CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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CAMAIANI (1923/24 - 1925); salariati; Passeggeri.
Solo un dato certo per conoscere il salariato Cesare di Carlo Camaiani che nel 1925 paga la sua quota di entrata nella Compagnia, dimorando a Passeggeri da qualche anno. Soltanto un anno paga, poi deve essere partito. Non ci sono altri dati.




CANCELLI (1926-1936); mezzadri; Poggiobenichi; dal Poggiolo.
Dal 24 marzo 1926 i Cancelli sono iscritti al podere di Poggiobenichi al posto dei partenti Simoncini, provenienti dal Poggiolo. In quel momento la famiglia comprende diciannove unità e, come spesso accade quando si superano certi limiti che appena garantiscono la sopravvivenza, una parte si separa andando a cercar miglior fortuna in altri lidi. Infatti, nel febbraio del 1931, Venanzio Cancelli di Modesto e Luisa Poggialini si trasferisce nel comune di Sovicille: sono sette persone che partendo alleggerirono sostanzialmente la famiglia rimasta. Di conseguenza, nel 1936, Salvatore (1864) del fu Andrea è il patriarca di un nucleo più ridotto che comprende undici elementi e vive con la moglie Assunta Rustici (1872), i due figli Pietro (1896) e Sestilio (1908), il fratello Luigi (1860), vedovo, e i due nipoti Giulio e Ademo. Pietro, che detiene già il comando effettivo di casa, è sposato con Vittoria Peccianti dalla quale ha avuto Ermina (1921) nata al Poggiolo, Bruna (1924) e Bruno (1925). Caratteristica dei Cancelli, nati tutti a S. Colomba, è stata quella di aver battezzato i figli maschi in S. Giovannino a Siena e questa tradizione di famiglia, alla quale tenevano, fu mantenuta anche per l'ultimo nato di Poggiobenichi, Alvaro detto "Salvatico", nato nel 1932, che fu anche l'anno della scomparsa di Elio, un fratello, avvenuta il 16 agosto. Dieci anni, fino al 1936, perdurò la permanenza a Poggiobenichi della quale c'è rimasta memoria di annate difficili, e la partenza verso il podere del Casello sotto la Ripa avvenne con la speranza di trovare una terra migliore. Erano arrivati dal Poggiolo in quel 1926, dal podere Pozzo di Sopra, e lasciarono ai Valiani nel 1936. In quel decennio si ebbero alcuni matrimoni in famiglia e i giovani Cancelli non percorsero molta strada per sistemarsi. Difatti, prima di abbandonare la famiglia, Venanzio aveva trovato moglie a Castagnoli, presso i Porciatti, dove aveva sposato Armida il 24 novembre 1929, e anche due sorelle di Pietro si accasarono non molto lontano dal podere: Maria prese nel 1931 un Viligiardi di Vagliagli e la sorella Gina o Ginetta (1913) sposò Gino dei Vegni di Monastero il 22 giugno del 1935. Pietro, oltre a Elio, ebbe sette figlioli, due maschi e cinque femmine. Al Casello, nel 1962, cesserà nel clima di generale abbandono anche la secolare esperienza della famiglia nella mezzadria.
S. Colomba
Oltre ai dati che riguardano le vicende più recenti della famiglia nel Novecento, è stato possibile ricostruire il cammino della famiglia nei due secoli precedenti. Nella prima metà del Settecento li troviamo abitare in un podere del popolo di Balli, sulla Montagnola, e nell'Ottocento hanno dimorato esclusivamente nella parrocchia di S. Colomba, cambiando poderi, ma sempre nell’ambito di quel popolo. Dovrebbero esservi giunti alla fine del Settecento per partirne nel 1911/12 quando emigrarono al Poggiolo.
