Cronache dei Palii del 1907


2 LUGLIO 1907


I minacciosi nuvoloni che fino da ieri mattina sembrava dovessero sciupare la tradizionale festa del Palio, nel pomeriggio scomparvero quasi del tutto spinti lontano da un venticello assai fresco.
Le vie della città rigurgitavano di persone accorse da ogni parte per assistere allo spettacolo.
Muniti della inseparabile loro macchina fotografica numerosi forestieri seguivano a gruppi le comparse delle contrade, che verso le ore 16,30 si misero in moto per la città, rimanendo ammirati nel contemplare le ricche e svariate uniformi.
Dopo essersi riunite in Piazza del Duomo entro il cortile del Palazzo Prefettizio in attesa dei deliberati dei componenti la Deputazione della festa, le contrade si diressero all'imbocco di via del Casato.
Lo sfilamento solenne di questo provocò, come sempre, unanimi manifestazioni di sorpresa e di ammirazione.
Il palio fu corso tardissimo, verso le 20.
Alla mossa, che fu splendida, i cavalli partirono in gruppo, mentre i fantini si distribuivano nerbate sonore gareggiando nel passarsi a vicenda.
Solamente il cavallo della Chiocciola non scappò bene, ma ebbe agio di avvantaggiarsi, sugli altri e di impegnare anche lui una lotta vigorosa.
A S.Martino si trovarono a voltare quasi nello stesso momento alla prima girata, l'Aquila, la Civetta, il Bruco, l'Istrice e la Giraffa.
Il fantino dell'Istrice, Angelo Meloni, che ieri mattina stessa era uscito dall'Ospedale per essersi prodotte nella sera precedente, nella prova generale, delle contusioni precipitando da cavallo alla discesa di S.Martino e non potendolo reggere più, cadde alla prima girata, fortunatamente senza prodursi più gravi lesioni.
Il Nicchio e la Torre intanto si avvicinavano al primo gruppo, mentre il pubblico, mosso da opposti desideri, attendeva ansioso l'esito della corsa, elevando grida altissime quando qualcuno dei fantini, a suon di nerbate, riusciva a farsi largo e a passare fra i primi.
Quando, dopo la voltata del Casato, alla seconda girata si raggiunsero contemporaneamente Giraffa, Aquila, e Civetta, vi fu tra i fantini uno scambio accanito di furiose nerbate.
Il cavallo dell'Istrice scosso seguitò a correre rimanendo primo fino a S.Martino.
Nessuno aveva stimato il cavallo della Giraffa di tanta forza, quanta ieri sera ne dimostrò, tanto piu che nelle corse precedenti non aveva mai figurato essendo ammalato ad una gamba.
Alla terza girata, alla pianata in faccia al Municipio il fantino del Nicchio cadde da cavallo e la Giraffa, che per tutta l'ultima girata si era mantenuta prima dopo aver lottato incessantemente con la Civetta e la Torre, riportò la vittoria.
Il giovane fantino vincitore Arturo Bocci detto "Rancanino", di Monteroni, fu subito circondato dai carabinieri e dai "giraffini", che pazzi dalla gioia gridando e gesticolando si recarono sotto il Palco dei Giudici perchè fosse loro consegnato il Palio.
Il fantino della Civetta appena sceso da cavallo si buscò un pugno nel viso da un nicchiaiolo.
Le contrade amiche intanto spiegando le loro bandiere si frammischiavano alla comparsa della giraffa, che seguita da una vera folla di gente si diresse nella Chiesa della Collegiata di Provenzano donde si recò alla chiesa della contrada.
Col desiderio di partecipare all'entusiasmo dei buoni popolani del rione sopraggiungevano incessantemente altri contradaioli mentre le campane suonavano a distesa, e nella chiesa gremita di visitatori, avevano luogo le funzioni solite di ringraziamento per la vittoria riportata.
I locali della Società della Giraffa, posti in via Baroncelli n.15, si aprirono per dare generosa ospitalità ai numerosi forestieri e ai molti visitatori ansiosi di congratularsi a viva voce col giovane fantino, che seppe guadagnarsi la vittoria dopo il secondo anno che azzarda la nostra pista.
Venne servito un lauto rinfresco a tutti gl'intervenuti, mentre fra il rullo assordante dei tamburi e le grida entusiastiche delle donne contradaiole il palio veniva portato in giro per il rione.
Più tradi giunse la musica del contempo che il rione veniva abbellito con una improvvisata illuminazione.
Al cosidetto "fontino" di via delle Vergini fu posto un barile di vino prelibato, al quale potè attingere chi volle.
I contradaioli mescevano da bere a tutti gl'intervenuti, fra le grida e i canti delle donne che subito inventarono graziosizssimi stornelli d'attualità.
Fino alle due di stanotte nel rione della Giraffa festante. la musica ha seguitato a suoanre tra l'entusiastica baldoria dei Giraffini.
Festeggiatissimo da tutti il cavallo vincitore appartenente a certo Menotti Busisi di Monte S.Savino.
Oggi la comparsa della contrada, festosamente accolta per ogni dove, ha fatto il giro della città, portando in trionfo il Palio mentre dal fantino veniva distribuito un sonetto.
Questa sera nel rione della Giraffa interverrà una musica cittadina al completo.

