Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso
dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"
16 agosto 1713
Palio fatto ricorrere dalla Chiocciola. Nacque un litigio fra
l'Onda e la Tartuca
perchè l'Onda essendo arrivata prima al verrocchio non passò il
palco dei Giudici, e la Tartuca che era seconda lo passò, il Palio non fu
dato e si portò a Provenzano. L'Auditor Fiscale trovò fra i capitoli che la vincita
si dichiara tutto il
palco onde il 10 Settembre dichiarò che in avvenire il cavallo
vincitore dovesse
passare tutto il Palco dei Giudici, e che il suddetto palio si
dividesse fra le due
Contrade. Il Drappellone si dasse in dono alla Chiesa di San
Giuseppe con una
libbra di cera per ciascheduna contrada, e i quaranta Talleri
si dividessero.
Corsero 14 Contrade.
Due gravi fatti di sangue funestarono lo svolgersi delle
festività contradaiole di quest'anno. Il primo interessò la Contrada della Torre e quella dell'Onda. Era
usanza che in occasione della festa
di S. Giacomo e S.Anna si danzasse (26 Luglio 1713). Nel
ridotto di una casa posta in via Salicotto si erano dati convegno alcuni ballerini. La cosa, come
sempre, aveva richiamato l'attenzione
dei passanti che si soffermavano a guardare; tra questi anche
un tal Pierucci, giovane cappellaio,
della Contrada dell'Onda, che stava accertandosi se tra i
danzatori ci fosse la sua fidanzata. Certo
Mannotti della Contrada della Torre, conoscendo il Pierucci, lo
affrontò e lo schiaffeggiò duramente. Il Pierucci non reagì e si allontanò.
A notte il Mannotti, non tenendo conto dei consigli degli
amici, sfidando il Pierucci apertamente,
passò da via S.Salvatore dove quest'ultimo abitava. Il
Pierucci, che forse conosceva il carattere
del suo avversario, lo stava aspettando; appena lo vide gli
balzò addosso e lo uccise, sfuggendo
peraltro alla cattura rifugiandosi a Napoli. Le ripercussioni
dell'atto furono gravissime per i popoli dei due rioni.
Il 10 Agosto, dopo adunanze tenute nelle rispettive Contrade, si
giunse ad una riconciliazione con
atto rogato da Ser Giuseppe Grisaldi del Taia. Si sventolarono
le bandiere e si spararono mortaretti.
Il secondo fatto di sangue avvenne nella Contrada della
Tartuca. Durante i festeggiamenti un certo Domenico, tartuchino, uccise l'alfiere di questa Contrada,
Desiderio Giannelli fabbro, dinanzi
alla chiesa di S.Antonio. Non si conosce la causa del fatto.
(A. Comucci; ms. "Il Palio dal 1656
al 1864").
17 agosto 1718
Questo palio fu fatto ricorrere dall'Oca con premio di 36 talleri, vi corsero 13
contrade. La Chiocciola ebbe anche il premio per la più bella Comparsa e fu il
primo anno che vi corse la Contrada dell'Aquila.
Con sentenza del 12 Agosto 1718 dei Signori quattro Provveditori della Generale Biccherna,
l'Aquila fu riconosciuta avente tutti i caratteri di Contrada ed ammessa a partecipare alle
carriere
del Palio. A tale decisione si erano opposte, invano, le contrade: Pantera, Selva, Onda, e Tartuca
che, come ben si può arguire, erano le più interessate a spartirsi il territorio dell'Aquila.
L'assenza
della "Nobil" Contrada dell'Aquila a partecipare alle corse era sempre stata motivata dal fatto
che in lizza non scendevano persone di ceto nobile, ma fantini appartenenti alla plebe. (Macchi,
vol.I parte 2ª, carte 56).
2 luglio 1721
Paliaccio perchè scappò prima la Giraffa che fu subito arrivata dall'Istrice, e
non fu più passato da altre.
(nota) Fu questa la prima volta che ebbe effetto la disposizione del Bando (7
Maggio 1721) che stabiliva che in ciascun palio dovessero correre 10 Contrade e
non più.
Da quest'anno si cominciò l'assegnazione dei cavalli nella mattina del 29 Giugno, festività dei
SS.
Pietro e Paolo, fuori Porta Camollia.
2 luglio 1722
Palio corso con 9 contrade perchè non vollero lasciare entrare in Piazza l'Aquila per non aver 24 Nobili a Cavallo secondo le convenzioni dal quale obbligo fu
dispensata in appresso.
16 agosto 1723
Non corso. La Contrada della Lupa faceva ricorrere il palio dando in premio un oggetto
d'argento, ma la carriera non ebbe altrimenti luogo, sebbene tutto fosse in ordine, atteso un tumulto popolare seguito la sera innanzi nella piazza del Duomo, dopo la corsa alla lunga.
