Cronaca del Palio del 2 luglio 1959



Pronostici nel Palio non hanno diritto di cittadinanza ed anche questo del 2 Luglio, il cinquecentoquarantasettesimo della serie, non ha tradita questa sua caratteristica tradizionale.
Palio piano si era detto sin dalla estrazione delle tre contrade che completavano il lotto; palio senza contrasti caldi e battaglieri si era confermato quando alla tratta la sorte aveva escluso, almeno sulla carta, dalla conquista del successo le più ansiose di Vittoria concedendo possibililà di primo piano ad altre, tutte fresche di brillanti affermazioni.
Le prove, il muoversi di stati maggiori impegnati a dimostrare la furbizia di piani strategici e raccogliere i frutti di azioni combinate, debutto di cavalli e fantini nuovi, inesperienze giovani degli uni e degli altri, tutto, una somma di coefficenti imprevedibili ed inponderabili ha fatto sì che, contrariamente ai facili disegni, il Palio dedicato ad Alessandro III si sia rivelato ed offerto, abbia vissuto momenti di intensa drammaticità , risolvendosi con la vittoria di una Contrada candidata sì, ma secondo i facili giudizi, con possibilità minori per il problematico adattamento in pista, i un cavallo irruento nella sua scapigliata forza, condotto da un fantino, abile, ma fino ad ieri sfortunato, quasi in rassegnato omaggio al suo nomignolo di Tristezza.
Il sorriso, che è stato sotto il largo cerotto sul naso, quasi una smorfia di gioioso dolore, nerbo alzato e due, tre lunghezze a favore di Salomè de Mores, al terzo passaggio del bandierino, hanno infranto ogni dubbio concedendo al giubbetto giallo-oro della Nobil Contrada dell'Aquila il trionfo della sua ventitreesima vittoria sottoscritta da Rosario Pecoraro, Tristezza (di nome e non di fatto) alla guida di una nuova Salomè, volitiva e generosa come quella di un tempo dalle gesta ormai leggendarie, entrambe gloria di una scuderia paliesca dai numerosi trionfi, quella di Alfredo Pianigiani.
Tutto qui, in breve ,la premessa e l'epilogo, ma da quella a questo le ore sono state lunghe e movimentate, gli episodi hanno cancellato gli episodi, si sono sovrapposti, cancellati.
Un mossiere è scomparso dalla scena, quasi silenziosamente come vi era entrato, con felice ed intelligente scelta di tempo per cui gratitudine e doveroso omaggio ancor più per il sacrificio della propria personalità a favore dello spettacolo più che a condiscendenza dei veri colpevoli, i senesi debbono esprimere. Ed un mossiere nuovo è salito alla ribalta dell'attenzione e delle discussioni di un pubblico folto e fazioso, per amore e passione di causa, calda ed emotiva, quindi difficilmente giusta e serena.
Cavalli infortunati, fantini sbalzati di sella, cadute alla partenza e cadute alle curve paurose di San Martino e del Casato, uomini saggi che riassestano possibilità ippiche pregiudicate, furbi manipolatori che sulla bilancia gettano l'alchimia di dosate ricette e le circostanze, il tempo, l'imponderabile che tutto sovvertono spalancando le porte del successo al cavallo più forte, al fantino, calcolatore freddo nel facile compito di facile responsabilità, alla Contrada cui l'ansia annosa di Vittoria già imparò, or sono due anni, la via del successo.

