- 4 gennaio -

1722: morì Girolamo Gigli






  
Letterato, commediografo, poligrafo, nacque a Siena il 14 ottobre 1660 e si sposò in giovane età con Laurenzia Perfetti, dalla quale ebbe dodici figli.
Prese il cognome di un prozio che lo aveva adottato, mutando quello paterno di Nenci.
Professore all'università di Pavia (1698), spirito arguto e lingua mordace, si attirò odî che lo costrinsero (1708) a riparare a Roma.
Celebre e fortunata la sua commedia Il don Pilone, ovvero il bacchettone falso (1711), un adattamento de Il Tartufo di Molière, utilizzando il linguaggio senese e riuscendo a compiere un'operazione di satira arguta nei confronti di noti personaggi cittadini dell'epoca.
Si ricorda anche La sorellina di don Pilone (1712), nella quale Gigli prese in giro la sua stessa famiglia, in particolar modo la propria moglie. Degli stessi anni sono Il Gazzettino e Avvisi ideali, nelle quali vengono derisi personaggi legati al mondo accademico, religioso e cortigiano.
Oltre alle commedie, scrisse anche circa quaranta componimenti musicali.
Si occupò di ricerche storiche e linguistiche. In ambito storico la sua opera più rilevante è il Diario Senese (o Sanese), opera in due volumi pubblicata postuma nel 1723 dal figlio Ludovico.
Nel Diario, egli raccolse «insigni cose sacre e profane che illustrassero gli annali di Siena», ordinate giorno per giorno; sono pertanto numerose le notizie storiche, riferite ai secoli precedenti, riguardanti i costumi, le tradizioni, e le istituzioni di Siena.
Nel 1717 pubblicò tutti gli scritti di Santa Caterina da Siena, infarcendoli però di linguaggio buffo e burlonesco: il cosiddetto Vocabolario Cateriniano.
Questa messa in discussione della lingua fiorentina, in aggiunta alla sua opinione riguardante la superiorità del senese sul fiorentino, contribuì a far nascere la polemica con l'Accademia della Crusca, dalla quale fu espulso.
Il Gigli non sconfessò mai le sue opinioni linguistiche e fu perciò mandato in esilio, su pressione della stessa Accademia della Crusca e il suo Vocabolario Cateriniano fu bruciato a Firenze in Piazza Sant'Apollinare, il 9 settembre 1717.
Quindi dovette spostarsi prima a Viterbo e poi a Roma, prima di tornare nuovamente a Siena nel periodo finale della propria vita.
Finito però in disgrazia economica e sociale, decise di ritornare a Roma, dove morì il 4 gennaio 1722.



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