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Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso
dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"
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cronache da 1810 al 1818
cronache da 1819 al 1827
cronache da 1828 al 1838
cronache da 1839 al 1846
cronache da 1847 al 1849
cronache da 1850 al 1855
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3 luglio 1800
(Nel 2 luglio il Palio non fu corso, perché la pioggia impedì essendo
cominciato a diluviare nel tempo, che le Contrade erano entrate in
Piazza. Lo che produsse infinito sconcerto. Fu rimesso al giorno
appresso.)
3 detto. Fu eseguita la Corsa in questo stabilito giorno, ed a motivo
di tempo, che minacciava acqua, alle ore cinque e mezzo tutto era
terminato.
La corsa riescì una delle più garose, e contrastate che mai siano
accadute, essendo stati primi a vicenda sei, in sette cavalli.
Finalmente riportò la vittoria il cavallo dell'Istrice [fantino
Polpettino], il quale improvvisamente presso la banderuola mèta della
Corsa divanzò quello della Torre [fantino Gigi Sucini] per
la lunghezza di solo mezzo cavallo.
Non ostante la Torre reclamò, e protestò contro l'Istrice,
e contro i giudici dichiarandosi che il Palio appartenesse a lei, ma ciò
non le portò niun buon effetto, essendo la sua pretensione contro la
verità del fatto.
Accadde nel disimpegno della corsa una fiera controversia tra due
fantini, quali scesi dai loro cavalli, ma però senza abbandonarli, si
batterono con nerbi, e pugni per una intera girata stando fermi sotto
la casa Cerretani, (l'attuale palazzo d'Elci) ed erano così inferociti l'uno contro l'altro che
pareva si dovessero sbranare, e lacerare con morsi ed unghie sul viso,
ed orecchio in modo che grondavano di sangue, e se avessero avute delle
armi, sicuramente si sarebbero ammazzati.
15 agosto 1800
Fu corso il solito Palio alla lunga con numero 11 cavalli, e
riportò la vittoria una cavalla del signor Giuseppe Montelatici di
Firenze con poco contrasto essendo essa di gran lunga più corritrice
degli altri cavalli.
Sopra una tal cavalla cadde la questione se a tenore del nostro
regolamento sopra il Palio alla lunga fosse ammissibile, che esclude i
cavalli di razza inglese e di Barberia, detta cavalla, perché si diceva
dagli altri proprietari dei cavalli che era visibilmente di razza
inglese. A simil reclamo i signori Giudici delle mosse Anton Maria
Borgognini e conte Buonsignori si portarono a riconoscere la cavalla
medesima unitamente a due periti, cioè il Cavallerizzo nobile signor
Carlo Landi e secondo Cavallerizzo signor Gaspero Tinti mossiere scelto
dall'eccellentissimo Magistrato civico e per giunta i detti Deputati
degli spettacoli, e Giudici nello stesso tempo delle mosse avessero la
facoltà di servirsi del parere, e giudizio soltanto dello stesso signor
mossiere, non ostante atteso il fermento, ed impegno che vi era contro
la cavalla, credendo per delicatezza di unirvi ancora altro perito. Fatta
la visita, e ricognizione dovuta, fu giudicato, come appare dal
processetto non apparire dei segni caratteristici per dichiararla di
razza inglese né di Barberia, onde potevasi ammettere alla corsa. Fu
dunque segnata ed integrata, ed alla presenza di tutti tratta per il
suo posto alle mosse.
Ciò eseguito, il giorno medesimo della corsa del Palio poche ore avanti
fu mandato dai proprietarj degli altri cavalli per mezzo del Tribunale
del Vicario di giustizia ai signori Giudici dell'arrivo un precetto a
non consegnare il Palio nel caso che vincesse la cavalla del signor
Montelatici, come questa che non aveva i requisiti voluti dalla
legge.
