- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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3 luglio 1800

(Nel 2 luglio il Palio non fu corso, perché la pioggia impedì essendo cominciato a diluviare nel tempo, che le Contrade erano entrate in Piazza. Lo che produsse infinito sconcerto. Fu rimesso al giorno appresso.)

3 detto. Fu eseguita la Corsa in questo stabilito giorno, ed a motivo di tempo, che minacciava acqua, alle ore cinque e mezzo tutto era terminato.
La corsa riescì una delle più garose, e contrastate che mai siano accadute, essendo stati primi a vicenda sei, in sette cavalli.
Finalmente riportò la vittoria il cavallo dell'Istrice [fantino Polpettino], il quale improvvisamente presso la banderuola mèta della Corsa divanzò quello della Torre [fantino Gigi Sucini] per la lunghezza di solo mezzo cavallo.
Non ostante la Torre reclamò, e protestò contro l'Istrice, e contro i giudici dichiarandosi che il Palio appartenesse a lei, ma ciò non le portò niun buon effetto, essendo la sua pretensione contro la verità del fatto.
Accadde nel disimpegno della corsa una fiera controversia tra due fantini, quali scesi dai loro cavalli, ma però senza abbandonarli, si batterono con nerbi, e pugni per una intera girata stando fermi sotto la casa Cerretani, (l'attuale palazzo d'Elci) ed erano così inferociti l'uno contro l'altro che pareva si dovessero sbranare, e lacerare con morsi ed unghie sul viso, ed orecchio in modo che grondavano di sangue, e se avessero avute delle armi, sicuramente si sarebbero ammazzati.

15 agosto 1800

Fu corso il solito Palio alla lunga con numero 11 cavalli, e riportò la vittoria una cavalla del signor Giuseppe Montelatici di Firenze con poco contrasto essendo essa di gran lunga più corritrice degli altri cavalli.
Sopra una tal cavalla cadde la questione se a tenore del nostro regolamento sopra il Palio alla lunga fosse ammissibile, che esclude i cavalli di razza inglese e di Barberia, detta cavalla, perché si diceva dagli altri proprietari dei cavalli che era visibilmente di razza inglese. A simil reclamo i signori Giudici delle mosse Anton Maria Borgognini e conte Buonsignori si portarono a riconoscere la cavalla medesima unitamente a due periti, cioè il Cavallerizzo nobile signor Carlo Landi e secondo Cavallerizzo signor Gaspero Tinti mossiere scelto dall'eccellentissimo Magistrato civico e per giunta i detti Deputati degli spettacoli, e Giudici nello stesso tempo delle mosse avessero la facoltà di servirsi del parere, e giudizio soltanto dello stesso signor mossiere, non ostante atteso il fermento, ed impegno che vi era contro la cavalla, credendo per delicatezza di unirvi ancora altro perito. Fatta la visita, e ricognizione dovuta, fu giudicato, come appare dal processetto non apparire dei segni caratteristici per dichiararla di razza inglese né di Barberia, onde potevasi ammettere alla corsa. Fu dunque segnata ed integrata, ed alla presenza di tutti tratta per il suo posto alle mosse.
Ciò eseguito, il giorno medesimo della corsa del Palio poche ore avanti fu mandato dai proprietarj degli altri cavalli per mezzo del Tribunale del Vicario di giustizia ai signori Giudici dell'arrivo un precetto a non consegnare il Palio nel caso che vincesse la cavalla del signor Montelatici, come questa che non aveva i requisiti voluti dalla legge.
I signori Giudici dell'arrivo preferirono e crederono bene di non dovere attendere il precetto predetto per le seguenti ragioni
1. I proprietarj dei cavalli acconsentirono, e furono presenti alla imborsazione ed alla tratta dei cavalli per i posti senza protestare, onde acconsentirono alla sentenza dei signori Giudici delle mosse.
2. Sentenze di questa natura sono inappellabili.
3. L'ammettere, ed ascoltare simili proteste, e precetti introdurrebbe degli esempi nocivi all'autorità del Tribunale presidente alli spettacoli, ed alla sbrigazione di simili affari, che vanno decisi sul fatto.
4. Finalmente perché il Tribunale del Vicario, in ogni peggiore ipotesi, non è tribunale competente, poiché non può decidere di cause che oltrepassino il valore di scudi dieci.
Una tal risoluzione fu provato col fatto essere savissima poiché doppo consegnato il Palio, niuno reclamò, come sempre accade in affari di simil natura.

