Cronache dei Palii del 1952


2 LUGLIO 1952


Il masgalano di quest'anno, opera di Irio Sbardellati, venne offerto dalla corporazione dei Panfortai. Alla tratta ben 16 cavalli, che dettero vita a delle batterie molto vivaci. Le corse di selezione vennero vinte da Yoras, Imperiale, Lirio e Archetta.
Dopo le consuete discussioni vennero scartati la Popa, Drago, Farfalla, Pasquina, Orzo e Gaudenzia.
I 10 rimasti vennero sorteggiati e così assegnati: Drago (Nick); Leocorno (Dorina); Onda (Sanzio); Montone (Yoras); Aquila (Imperiale); Torre (Miramare); Giraffa (Lirio); Lupa (Niduzza); Istrice (Bruna) e Civetta (Archetta).
Favorite d'obbligo Montone, Aquila, Giraffa e Civetta, ma anche la Lupa, con la vecchia Niduzza poteva nutrire delle aspirazioni. La prima prova venne vinta dalla Giraffa, dopo una corsa condotta sempre in testa sia pure sempre insidiata dall'Aquila e dalla Lupa, che cercarono insistentemente di passare. La seconda prova registrò un fatto inconsueto: solo sei contrade si presentarono tra i canapi; mancavano: Montone, Aquila, Torre e Lupa i cui cavalli risentivano, evidentemente, degli slorzi sostenuti il giorno precedente. La mossa venne data in modo piuttosto confuso nonostante le poche contrade che prendevano parte alla corsa. Non solo: il fantino Gentili cadde riportando lievi contusioni. La prova venne vinta dal Leocorno che aveva come fantino Dino Cellini detto Benvenuto. La terza prova venne vinta dalla Civetta, con il fantino Arzilli, dopo una strenua lotta con il Leocorno che, per un attimo si portò persino in testa.
La quarta prova, svoltasi senza Torre ed Aquila venne vinta dal Drago, e quasi nessuno impegnò il proprio cavallo. Solo il Montone cercò di raggiungere la contrada di Camporegio, ma quando si accorse che il vantaggio dell'antagonista era quasi incolmabile, preferì tornare tra le quinte, concedendo così la vittoria all'occasionale avversaria. La sera della prova generale, il solito numeroso ed interessato pubblico assistè alla corsa. Dopo 2 mosse, che vennero ritenute non regolari, il Montone scappò per primo dai canapi guadagnando rapidamente la prima posizione, e ponendo tra se ed i suoi avversari un vantaggio incolmabile.
La sera del Palio erano presenti sulla piazza almeno 50 mila persone. Ospiti graditi di questa carriera erano gli ambasciatori di Svezia, Danimarca e Stati Uniti.
Il Palio si preannunciava estremamente incerto, ed ogni contradaioio nutriva, anche coloro che non avevano i migliori cavalli, la segreta speranza di poter vincere. Lo scoppio di mortaretto annunciò l'uscita dei cavalli dal cortile del Podestà. Dopo il consueto cerimoniale la guardia civica chiamò le contrade tra i canapi con il seguente ordine:
Onda - Sanzio (Gentili); Istrice - Bruna (Rompighiaccio); Torre - Miramare (Pietrino); Lupa - Niduzza (Ivan); Montone - Yoras (Bazza); Giraffa - Lino (Lampino); Aquila - Imperiale (Ganascia): Drago - Nick (Amaranto); Civetta - Archetta (Arzilli); Leocorno - Dorina (Ganghero).
Subito dopo il calar dei canapi si scatenò una lotta serrata tra Onda e Torre che occupavano le 2 prime posizioni. Della rivalità di queste 2 contrade seppe approfittare molto astutamente la Lupa che si era tenuta in terza posizione. Dopo aver superato le contrade suddette, la contrada di Vallerozzi prese la testa e la mantenne sino al traguardo.
Questo Palio lasciò uno strascico polemico. Pietrino, fantino della Torre, venne squalificato per un palio, perchè si era portato, alla mossa, dal terzo al primo posto. Il fantino vincitore fu Ivan Magnani detto il Terribile.

