Cronaca del Palio del 2 luglio 1957



Le previsioni, sempre impossibili in materia di Palio, hanno avuto in questa 534ª edizione clamorosa smentita e chiara conferma. Clamorosa smentita perchè il Palio incandescente delle più accese inimicizie ha iniziato a svuotarsi la mattina del 29 giugno quando la sorte ha relegato con l’assegnazione dei cavalli Oca, Torre e Nicchio a ruolo di comprimarie; piena conferma perché ridotta la lotta all’accesa rivalità ed all’equilibrato valore di due contrade, Chiocciola e Tartuca sono state le fiere protagoniste della corsa che, non ostante il parere contrario di taluno, ha avuto accenti drammatici in una conclusione che è apparsa chiara e logica.
Si è detto che, come in una gara sportiva, Tanaquilla - il cavallo migliore della carriera del 2 Luglio - ha vinto così come era previsto ma sul piano polemico, dimenticando che la previsione dava uguali probabilità anche alla Tartuca con Belfiore, il giudizio non può esser assolutamente accettato poichè Gaudenzia ed Archetta, pur con il peso della loro anzianità, chiedono una prova di appello unitamente a Belfiore che la corsa non ha terminata nella piena disponibilità delle sue chances.
Ecco quindi i motivi drammatici di questo Palio che iniziano con lo scontro e la fortuita caduta ed azzoppatura della Civetta, continuano con l’innegabile ritardo di tutti i cavalli portati alti in partenza dall'accorta manovra di Vittorino, si susseguono poi con la corsa cieca e conseguente caduta dell’Onda, con quella violenta, spregiudicata della Tartuca.
La Chiocciola ha vinto, ma non ha vinto pianamente, ha vinto perché ha saputo crearsi le premesse con la scelta del fantino, con il gioco dei partiti, con l’abilità del suo protagonista. E’ una vittoria che ha tutti i crismi delle imprese brillanti sostenute da un piano strategico accurato, portate a compimento con abilità ed avvedutezza. Il Palio di Agosto darà ragione al nostro giudizio e farà ancor più risplendere in San Marco la luminosità di una affermazione che era fortemente sentita ed altrettanto scientemente fabbricata.
Ma procediamo in ordine.

Ospiti illustri e gran folla

E’ sembrato, nella tarda mattina del 2 Luglio, che il caldo di questi ultimi giorni avesse tenuta lontana la grande folla dal Palio ma è stata una impressione errata che via, via che le ore trascorrevano ha avuta la più larga smentita.
Carovane multicolori di turisti indigeni e stranieri hanno invaso le sedi delle Contrade per assistere alla vestizione della Comparsa ed alla benedizione del cavallo. Poi si sono riversate sulle vie centrali, verso il Duomo e la Piazza. Ovunque si sentivano gli idiomi di terre lontane e facce di genti ancor più lontane: francesi, americani, inglesi, tedeschi, africani ed anche giapponesi e cinesi, uomini e donne, giovani ed anziani; molta, ma anche tanta bella gioventù, ansiosa di conoscere e di vivere.
Fra le personalità italiane, accompagnati dal giudice costituzionale Prof. Mario Bracci, lupaiolo, di cui erano ospiti, abbiamo notato il Presidente dell’Alta Corte Costituzionale Prof. Azzariti ed i Giudici Papaldo, Gabrielli, Sandulli; quindi l'On. Semeraro, il sottosegretario Resta mentre il posto d’onore, fra gli ospiti stranieri, era all'ambasciatore americano mister Zellerbach che, accompagnato dalla Signora e da alcuni funzionari dell’ambasciata è stato calorosamente accolto in numerose contrade, essendo ben nota la sua amicizia e simpatia per l’Italia e gli italiani. Era pure presente il sindaco di Anversa, il console americano a Firenze e numerose altre personalità.
Favorita da un magnifico pomeriggio estivo la sfilata del corteo ha indugiato a lungo sulla pista prodigandosi in lunghe sbandierate che sono state calorosamente applaudite.
Molto bello l’inizio della sbandierata collettiva naufragato poi in un finale disordinato che richiede regia e comando di una persona esperta.

