QUEL CODICE D'ONORE CHE NON SI RISPETTA PIU'

Il Nuovo Corriere Senese pubblicò nel supplemento al n. 33 del 13 agosto 1989, un aneddoto di un contradaiolo della Lupa, tale Amulio Bartalucci, classe 1925, che riguardava la rivalità fra Istrice e Lupa. Bisogna pertanto considerare i riferimenti temporali rapportati al 1989 e non ad oggi.

"E pensare che fino al 1930 noi e l'Istrice (insieme al Drago e Bruco) eravamo alleati.
Un'alleanza interrotta per motivi futili: ci fu una discussione su chi doveva apporre la bandiera all'angolo di via degli Umiliati, punto controverso di confine tra noi e la Contrada di Camollia. Insomma, tutto è dovuto alla contesa di qualche centimetro di territorio.
Da quel momento l'antagonismo tra le Contrade non fece che accrescersi.
Ma fino a venti, trenta anni fa era tutta un'altra cosa.
Prima di tutto non c'era quell'uso della violenza che c'è oggi. I nostri scontri erano fatti di tante spinte, urla, offese.
Se qualcuno finiva per terra veniva prontamente rialzato dall'avversario, la mischia si scioglieva immediatamente.
C'era insomma una specie di codice d'onore rigorosamente rispettato, e poi ci conoscevamo tutti, esclusi i giorni del Palio eravamo tutti amici.
C'è da considerare poi l'insostenibile rapporto di forza che si è venuto a creare tra noi e l'Istrice: prima dell'espansione della città a nord c'era un equilibrio tra le due Contrade, dal punto di vista numerico.
Forse eravamo noi la più numerosa. Oggi invece ogni scontro "fisico" è assolutamente improponibile.
Lo sguardo al passato, insomma rileva aspetti oggi inimmaginabili. Era davvero un mondo diverso. Ad esempio, alle cene della Prova Generale eravamo poche decine. Per dare un'idea, mi ricordo di una cena di una Prova Generale, nel dopoguerra, che facemmo insieme al Drago: addirittura dentro i locali, nemmeno troppo ampi del ristorante "Il Biondo"!
A quelle cene non partecipavano donne e ragazzi, ma non per discriminazione: erano le condizioni economiche del tempo che lo impedivano.
Gli anni 40 furono veramente difficili. Durante la guerra il Palio non fu mai corso, mentre l'unica occasione per vestire la montura fu data nientemeno che da una visita alla nostra città di una delegazione della gioventù hitleriana: in Piazza del Campo furono sistemati gli steccati e fu improvvisato un corteo storico, ridotto.
Ma i disagi continuarono ancora per qualche tempo dopo la fine del conflitto. Ricordo il primo Palio del dopoguerra, il 2 luglio del 45.
Era difficile trovare un fantino appena accettabile. Fu scelto un debuttante, che riusciva a malapena a reggersi in groppa.
Ma a quel punto successe il miracolo: il fantino chiuse gli occhi, mentre il cavallo, lo splendido Folco, fece in pratica tutto da solo, e riuscì a vincere. Addirittura passando al terzo giro la Giraffa dall'esterno".

       

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