Cronaca del Palio del 2 luglio 1958



La stagione capricciosa ha regalato a Siena per il Palio del 2 Luglio, in onore della Madonna di Provenzano, una smagliante giornata di sole quale si addice ad una festa di colori, serena e calda di entusiasmi e passioni.
E sin dal mattino la Città, già affollata di turisti italiani ed esteri è andata sempre più infittendo la sua popolazione con l’afflusso di spettatori giunti da ogni parte e con ogni mezzo. E molte le Autorità e personalità intervenute fra le quali l'Ambasciatore americano a Roma, Mister Zellerbach, l'ambasciatore inglese presso la Santa Sede mister Marcus Cheke, il premio Nobel prof. Chain, Comm. Dr. Di Paolo Direttore Generale del Commissariato per il Turismo e dell’E.N.I.T. in rappresentanza dell’On. Pietro Romani, Comm. Avv. Tulli, Capo della Segreteria Particolare del Commissario al Turismo, il Presidente Nazionale dell'Artigianato con il Direttore Generale, l’Ing. Comm. Tonni Capo Compartimento delle F.S. con il Capo Movimento Comm. Gazzei, Comm. Ing. Trapolin Direttore Generale della SITA con il Direttore Compartimentale di Firenze Cav. Bassetti, l’Ing. Boni per La Enciclopedia Britannica del Film di Londra, ing. Tomassi Presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo de L’Aquila con il Direttore Cav. Rag. Mario Chigiotti, il Sig. Vittorio Della Valle per la Fox Movietone News di Londra, il Sig. Blasetti della United Press Associations, il Sig. Paul-Michel Villa per la Agence France Presse, il Sig. Attenni per la The Associated Press di Roma, il Sig Ernest Kleinberg per la Casa Cinematografica omonima di Los Angeles di California, il Sig, R. Stephen Vercoe della Compagnia Televisiva "Jack Douglas Prodution" di Los Angeles di California, il Sig. Mario Marchi per la Casa Cinematografica Incom di Roma, il Sig. Serbolonghi della Casa Cinematografica Paramount di New York, il Sig. Bucci per la Cinecronaca di Roma , oltre ad altri numerosi giornalisti e fotoreporter italiani e stranieri.
L’Ente Nazionale Industrie Turistiche di Roma ha organizzato una apposita escursione per i funzionari addetti ai servizi di propaganda, cinematografici, pubblicazioni ecc. per dar modo ai funzionari stessi secondo l'intendimenti del Direttore generale Comm. Dr.Di Paolo di conoscere e di approfondirsi nella massima manifestazione storica e turistica d'Italia.
Il Duomo, il Palazzo Civico, i Musei sono stati affollatissimi per tutta la mattinata poi, dopo colazione, la folla si è sparpagliata nelle Contrade partecipanti alla corsa per assistere alla benedizione dei cavalli, in Piazza del Duomo per vedere da vicino le Coparse che recavano il loro saluto all’Arcivescovo ed al Palazzo del Governo da dove il Corteo storico ha avuto inizio.

Il corteo

Sul Campo il Corteo ha fatto il suo ingresso alle ore 17,40 ed è stato accolto, dopo la sfilata dei Carabinieri a cavallo applauditissimi, dalle grida di entusiasmo della folla che aveva già invaso palchi e balconi mentre nell’interno della Piazza la affluenza era stata alquanto lenta e si è poi andata sempre più infittendo quando è stato riaperto il passaggio dalla Via Giovanni Duprè.
Alle 18 ha avuto inizio la ripresa televisiva in trasmissione diretta e la mancata coincidenza con l’inizio è apparsa inopportuna perché non sono stati ripresi i primi gruppi di massa e gli spettatori lontani hanno quindi visto solamente le varie comparse che, per la mancanza dei colori, sono apparse evidentemente molto uniformi. La teletrasmissione si è comunque, via, via ravvivata con la presentazione di ottimi scorci della Piazza, del Palazzo civico e della folla nonchè con la ripresa in primo piano di magnifiche sbandierate fra le quali ha impressionato l’acrobatico e multiplo salto del fiocco eseguito da un figurante del Drago.
Un pò lunghe, però, le varie sbandierate ed è stata questa la causa prima per cui la durata del Corteo è sembrata eccessiva ed è stata comunque superiore alla consuetudine.
Ma, sotto un certo aspetto, l’attesa esaspera passione ed entusiasmo che poi trovano logica esplosione e soddisfatto epilogo nell'arroventata corsa.

