QUANDO IL NICCHIO E' PRIMO

Tratto dal Numero Unico "Abracadabra" edito dalla Nobile Contrada del Nicchio in occasione della vittoria del 16 agosto 1981

Quando il Nicchio è primo al bandierino fai un salto per aria (compatibilmente al peso, s'intende), abbracci il primo che capita, con la meraviglia dell'amico di fuori venuto a vedere il pittoresco folklore all'italiana.
Poi il solito accenno al coccolone (occhio è l'età) e giù in contrada a cercare una bandiera da Nazzarena che si raccomanda di riportarla sana perché il patrimonio del Nicchio è sacro e non giustifica sbornie da dopo-vittoria.
Così arrivi in contrada a ritroso, dietro il cavallo e la calca e ti accorgi che per qualche anno, per l'esattezza dodici, che non facevi Pantaneto di corsa, che non rivedevi le facce stravolte tra il riso e la meraviglia, che non abbracciavi la gente a caso riscoprendo, con il palio appena vinto, il valore inesprimibile delle amicizie di tanti affetti maturati con le radici dell'infanzia, mantenuti intatti anche se in quarantena per tanti anni trascorsi.
Dodici anni, dal pomeriggio luminoso del 16 agosto 1969, sono passati.
Tornammo in via dei Pispini intorno a Rondone, a Topolone e Mario Cioni, al Donde, a Paolo Neri ed al Priore; gli episodi si sovrappongono nelle quadricromie delle bandiere, in immagini quasi rituali.
Dopo dodici anni ricordi, come è giusto, secondo la dimensione impietosa del tempo che passa. Il capitano Mario Cioni era personalità troppo piena di valori da passare nel nostro cielo come una meteora.
Ha dato un taglio definitivo ad un periodo d'oro che quasi si concluse con quel Palio di dodici anni fa.
E poi la contrada sembra fatta apposta per familiarizzare la natura dei rapporti, per non dimenticare.
Dopo dodici anni vinci un palio alla grande e ti accorgi con rammarico di Italo Migliorini, che non c'è più da quindici giorni appena, che ti mancherà per sempre, in commissione per il numero unico, come in qualunque occasione di contrada, la sua familiare e burbera capacità di risolvere i problemi, di intuire le soluzioni funzionali.
Si dice non senza una sorta di compiacimento, fatto di certezze e di conforto che in contrada ci si nasce, si vive e si muore; in contrada si ha la capacità di non dimenticare, né i vecchi sereni e cordiali (il Babbone, Brunetto) né quei ragazzi la cui stagione è stata troppo breve.
Guido Franci, Lucianino e Mauro (i due tamburini di piazza) appartengono al patrimonio affettivo di un popolo.

       

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