Gl'incidenti

Durante lo sfilamento del corto accaddero nella Piazza del Campo diversi spiacevoli incidenti.
Un contadino, affetto da febbri malariche, che si trovava nel mezzo di Piazza, si sentì, male e dovette essere condotto dalla squadra di servizio della Pubblica Assistenza colla barella entro i materassi, dove gli vennero apprestate le cure del caso.
Un alfiere della Torre nel riprendere la bandiera che aveva gettata in alto si feriva lievemente alla faccia.
Un ragazzo, certo Duilio Papi, di anni 13, abitante in via Salicotto n.92, riceveva una lanciata al labbro superiore da un paggio della Contrada dell'Oca.
I militi della P.A. lo trasportarono all'Ospedale dove venne giudicato guaribile in 8 giorni.
Il paggio feritore venne arrestato e poco dopo rilasciato in libertà.

16 AGOSTO 1907


L'aspetto della città

Anche quest'anno, come sempre, le nostre tradizionali feste hanno richiamato in questa città un numero grandissimo di forestieri.
Ieri poi le vie rigurgitavano talmente di persone che restava impedito il transito dei veicoli.
Gli alberghi furono presi d'assalto e una gran parte di forestieri i quali giunsero coi primi treni di ieri mattina dovettero a sera partirsene di qua non avendo potuto trovare l'alloggio.
Primo a dare l'annunzio della festa solenne, al mattino fu il Campanone dall'alto della storica Torre del Mangia, coi suoi poderosi rintocchi.
Ad ogni finestra, ad ogni balcone, pendevano arazzi e sulle vetuste torri merlate sventolavano le bandiere.
I trams, tutti ornati con bandierine multicolori erano stipati di gente.
La nostra bella città aveva insomma quell'aspetto gaio e solenne delle grandi occasioni.
Nel pomeriggio, verso le 17 le contrade nei loro eleganti e pittoreschi costumi, ammirazione dei forestieri ed orgoglio dei cittadini, dopo aver fatto il giro della città, ai riunirono nel cortile del Palazzo Prefettizio attendendone disposizioni della Deputazione della festa.
Nel cortile avevano preso posto numerosissimi forestieri che ritrassero una gran quantità di fotografie.

Il Corteo

Alle 18, mentre il cielo andava oscurandosi sempre più, al suono solenne del Campanone, squillavano all'imbocco del Casato le prime note caratteristiche della fanfara dei trombetti di palazzo e il corteo, fra gli applausi, cominciò il suo sfilamento.
Ad un tratto, i dubbi di molte persone previdenti che si erano munite di ombrello, per ogni eventuale accidente, purtroppo si avverarono e si rovesciò sulla Piazza uno di quegli acquazzoni estivi, che durò pochi minuti, ma che tuttavia fù sufficiente a scompigliare tutto il corteo.
Avvenne allora una scena nuova, interessante ed anche comica se si vuole.
Il pubblico irruppe dallo sbocco di S.Martino e, saltando i cancelli, invase la pista, mentre gli alfieri ravvolgevano in fretta le bandiere; i paggi e i duci si sparpagliarono rifugiandosi alla meglio sotto i palchi e dovunque fosse qualche riparo, e le comparse che ancora non erano entrate nella piazza scendevano a corsa la discesa del Casato mettendosi a riparo nel Cortile del Podestà.
Nella grande confusione che avvenne fu davvero ammirato e lodevole lo zelo degli ufficiali dei RR. Carabinieri, dei funzionari di P.S., delle guardie comunali, di tutti gli agenti insomma, che si adoprarono con ogni mezzo affinchè non avvenissero disordini e disgrazie. Nel contempo però si erano diradate le nubi e sulla volta del cielo si disegnò l'arcobaleno.
Allora le comparse delle contrade Tartuca e Aquila, che si erano messe al sicuro sotto il palco dei Giudici, alla Costarella, rispiegarono le loro bandiere ricominciando lo sfilamento del Corteo, che, certamente non potè riuscire troppo bene.
Infatti fu ridotto a metà perchè le Contrade che dovevano seguire al Carroccio e che non prendevano parte alla corsa, non fecero il giro della Piazza, con incresciosa delusione dei forestieri e imprecazioni dei contradaioli.

