CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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BENCINI (1926-2000); mezzadri/operai; Passeggeri/Quercegrossa.
Non essendoci rimasta nessuna memoria nella famiglia, è stato un caso il ritrovamento dei Bencini a Grignano sotto Panzano, alle Stinche Alte, podere Pieralli, dove vivono nel 1857. E’ capoccio Giovacchino di 27 anni, figlio del fu Giuseppe e di Annunziata Trambusti. Egli comanda una famiglia di otto persone, compresa la garzona Rosa Acciari dell'Ospedale degli Innocenti di Firenze. Carolina Olmastroni è la moglie di 29 anni con il figlio Carlo di 3. C'è la mamma, vedova di Giuseppe, Annunziata di 55 anni, con i figli, cioè i fratelli del capoccio, Sabatino di 22 anni e Serafina 23enne. Manca Natale, 20enne, probabilmente sotto le armi. Trent'anni più tardi, nel 1887, li troviamo abitare a Castellina in Chianti, ma non abbiamo indicazione del podere. E' Sabatino il capoccio di 52 anni che, lasciata la famiglia, vive con la moglie Annunziata Butini, la di lei sorella Anna Butini e suo marito Natale Baverni. Tre i figli di Sabatino: Luigi, Ferdinando e Antonio, rispettivamente di 14, 10 e 3 anni. Nello Stato delle anime del 1902 il parroco segna tutte le date di nascita dei componenti la famiglia Bencini: Sabatino del 28 gennaio 1835, Natale il fratello celibe del 1837, la moglie Anna Butini del 1843 e i figli Ferdinando del 1876, Luigi del 1873 e Antonio del 1884. C'è inoltre Cesira Pianigiani, moglie di Luigi, del 26 luglio 1873, con i tre figli, Giuseppe nato il 3 dicembre 1898 , Giuseppa nel 1899 e Ida nel 1901.
Passeggeri
Passano gli anni ed è nell’anno 1925 che i Bencini si muovono verso Passeggeri direttamente da Castellina, per una lunga permanenza nel nuovo podere; lunga fino a quando resterà qualcosa da coltivare. Poi, con la crisi generale nell’agricoltura, la famiglia si divide e alcuni prendono la strada per Quercegrossa. Poco dopo il loro arrivo a Passeggeri, nel 1929, lascia la famiglia Ida che si sposa con un bracciante di Staggia, Raffaello Logi, e nel 1932, il 7 febbraio, anche Pia prende marito a Bellavista sposando Nazzareno Vettori.
Nel 1935 i Bencini sono una numerosa famiglia di quindici persone, anzi sedici. Si è accasato Lucesio Gennai detto "Luce" da Lornano, figlio di Emilio e Cesarina Bianchini del podere Lornanino. "Luce veniva a buttar giù il bosco gli si diede un letto per due o tre giorni e ci rimase per sempre. Era il compagno di Livia". Poi Lucesio divenne minatore.
Lucesio a Passeggeri
Nella foto: "Luce”, ospite in casa Bencini a Passeggeri.

