CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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BARUCCI RUTILIO (1888 - Residenti); possidenti/coltivatori diretti/impiegati; Poderino/Quercegrossa; da Castellina in Chianti.
Nell'anno 1942 alla bella età di 80 anni muore al Poderino Pietro Barucci lasciando eredi i due figli Lodovico e Rutilio. La proprietà del Poderino, che risale al 1888, viene divisa e Lodovico detto "Vico" vende o permuta la propria parte con Fontana Giotto di Quercegrossa e altri di Siena. In cambio riceve dal Fontana il palazzo in Quercegrossa di Sotto, nel quale si trasferirà in breve tempo e dove vivono tutt’oggi i suoi discendenti. La divisione della famiglia e delle proprietà sarà definitiva e Rutilio resterà al Poderino fino alla morte avvenuta il 1 settembre 1945. Lascerà la sua parte ai figli e attraverso loro alla nipote, che la mantiene tuttora. Facendo un passo indietro vediamo che la famiglia Barucci entra nel popolo di Quercegrossa quando acquista il Poderino dai F.lli Favilli con atto del 10 gennaio 1888. La loro provenienza è Castellina in Chianti dove sono documentati fin dal 1828, ma alcuni battesimi dei figli di un certo Simone Barucci di Pietrafitta nel 1680/81 ci portano alla fine del Seicento ed è probabile che essi fossero stanziati nel territorio di Castellina da molto tempo e che siano gli avi dei Barucci del Poderino, vista anche la riproposizione del nome Simone. Nel 1841 sono registrati presso la famiglia del colono Antonio Fontani, con la quale evidentemente coabitano. Formano la famiglia Barucci il sessantenne Simone, Caterina sua moglie e quattro figli: Lodovico di 13 anni, Lorenzo di 9, Giovanni di 7 e Maria di 22. Il dato successivo ci porta al 1887, l'anno precedente del loro trasferimento a Quercegrossa, e i Barucci vivono al podere Cagnano di Mezzo. Lodovico di 60 anni è il capoccio ed è celibe come l'altro fratello Lorenzo di 55 anni, mentre Giovanni è sposato con Clorinda Lazzeri e padre di quattro figli: Pietro di 23 anni, in quel momento sotto le armi, Elvira di 20 anni, Attilio di 16 e Vittoria di 12. Ospitano un garzone di nome Cesare di Luigi Olmastroni. Si ricorda inoltre che Pietro, "sotto le armi" sia stato arruolato, come il babbo Giovanni, nei Carabinieri. Giovanni di Simone Barucci aveva sposato il 16 febbraio 1860 a S. Leonino la giovane Clorinda di Pietro Lazzeri e di Orsola, coloni di quella propositura. Celebrò il matrimonio don Rivi, proposto di S. Leonino e proprietario a quel tempo del Poderino, e fu testimone suo nipote ed erede Benedetto Rivi.
Poderino
Nel 1888 al Poderino vi si trasferiscono soltanto i fratelli Lodovico e Lorenzo, con la moglie, mentre Giovanni farà la sua comparsa alcuni anni più tardi. Infatti, l'annotazione di don Rigatti riporta:
“Cf. Barucci Lodovico di Simeone e di Caterina, nato a Castellina, di an. 59;
Lorenzo Fratello del Cf., di anni 57;
Boddi Raffaella di Pietro e di Tognazzi Orsola, moglie di Lorenzo, di an. 34”.

