Cronache dei Palii del 1914


2 LUGLIO 1914


L'attesa

La stagione che verso il mezzogiorno s'era ieri leggermente turbata, si ristabilì magnificamente nelle prime ore del pomeriggio e l'animazione vivissima della città andò ognor più crescendo, man mano che si avvicinava l'ora del nostro bello spettacolo.
Verso le 17,30 la piazza del Campo era già gremita di un pubblico straordinario accalcantesi nella vasta area, sui palchi, alle finestre, ai balconi, sui tetti. Inutile descrivere ancora l'aspetto magnifico che essa presenta in un giorno di Palio. Il vasto anfiteatro presentava un colpo d'occhio stupendo.

Il corteo

Il fragore d'uno sparo, ed ecco, mentre si diffondono dall'alto maestosi e sonori i rintocchi del campanone storico che batte i trionfi della vecchia città ghibellina, echeggiare dal principio di Via del Casato le note robuste dei trombetti intonanti la marcia del Palio, che aprono il maestoso corteo.
E dietro ai rappresentanti le Potesterie e i Vicariati dell'antico Stato Senese, discendono in piazza le rappresentanze delle contrade, accolte dagli applausi de' propri figli e alleati, e, qualche volta, dai clamorosi fischi degli avversari.
Il pubblico, e più specialmente la colonia forestiera prende vivo interesse al nostro caratteristico gioco delle bandiere e applaude a lungo ogni contrada.
Sono oggetto di speciale ammirazione l'alfiere Forni, della contrada dell'Aquila che strappa gli applausi col suo ormai famoso "salto del fiocco" il suo emulo Giunti Italo alfiere della Lupa, gli alfieri dell'Istrice, che si scambiano la bandiera durante il lancio in alto.
Finalmente il Carroccio, dall'alto della cui antenna la martinella ci ricorda la gloria e lo splendore di remoti tempi, passa coi suoi squilli guerreschi e in breve la intera massa dei componenti il corteo va a formare una multicolore, irrequieta fantasmagorìa di colori sull'apposito palco.

La corsa

Nel pubblico è un istante di raccoglimento, poi lo sparo fragoroso d'un secondo mortaretto ridesta nel vasto anfiteatro un frastuono confuso di voci, di grida, di sibili, di suoni, di applausi.
I dieci cavalli, usciti dal cortile del Palazzo del Podestà sono accompagnati al canapo da uno stuolo di guardie. Quello della Torre, alquanto irrequieto, fa varie scappatelle e il fantino deve faticare non poco aiutato dagli agenti, per tenerlo a freno.
I cavalli entrano fra i due canapi nell'ordine seguente: Onda, Nicchio, Tartuca, Torre, Bruco, Pantera, Oca, Civetta, Istrice, Drago.
La partenza è data con grande abilità dal nuovo mossiere sig. Venturino Benvenuti.
I dieci cavalli si slanciano nell'arena formando un unico gruppo, ma già alla Fonte appariscono i distacchi e nelle prime posizioni si delineano nettamente Istrice, Nicchio, Drago, Tartuca, Onda.
La lotta è aspra fra i primi tre. Il Drago nel quale monta il bravo fantino Mantovani, detto Bubbolo, senese, conquista in discesa la seconda posizione e tenta accostarsi al primo.
Frattanto il fantino della Torre compie un exploit magnifico riuscendo, da una delle ultime posizioni, ad infilare nella breve salita che porta al Casato, quattro o cinque cavalli minacciando da vicino i primi.
Ma la curva è fatale al fantino che viene sbalzato di sella e cade, fortunatamente senza conseguenze, mentre il cavallo prosegue scosso.
Le posizioni più non si variano ora fino all'arrivo e l'Istrice vince indisturbato per varie lunghezze seguito nell'ordine dal Drago, Bruco, Nicchio, Tartuca, Onda.
La vittoria è decisa. I contradaioli si precipitano dalle gradinate, dai palchi. In breve una turba numerosissima circonda cavallo e fantino vincitori e in mezzo al vocìo e alle grida di giubilo fra un allegro sventolar di bandiere e un rullar di tamburi la fiumana si dirige preceduta dal drappo, opera pregevole del pittore Giunti, nella contrada vincitrice.