La corsa

Poi il Palio è giunto al suo epilogo incandescente, arroventato di passione e di febbrile attesa. Gli ultimi preparativi alla corsa sono commentati dalla folla che segue il passaggio del drappellone dal carro trionfale al palco dei giudici. Nell’entrone gli ultimi avvertimenti dei mangini e dei barbareschi, molti visi pallidi, qualche abbraccio, qualche bacio, scambio di mute invocazioni e promesse. I cavalli scalpitano e fremono quanto gli uomini alcuni dei quali passano il dito sull’occhio inumidito.
Trema la mano del vigile che agita la bandierina bianca, trema il mortarettaio nell’accendere la miccia, trema la mano del funzionario che, racchiuso in un metro quadrato, taglia i sigilli e scopre l’ordine di ingresso al canape.
I cavalli si approssimano al posto di partenza dopo che i fantini hanno alzato il nerbo in segno di saluto: Ave Cesare, Ave Senio....Lupa, Lupa e la Lupa ruggiva mentre il popolo combatteva.....
Tutte le faccie, cinquantamila, forse più, sono rivolte al punto di allineamento mentre risuona come una eco formidabile, ridimensionata il nome della Contrada che il vigile chiama a prendere il suo posto al canape:
CHIOCCIOLA, PANTERA, ONDA, TORRE, AQUILA, OCA, NICCHIO, TARTUCA, l’allineamento non soddisfa il mossiere che ferma SELVA e CIVETTA e rimanda tutti fuori del canape. Poi tutti rientrano nello stesso ordine: grida del mossiere perchè la Chiocciola si metta in posizione diretta, nervosismo al centro, incertezza lieve su Selva e Civetta, poi questa scatta ed un boato scandisce la partenza; la Chiocciola è in avanti di una incollatura ed allarga tutto il gruppo verso i palchi mentre la Civetta, incocciata la Selva, rotola a terra ove il fantino rimane mentre il cavallo zoppicante adempie al suo dovere ed inizia la corsa, commovente, con una gamba alzata. Sono attimi che riviviamo e rivivremo fino a che una nuova immagine, quella della mossa del Palio di Agosto, non si frapporrà a questa.
Vittorino spinge ed allarga, gli altri sono stretti in un mucchio, la conversione su San Martino è quindi tutta a vantaggio della Chiocciola che entra prima avendo alle calcagna la Tartuca, terza l’Onda, quarta l’Aquila e quindi Oca, Torre, Selva, Nicchio.... Da San Martino al Casato è una corsa a due, poi al Casato rotola il fantino dell’Onda e Chiocciola, Tartuca battono ancora la marcia in uno slancio che fa fremere quando abbordano di nuovo San Martino. La Chiocciola gira agilmente mentre Mezzetto sbatte sull’avversaria e perde qualche lunghezza. Si riprende il piccolo dominatore dello scorso anno ed incita il suo cavallo, l’ardore della lotta lo ubriaca, egli incalza, non pensa al Casato o spera di incocciare comunque l’avversaria, Vittorino sente l’insidia, cerca girare stretto, sfiora, batte sul colonnino, ma non sbanda e Mezzetto finisce sui palchi.
Se a partenza la Chiocciola si è guadagnata con l’astuzia di Vittorino il comando, qui vince inesorabilmente la corsa e Vittorino trasmette questa sicurezza a Tanaquilla che erge la testa e compie il terzo giro come siglando in bellezza la sua impresa.
Belfiore, superato dall’Aquila, corre ancora, più leggero, ma senza convinzione.
Laggiù sotto il Palazzo civico sono già al vento le bandiere giallo rosse che corrono verso il Palco dei giudici mentre la folla chiocciolina straripa da tutti i cancelli. E’ un torrente che tutto travolge e sempre più ingrossa verso Provenzano ove il canto di ringraziamento alla Vergine è illuminato dalle candele votive che i ragazzi di San Marco a Provenzano portarono la sera del 29 Giugno.
In San Marco, ove la notizia è giunta prima ancora che Tanaquilla terminasse la sua impresa, delira l’entusiasmo, suonano le campane, si accendono le luci: la fontanina versa vino!

Mario Celli

Testi tratti da "Il Campo di Siena" del 10 luglio 1957, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"