La corsa

Quando dal cortile del pubblico palazzo uscirono dieci fantini sull'irrequieti cavalli si ristabilì immantinente il silenzio per la trepidazione del momento, cui successe un urlo prolungato, quando, caduto il canapo, i cavalli si slanciarono a tutta corsa.
Si staccarono subito dal gruppo le contrade Aquila, Oca e Bruco, impegnando una furiosa lotta a nerbate.
Intanto guadagnava terreno la contrada dell'Istrice sorpassando l'Oca, e si delineava prima l'Aquila seguita dal Bruco che a tutta possa spronava il cavallo alla vittoria.
Alla terza girata cadeva al Casato il cavallo della Civetta gettando a terra il fantino, Giulio Cerpi di Siena, che per fortuna non si produsse molto male sebbene corresse il pericolo di essere ferito dai cavalli che gli passavano sopra mentre fra evviva del pubblico il Bruco gli riusciva a passare avanti dell'Aquila arrivando primo al traguardo.
Secondo il solito, il fantino vincitore certo Ermanno Menichetti di Manciano, fu subito circondato da un gruppo di carabinieri (quest'anno provvidenzialmente più numerosi in previsione di possibili incidenti, data la forte gara impegnata fra diverse contrade) per difenderlo dagli abbracci, troppo entusiasti dei brucaioli e nello stesso tempo dai pugni che cominciarono a grandinare sotto al Palco dei Giudici.

Gravi incidenti

Il carabiniere Domenico Pasqualini della Stazione di Cetona, che insieme agli altri compagni si era slanciato per andare presso il fantino vincitore, fu improvvisamente gettato a terra dal cavallo della contrada dell'Oca, il cui fantino, sebbene fosse già sparato il mortaletto seguitava ancora a correre distribuendo nerbate al fantino della Torre che gli era dappresso e che faceva altrettanto.
Un altro carabiniere certo Riccardo Guelfi della Stazione di Siena che accorse per soccorrere il compagno, il quale era rimasto disteso al suolo quasi privo di sensi, cadde pure lui addosso al Pasqualini per l'urto che ricevette dallo stesso cavallo dell'Oca, battendo la faccia e riportando un'escoriazione al naso.
Con lodevole slancio accorse la squadra dei militi della P.A., di servizio alla Costarella, che, sollevò il carabiniere Pasqualini trasportandolo a braccia nella vicina farmacia Parenti dove ricevette le prime cure dal dott. Lazzaretti.
Un grande fermento si notò nella piazza.
Il fantino dell'Oca, Angelo Meloni, fu circondato dai carabinieri e condotto sotto la loro salvaguardia, fuori della pista, mentre qua e colà gruppi di contradaioli, molti dei quali indossanti le monture della propria contrada, iniziavano delle accanitissime partite a pugni, a stento represse dai carabinieri, dalle guardie di città e da quelle municipali che ora scompartivano i rissanti di qua ora di là.
Però le colluttazioni in breve si resero ancora più serie. Qualcuno estrasse il coltello. Una guardia di città fu gettata a terra da certo Donnini Alfredo e persossa malamente.
Gli agenti resero manforte impadronendosi del Donnini e traducendolo in questura mentre egli si dibatteva ricusando di seguirli e gli altri della contrada si colluttavauo con gli agenti per liberare il compagno.
Le zuffe sono state innumerevoli per tutta la pista; le guardie, assalite, contuse hanno dato prova fin che hanno potuto di ammirevole sangue freddo; poi l'hanno perduto e, francamente, non sappiamo biasimarle.
Abbiamo veduto una guardia, colpita da un terribile pugno ai denti, sputar sangue dalla bocca; abbiamo veduto parecchie guardie divise, sole in mezzo alle mischie molteplici, cavare, stordite, la rivoltella per difendersi alla meglio.
L'intervento di molti volenterosi ha evitato davvero complicazioni molto spiacevoli.
Intanto una turba di ocaioli si recava nella piazzetta della Questura, in via del Castoro, emettendo alte grida e reclamando la liberazione dell'arrestato.
Gli ocaioli presero a calci la porta dell'uffico di P.S. e si deve anche qui al provvido intervento di alcuni volenterosi se non si ebbero a deplorare spiacevoli incidenti.
Il Consigliere comunale avv. Wolfango Valsecchi e l'avv. Donatini salirono presso l'arrestato per perorare la sua causa.
Gli ocaioli attesero lungamente gli avvocati sotto la Questura, schiamazzando. Essi dicevano di aver sentito il Donnini, gemere sotto i colpi infertigli in camera di sicurezza.
Gli avvocati finalmente scesero, raccomandando la calma e riuscirono a sbandare l'assembramento.
Intanto il Commissario di P.S. cav.Laudati, i delegati sigg. Schiavetti e Sassi continuavano l'interrogatorio dell'arrestato.
La guardia ferita ha sostenuto la colpabilità del Donnini.
A voce nostra, che si è sempre elevata affettuosa per Siena, per le tradizioni sue, per la sua gentilezza e nobiltà, e oggi sinceramente addolorata nel dover biasimare vivamente.
E' l'augurio sentitissimo che noi ci facciamo è che non si abbiano mai più a deplorare incidenti simili a quelli di ieri, per il nostro decoro e per il rispetto dovuto agli innumerevoli forestieri, che saranno certamente rimasti meravigliati dal contegno ingiustificato, aggressivo ed indecente tenuto da molti contradaioli verso i carabinieri e le guardie di P.S., provocando da parte degli agenti un risentimento le cui conseguenze non si potevano davvero prevedere.
Oltre agli agenti già accennati, sono stati medicati al nostro ospedale: il carabiniere Viti Virgilio, di anni 34 d'Arezzo, con una contusione al gomito destro, e la guardia di P.S., Gaetano Ferracci, d'anni 30, da Roma, per una contusione al torace in corrispondenza della nona costa di destra e per una contusione sopraccigliare destra. Ambedue guaribili in giorni otto.