Nella contrada vincitrice

La notizia fu portata in men che si dica nel popoloso rione di Camollia, sede dell'Istrice ove subito il popolo improvvisò una grande manifestazione di gioia.
L'arrivo del corteo preceduto dal palio fu accolto dai contradaioli col massimo entusiasmo.
La via Camollia si popolò d'un pubblico fittissimo mentre nella sede della contrada dell'Istrice si facevano in tutta fretta preparativi per solennizzare la bella vittoria e per ricevere gli ospiti.
Gli onori di casa venivano fatti con squisita signoria ed amabilità dai componenti il Consiglio dell'Istrice, signori: nob. Angelo Brancadori, priore; conte Spannocchi, capitano; Delli Cesare, vicario; Bianciardi Oreste, camarlingo; Zazzeroni Giuseppe, economo. Anche il sig. Ferrini gentilmente mise a disposizione degli ospiti le sue sale ove fu servito inappuntabilmente dal sig. Guido Fabbri un copioso rinfresco.
Oggetto di calorose dimostrazioni di simpatia fu il bravo fantino vincitore Arturo Bocci, di Monteroni d' Arbia, conosciutissimo sotto il nomignolo di Rancanino. Il Bocci non è nuovo alle vittorie della nostra pista poiché questa è la terza che consegue. L'ultima la riportò nel palio dell'agosto dell'anno scorso a favore del Montone.
Nella contrada dell'Istrice regnò per tutta la sera fino ad ora assai tarda la più schietta allegria. Nella via illuminata con bracciali circolò un grandissimo numero di visitatori, contradaioli e simpatizzanti.
Quest'oggi la comparsa dell'Istrice compie per la città il consueto suo giro per le onoranze ai protettori.

16 AGOSTO 1914


Le prove

La prova di Venerdì sera venne vinta dalla Tartuca che precedette, dopo una lotta accanita, la Giraffa e la Civetta. Quella di Sabato mattina venne pure vinta dalla Tartuca.
Si ebbe a deplorare la caduta, senza conseguenze, del fantino della Civetta al secondo giro.
Alla prova generale che fu corsa la sera, sia per la ricorrenza del Ferragosto, sia per la tombola, assisteva un pubblico numerosissimo, quale può essersi veduto a qualche spettacolo di Palio.
Alle 18 incominciò l'estrazione della tombola pubblica di beneficenza, alla quale parteciparono numerosissime persone.
Il premio della cinquina, (lire 100 in oro) fu vinto dal nostro concittadino sig. Girolamo Mariani con la cartella N. 38 registro 48, col numero 76, decimo estratto.
La tombola, lire 400 in oro, allietò un altro nostro concittadino, il sig. Valenti Giovanni, a mezzo con un militare, i quali vinsero con la cartella N. 94, registro 45, col numero 52, cinquantasettesimo estratto.
Ebbe quindi luogo la prova generale.
Dopo una buona mossa, l'Eco prese la testa seguito dalla Tartuca, dall'Oca, e dall'Onda. Dopo una vivace lotta fra Leocorno e Oca, la Tartuca montata dal bravo Aldo Mantovani prese rapidamente la testa mantenendosi prima fino all'arrivo ove giunse seguita nell'ordine dall'Oca, dal Leocorno e dall'Onda.
A corsa finita vi furono degli incidenti tra ondaioli e il fantino della Tartuca il quale aveva tenuto addietro durante la corsa il loro cavallo. Volò qualche pugno e il Mantovani presso il Casato si buscò una legnata in una spalla, ma l'incidente fu tosto sedato dalla forza e dagli intervenuti.