17 agosto 1800

Il giorno 16, come suole praticarsi ogni anno, non fu corso il Palio alla tonda in Piazza, ma fu differito al dì 17, perché cadeva in domenica, giorno più a proposito, secondo l'istanza delle persone che facevano ricorrere il Palio.
La corsa riescì poco garosa per il motivo infrascritto, e riportò la vittoria la Contrada della Tartuca [fantino Polpettino].
Due birbanti di fantini cioè quello del Nicchio, e del Montone sul punto di cadere il canape si presero, e tennero alla mossa, di modo che i loro cavalli non si mossero, ed essi si attaccarono a nerbate, pugni, morsi, e graffichi fino al punto che arrivarono l'altri cavalli, che avevano già fatta una girata. Allora col pericolo di essere schiacciati abbandonarono i loro cavalli, e continuarono non ostante a battersi contro gli ordini, di modo che fu necessario che i soldati li separassero a forza di bastonate. In pena di ciò furono arrestati, e condotti in carcere, ove si stettero fino alla mattina susseguente.

Riguardo ai Palii del 1803

Sopravvenuta la morte del sempre beneamato regnante Lodovico Primo infante di Spagna re d'Etruria fu intimato il bruno (periodo di lutto) per un anno che otto mesi grave, e quattro leggiero, onde partecipato, se si doveva farsi la Corsa del due luglio per essere già intimata, fu risoluto sospendersi non solo la medesima ma anche l'altre due del 15 e 16 agosto fino a nuovo ordine.
Siccome poi fu pubblicata notificazione, colla quale si rendeva noto, che il dì 15 agosto vi sarebbe stato in Firenze il possesso del nuovo regnante Carlo Lodovico, e sarebbero state rimesse le due Corse solite farsi nelle Feste di S. Giovanni, e nel 28 di detto mese vi sarebbe stata l'altra detta la Corsa di S. Piero, così i Capitani delle 17 Contrade supplicarono con tale esempio, perché nel dì otto settembre fosse rimessa la Corsa alla lunga del 15 agosto, e nel nove detto l'altra alla tonda del due luglio, ma con rescritto del 13 agosto fu risoluto eseguirsi nel dì otto settembre 1803 la sola Corsa alla tonda rimettendosi quella del due di luglio.
Lo vinse la Pantera [fantino Mattio], e la corsa fu poco garosa.

16 e 20 agosto 1804

Nove furono i cavalli. La corsa riescì bella, e vinse il premio il cavallo morello del signor Luigi Carli di Piano.
Sua maestà la Regina reggente (Maria Luisa) si è degnata di onorare della sua augusta presenza questa città e vide (sic) la Corsa alla ringhiera del Palazzo del nobile signor Marchese Chigi, e dopo seguita la Corsa alla Lunga si portò all'altra ringhiera dalla parte di Piazza dalla quale godé la prova dei cavalli delle Contrade.
Nel sedici si eseguì la Corsa alla tonda, che riescì oltre modo garosa essendo stati primi tutti, e dieci di diversi punti, e rimase garosa fino alla vincita, e lo vinse l'Oca [fantino Caino].
Sua maestà la Regina reggente ebbe tanto piacere a questa corsa, che mostrò desiderio di rivederla, onde fu deliberato replicarsi nel 20 di agosto.
Se la precedente corsa rimase garosa, questa non lo fu meno, e vi seguirono tutti gli accidenti possibili incluso quello, che lo vinse la Tartuca il di cui fantino [Bianca Lana] era caduto, e di poi rimontato a cavallo.
Nella prima Corsa vi furono i carri e comparse delle Contrade, che furono nel medesimo modo ripetuti nella seconda Corsa, come si vedono descritti nelle relazioni alligate (sic) al processetto.