La consegna del Palio

Molti brucaioli vociando e gesticolando allegramente si recarono sotto il palco dei giudici per chiedere che fosse loro consegnato il Palio.
Le altre contrade amiche fraternamente si associarono alla gioia dei brucaioli sventolando le proprie bandiere mentre i tamburi rullavano a festa.
A causa degli incidenti poc'anzi verificatisi il Palio fu trattenuto un buon poco sul Palco, ma pur tuttavia quando fu consegnato ai popolani del Bruco non si potè evitare che una donna si slanciasse audacemente sul Palio stracciandone una fragia dorata e scomparisse poi subito fra la folla, sottraendosi al giusto furore dei brucaioli. Costoro, preso possesso del Palio fecero il giro della Piazza e si diressero, seguiti da una vera folla di gente verso il proprio rione, in via del Comune, dove le campane della chiesa suonavano a distesa.

La gioia nella contrada vincitrice

Fu cantato subito nella chiesa un Te Deum in ringraziamento della vittoria ottenuta.
I locali della contrada s'affollarono di forestieri e di ogni altra classe di cittadini.
Fra i personaggi più ragguardevoli notammo alla sfuggita il tenente generale Lamberti, comandante il corpo di armata di Firenze col suo aiutante di campo che quivi erano stati gentilmente accompagnati dall'assessore avv. Alfredo Bruchi, il cav. Cambi-Gado, Presidente dell'Associazione per il Movimento dei Forestieri e vari altri.
Agli intervenuti fu servito un lauto rinfresco fra le grida entusiastiche dei contradaioli, pazzi dalla gioia.
Il fantino Menichetti fu portato in trionfo e ricevette le più cordiali congratulazionl da tutti i presenti.
Anche il padrone del cavallo vincitore fu complimentato assai.
18 AGOSTO 1907


Il torneo delle bandiere. La corsa a "Perette"

