LA STORIA DELLA CONTRADA

Tratto dal sito www.contradadellatorre.it.

La prima notizia sull'esistenza di questa Contrada risale al 1499 quando partecipò a quella che si crede essere stata la prima caccia dei tori.
Il nome allora riportato era quello di Liofante o Lionfante l'emblema dell'animale che aveva come insegna, appunto un elefante e riuniva le due antiche compagnie di Salicotto di Sopra e di Salicotto di Sotto.
Non è dato sapere con precisione la scelta di questo emblema. Una leggenda rinascimentale narra che un elefante sarebbe stato condotto nel rione forse da qualche avventuriero dell'epoca, ben accolto dagli abitanti tanto da trascorrervi un lungo periodo e trovarvi addirittura la morte se dobbiamo credere alle strofe di un'antica cantica polare senese che dice: "E' morto l'elefante, è morto l'elefante, chi lo sotterrerà: la Compagnia de' Gobbi farà la carità.." Più facile risalire al nome attuale di Torre che può essere collegato quasi sicuramente alla Torre del Mangia che sovrasta le vie del quartiere della Contrada e che potrebbe in definitiva aver influito anche sulla scelta dell'animale sul cui dorso si trova appunto la torre per evidente ricordo classico legato agli elefanti da combattimento di Pirro e Annibale.
Dopo quella del 1499 il Liofante si presentò anche alle successive cacce.
Nel 1506 spiegò colori completamente bianchi mentre nella più famosa del 1546 raccontata con dovizia di particolari dallo storico Cecchino Cartajo l'insegna si presentò rossa con banda gialla. Intorno alla grande macchina a forma di elefante si erano riuniti ora anche gli abitanti delle compagnie del Rialto e di San Giusto fino ad allora sotto l'emblema della Contrada della Vipera e quelli della Contrada della Spadaforte.
Proibite le cacce dei tori la Torre sembra essere stata la prima Contrada ad aver organizzato la corsa con le bufale, fatta correre nel 1599, il 25 luglio, proprio nel giorno della festa del suo Santo Patrono San Giacomo, mettendo in palio una magnifica stoffa di velluto rosso a significare la scelta definitiva del colore.
Nell'arco di cinquanta anni vennero corse trentacinque "bufalate" ed in queste la Torre risultò vittoriosa per cinque volte.
Ma in questo periodo la Contrada ottenne anche diverse vittorie per aver presentato le migliori Comparse negli spettacoli del "Campo".
La Torre conserva ancora nel proprio museo quattro di questi premi a forma di bacile di argento, cimeli rarissimi perché solo un'altra Contrada, la Tartuca, ne conserva due risalenti a questa epoca.
A questo speciale premio si dava, come oggi, il nome di "Masgalano" nome di origine spagnola, mas-galante = più elegante, per insignire i componenti della comparsa che più si distinguevano durante il corteo antecedente la carriera.
I quattro Masgalani conservati sono di epoca diversa: il più antico è del 1599 e rappresenta nella figura a sbalzo nel centro la composizione mitologica de "Il Ratto di Europa", il secondo in ordine di tempo fu conquistato dopo la bufalata del 3 novembre 1650 fatta correre in occasione della visita dei Granduchi di Toscana e si presenta con elementi floreali e larghi ornati barocchi.
Negli ultimi due bacili, conquistati presumibilmente tra la fine del '600 e gli inizi del 1700, sono raffigurati due scene romantiche: un suonatore di liuto e la toilette di una dama cui assiste in suonatore di violino.
Tra le altre innumerevoli testimonianze storiche ed artistiche che si conservano particolare significato assume la campana con lo stemma della Contrada e l'immagine della Madonna realizzata da Antonio da Siena nel 1532 e fusa con il bronzo ricavato dalle artiglierie fiorentine catturate dai senesi nella storica battaglia di Camollia sei anni prima.