3 luglio 1806

In questo giorno avvenne quello era seguito nel 1800.
Erano entrate tutte le Contrade in Piazza, ed erano per finire il giro, quando incominciarono a venire delle gocce d'acqua. Fu tirato il mortaletto, e messo in punto il canape, ma sopravvenuto un diluvio dové tralasciarsi la Corsa e rimetterla al 3 luglio. Fu bello però lo spettacolo nel fuggire, che faceva la gente, e vedere la Piazza in un momento spolta.
3 detto. Si eseguì la Corsa alla Tonda ma la mossa fu data troppo giovine essendo la Chiocciola e la Pantera troppo distanti dal canape, e presso la bottega Cortecci.
La carriera riescì non molto bella, perché alla Tartuca mancò il cavallo come si dirà in appresso, la Civetta ove correva Baffino cadde prima della voltata di S.Martino essendo andato a voltare dove stanno i treccoloni (venditori di commestibili e verdure, che rizzavano i banchi dentro la Piazza alla curva di San Martino), e per cui ruppe due pertiche. Caddero pure il Drago e l'Oca, onde rimasero a correre soli sei, che poi si ridussero a soli tre Montone, Nicchio, e Leo. Uscì primo il Montone, che alla voltata di S.Martino fu passato dal Nicchio, il quale parimente fu ripassato in detto luogo dal Montone, che vinse il Palio, e non vi corse neppure una nerbata.
In quest'anno è avvenuto un caso, che per quanto siasi cercato nelle memorie non era mai seguito il simile.
Alla Tartuca era toccato in sorte un cavallo bajo di Bernardino Querci. Questo cavallo nella domenica sera non volle mangiare, e gli sopravvenne la febbre. Il lunedì mattina e giorno fu condotto in Piazza ma appena poté girare. Nella notte del lunedì il male crebbe, in modo, che il Capitano venne a darne notizia all'illustrissimi signori Deputati delli spettacoli, e pretendeva di aver nuovo cavallo. Fu pertanto risoluto, che se il cavallo fosse stato in grado di venire al canape vi fosse condotto altrimenti venissero in Piazza con la solita comparsa col fantino sul soprallasso, con altro cavallo per fare la semplice figura, e con che data la mossa non potesse correre, ma dovesse ritirarsi, non dovendo aspirare al premio per qualunque caso.
Nella mattina del due il detto Capitano venne a riferire che il cavallo era in grado di correre. Per evitare ogni inconveniente furono eletti in periti il signor Filippo Faiticher per funzione de' signori deputati, Filippo Guerci per parte del Capitano della Contrada, e Girolamo Tendi per parte del proprietario Querci, i quali periti concordemente riferirono, che il cavallo non era in grado non solo di correre ma neppure di muoversi dalla stalla, ed infatti opinarono bene, perché nella notte morì.
Non essendosi potuta per la pioggia eseguire la Corsa, come si è detto, la mattina del tre comparve il detto Capitano, ed attesa la morte del cavallo insisteva di averne altro protestandosi diversamente di non voler venire in Piazza neppure con la Comparsa. I signori Deputati peraltro gli fecero conoscere l'impossibilità, e gli dimostrarono l'obbligo di venire in Piazza nel modo stesso in cui erano venuti il giorno avanti, non potendosi alterare il deliberato. E così avvenne, ed il cavallo era tenuto da due uomini, che appena suonata la tromba lo condussero dentro la selice (selciato, parte interna della Piazza) presso il legno dove sta raccomandato il canape.
La Comunità pensò alla spesa della vettura de' cavalli per il giorno tre, nel quale fu anche data una rifioritura di rena. Il Palio peraltro non fu portato a S.Agostino, ma fu attaccato nel giorno al palco de' signori Giudici per risparmio di spesa. Bensì le Contrade andarono di nuovo a S.Agostino, e di lì colle comparse vennero in Piazza.


3 luglio 1806

Vinse il Montone col cavallo morello di Bernardino Neri mugnaio. Dalla mossa fù primo il Montone, che a S.Martino fù passato dal Nicchio, ed ivi alla seconda girata entrò primo, e non fù più raggiunto restando il Nicchio secondo. Il Leocorno fù sempre terzo. La Civetta cadde a S.Martino nella prima girata, e cadde ancora nel luogo istesso il Drago.

Morì di morte naturale il Cavallo della Tartuca, cui per semplice figura ne fù dato un altro con ordine, che si ritirasse dopo caduto il canape, e perciò invece del fissato fantino andò alla mossa il Bandi, il quale era uno spazzino di strada.

17 agosto 1806

Vinse l'Istrice col cavallo Morello del Tommi oste al Palazzo dei Diavoli, in cui correva Matteo. Dalla mossa fù prima la Tartuca, che tale si mantenne fino al Casato nella seconda girata ove fù passata dall'Istrice, ed il Drago fù secondo. Cadde a S.Martino nella seconda girata la Civetta, ed erano già cadute nella prima la Lupa e la Pantera nel medesimo luogo: al casato cadde la Chiocciola. Se al cavallo della Tartuca non fosse entrato nelle prove un sasso in un piede, per cui rimase alquanto zoppo, forse non sarebbe stato raggiunto.

