Cronache dei Palii del 1946


2 LUGLIO 1946


Dopo la lunga parentesi invernale Siena si ridestò dal torpore che annualmente l'attanaglia. Le consuete feste rionali in onore dei Santi Patroni e l'estrazione a sorte delle Contrade crearono, però, la consueta atmosfera nonostante l'italia vivesse ore storiche, le discussioni riguardanti l'imminente Palio cominciarono ad intrecciarsi con quelle politiche fino a soppiantarle completamente alla vigilia della festa dell'Assunta.
Si effettuarono le consuete batterie, che permisero ai Capitani una rapida scelta per l'esiguo numero dei soggetti presenti, i cavalli prescelti furono i vincitori delle prove di selezione e cioè Piero, Folco, Misa e Lampo insieme a Trestina, Salomè, Impero, Zola, Piccolo e Montecucco, mentre vennero scartati Dora e Babilonia.
La sorte stabilì i seguenti accoppiamenti:
Nicchio (2) Piccolo; Aquila (8) Salomè; Istrice (12) Montecucco; Civetta (1) Misa; Onda (6) Lampino; Valdimontone (3) Piero; Torre (9) Impero; Leocorno (4) Triestina; Pantera (10) Zola; Oca (7) Folco.
La prima prova fu vinta dall'Aquila seguita da Montone, Pantera ed Onda. La mossa fu ritardata dalle bizze del cavallo dell'Istrice che venne lasciato fuori dai canapi per favorire la rapidità dell'operazione. Un grave incidente si verificò durante la prova il fantino Di Livio Armando di Rieti, militare dei 7° CAR di Siena, cadde a S.Martino e si fratturò una gamba; venne ricoverato con una prognosi di 60 gg. s.c.
La seconda prova fu ancora vinta dall'Aquila, seguita da Civetta, Onda e Pantera. La terza, vinta questa volta dalla Civetta, venne disputata solamente da 7 contrade Torre, Montone ed Istrice infatti, non parteciparono perchè temevano che i propri cavalli si fossero azzoppati nelle corse precedenti.
La quarta prova vide prima la Pantera seguita da Nicchio, Montone e Aquila; la prova generale e la provaccia furono vinte rispettivamente da Civetta e Nicchio.
Il Palio, ormai imminente, si prospettava assai incerto; e se il Montone e l'Oca godevano dei favori del pronostico, anche l'Istrice, la Civetta e l'Aquila potevano sperare nella vittoria.
Dopo Io scoppio del mortaretto i cavalli si avviarono lentamente ai canapi. Il destriero dell'Istrice imbizzarrito si impuntò rifiutandosi di andare oltre.
Frattanto nel palco dei giudici venne aperta la prima busta che diede il seguente ordine di entrare ai canapi Montone, Civetta, Onda, Leocorno, Aquila, Torre, Pantera, Nicchio e Istrice.
L'emozione del momento venne resa spasmodica dal cavallo dell'Istrice che si rifiutò di entrare. I canapi caddero ugualmente e l'Oca si portò subito in testa. Lo scoppio del mortaretto avvertì i fantini che la mossa non era valida.
I cavalli rientrarono nei cortile dei Podestà, per ripresentarsi poi alla mossa per il secondo allineamento che fu il seguente: 1) Torre - Impero - Donato Gallorini (Donatino); 2) Aquila - Salomè - Alfio Tacconi (Biondino); 3) Pantera - Zola - Albano Nucciotti (Ranco); 4) Civetta - Misa - Primo Arzilli (Biondo); 5) Oca - Folco - Amaranto Urbano (Amaranto o Boccaccia); 6) Onda - Lampo - Giuseppe Gentili (Ciancone); 7) Montone - Piero - Fernando Leoni (Ganascia); 8) Istrice - Montecucco - Pietro De Angelis (Pierino); 9) Leocorno - Triestina - Alibrando Cortecci (Smeriglio o Morino); 10) Nicchio - Piccolo - Tripoli Torrini (Tripolino).
La mossa questa volta fu data per buona ed Oca e Montone, che furono i più pronti a partire, si lanciarono grande velocità sulla pista.
Prima della curva di S.Martino il Montone passò in testa, ma Falco, il vecchio cavallo protagonista di innumerevoli Carriere, si rifece più volte sotto per sorpassano. La commovente generosità del barbero venne contrastata dalla esperienza di un altro vecchio eroe della Piazza: Ganascia; questi adoperando mirabilmente il nerbo, chiuse ogni varco all'antagonista. All'ultimo giro, a S.Martino, si ebbe l'impressione che gli sforzi compiuti da Falco sortissero gli effetti sperati, ma una grandinata di nerbate si abbattè sul portacolori di Fontebranda ed il Montone tagliò per primo il bandierino seguito dall'Oca, Civetta, Aquila e Istrice.
Terminata la Carriera, una moltitudine di contradaioli dell'Oca si scagliarono contro il mossiere, reo, secondo loro, di aver compromesso la vittoria della propria contrada. L'intervento delle forze dell'ordine non servì a riportare la calma e gli scontri durarono molti minuti. Il Drappellone venne a stento salvato, e fu consegnato alla contrada dei Montone solamente il giorno dopo.
Questo Palio, primo nel dopoguerra, fu commentato alla radio dal noto senese Silvio Gigli. Questa radiocronaca servì a far rivivere l'emozione ai senesi lontani ed a chiarire a tutti cosa effettivamente sia il Palio. Un noto quotidiano senese dell'epoca fece infatti presente che in alcuni qualificati giornali del nord apparve la notizia che il palio dei 2-7-46 venne corsa da 799 cani e qualche cavallo.