Ecco come. Un contadino volle riprendere un barbero; vedutolo, i birri lo arrestarono e lo malmenarono
a colpi di bastone. A quell'atto il popolo la riprese per il contadino. I birri messero mano alle
pistole, ma il popolo corse loro addosso, onde furono costretti a lasciare il contadino ed a
salvarsi
nel corpo di guardia, inseguiti a colpi di pietre; ciò nonostante vollero sbavazzare dalle
finestre,
facendo veder uno di essi il moschetto. Tanto bastò perchè il popolo infuriato, fatta gran
raccolta
di fastella, proponesse darli fuoco. Per distorre il popolo dal suo proponimento, non essendo valse le persuasioni dei Signori Ministri e Persone autorevoli convenne che il Comandante con la sua
truppa ed artiglieria venisse in Piazza, ed impostando i cannoni contro la plebe, la invitasse a
calmarsi: il che fu eseguito dietro promessa che il birro sarebbe stato gastigato, come infatti
avvenne, mentre gli altri ebbero il trasloco. Il premio del Palio alla Tonda (a cui dovevano prendere
parte: Bruco, Chiocciola, Istrice, Montone, Nicchio, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre) fu
convertito in dieci doti da darsi ad una fanciulla di ciascuna delle Contrade ammesse alla corsa
ed il Drappellone fu mandato per voto con libbre dieci di cera alla Chiesa di Provenzano; qual drappellone fu appeso di fronte a quello deI 2 Luglio 1675 e vi rimase fino all'anno 1770 epoca nella
quale furono ambedue tolti a causa della ripulitura di quel Tempio. (Ms. "Le Contrade della
Città di Siena",1889).
2 luglio 1730
Perse il detto palio il Nicchio per essergli occorso un Accidente, e questo fu di
fermarsi il cavallo alla terza girata precisamente nel mezzo del palco dei Giudici
impietrito senza volersi più muovere per quanto spronato e Nerbato dal Fantino Cappanna: sopraggiunse la Selva che non aveva per anche voltato lo steccone del Casato, passò tutto il palco dei Giudici e giustamente pretese, anzi volle il
palio, per cui ne seguì una forte lite fra Nicchio e Selvaioli, terminando in pugni
e il Drappellone fu stracciato nel mezzo di piazza. Fu deliberato che in avvenire
il Drappellone non fosse più collocato dalla parte del Verrocchio, ma dalla parte
di sopra come tuttora esiste. Cappanna, Fantino del Nicchio per la disgrazia occorsa giurò di non voler più correre in Piazza, e fedelmente lo mantenne.
In quest'anno le Contrade chiedono che venga revocato l'ordine di correre in numero di dieci. Il
Granduca respinge la richiesta.
2 luglio 1733
Nel 1733 il Magistrato di Biccherna ordinò che in avvenire tutte le Poste dei Cavalli a vettura
dovessero mandare il giorno di S.Pietro un cavallo fuori la Porta Camollia, quindi radunati tutti
al
Palazzo detto dei Diavoli veniva data la mossa e fatti correre fino al di là del Chiesino di San
Bernardino. Il Proprietario del cavallo che vi giungeva per primo vinceva un testone ed escluso dalla
corsa del 2 Luglio. Quanto agli altri ne venivano scelti 10 ed a ciascuno posto il numero d'ordine
in testa. Si procedeva poi all'estrazione e relativa consegna alle Contrade ammesse a correre.
La prima sorteggiata era la prima ad entrare in Piazza e ad andare alla mossa e così, per ordine,
le
altre.
L'estrazione veniva effettuata sotto il Portico o piccolo loggiato del Chiesino. Le operazioni di
scelta e consegna erano eseguite alla presenza del Magistrato di Biccherna, (Ms. "Le Contrade
della città di Siena", 1889).
16 agosto 1747
Questo palio lo fece ricorrere la Torre in onore del possesso di Monsignore
Alessandro Cervini, creato Arcivescovo (di Siena). Fu tre volte data la mossa,
perchè alla prima mossa, l'Istrice saltò il canape, e alla terza finalmente andò
bene. Il palio non fu dato subito perchè a torto lo pretendeva l'Istrice che aveva
passato il Verrocchio, e non il palco dei Giudici - nella sera stessa la Torre fece
gran feste, ed in mezzo alla Piazza fece una gran Torre con due statue, e terminò con fuochi artifiziali.
Secondo la consuetudine avrebbe dovuto far ricorrere questo palio la contrada dell'Oca. Fu invece la Torre che provvide a proprie spese forse per la delusione provata nel palio di luglio.