La Giostra

Quello che è mancato, anche in questo palio, è stato la giostra; l'astuto manovrare di uomini in lotta su cavalli nudi, l'ardente e furibonda battaglia di nerbate, parate, allargamenti e rinserrate.
Tutto si è svolto, nel breve volgere di appena ottantacinque secondi, senza contrasti. Corsa veloce, entusiastica variazione di comando, frequenti superamenti nelle posizioni successive, ma chi ha allargato lo ha fatto a suo danno e chi è caduto ad avversario la colpa e merito non può rovesciare, tutti impacciati con un nerbo di bue in mano che al solo Tristezza ha servito per manifestare il suo interno giubilo a centomila occhi che guardavano il suo giubbetto e la sua meravigliosa cavallina.
Le diciannove erano già trascorse da oltre quindici minuti quando, terminata la sbandierata collettiva e recato il drappellone al Palco dei Giudici, il mortaretto è esploso simultaneamente al lacerante urlo della folla.
La eco è rimbalzata di strada in strada, di vicolo in vicolo raggiungendo t a ogni punto anche il più lontano della Città. Nelle campagne anche i contadini, al lavoro dei campi nella giornata feriale, impegnata all'ammucchiare dei covoni di grano, hanno sostato mirando alla torre lontana che aveva cessato il solenne rintoccar di Sunto già in accompagnamento al battito dei cuori nella lunga passeggiata: a Siena si sta correndo il Palio.
Uno, ad uno il nome delle Contrade è scandito, gridato mentre appaiono dalla porta dell'Entrone. Una breve sosta nel saluto alle autorità mentre mani tremanti, sul palco dei giudici, in uno spazio riservato e chiuso ad ogni occhio indiscreto, dissuggellano il tubo della prima mossa.
Cavalli e fantini, preceduti dal Direttore di Polizia e dal Comandante dei Vigili urbani sono ormai vicini al canape. Dal Palco dei Giudici le buste chiuse al mossiere ed al Direttore di Polizia sono recapitate: rapida l'operazione e poi l'appello ha inizio.