Genealogia famiglia Cancelli. I più antichi dati ci danno un capostipite di nome Santi, padre di Salvatore, Lorenzo e Michele. Quest'ultimo sposato a Giuditta Grassi darà vita a Bernardo il 12 aprile 1733. Il primo stato d’anime completo a S. Colomba risale al 1803 e i Cancelli abitano alla Casavecchia, un podere del Collegio Tolomei dove circa trent'anni dopo troveremo i Carli di Quercegrossa. I Cancelli, in quell’anno, sono una buona famiglia di quattordici persone condotta dal rammentato Bernardo del fu Michele, capoccio e coniugato ad Alessandra Pericciuoli, con tre figli, tra i quali il minore Lorenzo (1783) in età di vent'anni è ancora scapolo. Con figli, nuore e nipoti troviamo anche il fratello Pietro, padre di Salvatore, anch’esso già sposato. Il ramo del Cancelli di Quercegrossa crescerà da Lorenzo che nel 1830 ritroviamo solo con moglie e tre figli. Abbandonata la famiglia, forse dopo il matrimonio con Barbara Fineschi, abita al podere il Colle di Sotto, sempre del Nobil Collegio Tolomei. Ha tre figli minori di dieci anni: Alessandro, Pietro e Luigi, e per alcuni decenni il piccolo nucleo si manterrà a livelli demografici medi per poi avere una vera esplosione verso il 1870.
Andrea
Un decennio dopo, nel 1842/43, troviamo la famiglia nuovamente divisa, forse alla morte di Lorenzo avvenuta il 16 ottobre 1842, con Pietro trasferito al podere di Monticagnano che guida sei persone, comprendente altri due fratelli Bernardino (1818) e soprattutto Andrea (1 ottobre 1829) l'avo dei Cancelli di Poggiobenichi. Intanto il ramo maggiore della famiglia Cancelli, alla guida dei fratelli del fu Lorenzo è rimasto sempre in S. Colomba, al podere il Casino di Sotto, e vi dimorerà per tutto il secolo. A Monticagnano il capofamiglia Pietro ha preso in moglie Alessandra Cucini ed è già nato Sabatino che avrà però breve vita. Col passare degli anni si arriva al 1862, con Pietro di quarantasette anni, risposato dopo la morte della consorte, con Luigia Dei, di sedici anni più giovane, ma dalla quale non ha avuto eredi, e vive con i figli della prima moglie: Giuseppe (1845), Maria (1847), Sabbatino (1831) ed Emilia (1833). Convivono anche i fratelli Bernardo, celibe, e Andrea coniugato con Caterina Panti. Nel 1867 il numero dei componenti arriva a undici e la novità è rappresentata dalla presenza in casa della seconda moglie di Andrea, il quale poco dopo la morte di Caterina Panti si è risposatosi con Rosa Rugi, con matrimonio celebrato a Lornano nel 1866. Pochi anni dopo, nel 1872, la malattia si è porta via anche Rosa e ad Andrea rimangono i di lei figli Modesto (1866), Venanzio (1868) e Giovacchino (1870), che si aggiungono a Luigi (1862) e Salvatore (1 giugno 1864) della fu Caterina. La famiglia, grazie anche al matrimonio di Giuseppe, cresce di numero, fino a quattordici componenti, anche se Venanzio di Andrea muore prematuramente a otto anni. Ritroveremo questo nome tra i figli di Modesto, che ricorda così il fratellino defunto. La migrazione al podere Pozzo di sopra della parrocchia del Poggiolo era avvenuta ai primi del 1912 e interessò quindici persone. La forza della famiglia Cancelli era formata dai figli e nipoti di Salvatore (capoccio), Luigi e Modesto. Poi, nel 1926, il passo verso Poggiobenichi.




