Cronache dei Palii del 1906


2 LUGLIO 1906


Favorita da una giornata splendida, la nostra festa tradizionale riuscì ieri ottimamente, con un concorso immenso di spettatori.
E' specialmente da notarsi il gran numero di stranieri che si aggiravano per la nostra città in attesa di vedere correre il palio, la cui fama è ormai sparsa per tutto il mondo. E così più che mai parve opportuno il provvedimento di accompagnare lo spettacolo con la stessa solennità di apparato che fin qui distingueva il palio d'agosto.
Verso le ore 17 le comparse delle Contrade si misero in moto per riunirsi in Piazza del Duomo, in attesa dei deliberati dei componenti la Deputazione della festa, e quindi si diressero all'imbocco di via del Casato per la formazione del corteo.
La piazza letteralmente gremiLa, aveva il solito suo aspetto caratteristico e grandioso.
E quell'ambiente, animato dai fremiti dell'entusiasmo popolare, che rende la nostra festa, noti già una scialba rappresentazione coreografica, ma una suggestiva e potente rievocazione di tempi e di costumanze che furono e che qui soltanto sopravvivono nella loro essenza animatrice.
Lo sfilamento del corteo ebbe luogo in perfetto ordine e provocò le solite unanimi manifestazioni di sorpresa e di ammirazione.
Il palio si corse verso le 19 e riuscì oltremodo interessante per le varie fasi inaspettate.
Alla mossa i cavalli partirono in gruppo serrato, dando subito occasione ad un abbondante distribuzione di nerbate fra i fantini. Il cavallo del Nicchio era in testa e, per la forza dimostrata nelle prove, si riteneva generalmente che nessun altro cavallo potesse contrastargli la vittoria.
Poco dopo il successo parve arridere alla Lupa che riescì a passare l'Aquila, seconda, eppoi il Nicchio, impugnandosi fra i fantini una vivace lotta a nerbate.
Fu un momento di grande ansia che agitava profondamente il pubblico, mosso da opposti desideri.
Alla terza girata l'Oca, il cui cavallo nelle prove era rimasto sempre in ultima linea, aveva guadagnato terreno e, alla girata di San Martino, voltava a secco, riuscendo, filando come una freccia, a portarsi al primo posto, mentre il Nicchio e la Lupa giravano a largo presso i materazzi. Il cavallo della Tartuca dette giù, facendo cadere il fantino.
L'Oca, seguita da vicino dal Nicchio. e dalla Lupa, guadagnò il palio.
I carabinieri circondarono subito il fantino vittorioso e quello del Niechio, il quale però appena sceso a terra, ebbe un solenne ceffone e corse rischio di buscarne parecchi altri; ma fu messo in salvo dalla scorta della forza pubblica.
Il fantino dell'Oca, certo Angelo Meloni detto "Picino" di Roma, contornato da numerosi contradaioli plaudenti, veniva condotto nel rione, ove naturalmente fu fatto segno alle più cordiali e affettuose manifestazioni.
Intanto che la comparsa dell'Oca, seguita da tutte le altre contrade che fraternamente si associarono alla sua gioia,faceva il giro di piazza con il palio , giù in Fontebranda le campane della chiesa di S.Caterina squillavano e la popolazione innalzava grida di esultanza.
In breve una folla immensa si riversò nel rione, col desiderio di assistere e di partecipare all'entusiasmo dei popolani festanti. I locali della nobile Contrada si aprivano per offrire generosa ospitalità ai visitatori, servendo ad essi un veramente lauto rinfresco.
Numerose signore, per la maggior parte straniere, durante la serata furono ricevute e riportarono la più lieta e grata impressione per le cortesie, cui erano state fatto segno.
Un gruppo di signore, fra le quali notammo la marchesa Montagliari di Firenze ed altre della nostra aristocrazia, fu pure invitato a gradire una bibita in un locale, ove erano riunite moltissime popolane, con le quali s'intrattennero affabilmente, conquistate dalla sincerità dell'invito e dalla gentilezza dell'accoglienze.
Le autorità e tutte le notabilità cittadine si recarono pure nel rione, dove si era subito improvvisata una illuminazione e dove di quando in quando si accendevano candele del Bengala, mentre una banda cittadina suonava instancabilmente marce ballabili.
E' superfluo dire che durante tutta la notte è continuata l'entusiastica baldoria, senza il più lieve incidente.
Stamani alle 6 i tamburini e due alfieri con le bandiere della contrada hanno fatto la sveglia, girando per le vie del rione.
Valentina, che era in letto malazzata, appena appresa la notizia della vittoria, è guarita d'incanto e si aggira oggi per Fontebranda con uno smagliante giacchetto tricolore.
Stamani, alle 9,30, nel mezzo della. via Benincasa, è stata imbandita una succulenta colazione in onore del bravo fantino, ed ad essa hanno partecipato vari componenti il Seggio della contrada.
Oggi la comparsa con il palio ha fatto il giro della città ed è stata accolta festosamente da tutte le contrade.
Al cavallo sono stati dorati gli zoccoli e in ambedue le anche gli è stato scritto, in bianco rosso e verde, il numero 45, rappresentante la quantità dei palii vinti dall'Oca.
Il fantino, Angelo Meloni, accompagnava la comparsa, distribuendo un sonetto di circostanza, stampato nei tre colori.
Stasera la festa continuerà con crescente entusiasmo.