Alla morte di Lorenzo la vedova Raffaella riceverà un vitalizio e tornerà presso i parenti a Castellina in Chianti, ma resterà usufruttuaria del podere.
Intanto Giovanni si è trasferito da Castellina nel Comune di Colle, contadino al podere Patarna della parrocchia di S. Antonio al Bosco, e nel 1891 il cinquantacinquenne capoccio vive con la moglie e i figli Pietro (1863), già sposato con Cesira Lenzi, Attilio e Vittoria. Manca Elvira sposata a Colle.
Niente sappiamo delle vicende che portarono i Barucci all'acquisto del Poderino e soprattutto quale attività svolgevano Lodovico e Lorenzo per avere i mezzi pecuniari sufficienti da investire e se già erano proprietari di altre terre. Sappiamo però che il nipote Pietro divenne possidente di un podere verso Colle detto "Fontana". Quindi la famiglia, si dice anche per le doti portate delle mogli, si era arricchita. Si dice anche che a causa della sua scarsa attenzione Pietro abbia perso il podere. Si narra anche che, assente dal podere, i salariati abbiano versato il rame in una buca in un clima di boicottaggio e menefreghismo.
Nel 1903 muore al Poderino, in età di 66 anni, Lorenzo, e la vedova Adele Boddi rientra presso i suoi a Castellina in Chianti il 26 gennaio 1907. Tre anni dopo Lorenzo, con la morte di Lodovico avvenuta il 12 agosto 1906, Giovanni e Pietro ereditano il podere e vi fanno entratura certamente a fine del 1907 perché il 28 luglio di quell’anno a Pietro e Cesira nasce Lodovico che viene battezzato ancora a Monteriggioni. Pietro condurrà al Poderino un’esistenza da possidente e vivrà una lunga vita mentre i figli Rutilio (1892) e Lodovico, con i nipoti, coltiveranno insieme al contadino le loro terre, svolgendo contemporaneamente altre saltuarie opere di mediazione o compravendita attinenti all'agricoltura. Un fratello di Rutilio e Lodovico, Giuseppe, nato nel 1899 fu uno degli ultimi richiamati al fronte nelle Grande guerra e morì a Mestre. Il suo corpo riposa nel cimitero di Castellina in Chianti. Intorno al 1912 si sposa Rutilio con Giuseppa Salvini nata a S. Leonino, figlia di Federigo e Cesira Fontani. Altri avvenimenti familiari caratterizzarono gli anni fra le due guerre incominciando dalla morte dell'anziano Giovanni a 86 anni che lasciò i beni al figlio Pietro e alle figlie Elvira e Vittoria che ben presto però, nel 1923, saranno liquidate e Pietro resterà l'unico proprietario. Liquidò anche il diritto di usufrutto spettante ai parenti di Adele Boddi, la vedova di Lorenzo, morta il 19 luglio 1915. Anche l'anziana mamma Clorinda Lazzeri era deceduta il 2 gennaio 1913. Nel 1923 si festeggiarono i due matrimoni delle figlie di Pietro: Marianna sposa il 9 agosto del 1923 a Quercegrossa Dante Rossi del popolo di Vagliagli avendo come testimoni Selvolini Massimiliano e Bassi Antonio, mentre Amelia si accasò il 25 ottobre del 1923, sempre a Quercegrossa, con Giuseppe Gori Savellini di Castellina in Chianti. Vennero a prenderla in carrozza al Poderino, pagarono il conducente, e tutto si svolse con una certa pompa: tornarono a Firenze. Un decennio dopo Pietro rimane vedovo per la morte di Cesira avvenuta il 15 dicembre 1933 al Poderino. Intanto nascevano e crescevano i figli di Rutilio con Gino nato nel 1913, Giovanni nel 1921 e le due sorelle Rina e Clara, quest’ultima nata il 12 aprile 1932. Ritornando indietro nel tempo e precisamente al 1890, la zia di Pietro, Cesira, si era sposata il 18 maggio 1890 con Agesilao Lassi un orfano dell'Ospedale di Firenze, quando entrambi dimoravano nella parrocchia di S. Antonio al Bosco, e tornarono a Colle Val d'Elsa. Anni dopo, due figli erano nati dal loro matrimonio: Erato (1893) e Attilio (1897). Il marito Agesilao è definito "oprante" e di "genitori incogniti" e abitano in via delle Romite a Colle. Significativa per gli sviluppi che avrà in futuro è la professione del quindicenne Erato: "vetraio". Sarà il suo mestiere nella vita e, quando a causa di una forte crisi nel settore negli anni Trenta i due fratelli si trasferiranno a Milano, continueranno l'attività di vetrai in proprio. Erato si sposa e ha due figli: Aldo e Bruna. Attilio si sposta a Livorno, si sposa e ha un figlio. Durante la guerra la parentela con i Barucci, ancora sentita, fa sì che i Lassi di Livorno per sfuggire ai bombardamenti sfollino al Poderino. Sarà Attilio Lassi che, nel tentativo di sdebitarsi per l’ospitalità, scialberà tutta l'abitazione e gli infissi del Poderino di uno strano e inguardabile colore rosa-rosso-vinaccia. Col carro andava a prendere la rena al borro e scialbava e imbiancava con quel color vinaccia. Non era il suo mestiere e si vide. Dopo pochi anni cominciarono a cadere pezzi di scialbo e fu necessario rimuoverlo del tutto. Attilio, di idee comuniste, sarà anche un attivista politico a Quercegrossa dopo la liberazione. Tanti anni prima la mamma Elvira era stata ricoverata in manicomio, poi forse era tornata al Poderino, “e morì non si sa dove”. Nel 1936 vivono otto persone in casa Barucci al Poderino che si ridurranno a cinque nel 1946 a seguito della rammentata divisione della famiglia. Accadde che negli anni difficili della Seconda guerra, esattamente il 24 giugno 1942, l'88enne Pietro, sazio di anni, lasciò questo mondo e il Poderino ai figlioli Rutilio e Lodovico, i quali trovarono subito un accordo di liquidazione con le sorelle Amelia e Marianna.