Di notevole importanza anche i costumi esposti nelle teche, i più vecchi dei quali risalgono alla metà dell'ottocento e la variegata iconografia rappresentata dai venti drappelloni conquistati dalla Torre nel XIX° secolo.
La storia di una Contrada non può tuttavia prescindere da una breve descrizione evolutiva del proprio territorio e del popolo che vi ha vissuto.
Senza dubbio uno dei quartieri più popolosi e popolari della città e le attività economiche che vi si svolgevano ne sono la dimostrazione: attività di tipo artigianale come cardatori della lana grezza (battilana) ma soprattutto lavorazione e commercio di generi alimentari.
Probabilmente i nomi stessi assunti nel tempo dalla via principale Malcucinato e poi Salicotto ne ricordano l'etimologia . Nel XIV° e XV° secolo in questo territorio si eseguiva infatti la lavorazione delle carni insaccate, in maniera preminente di suino.
Alcune parti di carne venivano sottoposti a bollitura insieme a spezie ed erbe aromatiche mentre per altre si procedeva alla salagione per favorirne l'essiccazione per renderle durevoli nel tempo.
Questa strada, tra l'altro, consentiva di raggiungere i magazzini situati sotto l'edificio del Comune in cui veniva raffinato e conservato il sale grezzo.
Un'altra strada, tuttavia, ricorda l'attività di commercio alimentare, Pescheria dove vi tenevano i loro banchi i pescivendoli. Tuttora nel Palazzo Comunale una targa riporta la scritta: "Pesce di fiume a.d. MDLXXXVIIII" e fino in epoca recente il mercato ittico si è tenuto nell'odierno passaggio di Pescheria.
Va poi ricordato la presenza, nel territorio della Torre, della comunità ebraica e della Sinagoga.
Dalla seconda metà del '500, come in altre parti d'Italia, gli ebrei furono tuttavia costretti a vivere chiusi in un territorio ben delineato, il Ghetto che comunque non deve aver impedito del tutto contatti e rapporti con gli altri abitanti del rione e con la Contrada stessa, se è vero che tra i protettori della Torre si trovavano diversi appartenenti alla comunità stessa. Rione, dicevamo, di estrazione prevalentemente popolare.
Ne sono la prova le vivaci competizioni con altre Contrade e in special modo con gli abitanti del rione di Fontebranda che erano dediti alla lavorazione della carne di bue e forse per questo motivo di concorrenza commerciale.
Ma anche con il vicino quartiere di Malborghetto tanto che nel 1688 e nel 1713 la Torre e l'Onda furono protagoniste di gravi incidenti in piazza del Mercato, luogo di confine tra le due Contrade.
Dopo gli scontri del 1713, addirittura, l'autorità comunale impose la pace tra le due parti con tanto di cerimonia pubblica sotto la supervisione del Castellano della Fortezza e con la firma di un verbale per mano dei rispettivi dirigenti davanti ad un notaio.
Ma anche quartiere densamente popolato. Nei decenni a cavallo del secolo, fine ottocento primi anni del novecento, in molte città italiane si assistette ad un forte flusso dalla campagna di ceti sottoproletari cioè di persone senza un occasione di lavoro ed attività economica precisa che portò ad un ampliamento di una base sociale di persone che vivevano di lavori occasionali e assoluta miseria.
A Siena tale tipo di popolazione si addensò quasi esclusivamente in rioni come Ovile e Salicotto, dove le abitazioni erano in una situazione più deprecabile da un punto di vista edilizio e quindi con costi di affitto più bassi.
Ed è proprio in questi anni che nacquero nelle Contrade le Società di Mutuo Soccorso sodalizi che avevano lo scopo, principalmente, di assistere e aiutare economicamente e moralmente i propri affiliati più bisognosi, prevedendo l'elargizione di un sussidio in caso di malattia o comunque di impossibilità a mantenersi.