I rapporti tra queste due Contrade erano molto tesi a seguito della carriera del 2 Luglio 1744
dove
il fantino dell'Oca, Ministro, aveva scavallato Cerrino, fantino della Torre, che nella caduta era
finito all'interno della Piazza.
Dalla Cronaca manoscritta conservata nella Contrada di Val di Montone, a carte 122, è riportata
la descrizione della corsa del 2 Luglio 1747:
"...aveva la Torre un bravissimo cavallo di proprietà di un cappellaio detto il Bomba nel quale
corse Laschi Domenico detto Bechino. Data la eccezionale superiorità di questo cavallo era voce
pubblca che avrebbe vinto il Palio la Torre, la quale aveva pur fatto speciali preparativi, forse ancor troppo vistosi e quasi aggiungiamo provocanti.
Ed eccoci alla corsa. Non appena la Torre ebbe raggiunto in San Martino la Pantera
afferra per le guide il cavallo della Torre e lo trattenne per quasi tutta la carriera. Fu così che vinse l'Oca col cavallo bianco
del Mascagni, montato dal fantino Giovanni Rossi detto Ministro.
17 agosto 1752
La carriera fu mediocre, però bellissima mossa essendo partite le 10 Contrade tutte contemporaneamente, mantenendosi in un solo gruppo fino alla Fonte; se non che l'Aquila ove correva Bechino con prontezza guadagnato terreno potè voltar prima a S.Martino e mentre andava sempre
più avvantaggiandosi le altre a poco a poco formarono, come suol dirsi, la fila dell'oche.
Il terzo giro stava per compiersi, allorquando alla salita del Casato, alcuni spettatori, che in
quell'epoca occupavano pure la pista percorsa dai cavalli, afferrarono per le guide quello
dell'Aquila in modo da soffermarla; raggiunta dalla Pantera ove correva Ministro costui si diè subito cura di prendere per le redini il cavallo dell'Aquila, indi voltatosi indietro incitò quello
della
Torre a sollecitarsi ed infatti poco prima del palco dei Giudici essa passava ambedue e conseguentemente veniva dichiarata vincitrice.
La Contrada dell'Aquila energicamente protestò avanzando ricorso all'Autorità Giudiziaria contro gli Autori che avevano tenuto o fatto tenere il suo cavallo. Dalle investigazioni praticate
venne
a risultare che certo Giuseppe Vichi detto Gigiaccio era stato l'autore principale del fatto
compiutosi a carico della Contrada dell'Aquila. Intentata così la lite, la quale ebbe un seguito di
circa due
anni, furono in questo periodo di tempo pronunziate diverse sentenze, infine l'ultima in terza
istanza venne data a favore dell'Aquila e condannato il Vichi al pagamento del premio alla detta
Contrada in talleri 40, all'indennizzo della carriera e mance al fantino della medesima ed a dover
far eseguire un Drappellone simile a quello ottenuto dalla Torre.
Sembra però che il drappellone fosse fatto eseguire in tela e non già in seta e quindi inviato
alla
Contrada dell'Aquila con un seguito di trombe e tamburi. In detta circostanza furono fatte grandi feste nella Piazza di Postierla; inoltre avendo posto sopra una girandola un fantoccio esprimente Gigiaccio, con intendimento di abbruciarlo, fu dall'Imperial Governo provveduto a che
quel fantoccio fosse rimosso (Ms. "Le Contrade di Siena", 1889).
16 agosto 1761
Questo palio fu fatto ricorrere dalla Contrada della Lupa la quale fece una cavalcatura con 22 persone con Giubba nera, e corpetto bianco.
Questo Palio fu fatto ricorrere dalla Contrada della Lupa per un ripicco con la Contrada della Civetta perchè il 2 di Luglio la Lupa aveva perso il palio sebbene avesse avute tutte le possibilità
di
vittoria.
In quest'anno, per la prima volta, furono assegnati i cavalli nella Piazza del Campo presso la
Porta di Biccherna, anzichè fuori Porta Camollia.
2 luglio 1770
Si corse il solito Palio, e lo vinse la Contrada
dell'Aquila [fantino Sorba Maggiore], come alla sua
Partita vittorie al n. 17.
Pecci: Deputati della Festa Buonaventura Alberti, Pavolo Pecci e Niccolò
Lottorenghi.