Luigi Bencini è il capoccio. Suo figlio Giuseppe si è sposato nel 1929 a Castellina in Chianti con Zaira di Luigi Barbucci e sono nati Osvaldo (1927), Elia (1930), Anna (1934). Poi, il 28 settembre 1937 nascerà Antonietta. L'altro figlio di Luigi, Livio, si è sposato con Concetta Bruni di S. Leonino che gli ha dato Orietta (1931) e Loriana (1933). Tra gli altri componenti troviamo Antonio e Ferdinando fratelli di Luigi. Il primo è celibe mentre Ferdinando è vedovo di Ferdinanda Donzelli, deceduta due anni prima il 22 dicembre 1933, e lui la seguirà nel 1938. Si ricorda a questo proposito un fatto accadutogli che, secondo la famiglia, lo avrebbe fatto ammalare. Alla fornacina di Passeggeri, piena d'acqua, la piccola Elia scivola nell'acqua mentre va a portare da mangiare allo zio. Era d'inverno e si ritrova tutta molle e graffiata dalle macchie. C'erano i maiali a bere, aveva paura, e urla. Ferdinando la sente, la vede e capisce il pericolo. Lesto la prese in collo e la riportò in tutta fretta a casa, facendo una fatica terribile. Poco dopo gli venne l’itterizia e morì.
Passa la guerra, passa il Sarrocchi e nel 1952 passa anche l'anziano Luigi di 79 anni e con lui finisce la vecchia generazione di Castellina. Era stato capoccia, ma nell'invecchiare aveva passato il comando a Livio che lo esercitò fino alla morte avvenuta a Passeggeri nel 1982.
In una data imprecisata degli anni sessanta, Giuseppe e Zaira con Osvaldo e Antonietta abbandonano Passeggeri e tornano a Castello di Quercegrossa per poi spostarsi, forse dopo le nozze di Antonietta nel 1967, in piazza, nelle case del Barucci. Sarà l’ultima residenza di Giuseppe deceduto nel 1975 e di Zaira morta nel 1982. Giuseppe, bersagliere nella Prima guerra, aveva ricevuto il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto nel 1969. In quegli anni finiscono i loro giorni a Passeggeri anche Livia (1976), Livio, come detto nel 1982, Lucesio (1987) e Concetta Bruni nel 1989, quasi tutti ottantenni. Con la rinuncia di Osvaldo al matrimonio, si è inaridito per sempre il ramo maschile dei Bencini di Passeggeri; una famiglia che ha avuto troppe femmine per perpetuarsi. Donne che in un decennio o poco più si sistemarono tutte: Elia (1930) sposò Lorenzetti Dino il 24 settembre 1959; Anna (1934) anch’essa sposa; Antonietta (1937) sposò Mario Bocci il 30 luglio 1967; Loretta (1931) si sposò il 2 giugno 1958 con Sergio Giorgi e Loriana (1933) sposò il 18 aprile 1956 Rino Burroni, operaio di Lilliano.




BERNARDESCHI (1926-1968); camporaiolo; Quercegrossa.
"Camporaiolo del prete" fin dal 1926, Attilio Bernardeschi prese il posto di Michele Porciatti al tempo di don Luigi Grandi, occupando la piccola pigione della parrocchia. La sua denuncia di residenza reca la data del 7 gennaio 1927 ma in realtà il trasferimento avvenne nel dicembre 1926. Due mesi più tardi, il 27 febbraio, sarà testimone al primo dei suoi diciotto matrimoni. Camporaiolo, svolgeva tutte quelle mansioni manuali richieste in parrocchia ma in primis la coltivazione delle poche terre rimaste. Sarà inoltre il campanaro ufficiale fino al 1965 quando fu spodestato dalle campane elettriche. Giulia, la moglie, aveva il compito specifico di "perpetua" di don Luigi; oltre che fare le pulizie in chiesa e in casa, gli preparava e serviva il mangiare.
Attilio e Giulia Bernardeschi Attilio e Giulia Bernardeschi.

Attilio, nato nel 1889 da Luigi e Violante Lombardini ai Poggi di Sopra della parrocchia di S. Agnese in Chianti dove la sua famiglia risiedeva da decenni, dopo aver servito la patria nella guerra di Libia e nel primo conflitto mondiale, lo ritroviamo negli anni Venti con la sua numerosa famiglia colonica nel Comune di Monteriggioni, nella parrocchia di S. Antonio al Bosco al podere Abate. La famiglia Bernardeschi è ancora unita e composta da ben diciassette elementi. Capofamiglia è il fratello Giulio di 35 anni con la moglie Antonietta Fioravanti. Sono sempre vivi gli anziani genitori: Luigi del fu Giovanni e della defunta Cherubina Mugnaini, in età di 75 anni (1848) e Viola Lombardini in età di 70 anni. Libera, la figlia di Attilio, segnata Liberina, ha un anno. Sono in casa anche i quattro orfani del fu Pietro Bernardeschi che dovrebbe essere stato il fratello maggiore di Attilio. La famiglia nel suo complesso è formata da otto tra ragazzi e bambini, cinque adulti e quattro anziani. Dopo che Attilio si fu sistemato a Quercegrossa, il fratello Giulio con la mamma emigrò l'anno seguente nel territorio di Poggibonsi. Attilio, anteriormente alla separazione dalla famiglia, aveva sposato Giulia (1894) dei Bruttini del Mulinuzzo a Quercegrossa il 17 febbraio 1920. La prima figlia Libera l'ebbero nel 1922 a Castellina Scalo, mentre la seconda e ultima, Anna, nacque a Quercegrossa il 13 agosto del 1929. Gli anni fra le due guerre passarono nel lavoro e nel servizio in parrocchia. Attilio coltivava il grande orto della chiesa e, con l'aiuto della famiglia Taddei dai quali veniva affettuosamente chiamato “zi' Tilli”, coltivava il campo della parrocchia tra Gardina e la Magione. Vi si recava con la sua ciuca e poi dal 1961/62 con la mucca per la quale aveva adattato le sponde del barroccio; smise nel 1965.
Libera Bernardeschi
Libera Bernardeschi.

