- 21 marzo -

1920: morì Federigo Tozzi






  
Nacque a Siena il 1° gennaio 1883 da una famiglia di agricoltori trasferita in città. Il padre gestiva la trattoria, “Il sasso all’arco dei Rossi”: era un uomo autoritario e violento. La madre, invece, era una trovatella, malata di epilessia. Prima di mettere al mondo Federigo aveva perso precocemente sei figli e lei stessa morì quando lo scrittore aveva soltanto dieci anni.
Ritirato dal ginnasio arcivescovile, venne iscritto all’Istituto di Belle Arti, dal quale, tuttavia, fu espulso per cattiva condotta.
Passò, quindi, alle scuole tecniche, che questa volta concluse.
In gioventù fu colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse a stare al buio per diversi mesi.
Con il padre ebbe un rapporto assai aspro: il genitore, non sopportava che Federigo perdesse tempo con la letteratura, piuttosto che aiutarlo nell’amministrazione della trattoria e dei campi.
Lo stesso Federigo ebbe un carattere aggressivo, che lo portò ad una vita instabile.
Alla ricerca di un lavoro sicuro e dell’indipendenza economica, si recò a Roma con la moglie, la scrittrice, Emma Palagi.
Nella capitale fece il giornalista, poi lavorò in un Ministero e sopratutto venne in contatto con Luigi Pirandello e con Giuseppe Antonio Borgese, il quale diverrà il curatore delle pubblicazioni delle sue opere.
Da Roma si trasferì a Pontedera avendo vinto un concorso nelle Ferroviee quindi a Firenze.
Morto il padre, ereditò i tre poderi nella campagna di Siena e decise così di dedicarsi all’amministrazione dell’azienda familiare. Non interruppe mai, tuttavia, i rapporti con la letteratura: collaborò con diverse riviste letterarie, fondandone egli stesso una, «La Torre», definita «organo della reazione spirituale italiana».
Sentimentalmente instabile, anche le sue idee politiche mutarono radicalmente, passando dalle iniziali simpatie socialiste ad un cattolicesimo reazionario.
Il suo primo romanzo uscì nel 1913 e durante la Grande Guerra fu volontario nella Croce Rossa.
Morì all’età di 37 anni, a causa di una polmonite.
La sua grandezza di scrittore è dovuta ad una trilogia di romanzi sull’ “inettitudine”: Con gli occhi chiusi, Tre croci, Il podere. Ad eccezione delle prime due, tutte le sue opere, dalle poesie degli esordi ai romanzi della maturità furono pubblicati postumi, a cura di Giuseppe Antonio Borgese.
Importante è anche la raccolta di prose, Bestie, scritta nel 1917, frutto della momentanea adesione dello scrittore alla poetica del “frammento”, diffusa in quel periodo dal gruppo artistico de «La Voce».



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