16 AGOSTO 1946


Il Palio del 2 luglio lasciò dietro di sé molte polemiche. La cosa che preoccupava era stato l'assalto dei contradaioli dell'Oca al Drappellone, anche perchè ciò era già accaduto l'anno precedente alla conclusione dei Palio della Pace. Le autorità temevano che questi due episodi, per ora isolati, potessero avere un seguito negli anni avvenire e vennero lanciati appelli affinchè questa forma di protesta non si ripetesse più.
Altre contestazioni, questa volta di carattere tecnico, seguirono al Palio appena corso.
L'esiguo numero dei cavalli presentati alla Tratta offrì lo spunto per rivedere la quota spettante ai padroni dei cavalli che venne portata a L. 8.000 per ogni soggetto, con premio di L. 2.000 al vincitore.
I risultati furono incoraggianti, infatti ben 21 cavalli presero parte alle batterie di selezione che vennero vinte da Salomè, Flory, Piero e Fulmine. Questi cavalli, insieme ad Amedea, Misa, Impero, Timo, Folco e Zola furono scelti dai capitani delle contrade partecipanti al Palio e vennero così assegnati: (18) Amedea - Montone; (19) Ilary - Aquila; (8) Salomè - Oca; (14) Piero - Giraffa; (13) Misa Bruco; (10) Impero - Pantera; (15) Timo - Selva; (12) Folco - Lupa; (5) Fulmine - Torre; (9)Zola - Onda.
Nella prima prova si impegnarono solamente tre contrade perchè le altre preferirono non affaticare i propri cavalli. La Lupa balzata in testa sin dall'inizio mantenne la posizione incalzata da Bruco e Giraffa che giunsero nell'ordine.
La seconda prova ebbe altri protagonisti e fu vinta dai Montone seguito dalla Pantera e dalla Selva. La terza fu molto emozionante ed il Bruco riuscì a spuntarla su Onda e Aquila dopo una corsa serrata e combattuta. Il fantino dell'Oca, caduto durante la Prova, fu medicato per le ferite riportate.
La quarta prova fu vinta dall'Oca, mentre la Prova Generale, fu dominata dalla Pantera che fece una corsa solitaria dato che tutte le altre contrade preferirono correre cautamente. La Provaccia si effettuò sulla falsariga delle corse precedenti e fu vinta dalla Torre. L'indifferenza con cui vennero corse le prove di questo Palio, favorì a rendere lo stesso ancora più interessante, e se per alcuni vecchi cavalli si poteva stimare il valore dei Palii precedenti, i nuovi rappresentavano una incognita servendo così a rendere ancora più incerta l'imminente corsa.
La sera del Palio l'allineamento fra i canapi fu il seguente:
1) Montone - Amedea - Fernando Leoni (Ganascia); 2) Aquila - Ilary - Alfredo Ricci (Ruscetto); 3) Oca - Salomè - Amaranto Urbani (Amaranto o Boccaccia); 4) Giraffa - Piero - Giuseppe Gentili (Ciancone); 5) Bruco - Misa - Pietro de Angelis (Pietrino); 6) Pantera - Impero - Albano Nuciotti (Ranco); 7) Selva - Timo - Tripoli Torrini (Tripolino); 8) Lupa - Folco - Eugenio Gambelli (Nino); 9) Torre - Fulmine - Anacleto Manzotti (Coscia); 10) Onda - Zola - Primo Arzilli (Biondo).
Il fantino dell'Aquila non riuscendo a tenere fermo il cavallo, danneggiò il Montone provocandone una rovinosa caduta. Il Mossiere, visto il disordine che regnava alla Mossa, abbassò per precauzione i canapi segnalando tempestivamente che la mossa non era buona.
I cavalli nientrarono nello stesso ordine, e quando finalmente la partenza fu ritenuta regolare, la Giraffa fu più pronta di tutte a scattare e prendendo così la testa seguita dall'Oca. Dopo la caduta del Montone avvenuta a San Martino, la Giraffa e l'Oca rimasero sole a disputarsi la vittoria: le altre contrade infatti si guardarono bene dal forzare il cavallo, e si tenevano in disparte come se la corsa non le riguardasse. A San Martino del primo giro passò in testa l'Oca e mantenne la posizione fino al secondo giro alla Cappella; qui, con un abile manovra del giovane Ciancone, l'Oca venne superata dalla Giraffa che si mantenne prima fino al bandierino, vincendo ampiamente questa edizione del Palio.
Dietro alla Giraffa si classificarono nell'ordine: Oca, Bruco e Lupa. Ganascia, caduto per ben due volte nel corso di questo Palio, venne trasportato all'ospedale, dove dopo esser stato medicato, fu dimesso con una prognosi di venti giorni s.c. Anche il fantino dell'Aquila, Ruscetto, venne medicato al pronto soccorso; le sue ferite però non furono causate da una caduta, bensì da un'orda di contradaioli inferociti che gli rimproveravano di essersi venduto.

Testi tratti da "Il Mangia" n°32 del 2 luglio 1972, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"