Il Palio fu così bello che è necessario farne l'istoria. Fra le dieci
Contrade che correvano quattro erano i migliori, gli altri sei da tutti
creduti molto inferiori; i cavalli buoni erano: Giraffa,
Leocorno (fantino Bastiancino), Nicchio (fantino
Sorba Minore) e Torre, fra i sei cavalli che non si contavano
da Palio vi era l'Aquila, che aveva un cavallo di un oste dei
Servi comprato da certi zingari, che pochi giorni avanti erano passati
per Siena; questo cavallo nei giorni delle prove era creduto una
carogna, perché in cambio di levare la carriera si metteva a salti e
nessuno vi voleva correre, finalmente ci fu fermato un certo Giovanni
Battista fornaciaio [fantino Sorba Maggiore] che stava alla
Coroncina, accadde che il giorno della corsa, come fu sonata la tromba,
i quattro sopra descritti fantini si tennero fra di loro e persero in
conseguenza moltissimo tempo, il fantino dell'Aquila, che sempre
era stato settimo e ottavo, alla terza girata in faccia alla Magona del
ferro passò bravamente quei quattro che si nerbavano e si tenevano e il
primo di tutti arrivò a vincita di Palio, fu tirato il mastio, segno
del termine della corsa, il fantino si presentò al palco dei giudici
per ottenere il premio nell'atto che i giudici, i quali erano Vincensio
Fortini, Carlo Chigi e Francesco Azioni, in atto dissi che questi
giudici presentavano il premio all'Aquila, il capitano del
Nicchio, il cui cavallo era stato secondo, disse che non si
desse il Palio all'Aquila, perché aveva fatte sole due girate,
in cambio di tre, nacque gran disputa fra il Nicchio e
l'Aquila in vista della quale i giudici riposero il Palio, il
dì seguente tre di luglio l'Aquila andò a Magistrato composto
dai tre nominati soggetti a fare l'istansa per ottenere il Palio, il
Nicchio si oppose dicendo che aveva fatte due sole girate, ma
non avevano prove autentiche, in questo giorno non ostante non fu
deciso.
Il dì seguente quattro di luglio, non producendo le necessarie fedi i
Nicchiaioli e insistendo l'Aquila per la consegna del Palio,
fu per sentensa del Magistrato conforme deciso che il Palio si dovesse
all'Aquila, e gran feste furon fatte in questa occasione
all'Aquilini. Viva l'Aquila.
2 luglio 1770
Mossa bella e palio mediocre. "Vinse il palio la Contrada dell'Aquila fantino Sorba Maggiore. Realmente però la medesima
non sarebbe stata la vincitrice, non avendo il suo cavallo corso che per un solo giro come
sentiremo in appresso.
Ottima fu la scelta dei cavalli per questa corsa; bella riuscì la mossa, non meno bella fu la
corsa
medesima che dicesi durasse circa 5 minuti primi mentre che le altre non son mai durate più di due
o tre minuti primi. A principio di carriera e precisamente al S.Martino trovavasi innanzi alle
altre
la Contrada della Tartuca, raggiunta dal Leocorno fantino Bastiancino questa passavala alla
Cappella.
Ad una ad una tutte le 10 Contrade furon prime, ma il Leocorno mantennesi sempre a contatto
con quella che volta volta andava guadagnando il primato; alquante nerbate ebbero luogo e del
continuo il fantino del Leocorno respinse i suoi avversari, infine all'ultimo giro chiappato
quello
della Tartuca Sucini Luigi, quando alla voltata del Casato gli si accosta quello del Nicchio Sorba
Minore detto Sorbino, ma senza punto sgomentarsi egli (il fantino del Leocorno) afferra anche
costui ed in tale stato giunge presso che alla vincita, però colla testa del cavallo del Nicchio
innanzi a quella del proprio.
Inaspettatamente l'Aquila, fantino Sorba Maggiore è loro alle spalle con rapidità passa loro innanzi e per la prima tocca la meta. Gran meraviglia suscitò questo fatto non essendosi durante la
corsa veduta con le altre Contrade l'Aquila ed asserivasi che il suo fantino fin dal primo giro si
fosse fermato alla pianata, nel qual luogo costumavano prender posto i cocchieri con le carrozze,
riprendendo la corsa soltanto all'ultima girata.
Nacquero dei litigi tra gli appartenenti alla Contrada del Nicchio con quelli dell'Aquila; ma il
premio per quella sera non fu consegnato. La voce generale erasi manifestata contraria all'Aquila ed
inoltre 5 o 6 testimoni oculari affermavano aver veduto il fantino della medesima fermo alla pianata tra le carrozze.
Interpellato circa all'aggiudicazione del premio il Principe Zaverio della Real Casa di Sassonia
che aveva assistito al palio colla Sua famiglia dal Palazzo Chigi, ebbe a rispondere che aveva
vinto
il giallo (ciò si spiega che egli debba aver preso equivoco dal Leocorno il quale in parte essendo
color d'oro, purtuttavia può ritenersi se non un vero e proprio giallo per lo meno nella scala di
quel colore). Alla mattina del giorno tre fu consegnato il palio all'Aquila con proibizione di
girare
per la Città ed al fantino di far mance.
