SFOGLIANDO L'ALBUM DELLE FOTO

Il Nuovo Corriere Senese pubblicò nel supplemento al n. 33 del 13 agosto 1989, un racconto di Nello Mandarini. Bisogna pertanto considerare i riferimenti temporali rapportati al 1989 e non ad oggi.

Erano due matricole. Lui di medicina, l'altro di giurisprudenza.
Nello Mandarini e Gioacchino Calabrò detto Rubacuori frequentavano insieme università e balere.
Il primo giovane dragaiolo, il secondo giovane fantino venuto in piazza per provare l'emozione della corsa.
E che emozione… "Eh, era venuto a studiare a Siena perché era una città tranquilla - ricorda Nello Mandarini, classe 1923 (nato il 30 maggio) - andavamo sempre a ballare insieme lui e il mio poro fratello ai Tigli, alla Lizza dove ora c'è il Tribunale.
Lui era un tipo simpatico, tranquillo".
Nello Mandarini sfoglia un album di vecchie foto. Gli fu regalato dalla Contrada nel 1975 insieme ad altri dragaioli che, si disse allora, avevano contribuito alla crescita del Drago di oggi.
Un segno di riconoscimento e stima per coloro che avevano condotto, a vari livelli, la Contrada negli anni passati.
Ogni immagine è origine di ricordi. "Rubacuori aveva preso il Palio come fosse una gara sportiva.
Sapeva stare bene a cavallo e allora volle tentare questa esperienza.
Aveva già corso una volta, nella Pantera. Nel Drago corse il Palio straordinario della Pace.
Tutti sanno ormai quello che accadde.
Si diceva che doveva vincere il Bruco, ma il nostro fantino non si curò affatto di quelli che potevano essere gli accordi presi tra contrade, i partiti fatti e vinse con il grande Folco.
Rubacuori, finita la corsa, invece di fermarsi alla fonte dove eravamo ad aspettarlo, proseguì fino a San Martino.
E lì lo aspettarono quelli del Bruco e anche i monturati si fogarono e un alfiere gli tirò il piombo della bandiera in testa.
Meno male che aveva lo zucchino! Gli fecero una fitta così.
Lui ora vive a Milano, fa l'avvocato. Sul tavolo del suo studio ha ancora quello zucchino.
Ci è venuto a trovare, qualche tempo fa. Ci siamo incontrati: è stato piacevole ricordare insieme quei tempi, parlare di quella corsa, di quel grande cavallo che era Folco".
Ecco l'immagine di Folco accanto al suo fantino, all'uscita di Piazza del Campo.
"Di Folco ho un caro ricordo. Era un cavallo eccezionale, legato al nostro Pappìo, un barbaresco memorabile.
Quando eravamo ragazzetti si andava sempre dietro a lui. Prima di andare in piazza si fermava alla Cechina, bevevo un bicchiere di vino, forse anche due o tre, e poi tornava sulla strada dove c'era ad aspettarlo il cavallo.
Lui gli apriva la bocca e gli spruzzava dentro un pò di vino. E poi tutti in piazza".
La foto che appare sotto gli occhi di Nello Mandarini ritrae Pappìo circondato dai Dragaioli (era il 1938 ed eravamo andati a fargli visita perché dopo la corsa, a Palio vinto, si era fatto male ad una gamba dall'euforia del momento.
"Aveva un piccola bottega di vinaio, ma ci campava appena. Quando era militare fu assegnato ad un reggimento che aveva per stemma San Giorgio che uccide il Drago.
Io questo coso non me lo appiccico al petto disse, quando si mise per la prima volta la divisa.

       

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