La corsa

Ed è stata, questa del Palio del 2 luglio 1958, una corsa veramente calda, emotiva nelle sue movimentate fasi, nella successione delle posizioni, nella vittoria finale della Contrada di Valdimontone, candidata alla vittoria sin da quando la sorte le aveva concesso i suoi favori nel giorno di S.Pietro e Paolo assegnandole Belfiore, il cavallo vittorioso nell'Agosto dello scorso anno, qualificato senza esitazioni il più forte.
Vittoria prevista, comunque fino ad un certo punto poiché nel Palio non c'è mai niente di sicuro inquanto anche il minimo coefficente può capovolgere il risultato. E nei giorni di vigilia si erano avallate le aspirazioni e le speranze di altri popoli e di altre contrade. Erano corse voci su manovre e patti, le solite voci di ogni contesa, tutte accreditate e tutte senza alcun fondamento. Contro il Montone si ergevano uguali e solide aspirazioni della Torre e della Lupa nè si poteva escludere che anche altre Contrade, apparentemente meno qualificate non sperassero in un possibile successo e non avessero dato al propio fantino disposizioni atte a cogliere l'attimo e la situazione favorevole.
Tutte queste voci e previsioni, queste aspirazioni, sono state però recise dalla volontà del popolo del Prato dei Servi e di Via delle Cantine, di Valli e Via Romana che ha saputo sfruttare con la sagace condotta ed esperienza dei suoi dirigenti il valore del cavallo affidandolo alla guida di un fantino esperto, assetato di vittoria, neutralizzando con adeguati mezzi le manovre avversarie.
Ma lasciamo perdere la cronaca dei cinque minuti che vanno dalla esplosione del mortaretto agli ottanta secondi della corsa.
I fantini, usciti dall'entrone e ritirato il nerbo di bue, hanno sostato un attimo per salutare al Palazzo Civico le Autorità. Quindi si sono avviati verso il canape di partenza. Lo schieramento era così delineato:
Montone, cavallo Belfiore e fantino Donato Tamburelli detto Rondone; Giraffa con Zulima, fantino Graziano Vincenzo detto Solitario, Selva con Stella e fantino Remo Antonietti detto Rompighiaccio; Istrice con Urbino e fantino Francesco Cuttone detto Mezzetto; Pantera con Barbara e fantino Rosario Pecoraro detto Tristezza; Bruco con Capriola e fantino Romano Corsini detto Romanino; Lupa con Archetta e fantino Lazzaro Beligni detto Giove; Drago con Serenata e fantino Eletto Alessandri detto Bazza; Torre con Uberta e fantino Umberto Castiglionesi detto Biba; Leocorno con Zara e fantino Ivan Magnani detto il Terribile.
La folla si agita mentre dal Palco dei giudici scende al mossiere ed al Direttore di Polizia il segreto ordine di ingresso ai canapi.
Si apre il foglietto e l'appello ha inizio: un urlo che ripete e scandisce il nome della Contrada che per prima entra ai canapi: Lupa e poi Torre, Giraffa, Pantera, Montone, Istrice... i cavalli non stanno fermi... taluno cambia posto... altri va avanti ed indietro mentre entrano ancora Selva e Bruco... il mossiere fa segno di fermarsi nell'appello, grida, gesticola poi scende sulla pista nel tentativo di mettere un pò d'ordine.
Risale sul verrocchio mentre al centro avviene un movimento brusco, il Montone è scattato ma Rondone, pronto, conoscendo a fondo le virtù del suo cavallo, lo riprende sullo slancio e salta il canapo... un bel salto da concorso ippico che ha suscitato un urlo della folla... il canapo viene abbassato mentre alcuni cavalli escono fuori. Il Montone, evitato il grave pericolo di una rovinosa battuta e caduta, riprende il suo posto mentre il canapo è di nuovo tirato.
