi, e nella sala annessa dove i reali personaggi si trattennero a lungo.
Il sedici nel dopo pranzo fu eseguita la Carriera alla tonda nella Piazza grande detta del Campo, ripiena di un gran numero di spettatori, che fu giudicato oltrepassare i 40 mila.
La carriera fu preceduta da diversi carri, e comparse. Il primo carro a comparire in Piazza fu quello delle sette Contrade che non corsero cioè Bruco, Civetta, Giraffa, Aquila, Torre, Onda, e Drago, rappresentante il Tempio di Ercole Ideo ispiratore dei giuochi olimpici, accompagnato da 120 uomini vestiti alla greca, parte dei quali precedevano, e parte seguitavano il detto carro. Terminato il giro di questo cominciarono a entrare in Piazza le dieci Contrade che correvano, rappresentanti ciascuna una delle nove Muse toccatale in sorte, a riserva dell'Istrice, cui toccò la comparsa del Genio dell'Arbia.
Ciascuna delle dieci Contrade aveva ricevuto dalla Comunità una somma di lire dugento all'oggetto di fare una decente comparsa a piedi analoga al soggetto toccatole in sorte detto sopra.
La prima ad entrare fu la Contrada dell'Istrice rappresentante il Genio dell'Arbia. La seconda quella della Lupa con comparsa indicante la musa Erato che presiede alla Poesia Lirica, ed Amorosa. La terza la Pantera che rappresentò Euterpe inventrice del Flauto, e della Musica. La quarta il Leocorno che rappresentò Clio musa della Storia colla Fama, Tempo, e 12 dei principali Storici. La quinta la Selva che rappresentò Talia inventrice della Commedia. La sesta la Tartuca,che rappresentò Polinnia musa della Eloquenza, indicante la Congiura di Catilina. La settima il Valdimontone con comparsa indicante Melpomene musa della Tragedia. La ottava la Chiocciola rappresentante Urania musa dell'Astronomia. La nona l'Oca che nell'accennare Calliope musa della Poesia Epica rappresentò il Tasso accompagnato da Goffredo, e Seguaci superbamente vestiti. L'ultima fu la Contrada del Nicchio rappresentante Tersicore musa della Danza. Dopo le dette comparse venne il secondo carro, che mostrava il Monte Parnaso con le nove Muse.Questo era grandissimo, e benissimo inteso, ed eseguito a spese della Comunità civica.
Indi seguì la carriera che sopra, e la sera fuvvi grande illuminazione al Teatro dei Rinnuovati, che fu onorato dalla real Corte.
La sera del 17 fu tenuto dai nobili convittori del Collegio Tolomei un esercizio di lettere, e di armi.
La sera del 18 fuvvi una magnifica festa di ballo nel palazzo di sua eccellenza il signor governatore Bianchi, e nel giardino annesso tutto illuminato, con suoni, canti pastorali, e commedia.

19 agosto 1818

Il diciannove fu ripetuta la Carriera delle Contrade, come da basso, e nella sera una seconda festa di ballo al Casino dei Nobili.
La sera del 20 dovea incendiarsi una grandiosa macchina di fuochi di artifizio a spese della Comunità Civica nella pianata del Palazzo dei Signori, oggi del Pubblico, eseguiti e diretti da Carlo Rizzo fuochista di Castel S.Angelo di Roma; ma attesa la dirotta pioggia caduta nel detto dì 20, e nel 21 venne la medesima incendiata la sera del 22.
La sera del 23 fu rappresentata nel teatro interno del Palazzo Bianchi la commedia intitolata L'Apatista dell'immortale Goldoni da diversi dilettanti.
Il dì 24 i reali personaggi si portarono a vedere la Villa di Pagliaja di proprietà del signor Governatore, situata circa 10 miglia di distanza da Siena. E finalmente la mattina del 25 il Granduca con la figlia partì alle ore sette alla volta di Firenze, passando per Radda, e il giorno dipoi 26 agosto a ore tre pomeridiane seguì la partenza del principe Leopoldo con la sua sposa. Fu lasciato dal real padrone un sussidio di scudi mille per i poveri a disposizione del Cardinale Arcivescovo.

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