I signori Giudici dell'arrivo preferirono e crederono bene di non
dovere attendere il precetto predetto per le seguenti ragioni
1. I proprietarj dei cavalli acconsentirono, e furono presenti alla
imborsazione ed alla tratta dei cavalli per i posti senza protestare,
onde acconsentirono alla sentenza dei signori Giudici delle mosse.
2. Sentenze di questa natura sono inappellabili.
3. L'ammettere, ed ascoltare simili proteste, e precetti introdurrebbe
degli esempi nocivi all'autorità del Tribunale presidente alli spettacoli,
ed alla sbrigazione di simili affari, che vanno decisi sul fatto.
4. Finalmente perché il Tribunale del Vicario, in ogni peggiore ipotesi,
non è tribunale competente, poiché non può decidere di cause che
oltrepassino il valore di scudi dieci.
Una tal risoluzione fu provato col fatto essere savissima poiché doppo
consegnato il Palio, niuno reclamò, come sempre accade in affari di
simil natura.
17 agosto 1800
Il giorno 16, come suole praticarsi ogni anno, non fu
corso il Palio alla tonda in Piazza, ma fu differito al dì 17, perché
cadeva in domenica, giorno più a proposito, secondo l'istanza delle
persone che facevano ricorrere il Palio.
La corsa riescì poco garosa per il motivo infrascritto, e riportò la
vittoria la Contrada della Tartuca [fantino Polpettino].
Due birbanti di fantini cioè quello del Nicchio, e del Montone
sul punto di cadere il canape si presero, e tennero alla mossa, di modo
che i loro cavalli non si mossero, ed essi si attaccarono a nerbate,
pugni, morsi, e graffichi fino al punto che arrivarono l'altri cavalli,
che avevano già fatta una girata. Allora col pericolo di essere
schiacciati abbandonarono i loro cavalli, e continuarono non ostante a
battersi contro gli ordini, di modo che fu necessario che i soldati li
separassero a forza di bastonate. In pena di ciò furono arrestati, e
condotti in carcere, ove si stettero fino alla mattina susseguente.
Riguardo ai Palii del 1803
Sopravvenuta la morte del sempre beneamato regnante Lodovico
Primo infante di Spagna re d'Etruria fu intimato il bruno (periodo
di lutto) per un anno che otto mesi grave, e quattro leggiero, onde
partecipato, se si doveva farsi la Corsa del due luglio per essere già
intimata, fu risoluto sospendersi non solo la medesima ma anche l'altre
due del 15 e 16 agosto fino a nuovo ordine.
Siccome poi fu pubblicata notificazione, colla quale si rendeva noto,
che il dì 15 agosto vi sarebbe stato in Firenze il possesso del nuovo
regnante Carlo Lodovico, e sarebbero state rimesse le due Corse solite
farsi nelle Feste di S. Giovanni, e nel 28 di detto mese vi sarebbe
stata l'altra detta la Corsa di S. Piero, così i Capitani delle 17
Contrade supplicarono con tale esempio, perché nel dì otto settembre
fosse rimessa la Corsa alla lunga del 15 agosto, e nel nove detto l'altra
alla tonda del due luglio, ma con rescritto del 13 agosto fu risoluto
eseguirsi nel dì otto settembre 1803 la sola Corsa alla tonda rimettendosi
quella del due di luglio.
Lo vinse la Pantera [fantino Mattio], e la corsa fu poco
garosa.
16 e 20 agosto 1804
Nove furono i cavalli. La corsa riescì bella, e vinse
il premio il cavallo morello del signor Luigi Carli di Piano.
Sua maestà la Regina reggente (Maria Luisa) si è degnata di
onorare della sua augusta presenza questa città e vide (sic) la Corsa
alla ringhiera del Palazzo del nobile signor Marchese Chigi, e dopo
seguita la Corsa alla Lunga si portò all'altra ringhiera dalla parte
di Piazza dalla quale godé la prova dei cavalli delle Contrade.
Nel sedici si eseguì la Corsa alla tonda, che riescì oltre modo garosa
essendo stati primi tutti, e dieci di diversi punti, e rimase garosa
fino alla vincita, e lo vinse l'Oca [fantino Caino].
