SGAIBARRE! CHI ERA COSTUI?

Tratto da "Rieccoci", Numero Unico edito dalla Selva in occasione della vittoria del 2 luglio 2003.

Sgaibarre! Chi era costui?
Flash-back: in cinematografia, forma di montaggio che spezza l'ordine cronologico di un racconto filmico per rievocare eventi già trascorsi.
Collocazione temporale: 16 agosto 2002, ore 11 circa.
Collocazione fisica: Palazzo Comunale e zone limitrofe.
Attori protagonisti: i selvaioli.
Comparse: tutti gli altri.
Dialoghi: "Come l'avete chiamato ?", "Sgai…che ?", "Ma chi ca…volo era ?".
Queste, più o meno, erano le reazioni sgomente e scomposte rivolte nei confronti di tutti quei selvaioli che, per loro disgrazia, fossero transitati, quell'estate di un anno fa, nei pressi della segnatura dei fantini.
Il nome di battaglia scelto appositamente da Roberto per Antonio Villella lasciava, infatti, alquanto perplessi gli appartenenti alle consorelle, che ci guardavano con un malcelato sospetto come per dire: "questi vogliono sempre fare i particolari!".
Ma chi era veramente Sgaibarre?
Ad uso e consumo degli altri dirò che era Pietro Fanetti, classe 1897, una sorella (Ida) ed un fratello (meccanico di precisione), ma, soprattutto, una vita trascorsa all'ombra di Via Franciosa, uno di quei personaggi appartenuti (come attualmente vengono definiti con un logoro, ma sempre valido, luogo comune) ad "una Siena che non c'è più!".
L'uomo, a giudizio quasi unanime dei contemporanei, era particolarmente polemico e "scoglionato" anziché no, ma c'è da dire, a suo discapito, che il destino non era stato particolarmente tenero nei suoi confronti.
Quando qualcosa non gli andava particolarmente a genio, si appostava, immancabilmente, nel suo punto preferito all'angolo di Piazzetta di Bocco.
Non appena scorgeva la vittima designata, la apostrofava invariabilmente (con il classico "ditone" teso, rivolto minacciosamente verso l'interlocutore) con il consueto incipit "Da' retta…!".
Assurse, suo malgrado, ai fasti della popolarità cittadina quando, a cavallo degli anni sessanta, qualche buontempone ebbe la brillante idea di esporre sulla porta della sua bottega nel Vicolo del Pozzo (dove da sempre aveva la sua attività) il seguente cartello: "Pietrino il vetraio, se 'un so' qui, so' dal vinaio !".
Se, da quel che si racconta, il nostro non la prese per niente bene, ancor meno gradiva sentirsi chiamare "Sgaibarre", cosa che solo pochissimi eletti ("Pozzo" Gileni, Bruno Burroni, il Potenti) potevano permettersi (e sottovoce) di fare.
Sull'origine, poi, del soprannome si potrebbero tranquillamente aprire delle scommesse!
La versione più accreditata la vuole scaturita dalla contrazione tra "sgai" (da sguainato, sgangherato, con chiaro riferimento al difetto fisico che lo contraddistingueva) e "barre" (alla senese, nel senso di osteria, bettola, locanda, tutti i luoghi di cui lui era assiduo e convinto frequentatore).
Ma la verità assoluta non si saprà mai e forse è giusto che la leggenda di questo nomignolo rimanga velata dalle polveri della storia.
Scomparve nella primavera del 1979 e, su "Il Vallepiatta" edito subito dopo la sua morte, fu degnamente ricordato.
Vorrete perdonare all'estensore di questo pezzo se affiderà la conclusione alla penna di una persona a lui particolarmente cara.
"…Alcuni mesi fa lo incontrai in Via Franciosa e lo salutai cordialmente - Buonasera Sor Pietro! -.
Pietro non rispose subito.
Mi guardò a lungo in silenzio, poi si avvicinò, mi prese per il fondo della giacca, tirandomelo a strattoni e mi disse guardandomi fisso dal volto in su: "Dà retta birbante! Che vorresti di' con questo Sor Pietro? Io so Pietro, quello che ti bastonava quando venivi a da' noia in bottega. E se non fai le cose per bene le bastonate ci so anche ora!".
Questo era l'uomo Pietro.
La sera del 3 luglio 1978, tornavamo trionfanti in contrada.
La fiumana scorreva urlando la propria gioia. All'angolo di Piazzetta di Bocco vidi una figurina esile, ferma, impettita, appoggiata al proprio bastone.
Mi staccai dagli altri e gridando corsi ad abbracciarlo Pietro.
Lui, che pur tanta vita contradaiola ben conosceva ed aveva vissuta, con un filo di voce mi disse: "O nini ! Ci s'è fatta un'altra volta!".
Incominciò a piangere in silenzio, ma forte, sempre più forte.
Questo era Pietro contradaiolo…
Termino con l'auspicio che Pietro, lassù, si unisca a tutti i selvaioli defunti ed insieme ci proteggano nelle prossime battaglie che ci attendono".

       

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