- 17 febbraio -

1600: venne bruciato vivo Giordano Bruno, cui venne intitolata una piazza






  
Il 17 febbraio 1600, Giordano Bruno moriva bruciato vivo sul patibolo dell’inquisizione romana.
Domenicano, sedotto dalla Riforma senza aderirvi, Bruno non era la prima né l’ultima vittima di quest’istituzione il cui scopo era quello di estirpare l’eresia, anche con i mezzi più terribili.
Ma, agli occhi della storia, Bruno fu molto più di uno semplice eretico. Per la prima volta la chiesa cattolica romana eliminava fisicamente il partigiano di una teoria scientifica allora nuova in Europa: l’eliocentrismo del sistema copernicano.
Ciò che più conta, Bruno aveva pronunciato questa teoria corredandola con un’intuizione che doveva rovesciare la nostra visione del mondo: quella di un Universo infinito.
Spingendo, attraverso scritti filosofici non sistematici, fino alle sue conseguenze estreme la sua adesione al sistema di Copernico, Bruno costruì così un cosmologia dove l’uomo, in comunione con un dio immanente alla natura, è, forse, il vero centro divino: per queste sue idee venne ucciso.
In suo onore, Siena intitilò al filosofo una piazza, prima che questa venisse ribattezzata piazza Sant'Agostino.



Come appariva la piazza nello stradario del 1871





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