Sua maestà la Regina reggente ebbe tanto piacere a questa corsa, che
mostrò desiderio di rivederla, onde fu deliberato replicarsi nel 20 di
agosto.
Se la precedente corsa rimase garosa, questa non lo fu meno, e vi
seguirono tutti gli accidenti possibili incluso quello, che lo vinse
la Tartuca il di cui fantino [Bianca Lana] era caduto, e
di poi rimontato a cavallo.
Nella prima Corsa vi furono i carri e comparse delle Contrade, che
furono nel medesimo modo ripetuti nella seconda Corsa, come si vedono
descritti nelle relazioni alligate (sic) al processetto.
3 luglio 1806
In questo giorno avvenne quello era seguito nel 1800.
Erano entrate tutte le Contrade in Piazza, ed erano per finire il giro,
quando incominciarono a venire delle gocce d'acqua. Fu tirato il
mortaletto, e messo in punto il canape, ma sopravvenuto un diluvio dové
tralasciarsi la Corsa e rimetterla al 3 luglio. Fu bello però lo
spettacolo nel fuggire, che faceva la gente, e vedere la Piazza in un
momento spolta.
3 detto. Si eseguì la Corsa alla Tonda ma la mossa fu data troppo
giovine essendo la Chiocciola e la Pantera troppo distanti
dal canape, e presso la bottega Cortecci.
La carriera riescì non molto bella, perché alla Tartuca mancò il
cavallo come si dirà in appresso, la Civetta ove correva Baffino
cadde prima della voltata di S.Martino essendo andato a voltare dove
stanno i treccoloni (venditori di commestibili e verdure, che rizzavano
i banchi dentro la Piazza alla curva di San Martino), e per cui
ruppe due pertiche. Caddero pure il Drago e l'Oca, onde
rimasero a correre soli sei, che poi si ridussero a soli tre Montone,
Nicchio, e Leo. Uscì primo il Montone, che alla
voltata di S.Martino fu passato dal Nicchio, il quale parimente
fu ripassato in detto luogo dal Montone, che vinse il Palio, e
non vi corse neppure una nerbata.
In quest'anno è avvenuto un caso, che per quanto siasi cercato nelle
memorie non era mai seguito il simile.
Alla Tartuca era toccato in sorte un cavallo bajo di Bernardino
Querci. Questo cavallo nella domenica sera non volle mangiare, e gli
sopravvenne la febbre. Il lunedì mattina e giorno fu condotto in Piazza
ma appena poté girare. Nella notte del lunedì il male crebbe, in modo,
che il Capitano venne a darne notizia all'illustrissimi signori Deputati
delli spettacoli, e pretendeva di aver nuovo cavallo. Fu pertanto
risoluto, che se il cavallo fosse stato in grado di venire al canape vi
fosse condotto altrimenti venissero in Piazza con la solita comparsa
col fantino sul soprallasso, con altro cavallo per fare la semplice
figura, e con che data la mossa non potesse correre, ma dovesse ritirarsi,
non dovendo aspirare al premio per qualunque caso.
Nella mattina del due il detto Capitano venne a riferire che il cavallo
era in grado di correre. Per evitare ogni inconveniente furono eletti
in periti il signor Filippo Faiticher per funzione de' signori deputati,
Filippo Guerci per parte del Capitano della Contrada, e Girolamo Tendi
per parte del proprietario Querci, i quali periti concordemente riferirono,
che il cavallo non era in grado non solo di correre ma neppure di
muoversi dalla stalla, ed infatti opinarono bene, perché nella notte
morì.