16 AGOSTO 1906


In mezzo ad un concorso stragrande di persone, che sino da ieri l'altro gremivano le vie della nostra città, tanto da rendere impossibile il transito delle carrozze e dei veicoli, la tradizionale nostra festa riuscì splendidamente.
Primo a darne l'annunzio al mattino dall'alto della Torre del Mangia, fu il campanone coi suoi poderosi rintocchi.
Nel pomeriggio verso le 17 le contrade nei loro pittoreschi costumi fecero il giro della città; riunendosi più tardi in piazza del Duomo per attendere come il consueto i deliberati dei deputati della festa.
Alle 18, mentre il campanone suonava, principiò la sfilata delle diciassette contrade, ammirata da tutti e specialmente dai forestieri, una gran parte dei quali si sfogarono a ritrarne fotografie e a battere incessantemente le mani.
Il palio fu corso abbastanza tardi.
Un urlo prolungato uscì dal mezzo della folla quando gettato giù il canapo, furono vedute la Tartuca e la Chiocciola scappare avanti unite e impegnar subito una furiosa lotta a suon di nerbate.
A S. Martino furono raggiunte dalI' Aquila seguita dal Montone che alla sua volta poco dopo fu trpassato dalla Lupa.
Sembrava ad ogni tratto che quest'ultima dovesse divenire prima, ma l'Aquila riuscì a tenere sempre indietro il cavallo della Lupa, somministrandogli un sacco di nerbate nella testa e riportando così la vittoria.
Alla terza girata per la scesa di S.Martino, il fantino della Chiocciola sbalzò da cavallo, senza però farsi alcun male.
Non partecipò alla corsa la contrada della Torre, il cui cavallo, come sappiamo, si fece molto male per avere disgraziatamente battuto in un colonnino alla prova della mattina di mercoldì, quando appunto accadde la disgrazia del ragazzo Umberto Braconi. Il fantino della vittoriosa contrada dell'Aquila, la quale da 26 anni non aveva vinto un palio, cioè dal 16 Agosto 1880, appena sceso da cavallo, fu circondato dai carabinieri, i quali stentavano a difenderlo dalle forti strette e e dai calorosi abbracci degli aquilini che gridavano a squarciagola, al colmo della frenesia.
Il fantino si chiama Alfonso Menichetti, e fu questo che riportò la vittoria nella Pantera nel 2 Luglio 1904.
Tutte le altre contrade si associarono fraternamente alla grande gioia degli aquilini, che in mezzo allo sventolare di un'infinità di bandiere, preso possesso del palio, fecero il giro della Piazza, passando per le vie Rinaldini, Ricasoli, Cavour, Città, Costa Larga e Casato si fermarono alla chiesa della contrada, dove venne cantato un Te Deum, in ringraziamento della vittoria ottenuta.
In piazza Postierla, nell'abitazione del capitano dell'Aquila, signor Silvio Griccili, convennero molte signore e signori, ai quali fu servito un rinfresco.
Giù a basso si riuniva una folla di gente, tra l'assordante rullo dei tamburi e il vocìo festoso dei contradaioli.
Quest'oggi la rappresentanza della contrada con il Palio e il fantino festosamente ha girato per la città accolta con la massima cordialità da tutte le contrade.
Il padrone del cavallo è il pizzicagnolo Adamo Mattii.
Stasera seguiterà la festa.

Testi tratti da "La Vedetta Senese" del 3 luglio e del 17 agosto 1906, foto dei drappelloni da "Pallium"