CANDIANI (1924-1943); salariati; Poderino; da S. Leonino. La famiglia Candiani è nata con Callisto, uno degli orfani dell'ospedale di Siena, nato giovedì 11 ottobre del 1900. Di lui sappiamo che viene dato a balia a una famiglia di Monte S. Savino, dove rimane fino all'età di dodici anni. Alla morte della sua balia, il marito gli chiede se vuole rimanere con lui, ma Callisto preferisce rientrare all'Istituto. La scelta fatta lo porta, dopo poco tempo, ad essere adottato da una famiglia di S. Leonino, i Furini di Riccieri, dove troverà Ernesto con la moglie Diomira e tre figlioli tra i 17 e i 22 anni. Nel frattempo, alle Gallozzole, nel 1915, vi tornano i Bari, una famiglia di contadini, con una giovinetta di nome Nella, nata a Barontoli il 19 febbraio 1901.
Callisto Candiani detto Carlo e Nella Bari. Nella foto: "Callisto Candiani detto Carlo e Nella Bari.

Appena grandicelli i due giovani si fidanzano, trovando però l'opposizione della famiglia di lei che vede in Callisto detto “Carlo” un giovane in precarie condizioni economiche e di incerto futuro. Ma la volontà di Nella è più forte e, nel 1924 quando i Bari si erano trasferiti da poco al Bozzone, i due giovani si sposano in quella Pieve il 18 ottobre del 1924. Festeggiato il matrimonio in casa Bari al podere Casabianca, nel pomeriggio salirono sulla carrozza del Becciolini, noleggiata per l'occasione, e si diressero al Poderino entrando nella loro nuova abitazione, dove a cena ricevettero gli auguri dei vicini Barucci e degli amici. I primi anni di matrimonio, mentre Callisto lavorava nella fattoria Castelli di S. Leonino, furono rattristati dalla morte di due bimbe chiamate entrambe Nida. La prima, nata il 4 novembre 1925 visse 54 giorni, e la seconda nata il 9 settembre 1926 sopravvisse 5 giorni soltanto. Giustificata quindi la paura del terzo parto che avvenne il 19 settembre del 1927 quando nacque Marisa e venne battezzata in casa dal parroco di S. Leonino, don Mariani, per paura che non vivesse a lungo. Ma Marisa visse, cosa che non fece la piccola Milena nata alla fine del 1930 e morta a soli due mesi il 28 febbraio 1931. Quattro anni dopo, il 15 gennaio del 1935, Callisto vide nascere il suo unico maschio, Fernando, a cui seguì Lorena nata all'ospedale di Siena il 22 aprile del 1938, e lì battezzata quattro giorni dopo. Il modesto salario della fattoria Castelli gli consentiva di vivere dignitosamente, ma decise ugualmente in quegli anni Trenta di entrare in miniera, dove lavorò fino al 1943. Presa poi la decisione di cambiare ancora lavoro trovò a Dievole e si sistemarono a Carpineto di Vagliagli dove si trasferirono nel 1943, proprio il giorno del famoso bombardamento dell'Osservanza di Siena, che ebbero modo di seguire attentamente durante il viaggio. La permanenza a Carpineto per il piccolo nucleo familiare di cinque persone ha breve durata perché nel dopoguerra si trasferiscono a Siena dove troviamo Callisto nel 1947/48 assunto dalla ditta Montella che stava realizzando l'asfaltatura di strade, tra le quali viale Mazzini. Scaduto il contratto, Callisto rimase disoccupato e si risolse di fare l'ambulante, attività che poi si assunse quasi subito la moglie Nella, che continuerà fino al 1962. Improvvisamente però Callisto, il 19 febbraio 1951, lasciò questo mondo, forse a causa della silicosi presa in miniera, e per la famiglia seguirono anni difficili. I figli col tempo si sistemarono, ma Fernando, sposato con Luciana Papi, improvvisamente mancò ai suoi cari nel 1970 all'età di 35 anni, lasciando la moglie in stato