Home


Introduzione

La Compagnia a Quercegrossa

La soppressione del 1785 e ripristinazione

Il Libro dei Capitoli

Amministrazione e attività

Arredi e culto

Funerali e varie



Cimiteri
CAPITOLO VI - CIMITERI E COMPAGNIA DI S. ANTONIO

Introduzione
L’esperienza della solidarietà verso il prossimo sofferente e bisognoso ha da sempre portato gli uomini ad associarsi per affrontare convenientemente questo gravoso compito che nasce dalla pietà umana nonché dal richiamo evangelico alla carità, alla quale si è sempre unita la sensibile, interiore compassione individuale. Le istituzioni che compendiavano questi concetti e che sono giunte fino a noi, hanno origine nel medioevo ma affondano le loro radici nel mondo romano - cristiano. Nel Medioevo, secoli XII e XIII, lo sviluppo politico delle comunità cittadine dove predominano le Corporazioni, abbinato alla crescente organizzazione territoriale della Chiesa in parrocchie, favorisce il nascere delle prime Confraternite o Compagnie o Congregazioni, caratterizzate ciascuna da un diverso impegno che va dalla solidarietà alla pratica religiosa con molteplici distinzioni e specializzazioni, compresa la promozione del culto pubblico, assumendo ben presto un ruolo di grande rilievo nella società comunale. Tra le più antiche si conoscono le Compagnie di Misericordia alle quali si aggiungono in breve molte similari associazioni generate dalle varie Corporazioni e da enti religiosi, comunque rimane difficile particolareggiare storicamente il fenomeno nel suo nascere e nel suo diffondersi. Nel prosieguo del tempo si fa sempre più viva la loro presenza nella società cristiana e non c’era parrocchia che non avesse la sua Confraternita, anzi c’erano dei popoli che vantavano fino a tre o quattro di queste utili associazioni laicali. Nacquero anche Confraternite universali patrocinate dalla Chiesa e sempre raccomandate, come quella del SS. Sacramento istituita nel 1539 da papa Paolo III che aveva per fine l’incremento del culto verso l’Eucaristia; la Confraternita della Dottrina cristiana per promuovere l’istruzione religiosa; la Compagnia del Rosario fondata a Colonia nel 1475 e confermata più volte dai papi, presente anche a Siena, per la devozione mariana e la diffusione del suo culto. Di questa associazione furono rilevanti le indulgenze concesse da papa Pio VI a fine Settecento legate alla recita del Rosario, alle visite alle chiese e altre pratiche. Si andava dai cento giorni di indulgenza per la recita quotidiana della corona ai cento anni di indulgenza per chi, veramente pentito, portava addosso la corona del rosario. Altri benefici spirituali si ottenevano con la visita a chiese e altari e per i servizi ai Fratelli vivi e morti. Gli infermi legittimamente impediti che confessati e comunicati, recitavano il rosario oppure i Sette salmi penitenziari davanti a qualche Sacra Immagine, godevano di quella plenaria. Stesso beneficio era riservato ai moribondi che si accostavano ai sacramenti come "chiunque in articolo di morte riceverà l’assoluzione del SS. Rosario, o terrà in mano la candela benedetta del Rosario e in tal punto invocherà il nome SS. di Gesù e Maria colla lingua potendo, o almen col cuore, o dirà la Salve Regina, acquisterà l’indulgenza plenaria". Nel 1575 si contano nella diocesi senese una sessantina di tali confraternite; nel nostro circondario è presente la Compagnia della Visitazione nella parrocchia di S. Cristoforo a Vagliagli. Nessun documento accenna all’esistenza di una Compagnia nel popolo di Petroio prima della sua soppressione come parrocchia nel 1653. Sul nostro territorio, oltre a quella citata di Vagliagli, sorsero le Compagnie del Sacro Cuore a Basciano e del SS. Rosario a Santo Stefano; quella del SS. Nome di Gesù a S. Leonino; la Compagnia della Misericordia al Poggiolo e la Congregazione della Buonamorte, alla quale fece seguito quella del S. Nome di Gesù a metà Ottocento a Lornano.
La maggior parte di queste pie associazioni erano sorte con lo stesso scopo e predominavano due aspetti essenziali: quello religioso e quello caritativo, aspetti che si attualizzavano nella pratica devozionale, nella carità verso i Fratelli poveri, con elemosine e doti, e nel servizio dei defunti. Accanto a queste agivano nelle città Confraternite con una precisa identità operativa rivolta a certi settori della società. C’era a Siena la Compagnia di S. Giovanni della Morte con il compito di assistere i carcerati e i condannati al patibolo, con sede nella omonima Piaggia; c’erano le confraternite specializzate nella cura degli ammalati e in particolare degli appestati; esisteva la Compagnia dei Disciplinati vincolati da una rigida osservanza cultuale e devozionale.
La protezione di un santo aveva origine di solito da un preesistente culto locale che spesso si riferiva ai protettori delle corporazioni oppure ai santi della città, come a Siena la Confraternita del beato Ambrogio Sansedoni e quella del beato Andrea Gallerani.
Molti uomini e donne, animati da un sentimento di fraterna carità il cui obbiettivo era il raggiungimento di una comunanza d’intenti per la comunità, trovarono spazio nelle Compagnie che raggiunsero ben presto una raffinata organizzazione e una forza economica nell’ambito del Comune, con conseguente influenza nella società e nella Chiesa. A questi aspetti religiosi si mischiavano tendenze laiche di impegno sociale e di prestigio personale di altri Fratelli. Alcune Compagnie, divenute ricchissime attraverso donazioni e lasciti, con proprie chiese e oratori, entrarono spesso in contrasto con le autorità civili e religiose e molto spesso con il clero parrocchiale tanto da richiedere mediazioni superiori fino all’intervento decisivo del Granduca nel 1785 che ordinò la soppressione di tutte le Confraternite e la loro successiva rinascita sotto una nuova regolamentazione.



Cliccami per ritornare all' Inizio pagina          Continua al paragrafo Compagnia a Quercegrossa