RE ARTU'

Il 2° volume del libro "Con la rivale in campo", pubblicato nel 2002 riportava questo racconto di Martina Semboloni.

Nella mia famiglia siamo stati abituati bene sin dall'infanzia, tutti i componenti nicchiaioli hanno visto vincere il primo Palio all'età di due anni.
Un inizio di vita contradaiola entusiasmante: vittorie a tutte le età per noi cittini del Nicchio, il gioco dei barberi, il Palio per strada e con i tappini dei succhi di frutta e delle bottiglie dei cenini in contrada, chissà perché il Montone in questi casi non vinceva mai....
Anche negli anni seguenti le soddisfazioni non sono mancate ed i ricordi più belli ed intensi sono legati alla nostra ultima vittoria.
Per noi quel Palio è durato un anno ed ha un solo grande protagonista, Re Artù il nostro cavallino che vinse per noi e perse per loro…
Nell'agosto del 1998 Re Artù non era un primo cavallo, c'erano soggetti più forti, ma noi ci si credeva e contavamo di poter appendere il cencio dopo dieci anni.
In quei giorni si respirava un'aria diversa, tutti a giro con delle corone di Re Artù con i nostri colori; poi una mia amica travestita da Mago Merlino con tanto di cappello e barba bianca che predisse il Nicchio di rincorsa.
La sera del Palio la profezia si avverò, Nicchio di rincorsa, le nostre speranze ridotte a lumicino.
All'ingresso fra i canapi del Bufera mi trovai senza fiato e col cuore in gola a sbirciare la televisione in un bar in Pantaneto.
Ricordo la caduta della Pantera, l'Aquila prima che gira larga e NOI primi a San Martino.
Iniziai a correre verso piazza e ci arrivai, non so nemmeno come, per lo scoppio del mortaretto.
Una gioia irrefrenabile ed a mente più lucida la soddisfazione di aver vinto beffando il fantino che il Montone aveva mandato nell'Aquila.
Era l'inizio di una festa che il destino avrebbe prolungato di un anno.
Nell'agosto successivo noi non eravamo in piazza, ma c'era il Montone.
Alla Tratta si avverò quello che tutti noi temevamo, la sorte al suo settimo giro assegnò Re Artù al Montone.
Gioia per loro, disperazione per noi, stavolta Re Artù non era più un outsider, ma il favorito assoluto.
Montarono Il Pesse, loro idolo e nostra bestia nera, l'atmosfera in contrada era cupa e le nostre paure si trasformarono in terrore nel vedere il Montone di rincorsa proprio come noi l'anno prima, sembrava la fotocopia del nostro Palio.
Ma per fortuna Re Artù era ancora uno dei nostri, la paura iniziò a svanire al primo San Martino con la caduta del Pes e si sciolse con le nostre urla allo scoppio del mortaretto con la Chiocciola prima.
Il nostro Re Artù non ci aveva traditi era come se avesse vinto un altro Palio per il Nicchione.
La sera ritirammo fuori le corone dell'anno precedente aggiungendo la scritta "Vi ho purgato ancora".
Troppo bello…

       

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