FRA OCA E TORRE...

Il 1° volume del libro "Con la rivale in campo", pubblicato nel 2001 riportava questo racconto di Senio Sensi.

L'inimicizia tra Oca e Torre, nonostante siano Contrade non confinanti, si alimenta di anno in anno e trova, ovviamente, il suo maggiore sfogo nella Piazza del Campo.
Ma molti sono gli episodi al di fuori di questa e non sempre pieni di buone maniere che vedono le due contendenti affrontarsi talvolta, ma non sempre, nel segno di una simpatica goliardia.
Ne citeremo alcuni dell'una e dell'altra specie.
Per il Palio di Agosto del 1987 all'Oca era toccata una cavallina purosangue: Briosca che non dette i risultati sperati. A Palio finito, alcuni torraioli avevano ideato di far pervenire all'avversaria, in occasione di una cena in Contrada, mille "brioches" in segno di scherno per la mancata vittoria.
Una soffiata mise in moto la contromossa e quattro giovani di Fontebranda spacciandosi per torraioli, e firmando come tali la bolla di consegna, ritirarono i dolci e li distribuirono per le vie centrali di Siena anche agli ignari torraioli.
Sfottò mancato e iniziativa respinta al mittente.
I bene informati dicono che la fattura la pagò la Contrada di Fontebranda… La quale dopo il Palio perso dalla Torre, nell'agosto del 1990 con l'ottimo cavallo Uberto e l'ex fantino di Fontebranda Aceto, passato inopinatamente all'avversaria, fece celare la pietra che indicava la strada centrale del rione dell'avversaria (Via Salicotto) con una targa identica all'originale, ma con su scritto "Via dei ripurgati perpetui".
Ci vollero dei giorni per accorgersi del misfatto e provvedere alla rimozione; fu rimosso invece in via immediata il muretto di veri mattoni che nella notte tra il 2 ed il 3 luglio fu innalzato, sempre dagli ocaioli, all'inizio della stessa via (l'Oca, poche ore prima, aveva vinto il suo sessantunesimo Palio), a voler significare che dopo quella ennesima vittoria della Contrada di Santa Caterina l'avversaria poteva anche essere soppressa !
Nella storia recente e meno recente dei rapporti tra le due acerrime avversarie esistono episodi più cruenti, ma poche sono le volte che si è fatto ricorso alla violenza pura.
Citeremo solo due esempi non troppo edificanti: Palio di agosto del 1980: l'Oca aveva favorito la "monta" del suo fantino, Aceto, nel Leocorno allo scopo di favorirne la vincita, far toglier la cuffia alla "nonna" e, allo stesso tempo, rendere più difficile l'affermazione della Torre che aveva un buon cavallo (Zalia).
Aceto si confermò grande fantino e galoppava verso l'ennesima vittoria quando, al terzo giro a San Martino, un torraiolo scese in pista e lo colpì con un legno con l'evidente scopo di farlo cadere e scongiurare la strategia fontebrandina.
Aceto, con difficoltà, riuscì a rimanere in groppa ad Uana e vinse. La Torre fu squalificata per un Palio.
Nell'Agosto del 1992 fu un alfiere dell'Oca a tentare di colpire con l'asta di una bandiera, al terzo giro dal palco delle comparse, il fantino della Torre che si trovava il terza posizione (Aceto ancora su Uberto).
Il gesto rimase a livello di intenzione e, forse, Aceto non si accorse nemmeno di quel rischioso movimento che avrebbe potuto procurare risposte gravissime; l'episodio non incise sull'esito finale visto che la Torre mantenne la posizione ormai definita.
Anche in quella occasione l'Oca fu squalificata per un Palio.

       

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