16 AGOSTO 1952


Alla tratta vennero presentati solo 13 soggetti e ciò provocò una grande delusione anche perchè si credeva che questo problema che aveva turbato i senesi negli ultimi anni fosse definitivamente risolto.
Le prove si svolsero senza grande interesse, tanto era scontata la scelta che i Capitani avrebbero fatto. Si giunse così all'assegnazione che si svolse tra le solite grida di giubilo o di delusione. I cavalli vennero così assegnati:
Nicchio (Archetta); Montone (Lirio); Onda (Gaudenzia); Aquila (Pasquina); Drago (Sarò non Sarò); Chiocciola (Bruna); Oca (Niduzza); Bruco (Miramare); Giraffa (Imperiale); Leocorno (Dorina).
Dopo l'assegnazione i favoriti furono indicati nel Nicchio, Montone, Oca e Leocorno. Davanti ad un folto pubblico si svolse la prima prova; al calare dei canapi prese subito la testa l'Oca seguita dal Montone e da Leocorno che insieme riuscirono ben presto a superare l'avversaria. La Chiocciola intanto si era fatta sotto, ma nulla potè contro il forte cavallo dei Montone che si involò a cogliere la vittoria seguito dalla Chiocciola e dai Leocorno. Al secondo giro, al Casato, era caduta la Giraffa. La seconda prova, vinta dall'Aquila con l'Arzilli, fu caratterizzata da un grave fatto. il cavallo della Chiocciola cadde malamente riportando la lussazione della zampa destra anteriore. La sera della terza prova non si presentò e si temette persino che non potesse correre il Palio. La prova venne vinta dal Nicchio, con il fantino Ortello, seguito dall'Onda e dall'Oca. La lotta vera e propria si era svolta tra l'Onda, che era scappata prima, ed il Nicchio, che era riuscito a superare l'antagonista al secondo giro al Casato. All'inizio del terzo giro cadde, come la sera precedente, il cavallo della Giraffa. La spiegazione più attendibile era quella che affermava che a provocare la caduta fosse stata la rottura dei finimenti del cavallo. La quarta prova venne vinta dal Montone che era scattato in testa, seguito per tutti e tre i giri dal Leocorno che giunse secondo. La Prova Generale tenne gli spettatori col fiato sospeso per diversi minuti. La prima mossa non fu infatti ritenuta valida dai mossiere come pure la seconda dato che il cavallo del Leocorno non si decideva ad entrare. Quando finalmente si potè partire, i cavalli si lanciarono quasi tutti assieme verso S.Martino. Alla difficile curva passò in testa il Nicchio seguito dal Bruco; le posizioni rimasero immutate per un giro, fino a quando cioè l'Aquila, riuscì a farsi luce e andò a vincere la prova seguita dall'Oca e dal Leocorno nell'ordine. La provaccia venne vinta dall'Onda che prese la testa subito dopo la partenza, e precedette l'Aquila e l'Oca.
La sera dei Palio, dopo la consueta passeggiata storica, i cavalli uscirono dall'entrone per schierarsi tra i canapi. La prima mossa non fu valida per la rovinosa caduta del Bruco e dell'Aquila. Mentre il fantino di quest'ultima contrada si rimise prontamente in sesto, Amaranto, fantino del Bruco si infortunò gravemente e non potè montare di nuovo a cavallo. Qui avvenne un fatto nuovo e sconcertante: Imolo, fantino della Chiocciola, svestì il giubbetto della contrada di S.Marco per indossare quello del Bruco; mentre sul cavallo della Chiocciola balzava Ganascia che si trovava a questo Palio come semplice spettatore. I giudici di corsa contestarono immediatamente le sostituzioni che erano avvenute, ma, per evitare i guai che si stavano profilando acconsentì che la corsa si svolgesse. Le contrade entrarono tra i canapi nei seguente ordine:
Leocorno - Dorina (Ganghero); Montone - Lirio (Ivan); Giraffa - Imperiale (Lampino); Aquila - Pasquina (Arzilli); Bruco - Miramare (Imolo Naldi detto Falchetto); Oca - Niduzza (Rompighiaccio); Onda - Gaudenzia (Gentili); Chiocciola - Bruna (Ganascia); Nicchio - Archetta (Albano); Drago - Sarò non Sarò (Bazza).
Subito dopo il calar dei canapi prese ben presto la testa il Nicchio tallonato dal Montone, e seguito dall'Onda, Oca e Aquila. In testa intanto il Montone cercava disperatamente di portarsi in prima posizione, e vi riuscì al secondo giro al Casato, quando il Nicchio, incalzato veementemente dalla rivale, non potè girare. L'Oca però si era fatta sotto a gran velocità e, dopo aver superato l'Onda che la precedeva, riuscì a portarsi prima sulla salita del Casato, terminando vittoriosamente la carriera, dopo aver, combattuto strenuamente per merito del proprio fantino che era Rompighiaccio.

Testi tratti da "Il Mangia" n°36 della Pasqua 1973, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"