interessante di otto mesi, di Anna, e un bimbo di 7 mesi Claudio, nato nel 1969. Lorena sposò Adis Brogioni ed ebbe due figli, mentre Marisa, dopo numerosi e diversi impegni di lavoro, si sistemò all’Ufficio catechistico di Siena. Cominciò a lavorare al Preventorio in via Mattioli, poi come maestra di un asilo privato nell'Onda. Intanto aveva preso il diploma magistrale da privatista a Livorno, ospite del Lassi, i parenti dei Barucci. Lavorava con poco stipendio e senza assicurazione e svolse anche mansioni di vigilatrice estiva per la POA, in colonia a S. Vincenzo, dal 1951 fino al 1957, anno dell'alluvione della colonia. Entrò poi dal Ciardi, raccomandata da Maria Grimaldi, nota esponente del mondo cattolico. L’industria dolciaria faceva anche i panforti e Marisa ricorda una specie di manicomio dove si trovò subito a disagio, anche se aveva poteri di controllo sul lavoro. Poi, incontrando la Grimaldi un giorno del 1964, gli venne proposto l’Ufficio catechistico e lei accettò. “I primi anni dell’Ufficio veniva la mi’ mamma a darmi una mano. Si andava fuori, in Lucchesia e altri posti a comprare la merce per il Natale”. Dal 1975 divenne unica responsabile, fino al 31 dicembre 1998, data di cessazione e collocazione a riposo. Trentacinque anni di presenza continua all’Ufficio, dove molti di noi hanno avuto l'occasione di conoscerla. Il ricordo dei Candiani e ancora vivo a Quercegrossa, soprattutto di Nella, donna attivissima, rivista in paese tante volte con la sua valigetta di ambulante.




CANTELLI (1938-1941); mezzadri; Castello; da Rapolano. Un battesimo a Quercegrossa è quanto rimane di questa famiglia chianina che stava al Castello. Ivo Cantelli nacque il 25 marzo del 1939, figlio di Angelo e Fidalma Sani, e con lui divennero sei in famiglia, con i due nonni e il fratello Alberto. I luoghi di nascita dei Cantelli ci ricordano il cammino di questa famiglia: Lucignano in Val di Chiana, Asciano, Rapolano e Quercegrossa. Nel 1938 presero il posto dei Bandini al Castello e vi rimasero tre anni. Poi, nel 1941, tornano a Basciano e infine a Siena.




CAPPANNOLI (1810 - 1870/75) - (1890-1917); mezzadri; (Castagnoli) - (Macialla/Monastero). Cappannoli o Capannoli Savino giunse a Macialla nel 1890, all'età di 38 anni. Contadino, figlio di Luigi e Luisa Ciacci, era nato in Comune di Castelnuovo B.ga e sposato con Vittoria Senesi, entrò a Macialla con il 70enne padre, la moglie e tre figli piccoli che successivamente portò a sei con la nascita di Narciso (1892), Itala (1894) e Palmira (1896). Nel 1898 si trasferisce a Monastero dove nel 1900 vi muore l'anziano Luigi del fu Giuseppe e della fu Margherita Brandani. Un vecchio contadino, Luigi, che era nato a Castagnoli il 15 novembre 1821, podere dove la sua famiglia abitava dal 1810 quando avevano spoderato i Testi. La permanenza dei Cappannoli a Castagnoli si protrasse fino al 1870/75 e lasciarono, scomparendo alcuni anni, per poi rientrare come detto a Macialla. A Monastero, nel 1907 vi muore il capoccio Savino in età di 55 anni e da quella data scompare ogni traccia anagrafica della famiglia e incerta è l'epoca della loro partenza. Saranno presenti al censimento del 1911, e l'anno successivo entreranno come pigionali i Barbucci, e Attilio Cappannoli, uno dei figli di Savino, continuerà a pagare la Compagnia fino al 1917, dopodiché è segnato morto. Questa data potrebbe segnare la partenza della famiglia che coinciderebbe più o meno con l'inizio dei lavori di ampliamento del podere.





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