LA SCAMPAGNATA

Il Nuovo Corriere Senese pubblicò nel supplemento al n. 33 del 13 agosto 1989, un aneddoto di un contradaiolo dell'Onda, tale Vittorio Conti. Bisogna pertanto considerare i riferimenti temporali rapportati al 1989 e non ad oggi.

Una domenica. Una delle tante degli anni trenta nell'Onda.
Verso le ore una e mezzo, all'altezza della fontanina, sottostante il tabernacolo di Via Drupè, iniziò con i primi arrivi la riunione dei giovani ondaioli.
Tutti scamiciati, in calzoncini corti, le scarpe scalcagnate, l'età media dai 13 ai 18 anni.
Il primo ad arrivare fu Picciulle, quasi subito seguito da Granchio, poi il Giappone e di corsa Baccellino, il più piccolo, per età e statura, della comitiva.
Arrivarono anche Dino e Carlo Alberto Lamioni - gli unici senza nomignolo - e Trento, detto anche il Ceino per un lieve difetto in un occhio.
Il Filosofo non si fece attendere e nemmeno il Secco Allampanato. Il Pipa scese alla prima chiamata e dietro a lui frignava il piccolo Enrico.
L'Ombrellaio, con l'aria stanca che lo distingueva si avvicinò lentamente senza staccare la cicca che aveva attaccata alle labbra mentre lo Sbrinde, scendendo dalle Lombarde sembrava ruminasse e invece rimaneva in bocca un pezzetto di sigaretta ancora accesa, facendola apparire e scomparire emettendo sbuffi di fumo sul naso.
L'ultimo ad arrivare, dopo aver controllato dalla finestra di casa, fui io, il Graffino.
Avevo atteso un poco in piedi e un poco a sedere la fine del pasto e aspettato che il mio babbo, sorridendo tra i baffi, dopo averla tirata fuori dal taschino del panciotto, mi allungasse la solita moneta da due lire.
Il solito scambio di baci sulla fronte, uno alla mamma che mi allungò un'altra lira e via, quasi saltando la decina di scalini che mi dividevano dalla strada.
Intanto gli altri cercavano una decisione sulla passeggiata, con possibilità di merenda, da fare. Pareri diversi: La Colonna e il Giuggiolo, al Palazzo dei Diavoli o dal Lari o forse meglio a Montalbuccio.
Ma un momento che si va a fare? Quanto abbiamo? A quel punto tutti svuotammo le tasche mettendo insieme i nostri averi. Diciotto lire e qualche spicciolo.
Quella somma ora era patrimonio comune e doveva servire per le nostre necessità della giornata.
Altre discussioni… il volo di una moneta…Palle o Santi. Se Palle a Lecceto, Santi a Bozzone. Venne Palle. Ma si scelse per Santi - il Bozzone, ma, strada facendo, finimmo a Molli: Pulceto, per non incontrare i Torraioli, Porta Pispini e dal Macchia - il tabaccaio - comprammo una pipa di coccio ciascuno e un buttino (pacchetto) di tabacco polare.
Qui ci ricordammo che in partenza da piazza della posta ci doveva essere una autocorriera per il trasposto semigratuito di chi avesse voluto raggiungere Molli, dove era stata organizzata una gita dopolavorista.
Dirottammo e, fra un'accecante polverone delle strade a sterro dopo qualche tempo raggiungemmo quella località.
Si trattava di una festa parrocchiale. Le campane suonavano a stormo, la banda nella facciata della Chiesa faceva tuonare i suoi ottoni.
Una folla di contadini si divertiva come poteva. Qualche banchino con vendita di salumi e dolciumi. Fatta merenda con grosse fette di pane e salame, a turno, facendo sfoggio della nostra civiltà cittadina, si bevve a garganella da un grosso fiasco di vino che avevamo avuto in dono da una contadina salvo il prezzo del vetro in caso di mancata restituzione.
Poi si accese le nostre pipe, dopo averle accuratamente riempite ci avvelenammo fumando e appestando tutt'intorno l'aria con quel pestifero tabacco popolare.
Più in la alcuni studenti, con quelli di Balia, goliardo in testa ornato di lunghissime penne colorate e ampi mantelli facero gli spiritosi con certe ragazzine.
Picciulle li prese subito in antipatia, ad un tratto, dato di gomito a Trento che lo spalleggiava sempre, si recò presso quel gruppo e con mossa rapida strappò da un goliardo una di quelle penne che lo irritavano.
Fu subito la rissa. I cazzotti volavano come se fossero carezze.
Le donne scappavano come se fossero galline. I contadini si guardavano senza decidersi ad un intervento.
Qualche minuto prima da una rumorosa auto Lancia erano scesi uomini in camicia nera ossequiati da quelli della confraternita che in poche parole li misero al corrente di quanto accadeva.
Una breve corsa e la nuova comitiva ci fu addosso spalleggiando, naturalmente, gli studenti.
Voci perentorie, spintoni, mi fu a tiro un preciso colpo alla mascella, quel quasi colosso cadde rotolando ed imprecando per la ripida scarpata.
Hanno picchiato il federale…ammazzateli… fu il grido che venne dagli uomini in uniforme.
Un attimo e un fuggi fuggi generale. Con rapidi balzi, per la stessa scarpata che aveva fatto sparire il federale, ci precipitammo in basso urtando e gettandolo nuovamente a terra mentre bestemmiando barcollava per rimettersi in piedi.
Una corsa all'impazzata; gli occhi sbarrati, la lingua ingrossata, il cuore che martellava fino a quando non ci disperdemmo fra i campi.
Dopo qualche tempo, passata la paura rientrammo, qualcuno seguendo computamente la processione, verso la parrocchia, per ritrovare il mezzo o una corsa che ci riportasse a Siena.
A salvarci dall'ira di coloro che in qualche modo erano stati offesi e beffati furono i contadini che invece di inseguirci si fecero in quattro per far risalire il federale, spolverarlo rinfrancarlo.
Ci fu un'inchiesta segreta a Siena, vennero anche nell'Onda. Nessuna denuncia o delegazione, solo per me, più tardi, la cosa ebbe un lungo seguito che non è possibile raccontare ora.

       

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