Rutilio Barucci e Giuseppa Salvini, sposi nel 1912.


Quest’ultima, coniugata con Dante Rossi, morirà a Vagliagli nel 1973. Pochi mesi dopo questo contratto, il 13 novembre 1943, Lodovico cederà la sua parte a Fontana Giotto e altri e si trasferirà a Quercegrossa, iniziando un suo personale cammino. Rimane Rutilio, ma per poco. Muore nel 1945 e i quattro eredi dividono una proprietà ormai dimezzata. Le sorelle Clara ed Elina si sposeranno e avranno la loro parte. A coltivare il Poderino resterà Gino, "coltivatore diretto" fino a sei/sette anni prima di raggiungere tutti i suoi vecchi. Giovanni, reduce e invalido di guerra, si ingegnerà nel piccolo commercio prima di sistemarsi nella grande Banca di Siena. Nel 1951 si unirà in matrimonio con Adelfa Bruni di S. Leonino, ma non avrà eredi. Anche Gino si era già sposato a Siena, in S. Francesco il 24 gennaio 1946. Aveva preso per moglie la 27enne Livia Marri, una delle figlie di Desiderio. Tre anni dopo nasceva Elena, l'ultima e unica discendente del ramo di Rutilio. Giuseppa Salvini, vedova di Rutilio, muore nel 1973 mentre Giovanni e Gino se ne andranno negli anni Novanta. In casa Barucci ci sono sbiaditi ricordi di una parente di nome Flavia, suora di clausura, ma non è documentata.




BARUCCI LODOVICO (1943 - Residenti); possidenti/minatori/operai; Quercegrossa.
Acquistato il palazzo di Giotto in Quercegrossa nel 1943, Lodovico detto Vico, dei Barucci del Poderino, vi tornò di casa lasciando la famiglia, e divenne un operaio - proprietario, lavorando anche in miniera. Rimase in solitudine per alcuni anni poi, nel 1953, prese moglie e sposò Duilia Baldini di Castellina in Chianti. La nascita della figlia Donatella nel 1954 fu l'unico avvenimento familiare prima della pensione e del suo trapasso avvenuto nell'anno 1994. La vedova Ottorina ha vissuto gli ultimi anni con Donatella, il genero Giuseppe Gaziano e i due nipoti, nel palazzo di loro proprietà dove è morta recentemente.

Lodovico Barucci con Ottorina e Donatella nel giorno della Prima Comunione.



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