ERANO I TEMPI DEL T.O.N.O.

Il Nuovo Corriere Senese pubblicò nel supplemento al n. 33 del 13 agosto 1989, un aneddoto di un contradaiolo del Nicchio, tale Alighiero Lorenzini. Bisogna pertanto considerare i riferimenti temporali rapportati al 1989 e non ad oggi.


Ho visto vincere dodici Palii del Nicchio. E per me sono un vero e proprio record.
Sarebbe troppo lungo raccontare di tutti.
Sarebbero tredici, per essere precisi, ma la vittoria del '24 non me la ricordo proprio, perché allora avevo solo due anni.
Quello del '28 invece lo posso raccontare bene. Ero in piazza in braccio al mio povero babbo.
In quel periodo era il tempo del famoso accordo del T.O.N.O., che interessava quattro Contrade, Tartuca, Onda, Nicchio, Oca, che, a turno, si mettevano d'accordo per vincere.
Per contrastarlo, Chiocciola, Bruco e Torre, presero un'iniziativa analoga.
Il Nicchio aveva la Margiacchina, un cavallo noto. Ma fu fermato alla mossa dalla Chiocciola e furono Bruco e Torre ad andare subito in testa.
Il Bruco che aveva vinto nel '22, cercò di favorire la Torre che, allora, non riusciva proprio mai ad aggiudicarsi un Palio.
Ma il Nicchio, che aveva recuperato lo svantaggio, li fregò tutt'e due. Me ne ricordo benissimo, anche se la corsa la vidi dalla piazza.
Allora non c'erano i soldi per andare nei palchi. Ma del resto non ce n'erano per andare alle cene di Contrada, dove andavano solo i grandi.
Il patto del T.O.N.O. durò fino al 1934. In quell'anno la vittoria sarebbe dovuta andare all'Oca.
Il Nicchio ebbe Lampino, un cavallo sconosciuto. Era un animale tenuto male, tutto sporco, piccolo che non sembrava desse alcuna garanzia.
Ricordo che il Barbaresco era arrabbiatissimo, non lo voleva proprio nella stalla.
Su questo cavallo fu montato come fantino Tripoli, uno assai fidato che non si vendeva.
La prima prova riservò una bella sorpresa. Allora anche le prove si facevano davvero e permettevano di conoscere bene il cavallo e le sue possibilità di adattamento alla Piazza.
Fece una corsa stupenda, vincendo di mezzo giro. E anche nelle altre si comportò benissimo.
Figurarsi i Nicchiaioli. Con quel cavallo il Palio poteva essere vinto. Ma quell'anno toccava all'Oca.
Per cui, mentre il popolo era all'oscuro, fu smontato Tripoli, che non si sarebbe prestato a giochi strani, e sostituito con Pietrino che correva per la prima volta.
Alla mossa il Nicchio partì in testa, seguito dall'Aquila, mentre l'Oca era molto più indietro. E il Nicchio cercò di favorire in tutti i modi l'Oca che solo al terzo giro riuscì ad andare in testa, favorita dalla mia Contrada che invece aveva fermato l'Aquila.
Nei Pispini ci fu un gran casino perché il Nicchio aveva buttato via una grande occasione per vincere. I dirigenti scapparono e per due mesi non si fecero vedere.
A Pietrino, il cui comportamento suscitò parecchie critiche, non furono restituiti i vestiti che rimasero appesi ad un filo vicino al Bar Rondine.
Da quel giorno i nicchiaioli cominciarono a cantare quel famoso sonetto: "Quella del '34 ci si è legata al dito, papero sciabordito…" con quello che segue.
Il T.O.N.O. ovviamente si sfasciò e le quattro contrade rimasero a digiuno di vittorie fino al 1947.

       

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