Dopo trascorso qualche anno il fantino stesso dell'Aquila dichiarò di non aver fatti i tre
consueti
giri e di essersi fermato tra le carrozze ma se avesse creduto vincitore il proprio fratello che
correva nel Nicchio, come lo era di fatto, invece di Bastiancino fantino del Leocorno avrebbe immediatamente dichiarato come erano andate le cose". (Ms. "Le Contrade della Città di Siena", 1889).
18 agosto 1783
A dì 18 agosto fu fatto ricorrere il Palio dall'impresario signor Andrea
Toti, il quale per trattenere i forestieri scelse il giorno 18, giacché
il 16 cadeva in sabbato (sic) giorno proibito per le rappresentanze
teatrali.
La corsa fu garosa, e vinse il Palio la Contrada dell'Onda
[fantino Dorino].
In questo anno per la Corsa dei barbari al 15 dello stesso mese accadde
un caso che merita registrarsi. La barbara del signor Caraffa di Napoli
celebre per la sua velocità, per cui riportava il premio di tutte le
Corse di Italia, caduta presso il monastero di Ogni Santi, e rottasi per
la percossa la testa, esalò quasi sul momento la sua anima, che restituì
alla Terra, da cui era partita.
Pecci: Correndosi in questo giorno il solito Palio alla lunga coi
barberi, accadde che morì nel corso una barbera del principe don Diomede
Caraffa de' duchi di Matalona raccomandata al cavaliere Alesandro
Sansedoni, la causa della morte fu perché altro barbero de l'istesso
don Diomede la strinse tanto al muro verso la strada d'Ogni Santi, che
avendo incontrato uno spigolo della muraglia vi batté con impeto e restò
quasi morta per allora, corsero i barbareschi, l'alsarono e la disarmarono
e la conducevano a mano verso casa, ma vicino a S. Giorgio la barbera
cadde morta.
16 agosto 1784
Il dì 16 poi fu fatto ricorrere il solito Palio in Piazza, ove
seguirono vari incidenti.
E prima: due cavalli, forse maliziosamente, tardarono a presentarsi
alla mossa, e si trattenevano per la pianata. Ciò fece si, che l'altri
cavalli, che già erano alle mosse, s'inquietarono per l'aspettare, onde
appena venuti l'altri due, e prima che sonasse la tromba, i due cavalli
della Civetta e del Bruco appettarono il canape, e
caddero con i loro fantini. In questo stesso tempo andò in terra il
canape, col suono della tromba, e facendo maraviglia che fosse data la
mossa nelle accennate circostanze, l'altri cavalli non si mossero, fuori
che due, o tre, fra i quali quello della Contrada dell'Aquila, la
quale si mantenne prima per quasi l'intera prima girata, quando fu
ordinato non continuarsi la corsa, per non essere buona mossa.
Reclamò il Capitano, e li altri uffiziali dell'Aquila, ma la
ragione fu vinta dalla forza, mentre dai soldati li fu intimato il
silenzio, altrimenti si minacciò l'arresto. Cosa potevano le languide
voci di due o tre ragionevoli persone contro le baionette di cinquanta
mal comandati e banditi soldati? Convenne ritirarsi.
I cavalli tutti tornarono alle mosse, e fu nuovamente ricorso il
Palio. Diversi fantini caddero, fra i quali quello della Torre; non
ostante il suo cavallo passò il primo il palco dei Giudici, e dietro
questo vi era il cavallo della Giraffa, e i signori giudici
dell'arrivo sulla opinione popolare appoggiati, senza altro esame
aggiudicarono il Palio alla Torre.
Notasi che questo disordine accadde sotto la direzione del signor cav.
Mario Bianchi giudice alla mossa, al quale tutto tremante si sciolse
il corpo.
La Giraffa voleva ricorrere ad altro giudizio, perché voleva
provare che il cavallo della Torre nell'ultima girata alla
svolta di S.Martino, (e ciò era attestato da tutto il pubblico)
volendosi fermare fu rimesso in corso dallo stesso fantino, non ostante
fosse in terra, battendolo col nerbo, ed accelerandoli, il moto. Si
diceva per parte della Giraffa, che il fantino, quando è caduto,
non ha dritto di toccare il suo cavallo, onde questo cavallo era
arrivato al palco dei Giudici illegittimamente. Ma questi signori legali,
che sparano sempre paragrafi contro il più debole, che non paga, non
volendosi mescolare in questa difesa, consigliarono la Contrada ad
abbandonare il prosieguo di tale esame.