Spinta dalla curiosità di assistere al "Torneo delle bandiere" e dalla corsa dei cavalli sciolti, una folla immensa di spettatori si riversò ieri circa le 18 nella nostra bella Piazza del Campo.
Il corteo che entrò nella pista da via del Casato, era così composto: Banda di S.Marco, Valletto del Comune portante il labaro artistico offerto dal Comitato delle feste quale ricordo alla contrada vincitrice, fine e riuscitissimo lavoro del pittore sig. Carlo Merlini di Siena; i dieci cavalli, cinque per cinque, condotti a mano dai barbareschi delle 10 contrade partecipanti alla corsa coi loro rispettivi figurini, seguivano quindi gli alfieri delle diciassette contrade nell'ordine seguente: Lupa, Torre, Drago, Montone, Civetta, Giraffa, Selva, Oca, Aquila, Istrice, Chiocciola, Tartuca, Bruco, Unicorno, Pantera, Onda e Nicchio; chiudeva il corteo il corpo musicale "La Quercia".
Meglio che in ogni altra occasione gli alfieri ebbero campo di dimostrare la loro valentia nel giuoco tradizionale della bandiera. Essi furono tutti ammiratissimi ed applauditi.
La Commissione aggiudicatrice dei premi da designarsi agli alfieri prese posto nel palco sotto il Palazzo del Circolo degli Uniti ed era composta dal Presidente cav.avv. Pollini, consigliere e rappresentante del Magistrato delle Contrade, dal sig. Pacini per il Circolo Artistico, dal sig. Memmi Gualtiero per il Comitato delle feste e dai sigg. Federigo Ioni e Fulvio Corsini.
Essa assegnò i premi nell'ordine seguente: 1° premio: Drago, alfiere Agostino Brecchi; 2° premio: Lupa, alfiere Vitaliano Giunti; 3° premio: Giraffa, alfiere Santi Ceccarelli; 4° premio: Unicorno, alfiere Giovanni Tarquini; 5° premio: Bruco, alfiere Poli; 6° premio: Montone, alfiere Romolo Bartalini.
Al bravo alfiere Forni dell'Aquila è stata assegnata una medaglia di benemerenza per la validita sua cooperazione alla riuscita della festa.
La giuria è stata dispiacente di non potergli assegnare alcun premio, perchè uscito col suo esercizio, fuori del tempo rigorosamente prescritto dal Regolamento.
Subito dopo ebbe luogo l'emozionante corsa dei cavalli sciolti che destò un entusiasmo indescrivibile.
I cavalli vennero accompagnati al canapo dai loro barbareschi in costume, i quali, dato il segnale, sfilarono con destrezza le perette, armate di punte acuminate, assestando ciascuno una forte nerbata al proprio cavallo.
I dieci animali si lanciarono in un sol gruppo sulla pista a corsa vertiginosa.
Si delineò primo il cavallo dell'Aquila, seguito subito da quelli della Selva e dell'Onda.
Alla voltata di S.Martino, dove quello dell'Onda prese il primo posto, successe una confusione perchè il cavallo della Torre si fermò voltando indietro e facendo arrestare poi la carriera agli altri cavalli che avevano compiuto il giro.
Lungo il percorso l'Aquila sorpassò l'Onda che poi all'ultima girata al Casato fu raggiunta e superata dal cavallo della Lupa, che ottenne la vittoria.
La pista fu subito invasa da molti contradaioli quali si adoperavano di arrestare la foga dei cavalli che furono con più o meno fatica fermati. Quelli della Selva e del Bruco però, imbizzarritisi, seguitarono la loro corsa con grande pericolo della ragazzaglia che traversava da ogni parte la pista.
Finalmente il cavallo del Bruco fu affrontato da un coraggioso che ricevette un forte urto dall'animale, cadendo al suolo insieme a questo, fortunatamente senza prodursi alcun male.
La guardia di città Antonio Campus, di anni 22, di Roma, che accorse nel subuglio ricevette una rampata da questo stesso cavallo sul dorso del piede sinistro è riportò una grave contusione che all'Ospedale, dal dott. Spediacci fu giudicata guaribile in 20 giorni.
Sul palco dei giudici insieme ai soliti tre membri proposti dal municipio componenti la Giuria signori Borgiotti, Poggi e Lombardi il Comitato delle feste aggiunse per questa corsa il Direttore dello Sport Club sig. Augusto Martini e il sig. Vittorio Casciani.
Il cavallo vincitore della corsa alle "perette" è il medesimo che il 16 scorso riportò la vittoria per la nobil contrada del Bruco.
In Vallerozzi, contrada della Lupa, fino ad ora tardissima fu entusiasticamente festeggiata la nuova vittoria.
Durante lo spettacolo prestò servizio l'instancabile Banda di Montalcino.

Testi tratti da "La Vedetta Senese" del 3 luglio, del 17 agosto e del 19 agosto 1907, foto dei drappelloni da "Pallium"