15 e 16 agosto 1807

Per quanto nella nota stampata fossero otto i cavalli ne andarono alla mossa soli sei essendo mancata la cavalla di numero uno, perché malatasi, ed il cavallo di numero 7 perché non venuto altrimenti. Il vincitore fu il cavallo di numero 6 del signor Giuseppe Cervi di Roma. Il secondo era il cavallo di numero 2 del signor Cappelletti di Colle, questo cavallo era piccolo e correva con tanta lena, che appena messo nella stalla si gettò in terra, e morì. Fu aperto, e gli fu trovato il cuore scoppiato in due parti.
16 agosto. Fu eseguito il Palio alla tonda. Venuti i cavalli alla mossa, il cavallo della Giraffa, sopra il quale correva Mattio non fu possibile di metterlo al suo posto, che era il sesto, onde furono rimandati indietro. Ritornati al canape, ove venivano bene, sul punto di dar la mossa il picchetto di soldati, che era sotto il Palio si mosse spontaneo, e cominciò a mandare indietro con forza i fantini senza saperne il motivo, e da chi fossero comandati di far ciò, onde convenne mandarli nuovamente in dietro.
Tornati la terza volta alla mossa, e venuti con ordine fu data la mossa molto bene, ed uscirono quasi tutti in truppa. Verso la svolta di S.Martino [si] portò primo il Nicchio [fantino Figlio di Piaccina], e si mantenne tale fino a detta svolta nella seconda girata, e fu passato dalla Giraffa, che nel salire al Casato fu passata dall'Aquila, e Lupa, ma giunti alla calata di S.Martino passò nuovamente la Giraffa, che fu seguita in modo dalla Lupa, che erano molto uniti i cavalli, e lo vinse la Giraffa per esser avanti della sola testa del cavallo. I lupaioli pretendevano loro il Palio, ma per sentimento comune si acquietarono, e fu ritirato il premio dal Capitano della Giraffa senza contrasto. Non ostante nel punto della consegna del drappellone fu chiamato il picchetto de' soldati, che accompagnò la comparsa della Contrada ed il Palio fino alla chiesa di Provenzano, e di lì alla chiesa della Contrada.
Nella Contrada del Leo vi corse Biggeri e questo vi fu fatto correre apposta perché tenesse, conforme tenne, il fantino della Tartuca, che lo prese poco dopo la mossa, e verso S.Martino si gettò da cavallo, e fé cadere anche l'altro della Tartuca, ed i fantini continuarono a tenersi e darsi in modo che furono poi divisi dai soldati.
Il Palio pertanto riuscì bellissimo, e garoso assai essendo stati primi in più volte sette in otto cavalli.
La Piazza era piena di gente, e presentava una bellissima veduta.


14 maggio 1809

In occasione della venuta nella nostra città della gran duchessa Elisa governatrice di Toscana sorella di sua maestà Napoleone imperatore dei Francesi fu fatto dalla mairie di Siena correre un Palio alla Tonda di tolleri quaranta, che vinse la Contrada della Torre col fantino Biggieri nel cavallo bajo scuro di Giuseppe Manetti. Entrata prima a S.Martino alla prima girata dopo la Chiocciola [fantino Tonfo], sempre si mantenne tale.
Le altre Contrade che corsero furono secondo l'ordine che entrarono in Piazza: Pantera, Selva, Onda, Giraffa, Leo, Istrice, Torre, Valdimontone, Bruco, e Chiocciola.
Dette Contrade non fecero altra Comparsa che quella di un Capitano, e di un tenente a piedi. Ma la detta mairie aveva fatto un carro esprimente la Beneficenza, l'Ombrone personificato, ed alcune Ninfe.
La detta gran duchessa arrivò a Siena la stessa mattina del 14 maggio alle ore nove, e fu ricevuta alla Porta Camullia, al suono della pubblica banda, da diverse dame portatevisi espressamente in carrozza, e da tutte le Contrade con le loro respettive bandiere spiegate, e da numero diciassette fanciulle col fiocco in petto della respettiva Contrada, le quali le presentarono un bel mazzo di fiori, ed una composizione poetica analoga alla circostanza. La carrozza della Gran Duchessa fu tirata a mano dal popolo fino al Palazzo Imperiale, dove arrivata si fece pubblicamente vedere dalla terrazza, e quindi si portò alla Metropolitana a udire la S.Messa. La sera dopo il Palio fuvvi gran festa di ballo al teatro, cui la detta Gran Duchessa non intervenne per alcune indisposizioni di salute. Nel lunedì si portò a visitare i Conservatorj del Refugio, e di S.Maria Maddalena, e nella sera alla festa di ballo al Casino. Nel martedì mattina onorò la Cavallerizza dove osservò alcuni giuochi fatti dai signor convittori del Collegio Tolomei, i quali le diedero nella sera di detto giorno un'accademia, da dove si portò alla festa di ballo ai Rozzi. Finalmente nel mercoledì 17 maggio alle ore tre partì da questa città ritornando a Firenze.
Susseguentemente attese le tante vittorie riportate dai francesi sulle armi austriache la mattina del dì quattro giugno nella chiesa Metropolitana fu cantato solenne Te Deum, ed il giorno vi fu la Corsa alla lunga con numero 17 cavalli distribuiti a sorte alle 17 Contrade, essendo restato vincitore il cavallo di Giuseppe Manetti addetto alla Tartuca, che aveva vinto il Palio alla tonda nel 14 maggio decorso nella Torre, come è stato detto di sopra. Nella sera fuvvi illuminazione per tutta la città, e festa di ballo al Teatro.

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