L'Aquila poi fece istanza al giudice non consegnarsi, né pagarsi
i quaranta tolleri di premio alla Torre per avervi essa delle
ragioni, ma essendo mal dirette le sue istanze contro la Torre,
perché dovevano dirigersi contro altre persone, cioè con il giudice
alla mossa cav.Bianchi, alla prima eccezione, e comparsa della
Torre,fu sciolto l'ordine del sequestro, ed i tolleri quaranta
furono pagati liberamente alla Torre. E così a gloria del Cielo
i più deboli, che avevano ragione, furono secondo il solito tenuti
addietro, né dato loro ascolto.
17 agosto 1785
15 16 e 17 agosto.
Mediante la pioggia dirotta caduta nella mattina del 15 agosto, che
portò via tutta la terra per il corso, ed attese le proteste di diverse
persone, a cui attenevano alcuni barberi, fu differita la corsa al
giorno susseguente 16 del mese, e siccome questo giorno 16 era destinato
al Palio di Piazza, convenne... (parole mancanti per strappo di
pagina) tutti i proprietari dei cavalli, ed i capitani delle
Contrade per ottenerne il consenso, conforme si ottenne somministrando
però ai padroni dei cavalli due lire di più, ed alle Contrade £ 2.6.8
per mantenimento, o vettura respettiva di un giorno di più del cavallo,
giacché la corsa di Piazza fu differita al giorno 17.
Questo denaro in somma di £ 43.6.8 fu sborsato dall'impresario
dell'Opera per le mani del signor Gaspero Savoj che faceva in apparenza
ricorrere il Palio.
La carriera dunque alla lunga fu eseguita il dì 16 con 14 barberi e
riportò il premio il barbaro del signor colonnello Lelio Cerretani. La
corsa riescì divertente, bella e garosa.
Pecci: ...lo vinse un barbero del cavaliere Aurelio Cerretani, che
correva sotto il nome di Luigi Lorelo di Grosseto.
Il giorno susseguente 17 fu corso il Palio in Piazza, quale fu vinto
dalla Contrada della Lupa (fantino Pacchiano) con qualche
meraviglia delli spettatori, giacché il di lei cavallo non era reputato
fra i bravi corritòri. Ciò formò il bello dello spettacolo, al quale
l'universale prese il massimo interesse per il gran contrasto dei
cavalli, sei dei quali arrivarono nel tempo della corsa ad essere
primi.
(Avvenimenti: il Palio lo vinse la Lupa, fu uno dei più belli Palj,
che si siano veduti al mondo, sei cavalli furono primi, e fino
all' ultimo fu contrastato da quattro Contrade, cioè Torre, Chiocciola,
Onda, e Lupa, ci furono tenute, nerbate ed altro. Finalmente è
difficile vedersi il simile, ed il Pacchiani, Annibalone, e Dorino, e
Biggeri furono i quattro eroi, che continuamente contrastarono. Uccellino
alla prima girata andò a S. Martino. (Giudice della Vincita).
Si avverta ancora che nella dazione dei cavalli accadde l'equivoco che
l'Istrice scambiò il cavallo, e prese quello del Nicchio,
e ciò fece sì che convenne implorare il braccio dell'autorità fiscale
giacché il Nicchio si opponeva a restituire il cavallo, ma
finalmente persuaso restituì, né fu necessario adoperare la forza come
si temeva.
17 agosto 1785
Lo fece ricorrere il Pubblico. La Lupa e l'Onda arrivarono così unite alla vincita che appena poterono conoscere il vincitore, e gran gara seguì fra la Chiocciola, Giraffa e Torre.
"Nell'assegnazione dei cavalli alle Contrade per questo Palio, avvenne che essendo rimasti
nell'urna soltanto due numeri che uno corrispondente ad un cavallo di valore, l'altro ad un cavallo peggiore, quelli del Nicchio senza attendere presero il miglior cavallo e se andarono. La sorte
avendo favorito l'Istrice al quale spettava così il cavallo preso dal Nicchio, furono immediatamente mandati i birri a prenderlo per assegnarlo poi all'Istrice. La cosa ebbe esecuzione senza
cagione di sorta.
Questo fatto diede luogo al provvedimento che in avvenire dovessero presenziare la consegna dei
cavalli alle Contrade, un Sergente, un Caporale ed alcuni soldati". (Cronistoria manoscritta del
dott. Silvio Griccioli - A. Comucci. ms. "Palio dal 1656 al 1864").
2 luglio 1788
Si corse il solito Palio in Piazza, e riportò la vittoria
la contrada della Chiocciola (fantino Biggeri).