Passata la guerra, nel 1948 si celebrò il matrimonio di Libera che il 27 ottobre sposò Dino Lazzeri di S. Leonino. La sposa tornò ai Cipressi in casa Lazzeri, ma nove anni dopo, nel 1957, Dino moriva lasciandola sola e senza figli. Allora partì per Siena e si impiegò a servizio, vivendo fino al 1994. In casa Bernardeschi restarono in tre e per un decennio continuarono a rifornire di latte Quercegrossa e curarono i lavori agricoli. Si rammenta una grande pianta di limoni che Attilio aveva messo su un carretto che spostava secondo la stagione: un anno diede loro una raccolta straordinaria di 120 limoni. Dopo la morte di don Luigi Grandi nel 1950, Giulia non ebbe più impegni nella canonica, poiché il nuovo parroco viveva con la sua famiglia. Anna aveva trovato lavoro a Quercia nell'appalto della sor Ada e vi rimase nel decennio 1946-1956. I Bernardeschi sono ricordati come una famiglia unita e laboriosa. Giulia e Attilio erano due “paste” e Anna altrettanto. Amica delle ragazze del paese si ricorda che "... si andava alla vigna del prete alla Magione (il campo della Parrocchia) per amicizia con Anna a darle una mano, tutto il giorno, sia in segatura che per la vendemmia. Si portava da mangiare”. Attilio teneva una mucca e riforniva di latte le famiglie del paese.
Anna Bernardeschi
Anna Bernardeschi.

Trascorsero gli anni Cinquanta e, dopo Libera, anche per Anna venne il giorno del matrimonio. Il 30 gennaio 1958 si maritò con Giuseppe Pianigiani di S. Fedele e la coppia rimase nella piccola abitazione di Quercegrossa. Giuseppe detto “Beppe” si inserì facilmente in paese grazie al suo carattere gioviale ed estroverso. Operaio di un'azienda che lavorava per la Cet, la sera si trasformava in accanito frequentatore del bar e gli piaceva accompagnare la partita a carte con tante sigarette e qualche vermuttino. Con la nascita di Margherita e poi di due gemelli Giuliano e Giuliana nel 1960, la piccola abitazione si era fatta veramente stretta tanto da costringere Giuseppe e Anna a trasferirsi il 2 febbraio del 1965 nel centro di Quercegrossa, in uno degli appartamenti ricavati da Calagna nell'ex podere di Casagrande. Attilio e Giulia li seguirono nella nuova abitazione e continuarono a tenere la mucca nella stalla che era stata del Costanzi, e vendere latte. Lo fecero fino ai loro ultimi giorni che finirono insieme a Casagrande nel 1968, dopo 48 anni di matrimonio: prima Giulia il 19 gennaio a 74 anni, poi, due mesi dopo, Attilio il 18 marzo a 78 anni. Durante il suo ricovero in ospedale si prese cura della mucca Guido Lazzeri. Infine, il 18 novembre del 1972 la famiglia Pianigiani lasciava Quercegrossa per Siena e così scomparve dal nostro popolo l'ultima Bernardeschi. Il mai dimenticato Beppe, grande cacciatore, morì a Siena il 22 aprile 1995.
Giuseppe Pianigiani e Margherita




Giuseppe Pianigiani e la figlia Margherita.

