L'animazione di ieri

Siena presentava ieri, sotto i raggi dorati d'una giornata bellissima, quel suo di insolita festa ed animazione che la caratterizza così spiccatamente nei giorni di corse.
Il pubblico era giunto in gran copia d'ogni parte fino dal giorno avanti. Per tutto il mattino, treni, automobili e veicoli d'ogni genere aumentarono il già numeroso contingente di ospiti accrescendo ognora la animazione. Ai principali Hotels scesero cospicui personaggi.
Alle 10 fu corsa la provaccia che segnò una vittoria della Civetta.
Verso le una, la massa di pubblico si riversò nei "restaurant", nelle trattorie e nei caffè che furono tutti continuamente affollatissimi e fecero ottimi affari.

Il corteo

Non molto dopo, l'animazione in città riprendeva vivissima, man mano che dall'alto della torre del Mangia il campanone storico annunciava, coi suoi rintocchi lenti e solenni, l'avvicinarsi dello storico spettacolo.
Una fiumana incalcolabile si aggirava intenta a scegliersi i migliori posti di osservazione. Verso le 18, il vasto anfiteatro gremito d'una folla irrequieta, foltissima, presentava quel suo lieto e caratteristico aspetto che nessun'altra Piazza, sa offrire.
Si calcola che gli spettatori del cimento d'ieri, sieno stati circa 20.000.
Poco dopo uno sparo annuncia l'entrata del Corteo sulla pista sgombra e pulita che spicca fra la nera moltitudine come una grande fascia giallastra. Il pubblico concentra la sua curiosità sui simboli delle nostre contrade e, specialmente i forestieri applaudono a lungo, calorosamente, le rappresentanze d'ognuna.
Alle 19 il corteo, che s'è svolto ordinatissimo fra la più grande ammirazione, è terminato e la massa delle comparse si confonde in una grande, irrequieta fantasmagoria di colori nell'apposito palco.

La corsa

Un altro sparo e i dieci fantini escono dal Palazzo del Podestà e s'avviano al canapo.
La prima entrata fra i due canapi si effettua nell'ordine seguente: Giraffa, Leocorno, Istrice, Oca, Onda, Nicchio, Tartuca, Lupa, Civetta, Aquila. Ma per una irregolarità che si verifica, il bravo mossiere Sig. Venturino Benvenuti che ha dato prova di una vera competenza ed imparzialità, rimanda indietro i cavalli e ordina la seconda estrazione che dà il risultato seguente: Civetta, Istrice, Aquila, Oca, Nicchio, Onda, Tartuca, Lupa, Leocorno, Giraffa. Questa volta la partenza, con una buona mossa, si effettua senza incidenti, e i dieci cavalli si lanciano nella pista formando un unico gruppo.
Ma pochi metri dopo le prime posizioni si delineano. La Lupa prende la testa seguita dal Leocorno e dall'Oca.
Poco dopo la Tartuca, montata dal fantino Mantovani passa in testa e acquista un sensibile vantaggio. A S.Martino cade il fantino della Giraffa che prosegue scossa. Dietro si lotta tenacemente a suon di nerbate fra Lupa, Leocorno e Oca. Al terzo giro l'Onda con una bella ripresa conquista la terza posizione, ma nessuno può più minacciare la Tartuca che vince indisturbata seguita nell'ordine dall'Onda, Lupa, Giraffa, Leocorno.
Grandissimo è l'entusiasmo dei tartuchini che subito fra grida d'entusiasmo, spiegan le bandiere dirigendosi verso il Palco della Giuria donde vien calato il Palio. La festante fiumana si dirige allora alla sede della contrada vincitrice.
Quivi fu subbito improvvisata una simpatica festa alla quale parteciparono tutti gli abitanti del rione. Numerosissime persone si recarono a visitare i locali della contrada che festeggia il suo 37.o palio.
Oggetto di particolari attenzioni per il fantino vincitore Aldo Mantovani detto Bubbolo non nuovo alle vittorie sulla pista.
La allegria regnò grandissima nel rione fino a tarda ora. Oggi la rappresentanza della contrada col cavallo e fantino, girano per la città a rendere le consuete onoranze ai protettori.


Testi tratti da "La Vedetta Senese" del 3 luglio e del 17 agosto 1914, foto dei drappelloni da "Pallium"