Accadde anche in questo anno il medesimo accidente dell'anno scorso ma
con circostanze assai più gravi, mentre fu fatta congiura meditata
avanti contro il fantino della Lupa chiamato Dorino dai due
fantini della Giraffa, e della Pantera. Questi avendo il
posto alla mossa uno sopra, e l'altro sotto al cavallo della Lupa,
nell'atto della caduta del canape fermarono il cavallo ed il fantino
della Lupa senza che potesse punto muoversi dalla mossa, ed andò
tanto oltre la cosa, che nel calore del contrasto con fieri colpi di
nerbo caduti da cavallo due dei fantini predetti, si azzuffarono con
pugni, e nerbate nel mezzo del corso cioè Ciocio, e Dorino, e se non si
intromettevano i soldati a separarli, ed arrestarli sarebbe sicuramente
accaduto qualche cosa di serio specialmente che principiava a concorrervi
del popolo forse diviso di partito con pericolo di sollevazione e di
arresto ancora alla corsa, giacché i cavalli corridori, che già avevano
fatta la girata erano per arrivare al punto della zuffa, e potevano
ancora schiacciare delle persone; ma mercé la vigilanza dei soldati, e
particolarmente del foriere tutto fu impedito, e la corsa continuò. I
fantini, due furono poi posti in carcere non solamente in pena di avere
ecceduto, ma ancora per impedire fra di loro qualche fatto tragico.
Un tal disordine, il quale principiava a andare in abuso, mentre anche
l'anno scorso ne accadde uno quasi consimile, fece nascere l'idea di
apporvi un rimedio stabile. Ed infatti sotto l'otto luglio di questo
medesimo anno l'ill.mo Magistrato comunitativo civico deliberò che d'ora
in avanti la tratta per i posti al canape dei cavalli delle Contrade
deva farsi nel giorno medesimo della Corsa poco avanti alla mossa, e
precisamente quando sono entrate in Piazza le Contrade nel palco dei
signori Giudici dell'arrivo, che così si spera che saranno tolti i
complotti, e macchinazioni dei fantini, non sapendo alcuno che posto
possa toccarli in sorte.
Notisi che ciò fu variato a motivo del poco tempo che vi era, e la
tratta si fa nella mattina, e si notifica alle Contrade quando entrano
in Piazza.
16 agosto 1793
Fu fatto correre il palio da diverse persone di
popolo.
[Giudice della Vincita]
Non si è veduta mai, e poi mai corsa più scellerata di questa. Cominciò
male, perché le Contrade vennero tardi in Piazza, e non furono fatte
le solite sbandierate. Mal decorata, essendo venute le Contrade, chi
col fantino vestito, chi no, chi collo zucchino, chi col berretto, chi
col cappello. Chi col cavallo, chi senza.
Poi la Giraffa cadde prima della mossa, e sconcertò tutti. In fine
l'Oca scappò la prima, et avendo un cavallo tanto superiore vinse
il Palio di mezza girata, senza il minimo contrasto. La Pantera fu
seconda, ma in distanza, e l'altre poche che corsero erano un miglio
distanti dalle altre.
La corsa riescì scarsa affatto di accidenti per lo spareggio del cavallo
dell'Oca (fantino Ciocio), che senza contrasto vinse il
Palio. Accadde solamente che il cavallo della Giraffa appettò al
canape, tanto esso, che il fantino rovesciarono dall'altra parte, onde
convenne sospendere la dazione della mossa, fino a tanto che il cavallo,
che era scappato, non fosse ritornato al canape.
In quest'anno, ed in questi giorni si trovavano in Siena quaranta
dragoni mandati da Sua Altezza Reale per incamminarsi ai confini del
Granducato per far fronte a circa 300 galeotti scappati dalle galere
del papa, ma nel tempo che aspettavano qua gli ordini per il giorno
preciso della partenza (che per diverse ragioni non accadde più essendo
doppo alcuni giorni tornati addietro) la Comunità civica credette
doversi servire dei medesimi per farli fare comparsa, e tenere politi,
oltre l'altra truppa a piedi, i due Corsi del 15, e 16 agosto, ed in
fatti se ne ottenne con piacere, e soddisfazione universale l'uno, e
l'altro effetto.
2 luglio 1798
Col tremito alle mani, colle lacrime agli occhi, e col
palpito, e gemito di cuore vengo io Pietro Nenci(nota:E'questa l'unica
occasione in cui lo scrivente si firma con nome e cognome)aiuto
cancelliere di questa Comunità Civica [vergo?] la carta col presente mio
carattere per registrare a memoria dei posteri che in questo giorno non
si eseguì la solita corsa di Palio nella Piazza Grande. La ragione di
ciò si fu la terribile scossa di terremoto accaduta in questa città il
26 di maggio di quest'anno alle ore una, e minuti dieci pomeridiane. Tale
fu il patimento delle fabbriche, e tale lo spavento, e lutto resosi
padrone dell'animo di ogni ceto di persone, che il Governo non credé a
proposito di permettere la consueta corsa di Palio con decidendosi
differirla a tempo più confacente, e più lontano dalla seguita funestissima
disgrazia, e forse al 16 agosto futuro, come in fatti accadde, e come
dirò più abbasso.