La Mossa

Primo a fare il suo ingresso fra i due canapi è il Leocorno (Tanaquilla montata da Castiglionesi Umberto detto Biba), poi Aquila (Salomè de Mores con Rosario Pecoraro detto Tristezza), Onda (Dorico con Antonio Trinetti detto Canapetta), Oca (Rosetta con Gentili Giuseppe detto Ciancone), Civetta (Nottolina con Lazzero Beligni detto Giove), Pantera (Velka con Donato Tamburelli detto Rondone), Istrice (Gaudenzia con Giuseppe Vischetti detto Menghino), Tartuca (Briosa con Ivan Magnani detto Il Terribile), Nicchio (Metallina con Giorgio Terni detto Vittorino), e Chiocciola di rincorsa con Uberta de Mores e fantino Vincenzo Graziano detto Solitario.
L'ordine di ingresso non è però così spedito come l'abbiamo riferito. Già dopo che erano entrati solo quattro cavalli il fantino dell'Onda era scavalcato e subito era rimontato causando un certo movimento. Il mossiere Fagnani ha richiamato Leocorno, Aquila ed Onda a miglior ordinamento e tranquillità. Poi l'ingresso è stato senza interruzioni fino il nono cavallo che era quello del Nicchio.
Movimenti di Velka al centro, posizione obliqua della Tartuca e del Nicchio hanno provocato altri richiami alquanto inutili del mossiere Fagnani. Frattanto verso lo steccato l'Onda, sospinta o fiancando, ha avuto di nuovo il fantino sbalzato, questa volta oltre il canape si che il mossiere ha fatto scattare l'ordigno.
Frazioni di secondo: la Chiocciola che si era avvicinata è partita infilandosi fra Tartuca ed Istrice, seguita da quest'ultima e dal Nicchio che aveva rilevato la partenza di Solitario. Indecisione degli altri, impreparati, poi anche quelli si sono lanciati in corsa fatta eccezione dell'Onda il cui fantino era caduto, dell'Oca, Leocorno, Civetta, rimaste ferme per la evidente invalidità della partenza.
Abbracciata con lo sguardo la situazione, visto che i cavalli partiti continuavano la corsa, il mossiere ha agitata la bandierina verde ed il mortaretto è scoppiato, secondo notizie non ufficiali, venticinque secondi dopo la partenza quando i cavalli, in velocità, erano fra S.Martino ed il Casato. In testa la Chiocciola seguita dall'Istrice e dal Nicchio, più lontane le altre partite in ritardo.
Nella foga della corsa i tre di testa hanno fermato dopo compiuto il giro pur avendo "frenato" sin dallo scoppio del mortaretto.
Opportuna è stata la decisione di riportare tutti all'entrone e dare l'avvio ad una seconda mossa seppur la prima, non intenzionale ma forzata dalle circostanze, doveva ritenersi come non data.
Decisione opportuna perché la pista si è subito "ripulita" ed il richiamo ai dieci fantini, opportuno, si è potuto svolgere in sede adatta e con la fermezza necessaria del momento.
Questo è stato il punto cruciale della giornata, un momento drammatico che è stato felicemente superato per la ferma serenità e tranquillità del mossiere. Tornati al canape cavalli e fantini sono entrati rapidamente osservando un ordine più aderente alle necessità e circostanza. Unica "ballerina" Welka che comunque non ha danneggiato le altre ed all'inizio un pò nervosa Uberta il cui fantino, richiamato, ha ripreso padronanza sui nervi scattando poi al momento giusto.
L'ordine della seconda mossa è stato il seguente: Aquila, Chiocciola, Pantera, Istrice, Oca, Tartuca, Civetta, Unicorno, Onda, Nicchio, di rincorsa.
Al segnale, tutti pronti, un pò meno come abbiamo già detto la Pantera, sono partiti quasi simuntaneamente. Oca e Chiocciola sono le prime a farsi luce ma la Chiocciola copre subito l'avversaria girando in prima posizione a San Martino seguita da Oca, Aquila, Nicchio, Istrice e le altre tutte a ridosso. Frattanto l'Aquila si portava in seconda posizione superando l'Oca che poi era passata anche dal Nicchio. Terminato il primo giro mentre la Chiocciola, inspiegabilmente, girava largo, Salomè de Mores allo steccato la superava assumendo il comando della corsa fra il clamore della folla. Superata anche dal Nicchio, alla curva del Casato la Chiocchiola sbatteva nei palchi e il suo fantino cadeva a terra. Uberta, liberatasi dal fantino, riprendeva la sua corsa e si portava all'altezza del Nicchio senza superarlo, ma in parte danneggiandolo. Frattanto nelle retrovie la Pantera si era fatta luce nel vano tentativo di inseguire la rivale che, ormai certa del successo, conduceva senza forzare.
Al bandierino Pecoraro ha alzato il nerbo in segno di vittoria. Egli era seguito al secondo posto dal Nicchio, poi dal cavallo scosso della Chiocciola, dalla Pantera, Oca, Istrice, Leocorno, Tartuca, Onda.
Un fatto curioso, eccezionale, è accaduto al fantino dell'Onda che scivolato a San Martino, ha compiuto il percorso San Martino-Casato ancora aggrappato al cavallo a "capo sotto". Poi al Casato è rimontato terminando la corsa sia pure in ultima posizione. Il suo gesto gli procurerà il trionfo da parte dei contradaioli mentre l'Aquila, in un tripudio di bandiere delle contrade amiche ed alleate, si fa "ciondolare" il drappellone dal Palco dei Giudici. Nel mucchio dei contradaioli, ubriachi di entusiasmo, Mario Masoni, il Capitano, attorniato da Nanni Soldatini e dagli altri collaboratori, sorride beato. Da un palco vicino, per altro verso, rosso nel viso dalla gioia e commozione, anche Dedo Pianigiani sorride asciugandosi una lacrima. Gli sono attorno, grati, i suoi contradaioli che suoneranno poi le campane per il "purgante" del Nicchio, secondo arrivato, così come, a sera, un festoso corteo di tartuchini percorrerà le vie cittadine dileggiando l'avversaria Chiocciola, caduta e delusa.
In quel momento, da una radio vicina, la voce di Silvio Gigli conclude la sua trasmissione con il consueto atto di fede: in un tripudio di bandiere Siena trionfa ....ancora una volta....immortale.

Mario Celli

Testi tratti da "Il Campo di Siena" dell'8 luglio 1959, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"