Non essendosi potuta per la pioggia eseguire la Corsa, come si è detto,
la mattina del tre comparve il detto Capitano, ed attesa la morte del
cavallo insisteva di averne altro protestandosi diversamente di non
voler venire in Piazza neppure con la Comparsa. I signori Deputati
peraltro gli fecero conoscere l'impossibilità, e gli dimostrarono
l'obbligo di venire in Piazza nel modo stesso in cui erano venuti il
giorno avanti, non potendosi alterare il deliberato. E così avvenne,
ed il cavallo era tenuto da due uomini, che appena suonata la tromba lo
condussero dentro la selice (selciato, parte interna della Piazza)
presso il legno dove sta raccomandato il canape.
La Comunità pensò alla spesa della vettura de' cavalli per il giorno
tre, nel quale fu anche data una rifioritura di rena. Il Palio peraltro
non fu portato a S.Agostino, ma fu attaccato nel giorno al palco de'
signori Giudici per risparmio di spesa. Bensì le Contrade andarono di
nuovo a S.Agostino, e di lì colle comparse vennero in Piazza.
3 luglio 1806
Vinse il Montone col cavallo morello di Bernardino Neri
mugnaio. Dalla mossa fù primo il Montone, che a S.Martino fù passato dal
Nicchio, ed ivi alla seconda girata entrò primo, e non fù più raggiunto
restando il Nicchio secondo. Il Leocorno fù sempre terzo. La Civetta cadde
a S.Martino nella prima girata, e cadde ancora nel luogo istesso il
Drago.
Morì di morte naturale il Cavallo della Tartuca, cui per
semplice figura ne fù dato un altro con ordine, che si ritirasse dopo
caduto il canape, e perciò invece del fissato fantino andò alla mossa il
Bandi, il quale era uno spazzino di strada.
17 agosto 1806
Vinse l'Istrice col cavallo Morello del Tommi oste al
Palazzo dei Diavoli, in cui correva Matteo. Dalla mossa fù prima la
Tartuca, che tale si mantenne fino al Casato nella seconda girata ove fù
passata dall'Istrice, ed il Drago fù secondo. Cadde a S.Martino nella
seconda girata la Civetta, ed erano già cadute nella prima la Lupa e la
Pantera nel medesimo luogo: al casato cadde la Chiocciola. Se al cavallo
della Tartuca non fosse entrato nelle prove un sasso in un piede, per cui
rimase alquanto zoppo, forse non sarebbe stato raggiunto.
15 e 16 agosto 1807
Per quanto nella nota stampata fossero otto i cavalli
ne andarono alla mossa soli sei essendo mancata la cavalla di numero
uno, perché malatasi, ed il cavallo di numero 7 perché non venuto
altrimenti. Il vincitore fu il cavallo di numero 6 del signor Giuseppe
Cervi di Roma. Il secondo era il cavallo di numero 2 del signor
Cappelletti di Colle, questo cavallo era piccolo e correva con tanta
lena, che appena messo nella stalla si gettò in terra, e morì. Fu
aperto, e gli fu trovato il cuore scoppiato in due parti.
16 agosto. Fu eseguito il Palio alla tonda. Venuti i cavalli alla
mossa, il cavallo della Giraffa, sopra il quale correva Mattio
non fu possibile di metterlo al suo posto, che era il sesto, onde furono
rimandati indietro. Ritornati al canape, ove venivano bene, sul
punto di dar la mossa il picchetto di soldati, che era sotto il Palio
si mosse spontaneo, e cominciò a mandare indietro con forza i fantini
senza saperne il motivo, e da chi fossero comandati di far ciò, onde
convenne mandarli nuovamente in dietro.
Tornati la terza volta alla mossa, e venuti con ordine fu data la mossa
molto bene, ed uscirono quasi tutti in truppa. Verso la svolta di
S.Martino [si] portò primo il Nicchio [fantino Figlio di
Piaccina], e si mantenne tale fino a detta svolta nella seconda
girata, e fu passato dalla Giraffa, che nel salire al Casato fu
passata dall'Aquila, e Lupa, ma giunti alla calata di
S.Martino passò nuovamente la Giraffa, che fu seguita in modo
dalla Lupa, che erano molto uniti i cavalli, e lo vinse la
Giraffa per esser avanti della sola testa del cavallo. I lupaioli
pretendevano loro il Palio, ma per sentimento comune si acquietarono,
e fu ritirato il premio dal Capitano della Giraffa senza
contrasto. Non ostante nel punto della consegna del drappellone fu
chiamato il picchetto de' soldati, che accompagnò la comparsa della
Contrada ed il Palio fino alla chiesa di Provenzano, e di lì alla chiesa
della Contrada.