Rientrano Selva e Bruco, poi il Leocorno... il Bruco si stringe... il Leocorno prende il suo posto... il mossiere fa segno al Drago di entrare; il Drago, che è di rincorsa, indugia ancora un attimo e poi scatta di corsa. Cade il canapo ed i cavalli partono come frecce: è prima la Torre che è sprizzata fuori come un nocciolo di ciliegia mentre sul centro la segue il Montone ed a ventaglio tutti gli altri, leggermente attardato il cavallo della Lupa che era in posizione falsa al momento in cui il canapo è caduto.
Dalla mossa a San Martino è un balzo fulmineo, un attimo nel quale il gruppo si allunga: e le posizioni cambiano. La curva è presa in prima posizione dalla Torre seguita dal Montone, dalla Lupa, Istrice, Bruco, Pantera, Giraffa e le altre. Altro furioso e più difficle tratto da San Martino al Casato... la Torre è prima incalzata dal Montone, curva in velocità, e sbatte sulla linea esterna della pista costituita dai palchi e perde qualche lunghezza. Gira facile il Montone che le si appaia ed i due compiono insieme, senza potersi arrivare con il nerbo, il tratto fin presso la Costarella ove il Montone passa decisamente in testa. Sulla stessa direttiva incalza la Lupa mentre il Montone gira al largo e prima di San Martino, anzi poco dopo che ha superato la fonte, anche Archetta ha sopravanzato Uberta. La corsa è decisa perché nessuno potrà ormai più arrivare Belfiore che conduce senza spericolarsi contentandosi di controllare ogni tanto l'avvicinarsi delle inseguitrici che sono ridotte, ormai, a Lupa e Torre. Lazzaro difende la posizione conquistata in una vana speranza di un fatto irrealizzabile e nell'ordine le tre contrade giungono al bandierino di arrivo che Rondone supera a nerbo alzato in segno di esultanza.
Sfrecciano sul palco delle comparse le bandiere di Valdimontone ed alle due della comparsa rispondono tante altre sbucando da ogni parte della Piazza contornate da una selva di bandiere alleate ed amiche. Gridano a perdifiato il daccelo gli uomini di Porta Romana ed i ragazzi del Prato dei Servi ed il Palio, dipinto da Dino Rofi, è sceso dal palco dei giudici dalle mani tremanti di Dedo Pianigiani il cui sorriso si bagna di due ardenti lacrime di commozione.
Sballottato fra i suoi contradaioli, baciato, abbracciato è il Cav. Giovanni Margiacchi, appassionato Priore della Contrada ed abbracci e baci si prendono, a loro volta, i "mangini" fra i quali l'amico Enrico Pecciarelli che, al suo debutto, gode il battesimo della sua più brillante vittoria.
Da Romana altri giovani si fanno incontro al Corteo recatosi alla Chiesa di Provenzano per il ringraziamento mentre il rione si illumina di tante e tante luci e risuona di canti e di evviva.
E’ un trionfo, il trionfo del Montone, di Belfiore, di Rondone, ma soprattutto di dirigenti appassionati quali Giovanni Margiacchi ed Alfredo Pianigiani e di un popolo generoso ed entusiasta.
Da Provenzano la Vergine sorrideva con benevolenza al suo popolo, il popolo di Siena.


Testi tratti da "Il Campo di Siena" del 9 luglio 1958, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"