Nel 1872 nella Torre venne fondata la Società di Mutuo Soccorso del Ventaglio che oltre a rendersi promotrice di manifestazioni di carattere economico e sociale che interessarono la vita cittadina si dedicò e cercò di risolvere la problematica legata all'istruzione ed all'alfabetizzazione della povera gente, istituendo nel 1877 una scuola serale per gli operai del rione.
Più volte poi si interessò del problema delle abitazioni nel territorio della Contrada, sollecitando soluzioni da parte del Comune: il sovraffollamento nelle vecchie e malsane abitazioni del Ghetto e di Salicotto fu la causa principale, infatti, del diffondersi di malattie come la tubercolosi ed il tifo.
Proprio considerando la situazione di densa abitabilità e di igiene precaria, si venne formando presso le autorità del tempo la convinzione di intervenire con la cosiddetta opera di risanamento del rione.
Dopo la presentazione di vari progetti ed i tanti tentativi per avere dallo Stato i necessari finanziamenti, nel 1930 venne iniziata la prima opera di completa demolizione e successiva ricostruzione dei fabbricati con contemporaneo ampliamento degli spazi urbani esistenti.
Per l'occasione gli abitanti del quartiere vennero trasferiti nei nuovi insediamenti di Ravacciano e Valli costruiti a ridosso delle mura cittadine.
Molti di questi contradaioli, al termine dei lavori, non ritornarono più ad abitare nel rione natio causando quella progressiva perdita di identità sociale e caratteristica popolare che aveva sempre contraddistinto un rione come quello di Salicotto. Anche la Contrada si assunse il compito di procedere ad alcune demolizioni, con l'obbligo di acquistare il relativo terreno per costruirvi un nuovo edificio e procedere al risanamento di altri fabbricati contigui alla propria Chiesa che da secoli erano sempre stati in proprio possesso.
Lo sforzo finanziario non fu indifferente considerando che pochi anni prima la contrada di Salicotto aveva già dato vita ad importanti realizzazioni.
Nel 1924 veniva infatti inaugurata la sala del museo intitolata al grande architetto "purista" senese e torraiolo Giuseppe Partini e contemporaneamente a questi lavori, riadattato un vecchio locale sottostante al piano della Chiesa, detto in origine il "Mangano", dal nome della macchina per la lavorazione della seta qui operante nei secoli precedenti.
Era la nascita della Società Elefante nella quale confluirono negli anni successivi, oltre al Ventaglio, anche altri organismi già esistenti come la Società della Farfalla ed il Circolo Rionale Spadaforte.
L'impegno della Torre nella cura del proprio patrimonio immobiliare ed artistico del resto non è mai venuta meno nel corso della sua storia. Basterebbe qui accennare ai lavori di arricchimento e conservazione eseguiti alla propria Chiesa (descritti in maniera più dettagliata in altra parte del sito) ed in anni più recenti alla realizzazione di una prima fontanina battesimale nel 1954 ad opera di Fausto Corsini e di una seconda inaugurata nel 1984, in sostituzione della prima, per opera dello scultore torraiolo Mauro Berrettini che è riuscito ad inserire, nel nuovo arredo urbano della piazzetta dedicata alla memoria del capitano Artemio Franchi, un complesso architettonico con forte significato simbolico.
Di recente la Contrada ha provveduto ad ampliare la sua attuale sede storica e museale ed i lavori hanno consentito di portare alla luce testimonianze degli insediamenti che attraverso i secoli si sono succeduti nel territorio.
Parte dei locali ritrovati presentano caratteristiche che per la loro origine fanno pensare ad insediamenti etruschi.
Sono stati altresì rintracciati alcuni tratti delle antiche mura urbane costruite nella seconda metà del 1200 ed un "deposito" di grano simile a quelli che la Repubblica di Siena realizzò in varie parti della città.
A breve la Contrada avrà quindi l'opportunità di valorizzare, oltre alla preziosa parte museale, questa importante testimonianza di una Siena sotterranea così mirabilmente tornata alla luce.


       

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