Nella Contrada del Leo vi corse Biggeri e questo vi fu fatto
correre apposta perché tenesse, conforme tenne, il fantino della
Tartuca, che lo prese poco dopo la mossa, e verso S.Martino si
gettò da cavallo, e fé cadere anche l'altro della Tartuca, ed i
fantini continuarono a tenersi e darsi in modo che furono poi divisi dai
soldati.
Il Palio pertanto riuscì bellissimo, e garoso assai essendo stati primi
in più volte sette in otto cavalli.
La Piazza era piena di gente, e presentava una bellissima veduta.
14 maggio 1809
In occasione della venuta nella nostra città della
gran duchessa Elisa governatrice di Toscana sorella di sua maestà
Napoleone imperatore dei Francesi fu fatto dalla mairie di Siena
correre un Palio alla Tonda di tolleri quaranta, che vinse la Contrada
della Torre col fantino Biggieri nel cavallo bajo scuro di
Giuseppe Manetti. Entrata prima a S.Martino alla prima girata dopo la
Chiocciola [fantino Tonfo], sempre si mantenne tale.
Le altre Contrade che corsero furono secondo l'ordine che entrarono
in Piazza: Pantera, Selva, Onda, Giraffa,
Leo, Istrice, Torre, Valdimontone, Bruco,
e Chiocciola.
Dette Contrade non fecero altra Comparsa che quella di un Capitano, e
di un tenente a piedi. Ma la detta mairie aveva fatto un carro
esprimente la Beneficenza, l'Ombrone personificato, ed alcune Ninfe.
La detta gran duchessa arrivò a Siena la stessa mattina del 14 maggio
alle ore nove, e fu ricevuta alla Porta Camullia, al suono della pubblica
banda, da diverse dame portatevisi espressamente in carrozza, e da tutte
le Contrade con le loro respettive bandiere spiegate, e da numero
diciassette fanciulle col fiocco in petto della respettiva Contrada, le
quali le presentarono un bel mazzo di fiori, ed una composizione poetica
analoga alla circostanza. La carrozza della Gran Duchessa fu tirata a
mano dal popolo fino al Palazzo Imperiale, dove arrivata si fece
pubblicamente vedere dalla terrazza, e quindi si portò alla Metropolitana
a udire la S.Messa. La sera dopo il Palio fuvvi gran festa di ballo al
teatro, cui la detta Gran Duchessa non intervenne per alcune
indisposizioni di salute. Nel lunedì si portò a visitare i Conservatorj
del Refugio, e di S.Maria Maddalena, e nella sera alla festa di ballo
al Casino. Nel martedì mattina onorò la Cavallerizza dove osservò alcuni
giuochi fatti dai signor convittori del Collegio Tolomei, i quali le
diedero nella sera di detto giorno un'accademia, da dove si portò alla
festa di ballo ai Rozzi. Finalmente nel mercoledì 17 maggio alle ore tre
partì da questa città ritornando a Firenze.
Susseguentemente attese le tante vittorie riportate dai francesi sulle
armi austriache la mattina del dì quattro giugno nella chiesa Metropolitana
fu cantato solenne Te Deum, ed il giorno vi fu la Corsa alla
lunga con numero 17 cavalli distribuiti a sorte alle 17 Contrade, essendo
restato vincitore il cavallo di Giuseppe Manetti addetto alla
Tartuca, che aveva vinto il Palio alla tonda nel 14 maggio
decorso nella Torre, come è stato detto di sopra. Nella sera
fuvvi illuminazione per tutta la città, e festa di ballo al Teatro.
CONTINUA