15 agosto 1798
Si corse il solito Palio alla lunga. Cinque furono i
cavalli concorrenti, e riportò la vittoria il cavallo del signor
Tommasso Gardini delle Pomarance.
Accadderono (sic) due emergenti non ordinari. Il punto fu che Angelo
Poggesi fece segnare un cavallo, il quale fu dichiarato da padroni, e
barbareschi degli altri cavalli concorrenti essere di razza di Barberia,
e però fecero istanza doversi escludere dalla corsa a seconda degli
ordini veglianti. I quali proibiscono i cavalli di razza di Inghilterra,
e di Barberia. I signori Giudici alle mosse assieme col loro perito
signor Gasparo Tinti secondo Cavallerizzo, e mossiere si portarono a
fare visita, ed esame al predetto cavallo, quale avendolo trovato avere
dei caratteri indicanti essere di razza barbaresca l'esclusero dalla
carriera, né permisero che fosse registrato, ed imborsato per la
tratta. Reclamò, e protestò per i danni al tribunale competente il
Poggesi, ma intanto fu corso il Palio senza il detto cavallo e la
protesta non ebbe in tratto successivo alcun effetto come di ragione e
che doveva averlo.
Il secondo emergente fu che nell'atto di inviare dalla piazza del Duomo
i cavalli alle mosse nacque sospetto che lo stesso Angelo Poggesi
predetto avendo altri due cavalli dati in nota ne avesse cambiato uno,
ed infatti i signori Giudici alle mosse portatisi personalmente a
riscontrare il cavallo riconobbero che quello segnato sotto numero 3,
ed indicato per morello balzano da tre non era lo stesso, ma che era
stato colorito di nero, e fattoli la balzana a tre piedi con biacca, e
essendo riconosciuto dunque l'inganno furono mandati due soldati alla
porta della stalla per impedire che il cavallo si presentasse al palco
dei signori Giudici nella piazza del Duomo, giacché dal feroce barbaresco
si era da temere qualche disgusto, e qualche sussurro irregolare da ciò
derivante.
Notisi che le funzioni sacre furono fatte in quest'anno nella chiesa
dello Spedale, e non in quella del Duomo danneggiato notabilmente dal
terremoto.
16 agosto 1799
In quest'anno rovinoso, pieno di disgrazie, e disastri
a motivo dell'invasione dei francesi in Toscana fu sospesa la corsa del
Palio in Piazza del 2 luglio dell'anno corrente, poiché governando
anche in Siena i francesi medesimi, e dubitando che l'unire il popolo
fosse cosa pericolosa, e che potesse servire di occasione a qualche
insurrezione popolare, giacché il popolo, ed ogni ceto di cittadini
fremeva nel sopportare il pesante, e crudele giogo del governo francese,
e gli aretini, che furono i primi fra i popoli toscani ad insorgere,
erano nelle vicinanze di Siena in molto numero, ed armati, perciò il
comandante francese di questa piazza Giuseppe Ballet credé dovere
ordinare che non si eseguisse la predetta Corsa differendola a tempo
migliore, più quieto.
Non mal si appose il predetto Comandante, poiché nel giorno 28 giugno
alle ore due, e mezzo doppo mezzogiorno entrarono improvvisamente in
Siena le truppe aretine seguite da moltissime persone dello Stato, e
adiacenze sanesi. I francesi, che non si aspettavano una simil sorpresa,
non ostante che vi fossero tutte le ragioni di crederla, e che moltissime
persone del paese ne fossero informate, opposero alla Porta Romana, per
dove entrarono gli aretini, pochissima resistenza, e si ritirarono in
Fortezza.
Per onore degli aretini, ed anche del nostro popolo mi risparmierò di
far parola di tutti gli eccessi di crudeltà, massacri, e saccheggi
accaduti in questa città in tale occasione specialmente contro il ghetto
degli ebrei, tredici dei quali furono barbaramente uccisi, ed i cadaveri
di due bruciati in Piazza a piedi dell'albero della libertà, e contro
tante altre persone, e loro famiglie, sospette di giacobinismo.
Doppo cinque giorni i francesi si arresero, e fatta capitolazione
partirono da questa città, onde restituita in parte la bramata
tranquillità il Palio del 2 luglio fu eseguito ad agosto dell'anno
predetto, e riportò la vittoria la Contrada del Nicchio senza
accidentalità, che meritino di essere registrate.
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