BERNARDONI EMILIA (1930-1941); commercianti; Quercegrossa.
Emila Bernardoni ossia la "sora Emilia", come era chiamata da tutti, aveva ottenuto la licenza per la nuova "Privativa" di Quercegrossa ed era in attesa che il Mori terminasse i lavori per aprire bottega. Detta licenza le era stata concessa per le sue condizioni di vedova di guerra per la morte del marito Ugo Fusai; per questo risultava pensionata. Si era allora accompagnata con Giocondo Petreni (Giocondino), un brav'uomo dall'aria da signore. Insieme ritornarono a Quercegrossa da Asciano, e nel gennaio/febbraio del 1931 facevano finalmente ingresso nella nuova costruzione e aprivano la loro bottega. Dico ritornarono perché l'anno precedente, nel febbraio 1930, si erano già accasati a Quercia dimorando per qualche mese nella parte di Monteriggioni, nel Palazzaccio, nell'ex scuola ma, evidentemente a causa del ritardo dei lavori, preferirono ritornare ad Asciano nella loro precedente abitazione. Non si sposarono mai, per non perdere la pensione di guerra, e si volevano un gran bene. Lui era del 1867 e lei del 1881, quindi avevano rispettivamente 63 e 49 anni quando arrivarono a Quercia. Giocondo risultava "esercente", ma la titolare era la sora Emilia. La loro attività commerciale si svolse per dodici anni, vendendo sale e tabacchi e gestendo la sala da gioco. Emilia Bernardoni era ricordata dalle parti di Fagnano, dove era cresciuta, come una bambina vispa. Giocondo, un benestante. Insieme non lesinarono mai una caramella ai bambini di Quercegrossa. Nel 1942, o dal settembre 1941, avanti con gli anni e ormai inadatti al lavoro, cedettero la loro attività alla famiglia Buti e si ritirarono a Siena, nei Pispini.




BERNINI (1906-1908); operanti; Poderino.
Soltanto due anni Angelo Bernini rimase al Poderino come operante. Arrivato nel 1906, se ne andò nel 1908 con la moglie e la figlia. Figlio di un Giulio Bernini che potrebbe essere quel Giulio residente a Petroio tra il 1865 e il 1885 ca., il cui padre Antonio era amministratore della fattoria.




BERRETTINI (1939) - (1956-1960); mezzadri; Castello/Poggioni.

La storia dei coloni Berrettini a Quercegrossa presenta due ben distinti momenti. Il primo nel 1939 quanto abitano al Castello per un anno o due, avendo come capoccio Adamo. In questo breve periodo si registra la morte dell'anziano babbo Pietro il 28 marzo 1939 all'età di 84 anni, e il matrimonio di Nella, figlia di Adamo e di Italia Capresi, il 23 del mese successivo, con Elio Neri di Monteriggioni. I genitori Adamo e Italia si erano sposati nel 1920, lei proveniente dalla parrocchia di Abbadia a Isola. Alla fine dell'anno lasciano il Castello e tornano al podere Montenero. L'altro ramo, rappresentato da Alessandro cugino di Adamo, arriva a Quercegrossa nel 1956 per un altrettanto breve periodo di tre anni. Queste due famiglie convivevano alla vigilia della Prima guerra mondiale al podere del Mandorlo di Monteriggioni in una grande famiglia di venti persone. Il capoccio era il rammentato Pietro di 59 anni, figlio di Giovanni e di Marianna Favilli, coniugato a Lornano il 31 marzo 1883 con Giulia Bruttini, figlia di Alessandro e Assunta Marri, dalla quale ha avuto i figli Adamo di 25 anni, Modesto, Vittoria, Maria, e Giovanni. L'altro importante nucleo è quello del fratello Andrea di 52 anni coniugato a Cesira Carvellini e padre di sei figli tra i 5 e i 18 anni con il maggiore Alessandro e i fratelli Ernesta, Gino, Ida, Ada e Zaira. Completa la famiglia il cugino Angiolo, figlio di Tommaso e Caterina Testi, con moglie e figli. Presa in moglie Maria Cancelli nel 1942 a Lornano, Alessandro, che abita a Campo dei Fiori, diviene padre di Valerio il conosciuto "Cavicchi" e con la sua famiglia entra ai Poggioni nel 1956 in casa di Guido Peccianti, il capoccio, e della massaia Caterina Cancelli, sorella di Maria. Valerio è già grande e cerca occupazione nell’industria, ma trova l’opposizione del padrone Pucci. Ciò porterà la famiglia Berrettini a lasciare i Poggioni nel 1958 e la mezzadria per sempre. Valerio, intorno al 1960, conoscerà nella sala da ballo di Quercegrossa Ivana dei Volpi del Castello, che sarà la sua futura moglie.




BETTI (1904 - 1910 ca.); mezzadri; Quetole.

Il piccolo nucleo di Sabatino Betti fece entratura a Quetole il 3 marzo 1904 e non sappiamo quanto vi rimase, probabilmente sette/otto anni. Sabatino era in età di 50 anni e sposato con Caterina Rocchigiani che gli aveva dato quattro figli: Attilio, il maggiore di 17 anni, e a seguire Giulio, Eugenia e Giulia di 3 anni.


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