L'ULTIMA ALLEATA

Testo tratto dal sito www.contradadellalupa.it

La Lupa, come tutti saprete, non ha alleate…Per risalire all’ultima alleanza dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo e tornare al 1972 quando un’annata paliesca “particolare” portò il popolo di Vallerozzi alla rottura definitiva con l’ultima alleata: l’Oca.
Era l‘estate del ’72, tre mesi che si presentavano piuttosto intensi; infatti oltre ai due canonici appuntamenti del 2 luglio e del 16 Agosto si affiancava lo straordinario per il 5° centenario dalla fondazione del Monte dei Paschi da corrersi il 17 settembre. La nostra contrada, a secco dal 1952, covava molte speranze, già a partire dal Palio di Luglio. In un assemblea di pochi giorni precedente il 29 Giugno, Capitan Vittorio Beneforti annunciava al popolo di essersi assicurato una monta di prestigio su tutti i cavalli: Leonardo Viti detto Canapino. L’assegnazione ci riservò un cavallo dal nome esotico che non godeva dei favori del pronostico; Pelè, infatti, aveva corso un solo Palio, nella Chiocciola, con Canapetta, senza entusiasmare.
La nostra dirigenza, sperando che nei quattro giorni si creasse un buon feeling tra cavallo e fantino, decise di confermare Canapino, nonostante che molte contrade si fossero interessate a lui. E così fu: peccato solamente che il mossiere Sabatino Vanni, dopo averci chiamato di rincorsa, fece scendere il canape quando Canapino e Pelè non erano neanche vicini al verrocchino. Per colpa di questa mossa “giovane” il Palio della Lupa si trasformò in un’incredibile rimonta che purtroppo non riuscì fino in fondo: arrivo al fotofinish con Aceto e Mirabella nella Tartuca (ricordatevi questi nomi) davanti per un soffio all’accoppiata di Vallerozzi.
Nell’assemblea dei giorni successivi alla corsa ci furono alcune discussioni sull’utilità dell’alleanza con l’Oca: il popolo chiedeva come mai l’amicizia con la potente Infamona non riusciva a portarci alcun vantaggio. Il capitano Beneforti chiuse l’assemblea sentenziando che le alleanze tradizionali non avevano più il valore di un tempo, ormai, infatti erano diventate fondamentali le alleanze che si cementavano volta per volta in base alle esigenze e si ripropose di affrontare meglio il discorso durante l’inverno.
Le cose non andarono così. Dopo un palio d’Agosto tranquillo, noi non correvamo mentre l’Istrice con Pindaro montato da Costiero Ducci detto Aramis non ci fece particolare paura, venimmo estratti per lo straordinario di Settembre. Sul Campo, però, ci sarebbe stata anche la nostra rivale. L’assegnazione del 14 mattina non fu affatto benevola: a noi Manon, cavallo insignificante, mentre in Camollia la sorte scelse di mandare Mirabella, vincitrice a Luglio e grande favorita.
Per tutta la Lupa non fu un giorno facile e la sera dopo la prova (che per la verità non fu corsa causa pioggia) lo staff Palio chiese ed ottenne un’assemblea straordinaria: Beneforti spiegò alla contrada che la monta scelta, Saro Pecoraro detto Tristezza, era stata quasi obbligata, data la poca considerazione che molti fantini avevano del nostro cavallo, ma rassicurò tutti spiegando che Tristezza, se ci fossero state disposizioni di corsa anti-Istrice, non avrebbe esitato un attimo ad accoglierle.
In seguito passò al punto caldo della serata, ovvero la monta di Camollia: serpeggiavano voci, infatti, che la nostra alleata Oca fosse intenzionata a prestare Aceto all’Istrice. Il nostro capitano non era riuscito ancora ad avere notizie certe su queste voci, ma promise alla contrada di fare tutto il possibile per lasciare l’Istrice con un pugno di mosche, anche se tutto ciò avrebbe comportato un notevole sforzo economico; proprio per questo chiese alla contrada una sottoscrizione a Palio perso che l’assemblea accettò.
La situazione degenerò nei giorni successivi…In Vallerozzi si venne a sapere (vedere sarebbe stato impossibile, non fu corsa nemmeno una prova a causa pioggia; prima volta nella storia del Palio) che Aceto, fantino della nostra alleata, era su Mirabella in Camollia.
Ci fu una raccolta firme per chiedere un’assemblea straordinaria per concordare con il capitano come comportarsi con l’alleata fedifraga; in un clima infuocato, la sera del 16 settembre, molti volevano rompere subito l’alleanza, ma il priore Sergio Cinaglia era dell’idea che, sì bisognava prendere provvedimenti, ma era meglio farlo dopo il Palio valutando anche la relazione morale del capitano.
Dopo lunghe discussioni si decise di rinviare le azioni nei confronti dell’Oca ai giorni immediatamente successivi alla corsa con 40 favorevoli 32 contrari e 4 astenuti ed il priore chiuse l’assemblea a tarda notte con l’augurio di buona fortuna al capitano per l’indomani.
La fortuna, probabilmente, era già andata a letto da un pezzo visto come andarono le cose. L’accoppiata istriciaola, infatti, nonostante una clamorosa parata della Lupa condita da alcune nerbate subito dopo la mossa, riuscì a prendere la testa al secondo S.Martino e volò indisturbata al successo nello straordinario. Per la sera del 21 Settembre fu indetta l’assemblea in un clima tesissimo contro l’alleata Oca; rea di aver favorito in maniera decisiva la vittoria della nostra rivale.
Aprì questa storica assemblea capitan Beneforti spiegando al popolo che nell’unico colloquio che era riuscito ad avere con la dirigenza di Fontebranda gli era stato detto che Aceto si sarebbe mosso dall’Oca solo se la rivale Torre avesse creato un’accoppiata vincente.
Invece, solo poche ore dopo il colloquio, venne a sapere da terze vie che il De Gortes era in Camollia mentre la Torre era riuscita a montare sul potente Pitagora solamente Canapetta e non Canapino come temeva l’Oca. Il Beneforti chiuse la sua relazione informando la contrada che, secondo lui, l’alleanza non aveva ormai più alcun senso e che era opportuno romperla anche per dimostrare l’inconsistenza delle scuse additate dall'Oca sul motivo del prestito all’Istrice: Fontebranda sosteneva di aver fatto ciò in funzione anti-Torre ed in totale buona fede nei confronti della Lupa.
Chiuso l’intervento del capitano partirono accese discussioni, ma tutti gli interventi pendevano verso il pugno di ferro e la rottura con l’alleata: per i lupaioli era stata la classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Addirittura ci fu chi propose qualcosa di più che la semplice rottura ma il priore Cinaglia, sostenendo che ciò fosse una sciocchezza, mise ai voti la “semplice” rottura dell’alleanza. Il popolo della Lupa si pronunciò a favore con un solo voto contrario. Così, in una fresca serata d’inizio Autunno, l’affollatissima assemblea della Lupa (il vecchio cappellone era stracolmo) decise che il tempo delle alleanze era finito, rompendo con l’Oca un sodalizio che durava dal 1887, e archiviò un 1972 da non inserire negli annali…………………….
Meno male che dopo venne il 1973; ma questa è un'altra storia.

di Francesco Viviani

       

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